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CULTURA E GIUSTIZIA
 

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« UNA NUOVA GEOMETRIA

LA DIMENSIONE TERRITORIALE DELLA CONSERVAZIONE

Post n°4848 pubblicato il 18 Gennaio 2026 da antonioi0

SI È GIÀ DETTO CHE IL TERREMOTO DEL 1980 NON COLPISCE UN NUMERO FINITO DI AGGREGATI MA UN SISTEMA,

QUELLO DEI “PAESI-PRESEPE”, DEI CENTRI STORICI MINORI DELL’APPENNINO MERIDIONALE, CON LE

CARATTERISTICHE GIÀ ELENCATE.

SUBITO DOPO IL TERREMOTO IN FRIULI, COME SI È ACCENNATO NEL CAPITOLO 3, NEL VALUTARE IL MODO CON CUI SI

INTENDEVA APPROCCIARSI ALLA RICOSTRUZIONE, LA PRIMA PROPOSTA FU QUELLA DI SOSPENDERE QUALSIASI TIPO DI

PROGRAMMAZIONE, PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE URBANA ED EDILIZIA ORDINARIA PER PASSARE AD UNO

STATO DI “STRAORDINARIETÀ”, NECESSARIO IN EMERGENZA. LA RISPOSTA CHE SI DIEDE A RIGUARDO FU QUELLA DI

NEGARE LA TOTALE STRAORDINARIETÀ DA DECLINARSI SIA NELLA NORMATIVA DA EMANARE CHE NEGLI STRUMENTI

TECNICI PROGETTUALI. QUESTO PERMISE DI MANTENERE UN PIANO URBANISTICO REGIONALE, GIÀ APPROVATO E IN

FASE DI ADOZIONE. IL MANTENIMENTO DEL PIANO REGIONALE, ALMENO COME METAPROGETTO, VOLLE DIRE NON

SCONVOLGERE L’ASSETTO E LA VISIONE DI SVILUPPO CHE SI AVEVA DI QUELLE ZONE, TENTANDO DI FAR RIENTRARE

NEI DETTAMI DEL PIANO QUELLE AZIONI NECESSARIAMENTE STRAORDINARIE COME LA RICOSTRUZIONE MA SENZA

DEVIARE DAL PERCORSO GIÀ STUDIATO564.

PER QUANTO, OGGI, LA CULTURA IN GENERALE SI SIA ATTESTATA PIÙ CHE SULLE RICOSTRUZIONI ED I RESTAURI, SULLA

CONSERVAZIONE E DUNQUE SULL’IMPEGNO PRIORITARIO VERSO LA MANUTENZIONE ED IL MINIMO INTERVENTO565,

ANCORA DOPO I TERREMOTI DELL’EMILIA, COME IL PRECEDENTE IN ABBRUZZO, SI LASCIANO NELL’ABBANDONO I

CENTRI O ADDIRITTURA SI PROSPETTANO SOLUZIONI DINAMITARDE, COME SE L’AMNESIA FOSSE UNA MALATTIA

INDEBELLABILE DELL’ITALIANO566, O COME SE NON ESISTANO TERREMOTI O L’ITALIA NON SIA UN PAESE

COSTANTEMENTE A RISCHIO SISMICO567. E’, QUINDI, QUESTO UNO DEI TEMI CHE VIENE FUORI DALLA RICERCA, UN

TEMA A MARGINE, MA NON MENO IMPORTANTE, CHE RIGUARDA UN ATTEGGIAMENTO GENERALE NEI CONFRONTI DI

UN PATRIMONIO VULNERABILE COME QUELLO ITALIANO. LA VULNERABILITÀ DEL TERRITORIO NAZIONALE DERIVA DALLA

SUA FRAGILITÀ SISMICA, IDROGEOLOGICA, MA ANCHE EDILIZIA, CHE RICHIEDEREBBE, QUINDI, UN SISTEMA DI

PREVENZIONE, MA ANCHE IL CORAGGIO DI ACCANTONARE I GRANDI PROGETTI PER UN UNICO GRANDE E DIFFUSO

PROGETTO DI MESSA IN SICUREZZA DEI TERRITORI E DEL COSTRUITO ESISTENTE, NELL’OTTICA NON SOLO DEL RISPETTO

DELL’ART. 9 DELLA COSTITUZIONE, IN ALTRE PAROLE DELLA SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO CULTURALE, MA ANCHE DI

RECUPERO DI “ECONOMIE” DI CONSERVAZIONE568.

DUNQUE, DI DUE COSE BISOGNA NECESSARIAMENTE, ORAMAI, TENERE CONTO, ALLA LUCE ANCHE DEGLI ULTIMI

AVVENIMENTI: L’ITALIA È UN PAESE DI CENTRI STORICI E TERREMOTI, E GLI UNI E GLI ALTRI DEVONO ESSERE

GOVERNATI DALLA PIANIFICAZIONE E DALLE REGOLE EDILIZIE. IL PATRIMONIO MAGGIORE È IL COSTRUITO E

L’AMBIENTE, E LE OPERE POSSIBILI SONO LA MANUTENZIONE E LA BUONA GESTIONE; SE ABBANDONATO, TALE

PATRIMONIO, NON POTRÀ CHE ESSERE UN PERICOLO, PRIMA CHE UNA PERDITA.

NELLE PIANIFICAZIONI SI DEVE NECESSARIAMENTE TENERE CONTO CHE INTERVENIRE GESTENDO BENE UN

PATRIMONIO COSÌ VASTO DI ARCHITETTURE ESISTENTI SIGNIFICA INFINE RIUSCIRE A VALORIZZARLO, ANCHE

AVENDONE, DI RITORNO, UN MIGLIORAMENTO DEL BENESSERE DELLE POPOLAZIONI CHE PASSA ANCHE PER

L’OTTIMIZZAZIONE DELLE ECONOMIE. TALE “MIGLIORE” GESTIONE, CHE COMPORTA LA FRUIZIONE A VARIO TITOLO

DI TALI BENI, PRESUPPONE UNA MANUTENZIONE COSTANTE, INTERVENTI DI RISANAMENTO, EDILIZIO E AMBIENTALE,

NEL PRIMO CASO DECLINANDOSI ANCHE IN OPERE DI RESTAURO, TUTTO CONCEPITO ALL’INTERNO DELLO STRUMENTO

ELASTICO DEL PIANO URBANISTICO, ELASTICO PERCHÉ COMPOSTO SU VARIE SCALE E LIVELLI NECESSARIAMENTE

INTERCONNESSI.

DUNQUE IL PROBLEMA SI PROPONE A LIVELLO DI PIANO URBANO MA SI TRASFERISCE, CON UN FEEDBACK COSTANTE,

AI PIANI DI LIVELLO SUPERIORE, COME PIANI COMPRENSORIALI O PIANI PROVINCIALI.

INDIVIDUALMENTE I CENTRI STORICI IRPINI POSSONO AVER PERSO, IN PARTE, QUEI VALORI CHE CONTEGGIAVAMO

FINO AL 1980, IN PARTICOLARE QUEI PAESI CHE HANNO, COME LIONI, SUBITO UNA TOTALE RICOSTRUZIONE. NELLA

CONSIDERAZIONE, PERÒ, DEL SISTEMA DI BORGHI STORICI, COME SI STA ATTUALMENTE CONFIGURANDO, ANCHE

CENTRI DI QUESTO GENERE POSSONO ESSERE COMUNQUE CONSIDERATI PATRIMONIO, NELL’AMBITO PIÙ AMPIO DEI

VALORI AMBIENTALI, COME MONADE DEL SISTEMA, FUNZIONALE ALLA CONSERVAZIONE DEI SISTEMA STESSO DEI

BORGHI. PERCIÒ, LA RIATTRIBUZIONE DEI VALORI, COMPRENDE ANCHE LA RICERCA DI NUOVE FUNZIONI PER QUESTI

CENTRI CHE, SE DI PER SÉ POSSONO AVER PERSO I VALORI STRETTAMENTE CULTURALI, POSSONO CONFIGURARSI COME

FUNZIONALI, TERZIARI DEL SISTEMA PIÙ AMPIO TERRITORIALE, UN SISTEMA DI BENI DI LIVELLO SUPERIORE CHE

INGLOBA LIVELLI INFERIORI COSTITUITI DA SINGOLI CENTRI STORICI. È, COME SI PUÒ BEN VEDERE, UN PROBLEMA DI

SCELTA, AD OGNI LIVELLO. LA CONSERVAZIONE STESSA, È DI PER SÉ UNA SCELTA E LA SCELTA È UN ATTO

CREATIVO/IDEATIVO, «CHE ESPRIME NON UN QUALSIASI EQUILIBRIO DI VALORI STORICI, VALORI ESTETICI, VALORI

D’USO, VALORI SOCIALI, VALORI AMBIENTALI, MA IL MIGLIOR EQUILIBRIO POSSIBILE IN UN DATO CONTESTO. È

ESPRESSIONE DI SAPIENZA, IN QUANTO COMBINAZIONE TRA CIÒ CHE È PERMANENTE E CIÒ CHE (PUÒ ESSERE)

MUTEVOLE (COME NEL CASO DI LIONI), TRA CIÒ CHE È RILEVANTE SUL PIANO ESTETICO-SIMBOLICO, E CIÒ CHE

(PUÒ ESSERE) RILEVANTE SUL PIANO ECONOMICO».

PERCHÉ TUTTO CIÒ SIA POSSIBILE, NON È PIÙ NECESSARIO TORNARE A RIFORMULARE I PRINCIPI DI TUTELA E FORSE

NEANCHE IL SISTEMA LEGISLATIVO URBANISTICO, PUR RISCONTRANDO IN QUESTO DEI GAP, DEI VUOTI, QUANTO

PIUTTOSTO RIVOLGERSI AD UN ACCRESCIMENTO, UN MIGLIORAMENTO CULTURALE DELL’AZIONE AMMINISTRATIVA E

POLITICA.

LA CHIAVE CARATTERISTICA DEL MODELLO FRIULANO È STATA AVER COLLEGATO LA RICOSTRUZIONE ALLO SVILUPPO ATTRAVERSO IL

COMPLETAMENTO DI DUE GRANDI PROGETTI INFRASTRUTTURALI (LA CUI DEFINIZIONE ERA GIÀ STATA AVVIATA) COME L’AUTOSTRADA PER

L’AUSTRIA E IL RADDOPPIO DELLA FERROVIA PONTEBBANA; IL SOSTEGNO DEI SETTORI PRODUTTIVI TRADIZIONALI (IL CUI RIASSETTO ERA IN

ATTO) E DEL PROCESSO DI INDUSTRIALIZZAZIONE CHE, SUPERATA LA FASE INIZIALE, DIÀ SI STAVA AVVIANDO A QUELLA CRESCITA CHE

L’AVREBBE FATTO DIVENTARE IL NORD-EST DEL NORD-EST”. È VERO ANCHE CHE, PUR ESISTENDO UN PIANO REGIONALE, CHE COMUNQUE

VERRÀ VARATO SOLO NEL 1978, “LA RISOLUZIONE OBBLIGATA PER I COMUNI FU QUELLA DI PIANIFICARE SU SE STESSI, NEI LIMITI DEI

RISPETTIVI CONFINI, RIPROPONENDOSI NEI TERMINI, RASSICURANTI, DELLA PROPRIA IDENTITÀ INSEDIATIVA, A MENO DI QUALCHE MODESTO

TENTATIVO DI RAZIONALIZZAZIONE PER RENDERE COMPLEMENTARE GLI ANTICHI IMPIANTI URBANI E LE PERIFERIE RINASCENTI”( G.P.

NIMIS, OP.CIT.,PP. 98-100).

565

M. DEZZI BARDESCHI, UNICITÀ DELLA TUTELA E AUTONOMIE DI GESTIONE, IN «’ANANKE», N.60, MAGGIO 2010, PP.40-41.

566

S. SETTIS, PAESAGGIO, SERVE LEGALITÀ, IN «’ANANKE», N.66, MAGGIO 2012, PP.104-105.

567

 

D. FIORANI, A. DONATELLI, RESTAURARE E RICOSTRUIRE: PROBLEMATICHE DEL DOPOSISMA AQUILANO IN «TAFTER JOURNAL 

 
 
 
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