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Creato da: pcl_sestrilevante il 14/01/2007
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI- SEZIONE DI SESTRI LEVANTE :sede in via AURELIA 146 LOC.TRIGOSOTEL.3490544071 NICOLA -PCL CHIAVARI -tel.3200895143 -3881623803 Massimo- PCL LAVAGNA Roberto TEL.3409672384

 

 
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Post N° 53

Post n°53 pubblicato il 03 Gennaio 2008 da pcl_sestrilevante
Foto di pcl_sestrilevante

Presentiamo qui il testo di una risoluzione elaborata la scorsa estate dal Segretariato del Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale sulla situazione mondiale.
Frutto della discussione svoltasi ad Istambul a fine giugno esso è stato elaborato e completato nelle settimane immediatamente successive. La versione compiuta del testo ha aperto una discussione politico-teorica, in particolare sulla questione dello stato attuale della crisi mondiale e le sue ripercussioni sulla lotta di classe tra i tre componenti del Segretariato (Jorge Altamira, Savas Matsas, Franco Grisolia) con in particolare alcuni elementi di dissenso da parte del compagno Grisolia, cui hanno replicato i compagni Altamira e Matsas. Nella prossima fase provvederemo a tradurre e portare a conoscenza di tutti i compagni il carteggio intercorso.

Da un mondo in subbuglio alla rivoluzione mondiale




1) Il mondo intero è in subbuglio



Il mondo intero è in subbuglio. Il vulcano mediorientale è in una eruzione permanente che produce nuove guerre imperialiste e ribellioni nazionali. L’America Latina, il “giardino di casa” dell’imperialismo yankee, è scosso da tremende sommosse, dal Venezuela e Ecuador all’Argentina, Perù, Cile e Messico. In Europa, mobilitazioni di massa giovanili senza precedenti in Francia e in Grecia così come l’elezione di Sarkozy marcano una nuova fase di grandi conflitti sociali. Crisi di regime eruttano in Italia, Turchia, Spagna, Gran Bretagna e soprattutto negli Stati Uniti. Le tensioni che crescono rapidamente tra Russia e Stati Uniti richiamano alla mente la “guerra fredda”. Crisi fiscali, bolle finanziarie e sbilanci economici enormi agiscono come bombe a tempo nell’economia capitalistica mondiale. Centinaia di milioni di persone in tutto il pianeta, sia nel centro che nella periferia, si confrontano con impoverimento di massa, disoccupazione, e deterioramento di tutte le condizioni di vita. La guerra di classe è all’ordine del giorno.

Il capitalismo mondiale è scosso da convulsioni che rendono costantemente disordinate tutte le relazioni tra le classi e gli stati, rompendo tutti gli equilibri sociali, politici ed economici e rendendo la ristabilizzazione precaria e temporanea.

Gli sviluppi mondiali sono caratterizzati nel presente periodo prima di tutto da spasmodici, acuti zig-zag.

Il punto morto dell’imperialismo USA in Iraq e la raccomandazione del rapporto “bipartisan” Baker-Hamilton per un ritiro graduale dal pantano irakeno hanno avuto per risposta il bellicoso “rigonfiarsi” di Bush-Cheney, l’invio di 30.000 ulteriori militari a Baghdad – e l’ovvio fallimento di questa “escalation” nel realizzare i suoi scopi.

La sconfitta dell’Esercito sionista israeliano in Libano nel 2006 è stato seguito dalla più profonda crisi e disintegrazione politico-morale del regime sionista e poi da nuovi tentativi di distruggere la causa nazionale palestinese con attacchi barbarici contro la dispersa popolazione civile palestinese, l’accelerazione nella costruzione del muro dell’ “apartheid” e la mobilitazione delle forze di Fatah dirette da Abbas per distruggere Hamas e la resistenza popolare a Gaza, un tentativo che è fallito.

In Europa, i febbrili ziz-zag della situazione si sono manifestati soprattutto nel suo cuore politico: la Francia. Il più grande movimento giovanile dopo il maggio ’68, la mobilitazione di massa del febbraio-marzo 2006 contro il CPE (contratto di primo impiego) che ha obbligato il governo di destra alla ritirata, è stato seguito dalla vittoria del populista di destra Sarkozy, che ha promesso di “distruggere l’eredità del maggio ‘68”.

Questa instabilità superiore a tutto e queste improvvise svolte a destra e sinistra sono manifestazioni di un sistema sociale, il capitalismo mondiale, nel suo declino e crisi storici. Le sue basi materiali sono minate dalla accumulazione e esacerbazione di tutte le contraddizioni del sistema del capitale.

La globalizzazione del capitale finanziario associata con il processo di restaurazione capitalistica in Cina e Russia non ha aperto una via d’uscita a lungo termine dalla crisi sistemica ma ha creato un oceano di debiti che coprono l’intero pianeta, funzionanti come una reale bomba a tempo. Alcune delle innumerevoli bolle dell’ultimo periodo, una decade dopo il crollo asiatico del 1997, per esempio la più grande bolla immobiliare nella storia degli USA, sono ancora nel processo di esplosione. Nel suo rapporto annuale la Banca per i prestiti internazionali (Bank for International Settlements, BIS), la banca delle banche centrali, ha lanciato l’allarme dichiarando che “le condizioni che hanno condotto alla grande depressione degli anni ’30 e alle crisi asiatiche nei ’90 sono riflesse nella situazione corrente (Daily Telegraf, Londra, 26 giugno 2007).La sovraccumulazione, come dimostrato dal mostruoso sviluppo del capitale fittizio, si sta trasformando da una benedizione per gli speculatori e l’oligarchia finanziaria dei parassiti borghesi nel loro peggiore incubo.

L’asse che collega una Cina in rapida espansione come il più importante centro di accumulazione del capitale globale con una superindebiotata economia statunitense oppressa da enormi deficit, benché abbia funzionato negli anni dopo lo shock finanziario del 2000 come forza trainante della ripresa, comincia oggi ad essere scossa da tremiti come la liquefazione della borsa cinese il 27 febbraio e, poi, il 30 maggio.

Come il CRQI ha sottolineato in precedenza, la infame “guerra al terrore” lanciata dell’amministrazione Bush con il pretesto dell’attacco dell’11 settembre, prima contro l’Afganistan, poi contro l’Iraq e che ora minaccia di estendersi in altri paesi, è stata determinata dalla urgente necessità di trovare una via di uscita dalla crisi globale del sistema nel caotico mondo del dopo guerra fredda. L’imperialismo USA soprattutto aveva bisogno di ristrutturare la mappa politica del Medio Oriente e dell’Asia Centrale produttori di petrolio per stabilire in nuovi termini la propria supremazia mondiale contro i suoi avversari, attuali o potenziali.

Dopo sei anni, questa campagna di guerra imperialista su scala mondiale è miserabilmente fallita e ha di rimando prodotto crisi di regime sia nei paesi belligeranti, che in quelli non belligeranti.





2) La guerra imperialista al terrore: un gigantesco fallimento.



Malgrado le enormi sofferenze sulla popolazione civile imposte dalle truppe d’occupazione USA, i loro “volonterosi alleati” e i loro eserciti privati di mercenari, l’imperialismo non può controllare effettivamente alcuna area al di fuori ( e persiono all’interno) delle zone verdi di Bagdad e Kabul.

In Afganistan, le barbare azioni delle truppe USA/NATO non solo hanno fallito nel bloccare la nuova ascesa della guerriglia nel Sud, ma hanno destabilizzato completamente il regime di Musharraf in Pakistan e l’intera situazione nel subcontinente indiano.

In Iraq con il “rigonfiamento” di 30.000 nuovi soldati ordinato da Bus, il suo disperato sforzo per cambiare la caotica situazione in favore degli USA non hanno ottenuto alcun risultato. Gli Usa hanno meno controllo che mai. Il governo di tirapiedi di Maliki esiste solo di nome dentro i suoi uffici di Bagdad sotto protezione USA. Gli insorti sunniti e le milizie sciite sono i reali attori nella maggioranza del paese – eccetto il nord curdo. Gli USA, nonostante le loro gigantesche offensive militari, devono dipendere soprattutto dal sostegno dei peshmergas curdi di Talabani e Barzani (oltre i 160.000 soldati statunitensi e i 180.000 “contractors “ privati pagati dagli USA), per surfare sul caos. Questo fatto ha enormi effetti collaterali : provoca tensioni tra Ankara e Washington visto che l’esercito turco dichiara ufficialmente che si sta preparando ad una invasione dell’Iraq del nord per attaccare le basi della guerriglia del PKK curdo. Questi preparativi di guerra hanno precipitato una crisi di regime, che si stava sviluppando da molto tempo, e elezioni anticipate poiché l’esercito si scontra con il governo islamico moderato di Erdogan.

L’altro pilastro si cui poggia la presenza imperialista USA in Iraq è la direzione religiosa sciita sotto l’influenza di Teheran che viene usata come cuscinetto e come un’arma contro le prevalentemente laiche forze insurrezionali sunnite, sotto direzione baathista. Benchè le milizie sciite siano lungi dall’essere obbedienti alle autorità di occupazione USA e si siano scontrate militarmente molte volte con loro, al momento in cui l’influenza di Teheran sulla Shia irakena è più necessaria per Washington, i neoconservatori nell’amministrazione USA e il Pentagono stanno spingendo ad una offensiva militare contro l’Iran. Il vice presidente Cheney, l’ex ambasciatore di Bush all’ONU John Bolton, larga parte della destra religiosa e della lobby sionista, così come i falchi sionisti di Tel Aviv stanno chiedendo una guerra contro l’Iran, con il pretesto del suo programma nucleare. Gli stessi guerrafondai ultra reazionari fanno appello a nuove guerre contro Hezbollah in Libano così come contro la Siria.

L’impasse sta accumulando condizioni per nuove esplosioni di guerra e minacce per tutti i popoli nella regione e internazionalmente. Ma allo stesso tempo il punto morto della guerra rende più profonda la crisi del regime politico nella stessa America. Accende i sentimenti antibellici delle masse popolari, come è dimostrato chiaramente dalle mobilitazioni di massa così come dalla disfatta elettorale dei repubblicani nelle elezioni di medio termine del novembre 2006. Approfondisce le divisioni all’interno della classe dominante USA e all’interno dello stato, acutizzando ed estendendo i conflitti tra Esecutivo, Legislativo e Giudiziario. L’“escalation” della crisi di regime è manifestato dal “CIA-gate”, la scandalosa protezione delle attività criminali di Libby, dopo la sua condanna in giudizio, da parte del presidente in persona, la forzata sostituzione di alcune “superstars” neoconservatrici (Pearle,Rumsfeld e Wolfowitz), lo scontro tra il potere giudiziario e il Procuratore generale Gonzalez.

E’ la peggiore crisi di regime negli Stati Uniti dopo la guerra del Vietnam e il Watergate. Le elezioni del 2008 e un possibile ritorno dei democratici al potere non può risolverla perché il programma internazionale del Partito Democratico sostiene la continuazione dell’occupazione dell’Iraq, seppure in forma travestita (basi militari) e mantiene un leale sostegno al sionismo; non ci sono differenze essenziali tra i due partiti imperialisti . Le ripercussioni internazionali in Medio Oriente, America Latina, Europa, Russia e Cina sono immense. L’America è diventata non solo il centro della crisi economica mondiale del capitalismo, ma anche della sua crisi politica.





3) Gaza, un punto di svolta.



Il subbuglio mondiale trova la sua forma più esplosiva oggi nel vulcano mediorientale. La questione centrale in Medio Oriente è la questione palestinese: l’espulsione del popolo palestinese dalle sue terre da parte del sionismo, l’occupazione e repressione , l’espropriazione dei diritti nazionali palestinesi, incluso il diritto al ritorno di tutti i rifugiati alle proprie case.

I recenti, drammatici eventi a Gaza che marcano una svolta decisiva nella situazione in Palestina, nella regione ed internazionalmente devono essere visti in una prospettiva storica per tracciare una linea strategica per un programma alternativo per l’emancipazione.

Il popolo palestinese è passato attraverso una serie di ricorrenti “nabkas”- catastrofi. Prima nel 1948 con l’instaurazione dello stato sionista di Israele. Poi nel 1967, quando con la guerra dei 6 giorni, l’occupazione del territorio palestinese è stato completato. L’infame “processo di pace” di Oslo è stato introdotto per fermare la “intifada” popolare del 1987; è stata una “nakba” al rallentatore per cercare di imporre uno pseudo “ministato” tra disconnessi “bantustan” palestinesi con uno pseudo “consenso degli oppressi” imposto loro dai loro oppressori con la complicità e il tradimento dei loro leaders nazionalisti della “Autorità palestinese”. Il processo è fallito dal momento che ha prodotto l’ “intifada di Al Aqsa” nel 2000.

Le contraddizioni politiche e i limiti nazionalisti borghesi del movimento nazionale palestinese, la corruzione della direzione nazionalista laica dell’AP, il ruolo sinistro di Dahlan e delle sue forze di “sicurezza” palestinesi, cooptate da Israele e dalla CIA hanno spinto le masse palestinesi a trovare una sorta di via d’uscita alternativa in quella avanzata dall’Islam politico e Hamas, che hanno trionfato nelle elezioni del gennaio 2006. I recenti eventi in Gaza sono il diretto risultato dell’embargo economico genocida e del blocco dei territori imposto dagli Stati Uniti, l’Unione Europea e Israele, che ha condannato la popolazione palestinese alla fame, miseria , mancanza del servizio medico e di altri servizi sociali, e alla morte come mezzo per rovesciare il governo di Hamas. Gaza, in particolare , è stata trasformata in una prigione all’aria aperta di un popolo spossessato, disperato, senza lavoro, affamato.

La stessa seconda guerra libanese del 2006 è iniziata come una conseguenza della campagna USA-sionista per rovesciare il governo palestinese eletto di Hamas; poiché gli Hezbollah libanesi sono stati l’unica forza araba che è intervenuta attivamente in difesa di Gaza sotto attacco, i generali israeliani hanno attivato i loro piani, già preparati, per distruggere Hezbollah, come prova generale per una più ampia offensiva contro Siria e Iran.

Poiché la guerra del Libano ha portato ad una umiliante sconfitta politico-militare, essa ha precipitato la sua crisi interna di disintegrazione. L’iniziativa saudita per formare un governo di unità nazionale palestinese Hamas-Fatah è collassata, principalmente a causa dell’intransigenza israeliana. I governi Bush e Olmert si sono mossi per finirla con Hamas militarmente, utilizzando le truppe del “contras” Mohamed Dahlan, armate e finanziate dai regimi americano, sionista e egiziano. Mentre Dahlan era in Egitto per completare i preparativi per realizzare il preventivato golpe imperialista-sionista, Hamas, come autodifesa, ha realizzato un controattacco preventivo. Le forze di Fatah sono state sconfitte e scacciate da Gaza con ferocia dai miliziani di Hamas.

E’ una menzogna propagata da imperialisti, sionisti e dai media arabi reazionari che si è realizzato un “golpe” di Hamas; Come dato di fatto il golpe preparato da USA, Israele, Egitto,Giordania e Abbas è stato sconfitto e l’imperialismo ha ricevuto un colpo.

Le brutalità e la violenta separazione di Gaza dalla Cisgiordania controllata da Abbas sono il sottoprodotto della politica criminale degli imperialisti USA, dei sionisti e dell’UE aiutati dai loro lacchè locali. Il cinico parlare di “Hamastan” e di “Fatahland” cerca di mascherare la strategia imperialista di trasformare l’autodeterminazione nazionale palestinese in una autodistruzione nazionale di “enclaves” polverizzate.

 
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