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Creato da antonioi0 il 05/02/2009
CULTURA E GIUSTIZIA
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TERREMOTO E RICOSTRUZIONI IN IRPINIA IL RESTAURO E I PIANI DI RECUPERO DEI CENTRI STORICI MINORI
Post n°3668 pubblicato il 24 Dicembre 2022 da antonioi0
Calitri
Calitri sorge su un colle che domina gran parte del corso superiore dell’Ofanto. Gli studi paleolitici e neolitici, ancora oggi, non riescono a restituire un quadro chiaro e completo della vita di questi luoghi a quel tempo, ma è certo, come lo è per quasi tutto il territorio italiano132, che queste terre furono abitate in quelle epoche, così come in modo empirico si deduce anche da diversi ritrovamenti. E proprio nei territori di cui si parla si stabilirono primitivi nuclei che andarono ad abitare le cavee naturali di cui proprio il monte, su cui Calitri sorge, abbonda. La stessa Calitri odierna è un alveare di grotte di diversa dimensione modificate ed adattate dall’uomo per i propri molteplici bisogni133. Come ci dice lo stesso Giulio Acocella, studioso e storico locale, fino agli anni ‘50 del secolo scorso le grotte erano occupate dalla parte più povera della popolazione calitrana che le usava come abitazione; più tardi sono divenute cantine, stalle, legnaie e oggi sono utilizzate come ambienti particolarmente adatti alla conservazione di prodotti enogastronomici di nicchia che traggono le caratteristiche organolettiche proprio dalle particolari condizioni termo-igrometriche delle grotte. La formazione di tali antri fu facilitata dalla natura del monte, di arenaria dell’epoca terziaria di poca consistenza, la cui compattezza è dovuta più a pressione degli strati superiori che a cementificazione. Il banco di arenaria poggia poi su un banco di argilla. Testimonianza di un passato antichissimo è sicuramente il primitivo nome di Calitri, Aletriom134, il cui suffisso ne ricorda distintamente altri relativi a città di chiara origine pre-indo-europea, probabilmente etrusca, mentre al prefisso ala, o ale, non è dato attribuirvi un significato più preciso135. E’ certo però che essendo il significato di –triom noto come “luogo” o “sito”, il prefisso doveva indicare una caratteristica propria del territorio stesso. Successivamente, come spesso accade, mentre mutano i popoli, i toponimi restano e più tardi il nome Aletriom, si trasformò nel più “corrente” Aletrion, al quale si volle coniugare una influenza greca136. Sul periodo di appartenenza e di nascita dell’antica Calitri, sono testimonianza ritrovamenti di fittili studiati dalla Regia scuola delle ceramiche di Grottaglie che li ha datati al periodo al IV-III sec. a.C.137. E’ poi accreditata la testimonianza di Plinio il Vecchio che narra della presenza di Aletrini138 tra le civiltà irpine 132G. Nicolucci., L’età della pietra nelle province napoletane, in «Rendiconto dell’Accademia delle scienze», Napoli 1872. 133 V. Acocella, Storia di Calitri, Officina Tipografica A. De Robertis e Figli, Putignano 1921. 134 “La forma primitiva del nome era, dunque, Alatriom,con accento iniziale tirreno-etrusco; in seguito l’indebolimento di a in e in sillaba seguente, non aperta presso gli italici, che ne ereditarono il paese e il nome, diede luogo ad Aletriom.”(V. Acocella, Storia di Calitri, Officina Tipografica A. De Robertis e Figli, Putignano 1921, pg.10). 135 Ivi, pg.10 136 Ivi, pg.13 137 Ivi, pg.14 138 “Plinio, adunque, elencando le popolazioni dell’Italia, secondo la divisione fatta sotto Augusto, allorchè gli Irpini furon separati dagli altri Sanniti e congiunti, nella seconda regione, con l’Apulia e la Calabria, colloca gli Aletrini subitoaggregate alle colonie romane e abitanti della città di Aletrium, secondo il Cassitto139, studioso di civiltà irpine, corrispondente all’odierna Calitri. Se la vita antichissima di Calitri non è risolta in maniera definitiva dal suo toponimo sicuramente può esserlo dalla conformazione della cittadina stessa e dal disseppellimento di armi, vasi fittili e altri utensili che confermano la conformazione di oppidum che la città aveva sin dai tempi precedenti la conquista romana, così come moltissime delle conformazioni urbane della penisola che essendo attraversata dalla catena appenninica, ben si prestava a questo tipo di formazioni che divennero peculiarità propria italiana. Calitri, dunque sorge a 665 metri sul livello del mare, su un’altura che a nord-ovest si presenta costituita da una parete tufacea a strapiombo mentre su gli altri versanti è caratterizzata da pendii erti ma poco insidiosi per chi volesse risalire la città di nascosto. L’oppidum era conformazione utilizzata dalle antichissime popolazioni italiche per difendere i siti religiosi e anche amministrativi da primitivi invasori. L’oppidum di Aletrium era occupato dall’arx, poi sempre riutilizzato nei secoli, che costituiva il centro, il nucleo principale che univa tra loro gli Aletrini sparsi nelle campagne140. Vito Acocella, letterato, storico e paleografo irpino, nota la conformazione della costruzione, costituita da blocchi a facce poligonali e da massi squadrati che lui fa risalire al terzo tipo di costruzioni riportata dal Giovenale141. A questo poi aggiunge la presenza di toponimi, tutt’ora in uso che rimandano a nomi classici romani come quello della località Posterla, evidentemente derivata da posterula, ovvero piccola porta, che indicava una delle tante comunicazione tra l’arx e i sui vici. La toponomastica ci viene incontro anche con i nomi di numerose località della campagna calitrana come Ischia (insula), Luzzano (lucus Iano), Vetrano (veteranus). A questo si aggiungono poi i ritrovamenti di armi, monete romane, nonché ossa collocate in sarcofaghi con vasi lacrimatori, daghe e clipei di chiara epoca romana, ovunque si sia scavato nell’agro calitrano e che, come precisa il De Simone, riportato dall’Acocella, testimoniano l’usanza di seppellire fuori dal perimetro dell’arx, accreditandone ulteriormente la presenza142. Va, inoltre, ricordato il ritrovamento di diverse iscrizioni, mai perfettamente datate, che, assieme al resto, impongono la necessità di uno studio archeologico più approfondito sull’intero territorio irpino senza il quale è impossibile una completezza nel racconto della storia di questi antichissimi popoli. dopo gli Aquiloni e i Compsani” (V. Acocella, Storia di Calitri, Officina Tipografica A. De Robertis e Figli, Putignano 1921, pg.14). 139 D. Romanelli, Antica topografia storica del regno di Napoli, Stamperia Reale, Napoli 1815. 140 “E dagli Aletrini fu prescenla la vetta di un colle isolato, nell’estremo limite dell’Appennino irpino, a cavaliere dell’alta valle dell’Ofanto, che servisse di fortezza (arx) a tutti i membri della colonia, distribuiti in numerosi vici, nella circostante campagna, dediti all’agricoltura e alla pastorizia” (V. Acocella, Storia di Calitri, Officina Tipografica A. De Robertis e Figli, Putignano 1921, pg.18). 141 Ivi, pg.23. 142 Ivi, pg.24.
Diversamente, la presenza di Calitri in epoca romana può essere accreditata per via indiretta, essendo limitrofa alla più importante Compsa, di cui si ha documentazione più certa circa la sua storia “romana”. Compsa difatti, dopo aver contribuito con denaro e soldati ad appoggiare Roma nella seconda guerra punica aprì le porte ad Annibale che, prima di andar via, impose che venissero stabiliti presidi difensivi nelle città vicine; è probabile che tra queste vi fosse Calitri, anche perché incontrata mentre l’esercito cartaginese risaliva il fiume Ofanto, spostandosi per la penisola, ed avendo questa una strategica posizione al confine appulo-lucano. Tornando al nome, nel tempo, forse semplicemente per ragioni di fonetica143, diversa da territorio a territorio su tutta la penisola, il nome di Aletrium si trasformò, spontaneamente, in Caletrum144, quindi Calitri. Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, la storia di Caletrum si svolse in stretta correlazione a quella della vicina e più importante Compsa (Conza), che, durante il passaggio dal dissolvimento politico sociale di Roma alle nuove forme di governo barbare, seppe mantenere una forte indipendenza, tale da costituire il centro strategico-commerciale di un territorio, incrocio di molte strade, nella valle ofantina. Quest’ultima, per conformazione, era assai sicura, caratterizzata da monti e colline inespugnabili, già costellati di castelli, «fiori assai rigogliosi dell’antichità remota, benché parecchi petali abbian perduto nei secoli, soggetti come erano, più di ogni altro edificio, ad incessanti minacce del tempo e degli uomini»145. Questo territorio con tutti i suoi castelli fu occupato dai Goti nel 524, poi dai Bizantini (555-591) e dei Longobardi che da Benevento, alla fine del 500, penetrarono nell’alta valle dell’Ofanto e fecero proprio di Conza il capoluogo di un cospicuo gastaldato. E così, come racconta anche Giustino Fortunato, Conza divenne il centro di un territorio che andava da Teora, (alto Sele) a Bisaccia, nel quale Calitri si ergeva con il suo castello a cavaliere della valle dell’Ofanto. L’esistenza della Calitri longobarda, oltre che dalla conformazione cittadina non è però testimoniata da forti fonti storiche bensì da alcune fonti religiose e di tradizione che, accompagnandosi a fonti storiche indirette, ne ricostruiscono un percorso che restituisce l’evidente presenza della cittadina medievale. Il santo patrono di Calitri è San Canio, di origine africana, giunto in Italia a causa delle persecuzioni, all’inizio del 400, dei Vandali in Africa146. Fuggito, il cristiano Canion si fermò ad Atella, antica città osca, dove divenne martire e santo, come riportato in diversi scritti. Ora, il corpo del santo venne traslato in periodo longobardo da Atella ad Acerenza, in terra lucana, poiché, si diceva che in 143 Ivi, pp.32-33. 144 Sempre l’Acocella lo fa risalire, in prima battuta, ad un documento diplomatico dell’alto medioevo, il Catalogo dei Baroni normanni,del 1140, deducendosi che la trasformazione si ebbe tra il sec VI e il sec. XI (V. Acocella, Storia di Calitri, Officina Tipografica A. De Robertis e Figli, Putignano 1921, pp.31-33). 145 V. Acocella, Calitri medievale, B. Johannowsky editore, Napoli 1923, pg.4. 146 V. Acocella, Calitri medievale, pp.6-11.
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