Angelo Ribelle
La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...
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VentitreDicembreDuemilaSeiE' seduta in una panchina del parco più grande della città. Il freddo di dicembre le taglia il fiato a meta', ma lei resta totalmente estranea a tutto questo. Davanti a lei un facciotto tondo spunta da un cappellino con le orecchie da coniglio. Una visione che riuscirebbe ad anestetizzare qualsiasi sensazione sgradita, figuriamoci del banalissimo gelo. Un ragazzo che fa jogging e che le chiede l'ora, distoglie la mente e il cuore della giovane mamma dalla sua campana protettiva fatta di sogni. Risponde e si rende solo a quel punto conto di quello che la circonda. Le vetrine illuminate e i ritardatari a caccia dei regali dell'ultim'ora, cori natalizi che echeggiano nell'aria, clacson suonati nervosamente non appena scatta il verde dei semafori. Ma per fortuna è solo un attimo. Il suo coniglietto le ruba nuovamente i sensi, aiutato dal padre che, dolcemente, le accarezza il viso. Tutto sembra perfetto, tutto è perfetto. - Marco, sai, sono davvero felice stasera. Non pensavo che potesse accadere ancora...è davvero una magia-. Marco la guarda estasiato e non risponde, mentre il coniglietto continua a sorridere al mondo, illuminando coi suoi sorrisi la sera che veloce scende sulla citta' in festa. -Perchè vedi amore mio, io con voi due mi sento completa, realizzata, appagata. Dopo l'incidente non pensavo che saremmo tornati così, a festeggiare il Natale assieme, sorridenti e felici come un anno fa...- Ma le parole di una passante giungono a quel punto come il gelido freddo delle steppe siberiane, quello che arriva alla gambe e ti fa crollare, quello che ti ammazza mentre sibila forte negli orecchi. -Signorina, ha detto qualcosa? Diceva a me per caso?- Una frase che, come trielina, fa sbiadire dalla vista della ragazza l'immagine del suo cucciolo e del suo uomo e la riporta alla realtà di una panchina isolata e alla sua solitudine. -No, no signora...mi scusi. Stavo semplimente riflettendo tra me e me.- Un attimo di silenzio. -Ah...e buon Natale.- Buona fortuna. |
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lanciallotto, come amor lo strinse:
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.



Inviato da: cjeannine0000
il 24/07/2014 alle 19:20
Inviato da: viaggio80
il 20/05/2013 alle 16:40
Inviato da: viaggio80
il 07/05/2013 alle 12:26
Inviato da: soleinvernale0
il 17/12/2012 alle 16:31
Inviato da: KimLaStrega
il 04/05/2011 alle 16:18