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« LA FISICA CHE FA BENELA FISICA CHE FA BENE »

TERREMOTO E RICOSTRUZIONI IN IRPINIA IL RESTAURO E I PIANI DI RECUPERO DEI CENTRI STORICI MINORI

Post n°3809 pubblicato il 11 Maggio 2023 da antonioi0

In Italia, si osserva, in merito, un certo ritardo; già differita rispetto alle rivoluzioni industriali e ai

cambiamenti sociali, la cultura borghese si affrettò a prendere dalla Mitteleuropa i modelli di più

facile interpretazione, introducendo nella progettazione delle trasformazioni necessarie all’interno

delle città i boulevard parigini e le demolizioni, più spesso funzionali solo ad una certa speculazione

edilizia, interesse di una classe media commerciale ed agricola arricchitasi grazie al maggior

mercato disponibile dopo un’unità nazionale forzata, ed aiutata in questo dalla legge n.2359

sull’esproprio dei beni immobili per pubblica utilità, emanata il 25 giugno 1865, poi fortemente

criticata anche dallo stesso Giovannoni202. Nel corso della seconda metà del XIX secolo, questa

urbanistica priva di regole, ma mirata all’acquisizione e alla realizzazione di nuovi spazi utili, nei

centri antichi aveva portato al riempimento delle aree interne, le corti e i giardini, e a superfetazioni

che snaturavano proporzioni e rapporti tra strade, edifici e zone libere. Sicché, quando si fecero

strada le teorie igieniste intorno alla metà degli anni ottanta del secolo, l’antidoto alla malattia,

ovvero gli sventramenti usati per bonificare i quartieri malsani e affollati, che spesso coincidevano

con le parti più antiche della città, si rivelò più deleterio del morbo stesso203. I piani di Risanamento

furono dei veri e propri piani di demolizione del tessuto urbano esistente, tra questi il Piano di

Risanamento di Napoli (1885) è un esempio paradigmatico204. Contro questi interventi, attuati in

nome di una città più salubre, e in favore di una conservazione dell’architettura minore, dell’ensemble rappresentato dalle citta antiche, in Italia, si costituirono associazioni e comitati,

azioni di protesta e dibattiti, ospitati da riviste205, che però non assunsero ancora il valore ampio di

una teoria affiancata alla riflessione sull’urbanistica se non, qualche anno più tardi, già nel XX

secolo, con la traduzione italiana dei trattati stranieri in materia206 e le esperienze di interventi nelle

città europee e con l’opera di Gustavo Giovannoni. L’interdisciplinarietà degli studi di quest’ultimo

gli conferì una formazione tale da avvicinarsi con particolare sensibilità, ma soprattutto con

maggior competenza al tema dei centri storici, comprendendo il nesso tra i problemi che

affliggevano le città, la contemporanea necessità di espansione e di riorganizzazione dei sistemi

residenziali e stradali, e le conseguenze che questi inevitabili adattamenti alle esigenze moderne

avrebbero comportato sulle architetture storiche. L’avvicinamento alle teorie dei trattatisti europei

come Sitte, o alle esperienze di Buls, la lettura e la critica ai Piani Regolatori per Roma (1873, 1883

e 1908)207 influenzarono decisamente il suo pensiero tanto da approfondire le teorie del

diradamento e trarne una sua propria visione, formulata e pubblicata per la prima volta in Vecchie

città ed Edilizia nuova, nel 1913208 e in Il diradamento edilizio dei vecchi centri. Il quartiere della

Rinascenza a Roma209. In questi due scritti vi è tutta la teoria giovannoniana del rapporto tra

innovazione e conservazione nelle vecchie città e dell’approccio al centro antico. Egli parte senza

dubbio dal considerare il monumento sia in forma individuale che di insieme edilizio e in tutti i casi,

indipendentemente dai modi del restauro, collocato in un contesto adatto a valorizzare la sua

funzione di testimone del passato, in un’azione di ambientamento che sarà la fusione tra restauro

architettonico e risoluzione di problemi legati alla sistemazione dei vecchi centri210, liberandoli

dalla necessità di avere le funzioni della città moderna, allontanando i flussi di traffico maggiori da

trasferire all’esterno, nella zona di ampliamento organizzata attorno al nucleo storico, impostando

un sistema di collegamenti funzionali tra centro e periferia e migliorando, a questo punto, le

condizioni di igiene e la vivibilità degli antichi centri attraverso il diradamento. Con quest’ultimo

termine, meglio specificato nel secondo dei suoi scritti, nel commento al piano regolatore della

capitale, intende interventi mirati e misurati, che puntano a parziali allargamenti stradali e piccole

necessarie demolizioni all’interno dell’aggregato-bosco dell’insieme edilizio di un centro antico, nel quale, studiando il disegno di formazione e cogliendone la fibra, si può agire adattando ad essa

il nuovo progetto, sfoltendo e non potando di netto, rendendo più salubri i quartieri mentre si

liberano le architetture più importanti, asserendo, in maniera quasi provocatoria che il monumento

stesso potrebbe essere demolito se non collocato in un ambiente «adeguatamente pittoresco». Come Sitte, nel progetto di una città nuova legata all’antica, «tende verso una grande opera d’arte collettiva, o

Gesamtkunstwerk, (…)», che «dovrà trovare le sue origini nelle radici della tradizione e nei costumi locali», Buls ri rifà

alla «essence fondamentale de l’époque» e crede che «l’arte sia radicata nel carattere di un popolo». L’espressione

artistica è «l’emanazione della civilizzazione. Profondamente determinata dai costumi e dalle condizioni locali, essa

riflette la sostanza stessa dello sviluppo culturale. (…) La morfologia urbana costituisce lo strumento per eccellenza per

affermare il valore spirituale dell’epoca. (…) il carattere durevole della cultura locale.», in M. Smets, Sitte e Buls: la

nozione di contesto, in G. Zucconi (a cura di), Camillo Sitte e i suoi interpreti, pp.59-60.

202 L. Santoro, op.cit..pag.21.

203 G. Zucconi, La città contesa, pp.18-20.

204 La legislazione che sottende il Piano di Risanamento di Napoli sarebbe stata il volano per un Codice di igiene e

sanità pubblica che inevitabilmente detterà la configurazione planovolumetrica degli isolati con le distanze tra i

fabbricati, le altezze dei fronti, le caratteristiche dei cortili interni. La legge per il risanamento di Napoli, da stumento

eccezionale passa a legge ordinaria a cui tutti i comuni afflitti da problemi di igiene potevano rifarsi. La legge

concedeva espropri facilitati con indennizzi inferiori ai prezzi di mercato e mutui statali per lavori pubblici di

risanamento. Come Napoli, vennero allora Torino, Milano, Genova. (vedi G. Zucconi, La città contesa,pp.49-60). «Nuova Antologia» è una di queste riviste, forse quella che raccoglie la più grande messe di interventi sul dibattito

tra gli ingegneri igienisti “innovatori” e gli intellettuali “conservatori” del carattere della città antica. (vedi G. Zucconi,

La città contesa, pp. 93-98).

206 I trattati di Sitte vennero tradotti in lingua italiana solo all’inizio del 1900.

207 V. Fontana, Il caso di Roma in G. Zucconi (a cura di), Camillo Sitte e i suoi interpreti, cit.

208 A. Pane, Dal monumento all’ambiente urbano: La teoria del diradamento edilizio, in S. Casiello (a cura di), La

cultura del Restauro. Teoria e Fondatori, Marsilio, Venezia 2005, pp.293-314.

209 «I due testi sono in un certo senso complementari. Dal loro incrocio emerge che il problema urbanistico riguarda

principalmente i centri storici e, come tale, va ad intersecare la sfera del restauro architettonico; dall’altra parte tutela e

valorizzazione dei monumenti sono questioni inscindibili dal quadro ambientale. Ognuno dei due versanti rimanda

all’altro». G. Zucconi (a cura di), Dal capitello alla città, Jaca Book, Milano 1997, pp.41-42.

 

210 Ivi, pg. 40.

 
 
 
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