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Creato da antonioi0 il 05/02/2009
CULTURA E GIUSTIZIA
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TERREMOTO E RICOSTRUZIONI IN IRPINIA IL RESTAURO E I PIANI DI RECUPERO DEI CENTRI STORICI MINORI
Post n°3628 pubblicato il 13 Novembre 2022 da antonioi0
Sant’Andrea di Conza, sorge a ridosso di un costone roccioso detto Serra la Serpa, a sud di Conza della Campania, tra questa e Pescopagano, nell’alta valle dell’Ofanto, tra il Monte Calvo e la Cresta Cesina, lungo la via Appia 7787. Come tutti i centri trattati in questo studio e come altri, forse più degli altri, la sua storia è legata a quella di Conza della Campania. In particolare le notizie sulla cittadina irpina si perdono nei secoli e per le guerre. Diversi autori scrissero a suo riguardo ma le fonti archivistiche dalle quali trassero i loro scritti sono andate perdute88. Nasce, S.Andrea, per emanazione da Conza: è probabile, infatti, che dopo il terremoto del 990 che devastò il territorio, alcuni conzani si trasferirono in questa zona poco lontana dalla città d’origine anche per cercare un luogo più salubre rispetto agli “stagna Aufidis”, ovvero le acque dell’Ofanto che in alcuni punti della valle rendevano l’aria insalubre89 e per impiantarvi attività agricole, vista proprio la ricchezza di acqua90. Quindi, è possibile che il versante della collina dove ora sorge S.Andrea fosse abitato già alla fine del X sec.91, anche se la prima notizia ufficiale riguardante questo territorio viene dal primo feudatario di Conza, ovvero Gionata di Balvano. Questi con pubblico istrumento, nel 1161 donò a S. Maria dell’Episcopio di Conza una Chiesa dedicata all’Apostolo Andrea, posta, tra il territorio di Conza e il castello di Pescopagano92. Il motivo della donazione fu di assicurare ai vescovi di Conza una degna sede, dando loro il potere civile misto, ossia il potere temporale, sull’intero feudo di S.Andrea, nonché assicurare la rendita per il vitto di chierici al servizio della Chiesa di Conza93. Nello stesso periodo, il conte concesse, a quanti si fossero trasferiti nel territorio vicino alla chiesa, la dispensa da ogni servitù ed esazione fiscale, probabilmente per sgravare il paese da parte della popolazione che viveva ancora in condizioni indigenti dopo il terremoto94. Il costruendo villaggio iniziò dunque la sua vita come feudo vescovile e, a parte una breve parentesi, fu tale fino agli ultimi anni del Settecento, fino alla abolizione dei privilegi feudali, avvenuta con Dispaccio Reale del 26 novembre 1791, quando il feudo fu incorporato al Regio Demanio95. Non è certo se il Fortilizio, il castello, poi episcopio, oggi sede dell’Amministrazione comunale, fosse stato costruito dall’Arcivescovado sin dal 1161, per stabilirvisi, o se fosse successivo, del XIII sec., ovvero dell’unico periodo in cui non furono gli arcivescovi ma famiglie di nobili a tenere il feudo; di certo, inizialmente, doveva avere funzione difensiva, cosa che si deduce anche dalla posizione, sommitale, che ha rispetto al paese, addossato e fortemente aderente ad uno sperone roccioso. Dopo il breve periodo, dal XIII sec. al XV sec., in cui furono feudatari prima la famiglia Poncelly di origine francese, poi gli stessi signori feudatari di Conza della Campania, i Del Balzo, i Gesualdo, i Ludovisi ed, infine, i Mirelli, S. Andrea tornò nella cura degli arcivescovi che si stabilirono nell’edificio fortificato, trasformandolo in Episcopio96. Dopo il Concilio di Trento, tenutosi tra il 1545 e il 1563, S. Andrea assurse ad importante centro di formazione culturale e religiosa, per una vasta area geografica, con la costruzione ed il potenziamento del Seminario Arcivescovile, un ruolo che ha continuato a svolgere fino agli anni 60 del XX secolo. È tra il XVI e il XVII secolo che S. Andrea ebbe il suo maggior sviluppo urbanistico, visibile ancora oggi nell’impianto e in diversi tipi edilizi. Fu il periodo in cui venne costruita anche la cinta muraria, di cui è visibile ancora una delle porta, l’Arco della Terra, aperta verso Conza. Anche S. Andrea fu sconvolto dai terremoti che colpirono tutta la valle, nel 1694 e nel 1732, e dopo questi venne ricostruita l’antica chiesa dedicata a S. Andrea, ribattezzata Chiesa della Congregazione dell’Immacolata97. Come accennato, nel 1791, l’arcivescovo, allora Ignazio Andrea Sambiase98, rinunciò alla giurisdizione baronale del feudo che fu incorporato al R. Demanio e quando nel 1799 venne istaurata la Repubblica Partenopea e il regno diviso in dipartimenti e cantoni, S. Andrea andò a far parte del cantone di Pescopagano, con capitale Foggia. Il feudo derivava la sua maggiore ricchezza dall’abbondanza di acque, con la quale venivano irrigati i suoi e molti campi della valle, per la produzione di derrate per molti centri limitrofi. S.A ndrea era, ed è ancora, famosa per la presenza di cave per l’estrazione di una pietra calcarea bianca, detta favaccio, estremamente resistente. Sulla stessa pietra sorge l’abitato e della stessa pietra sono fatti molti dei monumenti e delle abitazioni, anche modeste, del paese. Nella lavorazione della pietra sia come materiale da costruzione che come ornamento, molti degli abitanti erano esperti lapicidi, artigiani che espressero la loro maestria su moltissimi edifici del luogo. È possibile, infine che proprio per l’uso di tale pietra si siano attutiti i danni relativi al terremoto del 1980. Il centro fin dalla fondazione rimase per lo più isolato e forse anche per questo è stato, nel suo assetto urbanistico ed edilizio, poco manomesso99; tale isolamento diminuì dapprima con la realizzazione della ferrovia Avellino-Rocchetta, poi con quella della statale Appia. Inoltre, prima la ferrovia poi la creazione dell’acquedotto pugliese mitigarono parzialmente la crisi economica che aveva provocato il fenomeno migratorio di cui soffrono la maggior parte delle zone interne dell’appenino centro meridionale dalla fine dell’ottocento fino agli anni 60 del XX secolo.
99 87 Preambolo storico, Statuto del Comune di Sant’Andrea di Conza, pg.1. 88 Ci si riferisce qui, ad esempio, ai documenti che attestano la donazione della chiesa di S.Andrea, in loco, a S.Maria dell’Episcopio, da parte di Gionata di Balvano. Gli scrittori storici di questi luoghi, come il Castellano e il Lupoli, dichiarano, entrambi, di aver potuto leggere tali documenti originali presso l’Archivio diocesano, purtroppo andato distrutto. Diversamente Vito Acocella afferma di averli studiati direttamente presso l’Archivio di Stato di Napoli, dove era custodita una copia andata distrutta durante l’ultimo conflitto mondiale con il complesso delle pergamene antiche (G. Mazzeo, Caratteri del centro storico di S.Andrea di Conza, pg.1) 89 G. De Matteo, Viaggio in Irpinia, Vol. III, edizioni la Ginestra, pg.1002. 90 Preambolo storico, Statuto del Comune di Sant’Andrea di Conza, pg.1. 91 In realtà non si può escludere che il nucleo originario di S.Andrea possa essere ancor più antico e risalire alla ripopolazione del territorio operata dagli stessi Longobardi, quando nel 625 conquistarono Conza. Le indagini hanno necessità di essere approfondite proprio riguardo l’alto medioevo. 92 G. De Matteo, op.cit., pg.1002. 93 G. Giorgio, S.Andrea di Conza. Fatti, immagini e documenti di ieri e di oggi, in «Civiltà Altirpina», suppl. fasc. I, Anno IV, gen-giu 1993, pg.1. 94 G. De Matteo, op.cit., pg.1003.
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