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Creato da: pcl_sestrilevante il 14/01/2007
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI- SEZIONE DI SESTRI LEVANTE :sede in via AURELIA 146 LOC.TRIGOSOTEL.3490544071 NICOLA -PCL CHIAVARI -tel.3200895143 -3881623803 Massimo- PCL LAVAGNA Roberto TEL.3409672384

 

 
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Post N° 52

Post n°52 pubblicato il 29 Dicembre 2007 da pcl_sestrilevante
Foto di pcl_sestrilevante

Abolire l’esercito professionale e armamento generale del popolo
Col crollo dell’Urss, col pesante arretramento del movimento operaio nei paesi dominanti ed in quelli dominati, con l’involuzione dei regimi nati da rivoluzioni anticoloniale e col sostegno della offensiva dell’imperialismo Usa, la borghesia dello stato italiano si è potuta sbarazzare dell’esercito di leva per sostituirlo con quello professionale. Il primo con le sue proprie contraddizioni non è lo strumento più adatto per una politica di aggressione imperialista.
Questo orientamento della borghesia è stato esposto con molta efficacia dal Gen. Luigi Calligaris, parlamentare e fondatore di Forza Italia:
“Allora anche in Friuli si tenevano manifestazioni contro i militari, ma la turbativa più insidiosa era dentro le caserme: i soldati dei gruppi extraparlamentari, indottrinati dai loro referenti esterni, diffondevano il malcontento e predicavano l’insubordinazione….Nella convinzione che il fermento non possa esaurirsi per scelta spontanea mentre nel Paese la sedizione è in crescendo, si decide di fare venire allo scoperto la protesta in tempestose riunioni a porte chiuse fra Quadri e truppe. Si Tratta di una scelta avveduta come dimostrato dagli interventi di alcuni e dai loro numerosi simpatizzanti. Gli Ufficiali scoprono di essere ‘servi delle multinazionali’, ma nessuno riesce a spiegargli il perché. Dopo alcuni accesi incontri, lo scontro si placa ponendo fine alle interferenze politiche, migliorando l’affiatamento fra quadri e soldati e rafforzando la coesione. Gli attivisti di destra e di sinistra collaborano riconoscendosi nei valori comuni. Da quel momento il confronto diviene prassi ogni qualvolta si attraversa un momento difficile”( “Alle origini dell’Aeromobilità”-Rivista Militare, Marzo-Aprile 2007).
Il confronto di cui scrive Caligaris si concluso con la fine dell’esercito di leva e la nascita dello strumento militare per la politica imperialista dello stato italiano. Determinante alla riuscita di quest’iniziativa della borghesia del continente e delle isole è stata la capitolazione del gruppo dirigente del Pci-Pds che, nel 1997, alla fine di una lunga marcia di capitolazioni allo stalinismo e alla borghesia, presentò in parlamento la sua proposta del cosiddetto Nuovo Modello di Difesa ovvero lo strumento militare della rinnovata aggressività imperialista. Fu proprio Ugo Pecchioli, l’esperto di cose militari del gruppo dirigente berlingueriano, ad annunciare che gli eserciti professionali non erano più pericolosi per la democrazia. Veniva fatta propria la cosiddetta nuova “dottrina militare” dei circoli dirigenti dell’imperialismo mondiale, cioè il mascheramento degli obiettivi della rapina imperialista. Per far ingoiare la questione al movimento operaio il PDS proponeva di inquadrare il nuovo strumento militare in un futuro esercito dell’ONU. Un vasto ventaglio di forze e aree della sinistra - inebetitodal pacifismo che aveva conquistato l’egemonia a causa di una mancata evoluzione della coscienza imperialista di massa, che aveva segnato la formazione di una nuova generazioni di militanti del movimento operaio – finì con l’accettare qualsiasi aggressione imperialista se fatta sotto il logo dell’ONU, cioè con la maschera ipocrita dell’imperialismo. Gravi sono le responsabilità di Pietro Ingrao per questo arretramento dell’orientamento antimperialista. Nel 1985, nella relazione svolta al IV Simposio Otto Bauer , capitolando di fronte al ricatto nucleare, finì col rigettare le guerre di liberazione. Secondo il metodo e la concezione idealista piccoloborghese dell’ex presidente della camera dei deputati, che l’attuale presidente riconosce come maestro, le guerre di liberazione sono superate: “Oggi non possiamo più affrontare affrontare queste questioni negli stessi termini del passato. Nel tempo dell’era atomica, la guerra evoca il rischio possibile del conflitto planetario sino allo scontro nucleare: Cioè: un conflitto in cui non è più possibile valutare chi siano i vinti e i vincitori, e quale divenga al suo esito la sorte del pianeta. Vuol dire che dobbiamo riuscire a ripensare anche il manifestarsi degli antagonismi, le forme e i limiti dei conflitti, e i modi di regolazione delle differenze. A questo rimanda ad una espansione della democrazia, che per una parte affermi
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regole di confronto, di negoziazione, di esito dei conflitti, per un altro verso elabori una cultura solidaristica, una cultura della liberazione, in cui la emancipazione del proprio simile sia vista come una risorsa collettiva” ( Rinascita, 19 ottobre 1985). Per l’utopista melenso, che alcuni chiamano “il padre nobile della sinistra”, in un afflatto di “cultura solidarista” gli azionisti delle multinazionali petrolifere che rapinano il petrolio irakeno dovrebbero vedere nella lotta dei resistenti iracheni “come una risorsa collettiva” e viceversa i resistenti con la rapina imperialista. Stucchevole.

Le contraddizioni nell’esercito di leva nella prima metà dagli anni ‘70
Purtroppo per la borghesia gli eserciti di leva sono stati contenitori di possenti contraddizioni che hanno dato vita a potenti organizzazioni rivoluzionarie di massa, valgano, come esempio per tutte, i soviet rivoluzionari dei soldati nel febbraio e nell’ottobre 1917.
Dopo la caduta del fascismo l’esercito, contrariamente a quanto avvenne precedentemente, non fu mai usato per la repressione operaia e antipopolare. A questo fine i governi della repubblica hanno utilizzato carabinieri e forze di pubblica sicurezza. Questi due settori armati dello stato borghese dal secondo dopoguerra hanno raggiunto un eccezionale sviluppo tale da raggiungere un numero superiore a quello del periodo fascista e, già nell’immediato dopoguerra, un numero di poco inferiore a quello dell’esercito di leva. L’onda lunga della mobilitazione operaia anticapitalista iniziata con gli scioperi del marzo ’43 spingeva i circoli dominanti a non utilizzare l’esercito a fini repressivi. Ma questa situazione non soddisfaceva ne i circoli dominanti della borghesia né i vertici della casta militare. Questa insoddisfazione divenne totale intolleranza dopo il biennio 1968-69.
La gioventù ribelle lavoratrice e studentesca, che nella prima metà degli anni settanta presta il servizio militare, introduce nelle caserme le stesse idee e gli stessi comportamenti delle mobilitazioni anticapitalistiche operaie e popolari. Non c’è settore della società e delle istituzioni che rimane impermeabile alla generale rivolta anticapitalistica di massa di quegli anni.
La prima manifestazione di aperta insubordinazione di massa contro la gerarchia ci fu al Centro addestramento reclute di Casale quando 800 reclute protestarono contro le pessime condizioni igienico-sanitarie e contro lo stupido, duro e incocludente regime di addestramento militare. Su quest’ultimo punto il giudizio delle giovani leve era questo:“ci insegnassero almeno a sparare e a fare la guerra, invece ci consegnano solo perché, secondo ufficiali e sottoufficiali, marciamo male oppure non facciamo bene il saluto militare”.
Il movimento di protesta dei soldati dilagò da allora in tutte le caserme del paese e non erano poche le giovani leve a sognare i soviet dei soldati.
Alcune organizzazioni dell’estrema sinistra (Lotta continua, Avanguardia operaia e il Manifesto) organizzarono dei gruppi di intervento in questo settore, contribuendo all’estensione del movimento dei soldati, ma non andarono mai oltre un’impostazione sindacalistica. Questa linea non contribuì a costruire un’alternativa a quella della “democratizzazione delle forze armate” sostenuta dal PCI e dal PSI.
La mobilitazione dei giovani soldati fuoriuscì dalle caserme e spesso nei cortei operai erano presenti i giovani in divisi col fazzoletto rosso. La punta più alta di questa mobilitazione ci fu nelle manifestazioni del 25 aprile del 1975. Nel novembre dello stesso anno si riunirono a Roma 220 soldati che rappresentavano 133 caserme. Si decise una giornata di lotta per il 4 dicembre su:
“-eliminazione di tutti gli articoli del regolamento di disciplina che contrastino con i diritti civili e politici garantiti dalla costituzione;
-il diritto di assemblea e di eleggere delegati revocabili;
-la possibilità di difendere la propria vita, i propri diritti e le conquiste dei lavoratori contro ogni ‘particolare esigenza di servizio’;
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-il diritto a partecipare in modo pieno alla vita politica e in particolare alle attività delle organizzazioni dei lavoratori” ( in I diritti del soldato, aa.vv. Feltrinelli 1978).
Sono evidenti i limiti di questa piattaforma: un soviettismo formalistico combinato con la strategia riformistica della applicazione della Costituzione per avanzare gradualisticamente verso il socialismo.
Dopo il riflusso del movimento dei soldati si sviluppò, nel 1975, il Coordinamento dei sottufficiali democratici dell’Aereonautica militare. Il punto più alto di questo movimento di sottufficiali si registrò il 27 marzo 1976, quando tremila di questi manifestarono a Milano. Il PCI bollò questo movimento di avventurismo, mentre alcuni di loro furono accolti nelle liste elettorali del PSI e di Democrazia proletaria.
Dal momento che né al PCI e al PSI interessava trasformare quelle mobilitazioni in lotta per la presa del potere, e le forze della cosiddetta sinistra extraparlamentare sulla questione del potere erano solo in grado di balbettare, il movimento dei soldati e dei sottufficiali che potevano diventare un reparto del movimento operaio lanciato alla conquista del potere rifluirono per lasciare la strada libera all’iniziativa politica della borghesia che si concluderà con la costituzione dell’esercito volontario.

Abolire l’esercito professionale e rivendicare l’armamento
L’esercito professionale nei convincimenti della borghesia appare lo strumento più adeguato per il rilancio dell’offensiva imperialista che, nei rapporti di forza mondiali, dopo il crollo dell’Urss, è, assai, più agevolata. Senza la lotta contro l’esercito professionale, la lotta contro il proprio imperialismo è dimezzata poichè l’offensiva imperialistica viene fatta con gli strumenti militari.
Ma sarebbe unilaterale rivendicare l’abolizione dell’esercito professionale solo sul lato della politica estera. Nell’epoca dell’imperialismo gli assetti della politica interna sono determinati dagli obiettivi della politica estera, perciò va presa in considerazione la funzione dell’esercito professionale, anche, per la politica interna.
Tutti i partiti operai della II internazionale, prima del tradimento dei suoi capi, rivendicavano nel programma minimo l’armamento generale del popolo contro gli eserciti permanenti sia che questi fossero di leva sia che fossero professionali.
Era, ed è una parola d’ordine democratica conseguente. E’ proprio durante le rivoluzioni borghesi che viene rivendicata la Nazione in armi. La borghesia rivoluzionaria se voleva dare un colpo all’aristocrazia non poteva fare a meno di fare questa concessione alla plebe urbana
e ai contadini. Per questo motivo Cromwell promosse la New Model Army; per lo stesso motivo i giacobini decretarono la leva rivoluzionaria di massa del 23 agosto del 1793 che facevano propria la rivendicazione sanculotta della leva generale: “Quando la patria è in pericolo il sovrano[ il popolo] deve essere al suo posto: a capo dell’esercito, a dirigere gli affari; deve essere dovunque”( risoluzione della sezione sanculotta Butte-des-Moulins del 30 luglio 1792). Nell’epoca dell’imperialismo, il Partito Sardo d’Azione che, nelle sue origini nel 1920, fu l’ultimo dei partiti piccolo-borghesi europei di democrazia rivoluzionaria rivendicava:
“ La Nazione armata al solo scopo della difesa da oppressioni. La gioventù sarda imparerà nelle scuole l’uso delle armi per essere pronta ad una sciagurata ipotesi di difesa della nazione. I combattenti vogliono l’immediato scioglimento dei reparti regionali: la Brigata Sassari, i Battaglioni CC.RR., Guardie Regie e Guardie di Finanza. Non per piazze deve essere deriso chi rappresenta una stirpe orgogliosa della sua gloria, né la Sardegna può soffrire di diventare il deposito dei poliziotti d’Italia. L’arruolamento in questi corpi speciali deve essere abolito”.
Oggi il rilancio imperialistico della borghesia dello stato italiano non può procedere se non viene messo mano a una riorganizzazione autoritaria dello stato, e su questa strada si muovono senza differenziazioni il PD e la Destra. Nel Rapporto del 2005 del Comitato difesa

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2000 ( per citare alcuni componenti il gen.Carlo Jean, l’ammiraglio Guido Venturosi, il gen. Mario Arpino e poi F. Adornato e Renzo Foa) viene scritto:
“ Diventa, ad esempio, impossibile distinguere chiaramente tra uno stato di guerra ed uno stato di pace( anzi, non è probabilmente possibile parlare di guerra, ma nello stesso tempo non si può fingere che il sistema internazionale sia in pace)…Da un punto di vista organizzativo, ciò suggerisce la necessità di integrare operativamente strumenti diversi fra loro ( militari, di polizia, civili) secondo logiche proprie della grande strategia sperimentata nei nostri paesi durante i periodi di guerra totale, ma con modi e mezzi che, di necessità dovranno essere molto diversi da quelli sperimentati all’epoca della coscrizione obbligatoria di tutta la società per combattere le guerre totali”( Liberal / febbraio 2006). Il noto intellettuale reazionario Angelo Panebianco sul principale organo di stampa della borghesia ha lamentato come manchino gli strumenti giuridici “per far convivere lo stato di diritto e lo stato di eccezione connesso alla gravità della minaccia”. La minaccia sono le lotte dei popoli oppressi contro l’imperialismo. Ma c’è la minaccia, per ora potenziale, di un movimento operaio che può unificare le lotte di tutti i suoi settori intorno ad un programma anticapitalistico che saldi in unità strategica le lotte immediate e parziali con la prospettiva socialista. Allora quando ciò avverrà, e noi lavoriamo per questo fine, l’esercito professionale diventerà lo strumento della repressione più adeguato di quegli attuali.
Ecco perché dobbiamo porre nel nostro programma la parola d’ordine del Congresso di Londra della II internazionale (1896):
“Abolizione degli eserciti permanenti e armamento generale del popolo”

sezione Sassari - PCL

 
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