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Storia nostra 161-165

Post n°2559 pubblicato il 07 Febbraio 2016 da valerio.sampieri
 

Storia nostra
di Cesare Pascarella

CLXI

Ma ce rimase lí fino alla fine:
Fin che er muro, li sassi, li mattoni,
Fin che le pietre de li cornicioni
Nun staveno giú drento a le cantine.

E lí, fra assarti, mine, contromine,
Tutti li reggimenti e li cannoni,
Fin che nun volle lui, nun furno boni
De fallo scegne' giú da le rovine.

Ché, dar principio che ce s'era messo,
Piú loro li francesi ce provaveno
A cacciallo, e piú lui sempre lo stesso.

Imperterrito sempre e sempre in cima
A le macerie, se lo ritrovaveno
'Gni giorno sempre lí peggio de prima.

CLXII

E per quanto 'na forza strappotente
Lo strignesse cosí, ch'uno pensava
Che, insomma, via, nun fosse umanamente
Possibile de stacce, lui ce stava.

E piú che quello lí lo subissava
De ferro e foco e j'ammazzava gente,
Piú che j'annava sotto e l'intimava
De lassallo, e piú lui Medici gnente.

Lo lassò. Solo all'urtimo momento;
Ma perché Garibardi, da le Mura
J'impose de lassallo e tornà' drento.

Allora lo lassò. Sortanto allora;
Si no, Medici, quello era figura
Che lí ar Vascello ce starebbe ancora.

CLXIII

Però qualunque prova de coraggio
Facessi, lo capiva 'na cratura
Che qui se stava drento un ingranaggio
Tale che ormai la fine era sicura.

Defatti, mentre in tutta la pianura
Li francesi ci aveveno er vantaggio
D'avecce sano e libero er passaggio
Sino ar mare, noi qui, drento le Mura,

Stretti da le tenaje de l'assedio,
'Gni perdita de truppe e munizioni
Era perdita ormai senza rimedio.

E piú noi se trovamio fra li stenti,
Piú a quelli je 'rivaveno cannoni
A centinara e truppe a bastimenti.

CLXIV

Eppure noi, per quanto se vedeva,
Se sapeva e se fosse conosciuto
Ch'era inutile, che nun se poteva
Vince', che tutto quanto era perduto,

Pure 'gni giorno, ogni ora, ogni minuto,
Senza riposo mai, se resisteva
E, insomma, già che s'era risoluto
De nun cede', perdio!, nun se cedeva.

Cosí, tutti li giorni 'na funzione,
E come la giornata era finita,
Cominciava a sfilà' la processione

De quelli che, sortiti da le Porte
La matina ner mejo de la vita.
Ce rientraveno in braccio de la morte.

CLXV

Cominciaveno, fra le sentinelle,
Quelli a cavallo co' le torcie a vento,
Strillanno: - Avanti! Largo! Fermi! Attento!... -
E appresso, a fila, tutte le barelle.

E lí immezzo le matre, le sorelle,
Fra la folla che camminava a stento,
Le vedevi, e sentivi 'gni momento
Li strilli ch'arivaveno a le stelle.

E cosí, fra li spasimi e li pianti
De le donne; fra l'ordini de quelli
Che strillaveno sempre: - Largo! Avanti! -

Giú tutti!, fin che daveno er segnale
De le fermate avanti a li cancelli
De le porte, davanti a l'ospedale.

Cesare Pascarella

 
 
 
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