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Storia nostra 156-160

Post n°2550 pubblicato il 05 Febbraio 2016 da valerio.sampieri
 

Storia nostra
di Cesare Pascarella

CLVI

Defatti, mentre prima fa er trattato
Dove se stabilisce e se combina
Che li francesi fino a la matina
Der quattro nun ci avrebbero attaccato,

Invece, come aveva già pensato,
Ne la notte der due ce s'avvicina
Come un ladro!, de notte, a la sordina
Senza dicce che s'era avvicinato.

E come prima, mentre er commissario
Ragionava co' noi perché cedessimo,
C'entrava d'anniscosto a Monte Mario,

Cusì, prima che quasi li fucili
Ce svejassero e che se n'accorgessimo,
Quello era entrato già a Villa Panfili.

CLVII

E noi come sentissimo er cannone
Ch'era l'allarme de li tradimenti,
Trombe!... tamburri!... Fra la confusione
De staffette, de strilli, de lamenti,

Se seppe che er nemico era padrone
Già der casino de li Quattro Venti,
Pe' riportaje via la posizione
Se cominciorno li combattimenti.

E dar primo momento che sorgeva
La luce, che s'uscí for da le Porte,
Fino all'urtimo che ce se vedeva,

Se fece tutto!... Ma nun ce fu verso
De spuntalla! Fu preso pe' tre vorte
De fila e pe' tre vorte fu riperso.

CLVIII

Eppure, come daveno er segnale
(Mentre da le finestre e le ferrate
Veniva giú l'inferno!), dar viale
Se rimontava su le scalinate;

S'entrava ner portone, pe' le scale,
Pe' le camere, fra le baricate
De sedie e tavoli, pe' le sale,
A mozzichi, a spintoni, a sciabolate,

Co' qualunqu'arma, come se poteva,
Fra fiamme, foco, strilli, sangue, morte,
Se cacciaveno via; se rivinceva;

Se rivinceva; ma nun ce fu verso
De spuntalla. Fu preso pe' tre vorte
De fila e pe' tre vorte fu riperso.

CLIX

L'urtima, er tetto in cima già fumava;
Travi, soffitti, mura s'abbruciaveno,
Pe' le camere ormai se camminava
Su li morti che se carbonizzaveno;

E a 'gni bomba che schioppava
Ne le camere che se sfracellaveno,
Mentre che se feriva e s'ammazzava,
Travi, soffitti... giú!, se sprofonnaveno.

E pure, sai?, finché nun fu distrutto,
Finché ce furno muri, scale, porte
Pe' ripotecce entrà', se provò tutto;

Se provò tutto; ma nun ce fu verso
De spuntalla. Fu preso pe' tre vorte
De fila e pe' tre vorte fu riperso.

CLX

E perduta che fu la posizione,
Che se pô di' se l'ereno rubata,
Per quanto ch'uno avesse l'intenzione
Che la difesa fosse seguitata,

Nun c'era piú da stasse a fa' illusione;
Perché 'na vorta persa la giornata
Der tre giugno, pe' Roma era questione
De tempo, ma la sorte era segnata.

Perché, senza contà' la gente morta,
Er terribile ch'era succeduto
Era che, de nojantri, for de Porta

Nun c'era piú che Medici ar Vascello.
Er resto tutto quanto era perduto.
Nun ce restava in piede antro che quello.

Cesare Pascarella

 
 
 
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