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CULTURA E GIUSTIZIA
 

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« L'INVENZIONE DEL PHL'INVENZIONE DEL PH »

SISMA DEL 1980

Post n°4716 pubblicato il 21 Settembre 2025 da antonioi0

CONSERVAZIONE E URBANISTICA NEL DIBATTITO PARLAMENTARE IN ITALIA, CIT. PG.114.

539 “RESTA, DUNQUE, ANCORA DI COMPETENZA DELL’URBANISTICA L’INDIVIDUAZIONE DEI TERRITORI COMUNALI DI UNO O PIÙ CENTRI

STORICI NEL TERRITORIO COMUNALE ALLO SCOPO DI APPLICARE UNA DIVERSA DISCIPLINA DEGLI EVENTUALI INTERVENTI EDILIZI, COSÌ COME

RESTA COMUNQUE LA PIENA DISCREZIONALITÀ DELLA MEDESIMA AUTORITÀ NEL VALUTARE GLI INTERVENTI CONSENTITI NELLLE VARIE PARTI

DEL TESSUTO URBANO, POTENDOSI ANCHE IMMAGINARE RESTRIZIONI PIÙ RIGOROSE IN ZONE CONSIDERATE ESTERNE AL CENTRO STORICO. IN

DEFINITIVA, TRATTASI DI UNA LEGISLAZIONE CHE CONSENTIREBBE UN’AMPIA E RIGOROSA TUTELA, MA CHE – COME FORSE È INEVITABILE –

LASCIA LARGO SPAZIO ALLA DISCREZIONALITÀ AMMINISTRATIVA ED HA, COMUNQUE, BISOGNO DELLA VOLONTÀ POLITICA E DEL CONSENSO

SOCIALE PERCHEÈ L’INTERESSE ALLA TUTELA SIA SALVAGUARDATO.” (G. D’ANGELO, BENI CULTURALI, URBANISTICA E DEMOCRAZIA

PARLAMENTARE IN «RESTAURO», N.133-134/95, PG. 75).

540 CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO, CAPO II, ART. 136, COMMA 1, C).

541 G. CARBONARA, TRENT’ANNI DI UNA BUONA CARTA DEL RESTAURO IN «RESTAURO» N. 131-132/95, PP. 58-59. L’APPROCCIO ALLA CONSERVAZIONE DEL CENTRO STORICO: CONSIDERAZIONI SUI CASI IRPINI

VERIFICATO L’APPROFONDIMENTO, L’AGGIORNAMENTO, LA COMPLESSITÀ E LA COMPLETEZZA CON CUI LE CARTE DEL

RESTAURO PROVANO A DEFINIRE COSA, NEL MODO MENO RESTRITTIVO POSSIBILE, DOVESSE ESSERE SOTTOPOSTO A

CONSERVAZIONE, VERIFICATO CHE NEGLI ULTIMI ANNI ’70 SI ERA RAGGIUNTO UN OTTIMO GRADO DI AFFINAMENTO

DEL PROGRESSO CONCETTUALE RIGUARDO LA TEORIA DEL RESTAURO542, RICONOSCIUTA LA CONNESSIONE, L’INTIMA

CORRELAZIONE TRA CONSERVAZIONE DEI CENTRI STORICI E URBANISTICA, APPROVATO UNO STRUMENTO CHE, BENCHÉ

INTERPRETABILE, COMUNQUE CONSENTIVA UN’AZIONE SU TALI PARTICOLARI “OGGETTI”, SI PUÒ RITENERE A BUONA

RAGIONE CHE LE BASI PER L’APPROCCIO AI PIANI DI RECUPERO POST TERREMOTO FOSSERO, ALMENO IN TEORIA,

SOLIDE.

CONSAPEVOLI, DUNQUE, DELLA STORIA DEI COMUNI IRPINI, DEL GRADO DI DANNO INFERTO DAL SISMA DEL 23

NOVEMBRE E INFINE DELLE PRECEDENTI ESPERIENZE, SICILIANA PRIMA E FRIULANA POI, CI SI È APPROCCIATI AL

RECUPERO DI OGNUNO DEI PAESI, COME ABBIAMO BEN VISTO NEL QUARTO CAPITOLO RELATIVO AI CASI STUDIO,

CON UNA COMPETENZA TECNICA SENSIBILE AL TEMA.

L’OGGETTO CHE SI DOVEVA TRATTARE ERANO PAESI, TUTTI DI FORMAZIONE MEDIEVALE, BENCHÉ MOLTI DI ESSI

FOSSERO GIÀ IN EPOCA SANNITA LUOGO DI STANZIAMENTO DI TRIBÙ, ANDATI SVILUPPANDOSI SU LORO STESSI,

DANDO ORIGINE A CENTRI PER LO PIÙ INCASTELLATI, FORTEMENTE STRATIFICATI, CON PRESENZE EDILIZIE

APPARTENENTI A TUTTI I SECOLI, FINO ALLA FINE DEL 1800. SUL FINIRE DEL 1800, CON IL FENOMENO

DELL’INDUSTRIALIZZAZIONE, INIZIÒ LO SPOPOLAMENTO LESIVO DI TALI AGGREGATI CHE SI PERPETUÒ,

ACCENTUANDOSI DOPO LE DUE GUERRE MONDIALI, FINO AGLI ANNI SETTANTA, QUANDO UNA LIEVE RIPRESA INIZIAVA

A CARATTERIZZARE QUESTE ZONE GRAZIE ALLE “RIMESSE” DEGLI EMIGRATI, PER LO PIÙ DEDICATE ALLA COSTRUZIONE

DI NUOVE ABITAZIONI ALLA PERIFERIA DEI CENTRI STORICI, MA IN TALUNI CASI ANCHE A MIGLIORIE DEGLI EDIFICI

ESISTENTI E AD INVESTIMENTI NEL SETTORE PRODUTTIVO PER LO PIÙ AGRICOLO543. L’ABBANDONO SE DA UNA PARTE

BLOCCÒ LO SVILUPPO E, IN ALCUNI CASI, LA VITA DEI CENTRI, CONSENTÌ QUASI SEMPRE LA PERSISTENZA DEI

CARATTERI DISTINTIVI TIPOLOGICI, FIGURATIVI E COSTRUTTIVI DELL’ARCHITETTURA ESISTENTE E IL MANTENIMENTO

DELL’IDENTITÀ CULTURALE.

IL TERREMOTO RAPPRESENTA LA BATTUTA D’ARRESTO DELL’ “EVOLUZIONE” OMOGENEA E COSTANTE DI TALI CENTRI,

INVESTENDO, DUNQUE, UN SISTEMA COSTRUITO DEBOLE A CAUSA DELLA MANCANZA DI MANUTENZIONE DEL

PATRIMONIO ESISTENTE E DI UNA MEDIOCRE COSTRUZIONE DEL NUOVO544, IL CHE RENDEVA MAGGIORMENTE

VULNERABILE UN TERRITORIO GIÀ CARATTERIZZATO DA ELEVATA SISMICITÀ. QUESTO HA PROVOCATO GLI INGENTI

DANNI CHE HANNO FATTO DEL SISMA IRPINO UNA CATASTROFE FISICA ED UMANA CHE HA ANNIENTATO UN TERRITORIO

GIÀ VESSATO DA ABBANDONO E POVERTÀ545.

L’AGGIORNAMENTO TEORICO, NELL’AMBITO DELLA CULTURA DEL RESTAURO, E LEGISLATIVO CONSENTIVA POSSIBILITÀ

DI INTERVENIRE; LA LEGGE E I FINANZIAMENTI DIEDERO L’OPPORTUNITÀ DI PENSARE AD UN FUTURO MIGLIORE, AL

RECUPERO DEI CENTRI E AD UNO SVILUPPO ECONOMICO CAPACE DI FAR RIENTRARE I “PAESI-PRESEPE”

NELL’AMBITO DELLA PIÙ AMPIA ECONOMIA NAZIONALE. QUESTO FU L’INTENTO DELLA LEGGE, LA 219/81, LA QUALE

PREVEDEVA, APPUNTO, OLTRE CHE IL RECUPERO DEL COSTRUITO, LO SVILUPPO DELLE CITTÀ ANCHE CON L’INCENTIVO

ALL’INDUSTRIALIZZAZIONE PER LA RIPRESA ECONOMICA.

L’ESPERIENZA SICILIANA AVEVA INSEGNATO CHE LO SRADICAMENTO DELLE COMUNITÀ DAI CENTRI DI

APPARTENENZA NON AVEVA MIGLIORATO LA VITA DEGLI ABITANTI NÉ SALVAGUARDATO LA LORO STORIA, IN PIÙ AVEVA

MOSTRATO QUANTO FOSSE FALLIMENTARE NON SOLO IL TENTATIVO DI CONCENTRARE NELLE MANI DELLO STATO TUTTO IL

POTERE DECISIONALE RIGUARDO LA RICOSTRUZIONE MA ANCHE IL CALARE MODELLI URBANISTICI ED EDILIZI

COMPLETAMENTE NUOVI SU ANTICHE REALTÀ SEDIMENTATE; IL FRIULI, D’ALTRA PARTE AVEVA EVIDENZIATO QUANTO

DIRIMENTE FOSSE IL RUOLO DI PRIMO PIANO DELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI E LA PARTECIPAZIONE DELLE

COMUNITÀ AL PROCESSO DI RECUPERO DEGLI ABITATI E DI “RIVITALIZZAZIONE SOCIALE ED ECONOMICA” DEI

SINGOLI PAESI.

CON QUESTI PRESUPPOSTI VENNE SCRITTA LA LEGGE E FU DEL TUTTO SPONTANEO CHIEDERE IL RECUPERO

DELL’ESISTENTE SIA DA PARTE DELLE COMUNITÀ CHE DELLE ÉLITE CULTURALI.

IL PIANO DI RECUPERO FU, IN TUTTI I CASI, LO STRUMENTO UTILIZZATO MA IN OGNUNO L’INTERPRETAZIONE CHE SI

DIEDE FU DIVERSA E DA QUI PARADIGMATICA. NE SCATURISCE UNA SORTA DI ABACO DI ESEMPI FORNITO DA ALCUNI

DEI PAESI DEL CRATERE, OVVERO QUELLI CHE SUBIRONO I MAGGIORI DANNI, PARI QUASI ALLA TOTALITÀ DEL

COSTRUITO. L’ANALISI DI QUESTI PERMETTE DI FOCALIZZARE CONSEGUENZE DIVERSE E DUNQUE EVENTUALI

ARRICCHIMENTI O PERDITE DI TESTIMONIANZE MATERIALI CHE OGGI VANNO AFFRONTATE IN SENO ALLA

CONSERVAZIONE DI OGNI SINGOLO AGGREGATO.

I CASI ASSURGONO A PARADIGMI SIA PER LA MANIERA IN CUI SI È AFFRONTATA LA RICOSTRUZIONE CHE PER GLI ESITI

RISCONTRABILI OGGI. VARI SONO I TEMI CHE SI EVINCONO DALL’ANALISI SUL CAMPO E SUI QUALI SI IMPONE

ATTUALMENTE UNA RIFLESSIONE AL FINE DELLA POSSIBILE CONSERVAZIONE DEI PAESI-PRESEPE DELL’IRPINIA

ODIERNA: TRA QUESTI QUELLO DELLA “RIPRODUZIONE DELL’IMMAGINE” NEL TENTATIVO, SPESSO, DI FERMARE UN

TEMPO, QUELLO DEL PRE-SISMA, COSÌ COME SUCCESSE IN FRIULI, POCO PRIMA CHE IN IRPINIA. LA VOLONTÀ,

SPESSO POPOLARE, È DI CANCELLARE IL SEGNO DELLA FERITA IMPOSTA DALLA CATASTROFE, RIPROPONENDO CANONI

FORMALI PASSATI, GIUSTIFICANDOLI ATTRAVERSO IL RITORNO ALLA TRADIZIONE DEI MATERIALI E DELLE TECNICHE

COSTRUTTIVE. SONO I CASI, EVIDENTI, DI SANT’ANGELO E DI CALITRI. NEL SECONDO CASO IN MANIERA PIÙ EVIDENTE RISPETTO AL PRIMO SI RISCONTRA L’USO PEDISSEQUO, QUASI “DELITTUOSO”, DELLE COSIDDETTE TECNICHE

TRADIZIONALI E IN PIÙ IL MANCATO STUDIO E DUNQUE LA MANCATA MESSA IN ATTO DI UNA FUNZIONE

COMPATIBILE PER IL NUCLEO PIÙ ANTICO CHE RESTA UN GUSCIO VUOTO, METTENDONE A RISCHIO LA STESSA

CONSERVAZIONE.

DUNQUE, L’ESEMPIO DI SANT’ANGELO DEI LOMBARDI SI PONE COME RIFERIMENTO PER DUE RAGIONI: UN ITER

FORMATIVO DEL PRIMO PIANO REDATTO, ESEMPLARE PER LA TEORIA CHE LO INFORMA E, AL CONTRARIO, UN ITER

REALIZZATIVO” CHE TENDE A CONTRADDIRE LA REGOLA INIZIALE. È CONSIDERATO “MODELLO” PER LA

RICOSTRUZIONE POST SISMICA PER ESSERE STATO IL PRIMO PIANO DI RECUPERO DOPO L’EMANAZIONE DELLA

LEGGE DI RICOSTRUZIONE E PER ESSERSI BASATO SU UN PRECEDENTE PROGETTO PILOTA STILATO DA UNA

COMMISSIONE TECNICA ORGANIZZATA DAL DISTACCAMENTO APPENA FORMATOSI DELLA SOPRINTENDENZA AI BENI

CULTURALI IN PROVINCIA DI AVELLINO. L’IMPRINTING DEL PIANO FU SENZA DUBBIO DATO DALLA QUALITÀ DEGLI

ESTENSORI, OVVERO MEMBRI DELLA SOPRINTENDENZA O DI ASSOCIAZIONI QUALI ITALIA NOSTRA, CHE DA ANNI

DIBATTEVANO NEL MERITO DELLA TUTELA DEI CENTRI STORICI. IL PIANO IMPOSTÒ QUINDI, IL RECUPERO SUI DETTAMI

DELLE CARTE DEL RESTAURO FINO ALLORA SCRITTE, CON PARTICOLARE ATTENZIONE NEI CONFRONTI DELL’ARCHITETTURA

MINORE DEI CENTRI STORICI COSÌ COME ERA VENUTA DELINEANDOSI NEGLI ULTIMI ANNI, E RIPRESE DALLA

PRECEDENTE, SEBBENE RECENTISSIMA, ESPERIENZA FRIULANA ALCUNE EFFICACI PRATICHE COME LA RIMOZIONE

MANUALE DELLE MACERIE E LA COSTANTE RIUNIONE IN ASSEMBLEE PER PROMUOVERE LA PARTECIPAZIONE DEI

CITTADINI, PROSPETTANDO LA RESTITUZIONE, ATTRAVERSO IL RECUPERO E LA PROGETTAZIONE OMOGENEA, ANCHE DI

UNA DIMENSIONE UMANA E SOCIALE. TALI PREMESSE SI TRADUSSERO IN UN PIANO BASATO INNANZITUTTO SU UN

ATTENTO STUDIO STORICO DELL’AGGREGATO E SU UN PUNTUALE RILIEVO DI TUTTO IL CENTRO E SUCCESSIVAMENTE SU

INTERVENTI RACCHIUSI NELLA DICITURA DI RESTAURO URBANISTICO, INTESO COME «QUEL COMPLESSO DI INTERVENTI

VOLTI ALLA CONSERVAZIONE DELLA INSCINDIBILE UNITÀ FORMALE E STRUTTURALE DELL’ANTICO ORGANISMO URBANO,

ALLA CONSERVAZIONE DELL’IMPIANTO VIARIO E DEI RAPPORTI VOLUMETRICI PREESISTENTI, ALLA RICOSTRUZIONE

DELLE PARTI DEL TESSUTO EDILIZIO DISTRUTTO, MEDIANTE LA RIPROPOSIZIONE DELLA TIPOLOGIA PREVALENTE»546,

CONSIDERANDO L’INTERO AGGREGATO COME UNICO MONUMENTO, I CUI SINGOLI EDIFICI SAREBBERO STATI TRATTATI

CON INTERVENTI PUNTUALI DI RESTAURO E RICOSTRUITI SOLO LÌ DOVE NON VI FOSSE STATA UN’ADEGUATA

DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA E CATASTALE, E COMUNQUE NEL RISPETTO DELLA TIPOLOGIA ESISTENTE,

NON MENZIONANDO AFFATTO LA POSSIBILITÀ DI USARE FORME CONTEMPORANEE DI ARCHITETTURA, MA LIMITANDOSI

 

A PRESCRIVERNE LA RICONOSCIBILITÀ.

 
 
 
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