Te lo dicevo: «Smetti di tingerti i capelli!»; ora capelli da tingere non ne hai più. Eppure, se tu mi avessi dato ascolto, che cosa c'era di più fluente di essi? Ti arrivavano fino all'estremità del fianco, là dove esso si incurva allargandosi.
Anzi, erano fini tanto che c'era da aver paura a pettinarli, sottili come i veli dei bronzei Seri o come il filo che il ragno tende con le sue zampette, quando tesse la sua trama leggera sotto una trave abbandonata. Essi non erano neri e tuttavia non erano biondi, ma, benché non fossero né biondi né bruni, avevano l'uno e l'altro colore, lo stesso che, nelle umide, scoscese valli dell'Ida, presenta un superbo cedro al quale sia stata strappata la corteccia.
Aggiungi che erano morbidi e si prestavano a cento acconciature e certo non erano per te motivo di sofferenza: non fu lo spillone a strapparli, non i denti del pettine; la pettinatrice poteva star tranquilla per la propria incolumità; spesso la padrona fu da lei pettinata davanti ai miei occhi e mai le strappò lo spillone per pungerle le braccia.
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