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Creato da: rosarioforino il 06/12/2008
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ELENA

Post n°232 pubblicato il 26 Maggio 2015 da rosarioforino

Capita che la parola cuore ricorra spesso nella vita di una persona.Sia in senso anatomico che meta-forico.Nei suoi 46 anni di vita Elena si è spesa molto per gli altri e poco per sé.Ma come si può parlare di sacrifici quando si agisce per amore?Il vero sacrificio sarebbe starsene con le mani in mano mentre le persone che ci sono care si trovano in difficoltà;ma questo non è mai stato il caso di Elena.

Lei era la seconda di tre figlie femmine,e aveva ancora la mamma e il papà,quando è mancata. Accu-diva la madre nei suoi ultimi giorni e trascurava quel cuore che pochi mesi prima già l’aveva mandata in rianimazione.Avrebbe dovuto fare degli accertamenti,ma non se la sentiva di saltare i turni con le sorelle al capezzale della madre,né le importava di sopravviverle.Anzi,aveva detto,”meglio che muoia prima io.Non posso sopportare il dolore di perderla”.E’stata di parola,secondo alcuni.Il Signore l’ha esudita,secondo altri.Ma Elena non era solo una figlia devota:era anche una moglie innamorata e una madre attenta e premurosa.Una donna ancora capace,dopo 25 anni di matrimonio,di affermazioni che spesso suonano stucchevoli o insincere,del tipo:”Che bel marito che ho!”ma che dalla sua bocca sorti-vano con l’accento della verità.

Un marito che solo ora,forse,ha capito chi ha avuto accanto e di conseguenza il tesoro che ha perso.

Un marito adultero,le cui occasioni di tradimento si sono ridotte solo quando i vizi di gola sono diven-tati patologie,e lui doveva farsi fare il bagnetto come un neonato,tanto era diventato obeso.E a chi era toccato l’onore se non ad Elena?

Elena che aveva anche due figli di cui uno,il maschio,sano solo dal punto di vista della deambulazio-ne.La incrociavo sempre al mercato,carica come un mulo e senza alcun aiuto.Faceva la spesa anche per gli altri,e gliela portava fino a casa,inerpicandosi-lei così minuta-sui ripidi tornanti della via del ritorno.E a chi le chiedeva se la figlia l’aiutasse in qualche misura rispondeva:-Macché!Quella è una pigra senza eguali.Vuol solo mangiare-ma lo diceva con tenera ironia,senza mai una briciola d’ira o risentimento.

Abitava a due passi dai genitori,dalle sorelle,dalle zie e dai cugini,e a tutti faceva favori,senza mai ti-rarsi indietro.Ci sono persone molto più libere da impegni che accampano mille scuse per non passarti nemmeno il sale a tavola.Elena trovava sempre il tempo per risolvere un problema agli altri.Bastava che lo venisse a sapere,e tempo pochi giorni t’informava del successo raggiunto.A noi comuni mortali basta un solo impegno che si aggiunga a quelli di routine per rimpiangere la 25°ora del giorno…

Elena non ha fatto in tempo a sapere se quel suo cuore fosse nato debole o debole lo era diventato.A lei poco importava,e del resto questi sono quesiti che interessano solo i medici.Se n’è andata poco prima dell’alba di lunedì in Albis,dopo aver vegliato la madre.Aveva appena servito il caffè al padre quando ha annunciato di volersi fumare una sigaretta.In bagno,per non disturbare.Poco dopo un ton-fo,e padre e sorella l’hanno trovata riversa a terra.La sigaretta accesa ancora tra le dita.I paramedici del 118 col defibrillatore ne hanno solo”potuto constatare il decesso”,come si scrive nei rapporti.

La madre ha voluto che venisse composta sul proprio letto,accanto a sé,e l’ha vegliata-lei moribonda- fino all’arrivo dei becchini,alle 10-30 del giorno dopo.

Io ero un parente alla lontana,di Elena:lei era la nipote acquisita di un cugino di mia madre.Affac-ciarmi in quella stanza è stata dura.La scena che si è presentata ai miei occhi è stata fra le più tristi cui abbia mai assistito.Elena sul letto dei genitori,sua figlia che la piangeva stesa accanto a lei e la madre nel letto d’ospedale sull’altro lato,che succhiava ossigeno da un respiratore.

Io che scrivo non avrei mai saputo immaginare una simile tragedia doppia.E qualora la mia mente l’avesse concepita dubito che la mia penna sarebbe stata all’altezza del compito senza sfociare nella tragicommedia”Fantozziana”…

Il corteo funebre dalla chiesa fino a piazza Salvo D’Acquisto,dove s’è sciolto,era nutritissimo,e ha sfilato tra i negozi con le serrande a mezz’asta.I negozianti sulle soglie,a capo scoperto,avevano gli occhi addolorati:non perdevano solo una buona cliente,ma anche una donna simpaticissima.Il prete durante la Messa ha raccontato un’esperienza simile a quella vissuta dai parenti di Elena:circa un an-no fa un suo fratello che accudiva la madre quasi cieca è morto,fulminato da un’aneurisma.Dovettero buttar giù la porta,per entrare.Credo che racconti di questo tipo a volte siano di maggior conforto di un brano di Vangelo.Un prete che ha vissuto un’esperienza analoga alla nostra ci appare meno freddo e distaccato di uno che si ferma alla predica”prestampata”dopo la lettura delle Scritture.

Tuttavia il conforto più vero e duraturo lo dà solo la Fede.Ci consola forse più l’idea che dopo una vita vissuta per gli altri la morte giunga al posto di un meritato premio?Certamente no,mentre la Fede ci porta a credere che ora Elena si trovi in un posto di una bellezza che l’Uomo può solo vagamente intuire,e ci vivrà in eterno,pregando affinché un giorno ivi la raggiungano tutti quelli che ha amato.

Certo la sua morte sarà parsa alla madre come l’ultimo dolore inflittole dalla vita prima di morire a sua volta.Ma siamo poi così sicuri che,persa Elena,ella lascerà questa vita con meno dolore?La Fede le dà il conforto della figlia che l’aspetta,ma la realtà è fatta di altre due figlie e almeno sei nipoti!

Se Elena ora è in Paradiso e ai suoi familiari restano altri affetti e relative ragioni per cui continuare a vivere,il funerale diventa quasi una festa.Il conforto,tanto invocato come un balsamo che scenda sulle ferite dei cuori spezzati dai lutti,è forse una brutta cosa?Dove non c’è più ragione di piangere allora scatta quello strano senso di colpa che ci fa domandare:razionalizzare il dolore,è morale o no?

 

Pasolini scrisse che il senso di ogni vita appare chiaro solo al termine della sua parabola.Allo stesso modo io comincio a scrivere sempre in virtù di un’urgenza senza nome,che mi diventa chiara solo quando vergo l’ultima parola.Credo che questo scritto possa insegnare qualcosa.Non per mio merito ma per le qualità di Elena che ho provato a raccontare.

 
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