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Legge n. 241/1990

Post n°3220 pubblicato il 15 Ottobre 2021 da antonioi0

Legge n. 241/1990

 

 

seguente lavoro ha come oggetto l’analisi dell’evoluzione del diritto di

accesso a partire dalla Legge n. 241 del 1990 sul procedimento, passando per la

Riforma Madia (D. Lgs. 97 del 2016) che ha introdotto l’accesso civico

generalizzato fino al recente Regolamento Europeo in tema di Privacy, ovvero

il GDPR (General Data Protection Regulation) n. 675 entrato in vigore il 25

maggio 2016 e che prevedeva la data del 25 Maggio 2018 quale termine ultimo

per tutti gli Stati Europei per conformarsi alla nuova legge sulla Privacy.

Il diritto di accesso va inteso come espressione della partecipazione degli

individui all’attività amministrativa e quindi, è strettamente connesso alla c.d.

trasparenza amministrativa il cui obiettivo fondamentale è quello di assicurare

il buon funzionamento dell’attività svolta dalla Pubblica Amministrazione al

fine di evitare il verificarsi di fenomeni di corruzione all’interno degli enti

pubblici garantendo il rispetto dei principi di imparzialità, di legalità e di buon

andamento che costituiscono i cardini dell’attività amministrativa così come

indicato dall’art. 97 della Costituzione.

Negli ultimi anni però, a fronte di una rapida e veloce evoluzione

tecnologica si è determinato l’emergere di nuovi diritti e la conseguente

esigenza di tutelarsi in modo adeguato.

Infatti, è proprio in quest’ottica che si inserisce il diritto di accesso e la

previsione di una normativa ad hoc.

 

Alla base del presente lavoro vi è la trattazione di tre leggi fondamentali:

la Legge n. 241/1990 che fa riferimento al diritto di accesso documentale; il

Decreto Legislativo n. 33/2013 che, oltre ad introdurre la tematica dell’accesso

civico semplice, si occupa anche della prevenzione e della repressione della

corruzione all’interno delle pubbliche amministrazioni; infine, il Decreto

Legislativo n. 97/2016, c.d. Foia Italiano, che introduce la nuova fattispecie

dell’accesso civico generalizzato che ha apportato profonde innovazioni

all’interno della burocrazia italiana dato che chiunque ha la possibilità di

richiedere alle amministrazioni ulteriori dati e documenti rispetto a quelli per

cui vige l’obbligo di pubblicazione.

A questa importante e cospicua normativa italiana poi, bisogna

aggiungere il recente Regolamento Europeo, GDPR n. 675/16, che costituisce

la nuova legge sulla privacy. Infine, tale analisi evidenzia come, nel corso di

questa evoluzione normativa, il legislatore abbia cercato di bilanciare, da un

lato, l’esigenza di trasparenza nell’attività e nella documentazione tenuta dalla

Pubblica Amministrazione che si estrinseca proprio nella richiesta di acceso agli

atti, dall’altro invece, il diritto alla privacy, ossia alla protezione dei dati

personali, soprattutto quelli sensibili, disciplinati dal c.d. Codice della Privacy

 

(Decreto Legislativo n. 196 del 2003).

 
 
 
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