Creato da lauro_58 il 10/11/2006

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A volte ho vinto, molto più spesso ho perso. Cammino tra le strade della speranza senza ripari. E se inizia a piovere, mi fermo e guardo attorno. Poi alzo il bavero del cappotto, accendo una bionda e ricomincio a camminare.

 

 

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Post N° 67

Post n°67 pubblicato il 24 Maggio 2007 da lauro_58
 

Questo testo aderisce al "Gioco letterrario" proposto da Writer con tema "La mia città".

Qualche manciata di ...

Era un martedì di qualche manciata di anni fa, quando la fine del secolo era ancora lontana e la televisione a colori non c’era.
Mi alzai presto per andare a lavorare … commesso in un negozietto di abbigliamento all’ingrosso.
In attesa della chiamata per il servizio militare, avevo trovato questo impiego, nulla di definitivo, ma mi permetteva una certa autonomia economica. Prendevo il trenino che collega Roma al mare … era sempre affollato ed io per evitare il pigia pigia mattutino anticipavo un pochino il viaggio che mi portava, tra uno sballotolamento e l’altro, alla Piramide.
E’ il capolinea ferroviario della Roma-Ostia che prende il nome dalla piramide di Caio Cestio. Qui c’è Porta San Paolo una delle porte meridionali delle Mura Aureliane già Porta Ostiensis, da cui inizia l’ Ostiense, la via che da Roma conduce ad Ostia.
Con la perdita d'importanza di Ostia la porta prese il nome di Porta San Paolo, perché era l'uscita di Roma che conduceva alla Basilica di S. Paolo fuori le mura.
Il trenino correva parallelo a questa via e per alcuni tratti anche al Tevere. Allora c’era molto verde che si riduceva proporzionalmente con l’avvicinarsi del capolinea.
Da qui un’autobus, il 95, mi portava a Via del Teatro Marcello. Scendevo ai piedi del Campidoglio e dandogli le spalle mi trovavo alla destra la sua scalinata, poco più su il Vittoriano a troneggiare su P.zza Venezia.
Alla sinistra invece (dall’altra parte della strada), il Teatro Marcello e Portico d’Ottavia. Siamo non lontani dalla Domus Area ed il Colosseo, nel cuore di Roma.
Ad ammirare tanta grandezza ci si sente piccoli, ma io allora non ci facevo troppo caso.
Il negozio lo raggiungevo a piedi. Potevo farlo in due modi dopo aver attraversato Via del Teatro Marcello.
Passando per P.zza Venezia lasciandomela sulla destra ed imboccando Via delle Botteghe Oscure, oppure percorrendo i vicoli che si snodano per il ghetto ebraico alla destra del teatro se lo si guarda di fronte.
Quella mattina scelsi la prima, svoltai per Via delle Botteghe Oscure, passai davanti la libreria “Rinascita”, poi davanti la sede centrale del Partito Comunista Italiano, distante qualche manciata di passi da Piazza del Gesù, sede della Democrazia Cristiana.
Girai alla prima via posta alla mia sinistra … più giù largo Argentina, erano circa le 7.30-8.00. Arrivai in fondo fino ad incrociare Via dei Funari.
Lì c’era un bar, feci colazione poi uscii ed all’incrocio, appoggiato al muro o ad una delle macchine parcheggiate fumai una sigaretta prima dell’ apertura del negozio distante una decina di metri.
I giorni scorrevano sempre uguali, per quanto lo possano essere quelli di un giovane. Mi dividevo tra il negozio ed il magazzino in un via-vai, che a quel tempo era il mio ma che in quelle viuzze proseguiva incessante da millenni.

Da quanti piedi erano stati calpestati quei sampietrini, oppure a quanta gente gli scalini delle innumerevoli chiese e fontane avevano offerto un’ attimo di riposo e ristoro. Quanti “plebei” come me si erano avvicendati consumando i propri destini lunghi il tempo di una vita. A passeggiare tra questi vicoli nel cuore di Roma dove tutto è storia da sembrare anche troppo, la città trasuda di bellezza, lasciando lontano anche i rumori che arrivano sfiniti, costretti come sono a disperdersi tra vicoli stretti e discreti. Se chiudi gli occhi puoi sentire la città respirare … se li chiudi ti regala ruffiana quel “friccico” al cuore come solo lei sa fare, offrendoti con naturalezza secoli di testimonianze popolane ed imperiali e ti rendi conto che il passato non passerà mai, ed il futuro è un dettaglio e quando arriverà sarà solo una testimonianza … un’altra … l’ennesima di una città senza tempo. 

La mattinata trascorse velocemente, passata a servire clienti in negozio a Via dei Funari oppure, quando gli scaffali lo richiedevano, andando nel magazzino di Via dei Delfini ad una manciata di passi da lì, per prendere ora balle di jeans, ora di magliette, calzini, slip.
Arrivò l’ora di pranzo, tornai a casa per un rapido pasto poi subito di nuovo in negozio. Anticipavo come al solito il martedì la riapertura per andare incontro alle esigenze di un cliente.
Stesso percorso. Svoltando però per Via delle Botteghe Oscure, mi si parò davanti una scena inaspettata. Un’ assembramento concitato di persone, non aveva l’aria di essere una dimostrazione, piuttosto sembrava un corposo gruppo di curiosi.
Cercai di avvicinarmi per capire meglio cosa stesse succedendo. Più mi avvicinavo più il viavai della gente si faceva fitto ed era difficile avanzare. Saltai sopra il primo dei bidoncini della spazzatura aggrappato al lampione che trovai libero … l’assembramento veniva dalla viuzza in cui io normalmente svoltavo e che mi portava al negozio.
Mai vista tanta Polizia e Carabinieri, cominciai a preoccuparmi … lo fui molto di più quando i “celerini” decisero di caricare la folla di curiosi. Vidi quella massa di gente venirmi addosso, cominciai a correre anch’io cercando di non essere raggiunto e travolto.
La conoscenza di quei vicoli mi aiutò, tornai indietro e cercai di arrivare a via dei Funari passando per il ghetto.
Arrivato davanti a Teatro Marcello girai, a passo svelto superai il Rione X Campitelli con palazzo Capirucchi e S.ta Maria in Campitelli a guardarsi di traverso.
Poi a seguire il Rione XI S.Angelo, sulla sinistra via Tribuna dei Campitelli che corre verso il lungotevere, di fronte Via dei Funari con P.zza Lovatelli ad onorare l’omonimo Palazzo.
Qualche manciata di metri da dove lavoravo io.
Non si poteva passare, la strada sbarrata da un cordone di carabinieri più o meno della mia stessa età.
Chiesi loro cosa fosse successo, e mentre qualcuno si girò per ordinarmi di togliermi da lì, per pochi attimi potei vedere la scena.
Si svolgeva all’angolo dove la mattina verso le 7.30-8.00 fumai quella sigaretta.

Era un martedì, dicevo, di qualche manciata di anni fa … era il 9 Maggio 1978 … la prima via a sinistra su Via delle Botteghe Oscure con più giù largo Argentina era … via Caetani.

Una telefonata anonima pervenuta poco dopo le 13.30  al centralino della Questura aveva avvertito "In Via Caetani c'era un'auto rossa con il corpo di Moro".
Io ero a casa a mangiare mentre scattava l'allarme e la zona veniva invasa da poliziotti e carabinieri.
Il ritrovamento del cadavere avvenne poco dopo, era nel portabagagli della Renault, ed era quello di Aldo Moro.
Via Caetani è una strada abbastanza frequentata in cui è difficile trovare posto per parcheggiare a meno che non lo si faccia alle prime ore del mattino, tra le 7 e le 8, e non fù scelta a caso, visto che era situata a poche decine di metri dalla direzione comunista e da quella democristiana.
E’ rimasta lì con il suo tragico carico, fino a quando gli assassini hanno ritenuto opportuno avvertire, cioè tutta la mattinata.

Ed io fumai lontano una manciata di passi da quel cadavere … poi passai innumerevoli volte vicino quella macchia per andare nel magazzino di via dei Delfini, ignaro di tutto, intento ad adempiere ai miei doveri di commesso ... con il pensiero occupato dalle urgenze e speranze giovanili.

Mentre quell’ evento si apprestava a vivere il suo tragico epilogo, lasciando a Roma una traccia del suo accadimento. E’ così da secoli, tracce di storia lasciate dall’uomo testimoniano un momento … un fatto … un’epoca.

Oggi una targa a commemorare quel giorno, affissa vicino al Museo Nazionale Crypa Balbi di recente costruzione ... e quel giorno era un martedì … un martedì di qualche manciata di anni fà.

Qualche manciata di ...  un riflessodigitale di Lauro ... tag "La mia città"


 
 
 
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