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Movimento di Aggregazione Popolare

 

 

SESSA AURUNCA 23 MAGGIO 2010

Post n°12 pubblicato il 30 Gennaio 2010 da SIAMO_VIVIMARCHE

La Cernobyl italiana: la centrale del Garigliano

 I pericoli oggi sembrano scongiurati. Ma una ventina di anni fa alla centrale nucleare del Garigliano successe qualcosa. Mettendo a rischio un vasto territorio, dal Volturno al Circeo. Non molti lo sanno. Ma è possibile che ci sia stata anche una Cernobyl italiana. Una ventina di anni fa, nell’area del Garigliano. «E se anche non volessimo usare i toni della catastrofe come precisa Mauro Cristaldi, docente di anatomia comparata all’Università La Sapienza di Roma, gli effetti nefasti registrati nell’area sono innegabili e sufficientemente documentati».

La situazione OGGI

Tutto questo richiama in prima battuta quel rilascio di radionuclidi registrabile ancora oggi nelle aree incriminate (soprattutto Cesio-137). Anche se il tutto avviene in una misura che tanto l’esercente Enel quanto l’Anpa giudicano insignificante. Soprattutto considerando che in merito si tende non solo a rispettare il livello consentito di dosi rilasciate, il che equivarrebbe a compiere una scelta minimalista del tipo "facciamo il minimo indispensabile" quanto ad utilizzare in definitiva la migliore tecnologia esistente, in nome di un unico obiettivo: ottimizzare. Posizioni queste, fortemente ribadite dal capo del Dipartimento rischionucleare dell’Anpa, Roberto Mezzanotti. Il quale oltretutto rileva «come nell’individuazione del parametro adottato per le dosi massime non si è sottovalutata la potenziale concomitanza di altre fonti di contaminazione cui gli individui possono essere esposti nell’area». Ma se questo sarebbe l’oggi, dove per Mezzanotti «il problema più attuale resta quello della gestione dei rifiuti radioattivi e della sicurezza dei lavoratori addetti» (con relativa problematica del raffreddamento delle scorie), rimane il grosso punto interrogativo di quello che può essere accaduto in passato e nel corso di tutti questi anni in aree come quella del Garigliano, considerati oltretutto i tempi lunghi legati alla contaminazione da nucleare. «Con il grave sospetto anzi, riprende Cristaldi, di un’attenzione sui controlli che negli ultimi anni sembrerebbe essere scemata. Mentre la gran parte dei rilevamenti, di pertinenza dell’ente gestore, l’Enel, non appaiono in grado di fornire gli elementi necessari per sapere con certezza quale sia l’attuale stato di salute della zona. Anche perché ci sarebbe ancora chi parte dal falso postulato che, una volta chiusa la centrale, il problema sia in gran parte risolto.»

La situazione negli anni ’80

Da qui il ritorno a bomba a ieri e alla "Cernobyl di casa nostra". Che è la Madre di tutti i timori di contaminazione. Nell’occhio del ciclone l’area posta tra il Volturno e il Garigliano e che si estende tra le province di Latina, quella di Caserta e l’Abruzzo. Si tratta di quello stesso entroterra che si apre sul mar Tirreno con il golfo di Gaeta ed il promontorio del Circeo. Mare frequentatissimo d’estate... E sul quale, anche su questo, si apre l’ennesimo giallo. L’ambientazione si pone nell’anno 1983. Fu infatti allora che una lettera firmata da un tecnico dell’Enea e da altri due colleghi fu fatta recapitare all’avvocato Tibaldi di Formia (per via inusuale), senza nessuno scritto di accompagnamento e del tutto anonima. Nella lettera, che avrebbe dovuto circolare solo all’interno delle strutture preposte, si faceva riferimento alla necessità di considerare con attenzione lo stato di salute di quei 1.700 km2 di mare compresi tra il Volturno ed il Circeo e nei quali si sarebbe nel frattempo registrato un preoccupante livello di contaminazione da Cesio-137 e Cobalto-60. Tale da riconsiderare i rischi di balneazione, di inquinamento dei fondali e la sospetta tossicità di prodotti ittici e mitili (questi ultimi sono dei forti riconcentratori di scorie) provenienti dall’area. Mentre si richiedeva altresì un veloce intervento con apposite campagne radioecologiche. Tenendo conto infine del particolare effetto delle correnti, tali da portare il particolato lungo la penisola di Gaeta. Tutto scongiurato? «Il rischio non è azzerato, precisa Cristaldi, ed espone in modo particolare il personale residente nell’area, i pescatori e chi si alimenta di pescato.» Comunque, della lettera che avrebbe dovuto spingere gli amministratori locali a ben altra vigilanza, non si sarebbe avuta notizia senza lo strano giro che la portò nelle mani di Tibaldi. Operazione a cui fecero seguito prima le querele e poi l’assoluzione in istruttoria dello stesso avvocato di Formia sancita dal pretore di Sessa Aurunca. Insomma nessun reato di diffamazione a suo carico.

Il "CASO GARIGLIANO"

Ma c’era stato davvero un "caso Garigliano" tale da consigliare misure più rigorose di controllo e di intervento e che invece in buona misura mancarono? Nonché tali da preoccupare ancora per l’oggi, ad oltre vent’anni di distanza? I numeri di allora, «mentre quelli di oggi sono caratterizzati da una totale mancanza sul piano epidemiologico da non potersi escludere una colpevole sottovalutazione del rischio permanente» dice ancora Cristaldi che ricorda ancora come il collega Mastroiacomo dell’Università Gemelli tempo fa gli abbia segnalato l’impossibilità di continuare il monitoraggio sull’area, visto il totale esaurimento dei fondi sono di per sé eloquenti. Come quelli ufficiali emersi da un’inchiesta del 1981 sulle malformazioni congenite registrate nei vitelli allevati nella zona contigua alla centrale. E che segnalano un sospetto intensificarsi di malformazioni genetiche a partire dagli anni 1964/65 (perfetta coincidenza con l’apertura della centrale), con casi di ermafroditismo e anchilosi. Fino ad arrivare, nella sola fascia S.Castrese-Sessa Aurunca, ad una preoccupante percentuale del 3%. Il tutto accompagnato per intanto dalla chiusura della centrale in seguito al verificarsi di una serie di incidenti. «Avvenimenti sui cui effetti 10 anni dopo non esistevano studi specifici», puntualizza Tibaldi. Né più rassicurante appare il dato relativo alle malformazioni genetiche registrate sui neonati (19,57 %. nel 1984) e raccolto e archiviato ufficialmente dalla Usl Latina-6 di Formia, con casi di bambini anencefali registrati all’Ospedale di Minturno o il ciclopismo del I semestre ’84 presso l’Ospedale Civico di Gaeta. Scenario infine reso ancora più cupo dai dati Istat del settennio ’72-’78 sulla mortalità per tumore e leucemia nella piana del Garigliano, spaventosamente attestato sul 44,48% (21,63 in tutta la provincia di Latina) contro una media italiana di poco superiore al 7%. Ora, è vero che nel dicembre del 1987 gli elementi di combustibile irraggiato sono stati completamente trasferiti dal Garigliano presso l’impianto di fabbricazioni nucleari "Avogadro" di Saluggia riducendo all’1% la quantità residua di radioattività presente nell’impianto, ma non per questo il rischio nell’area può dirsi del tutto debellato. «Intanto perché, precisa ancora Cristaldi, non è un indicatore sufficiente per la sicurezza dell’area la riduzione della radioattività presente sull’impianto e poi perché sono le radiazioni di media e bassa attività quelle maggiormente indicative ed attive.» Cosicché mentre Tibaldi continua a tutt’oggi a denunciare casi di malformazioni "certificate" nell’area e a ricevere frequenti segnalazioni di casi analoghi, Cristaldi continua con forza a mettere in guardia da quanto «non risulterebbe in modo evidente sul fronte cancero-genetico e avrebbe quindi spinto ad abbandonare la ricerca epidemiologica in loco. Perché, conclude, il dato è meno controllabile e più facilmente confondibile di quanto si creda. Ma non per questo deve spingere a restare inerti ». Enzo Cilento Istituto Superiore di Sanità.. Niente allarmismi :sui possibili rischi All’Istituto Superiore di Sanità sono contrari a qualsiasi forma di allarmismo. In primo luogo il dottor Eugenio Tabet, dirigente di ricerca dell’Istituto. «Non va dimenticato, esordisce infatti, che fin dall’atto di autorizzazione concessa alle nostre centrali, erano specificatamente previsti un programma ed una rete di sorveglianza ambientale sufficientemente rassicurante. Con controlli periodici e sistematici che, so per certo, vengono ancora compiuti. Come accade in Emilia, a Caorso, e in generale ovunque, almeno in Europa Occidentale.» Da qui, secondo Tabet, la mancanza di rilevazioni e dati epidemiologici "scientifici" nelle aree specifiche «anche perché, aggiunge, a meno che non si verifichino incidenti, le centrali non liberano che quantità di radioattività ridotte ed a così modesto raggio da non dover preoccupare più di tanto. Considerando oltretutto che dovunque e comunque le dosi di radiazioni cui sono esposti gli esseri umani non sono mai uguali a zero». A chi del resto gli oppone cifre preoccupanti sull’insorgenza di patologie leucemiche e tumorali nelle aree nuclearizzate, Tabet risponde con un invito alla prudenza e con il fatto che «i casi di tumore ad oggi sono ovunque numerosi, purtroppo, e in crescita. Il che può facilmente mascherare e nascondere qualsiasi connessione causale tra presenza del sito nuclearizzato e crescita dei fenomeni patologici». Del resto anche l’Istituto superiore di sanità il suo appello lo ha lanciato. «Siamo stati tra i primi infatti ad aver sollevato il problema della "decommisioning". Noi e i radioprotezionisti. E anche se siamo contrari a qualsiasi clima apocalittico, chiediamo da tempo che si intervenga in merito. Il che, come suggeriscono anche le ultime mosse del ministro Bersani, mi sembra che stia avvenendo. Certo, suggerirei di intervenire con tempestività cercando intanto di tamponare la situazione. Magari prendendo in considerazione l’opportunità di utilizzare i siti nucleari già esistenti, riqualificandoli in depositi secondo le tecniche più sicure attualmente a disposizione.» Garigliano: La testimonianza dell’avvocato Tibaldi..

Nella cinta del cratere

L’avvocato Marcantonio Tibaldi vive da sempre in un paesino vicino Formia, S.S. Cosma e Damiano, «in piena cinta del cratere», come dice lui. Cioè nel bel mezzo dell’area nuclearizzata del Garigliano. Laddove fin dai primi anni ’60 e poi fino all’8 agosto 1978 è stata attiva la centrale nucleare. Ed è dal 1959 che Tibaldi è consumato dal dubbio - poi diventato certezza pressoché assoluta per lui, che la presenza del nucleare abbia comportato enormi fattori di rischio per la salute. «Ciò cui abbiamo assistito in questi anni è spaventoso. -esordisce- infatti "La mortalità per leucemia e per cancro è aumentata in modo esponenziale in tutte e tre le regioni esposte alle radiazioni della centrale del Garigliano: in provincia di Latina, nel basso Lazio e in Abruzzo. Mentre tutto ciò che io sostengo e denuncio da tempo attende ancora una smentita da parte di chi pure dovrebbe sentirsi in dovere di rispondere: Enel, Enea e Ministero della Sanità. Il che vuol dire che mancano argomenti per zittirmi.» Del resto quei dati raccolti negli anni ’83 e ’84 e poi pubblicati in due volumi derivano da un’osservazione diretta del territorio oltre che da quanto l’Istat veniva rendendo noto negli stessi anni. «Faccio qualche esempio. -riprende- A San Castrese, in provincia di Caserta, i casi di mortalità per tumore sono passati dall’1,8% del ventennio ’44-’64 all’11,4% di quindici anni più tardi. A San Cosimo e Damiano (Lt) si è passati nello stesso periodo dal 6,8% al 16%. A Minturno dal 5,6% al 10,6%. A Formia infine dal 7,21% all’11,41%.» «Quello che posso dire -prosegue l’avvocato pontino- è che non c’è famiglia nell’area del Garigliano che non abbia dovuto assistere a questa ecatombe anche all’interno del proprio nucleo. Come quella famiglia di San Cosimo in cui ben 8 componenti su 9 (mentre anche il nono si è già ammalato) sono morti per cancro. Senza trascurare il fatto che ai bambini dell’area di Formia ammalati di leucemia e a consulto presso il professor Mandelli viene ripetuto di continuo dal famoso luminare che si tratta delle stesse patologie riscontrate nell’area di Cernobyl.» Tibaldi che ancora ricorda i primi casi di malformazioni genetiche riscontrate nel bestiame di sua proprietà agli inizi degli anni ’60, non intende comunque abbandonare la sua lotta. E anzi dopo aver pubblicato Lettere ai giudici sulla centrale del Garigliano senza riceverne risposta, ha ancora un bel po’ di domande da porre. Circa «gli esperimenti che portarono alla chiusura della centrale del Garigliano e che fecero criccare la centrale» precisa; o circa gli scarichi radioattivi della centrale della Casaccia direttamente nella rete fognaria. Anche se questo gli ha procurato non poche noie, anche legali. «Ma io non ho paura. E anzi mi muovo soprattutto per quel senso civico ed umanitario che mi deriva da anni di ricerche e dall’esperienza diretta di quel che ho visto accadere in quest’area e nella mia famiglia. Perché in questo tempo ho visto andarsene allo stesso modo i miei cugini e un fratello, oltre che un gran numero di amici. Mi sembra abbastanza.»

RADIAZIONI PERICOLOSE

Naturale tendenza dei radionuclidi è entrare nei processi della crescita e nella catena alimentare concentrandosi fortemente negli organismi viventi. Mentre non vanno sottovalutati imprevedibili effetti sinergici con altri agenti nocivi: dalle altre installazioni produttive ai pesticidi.

I radionuclidi pericolosi

Il Trizio, che si sostituisce all’idrogeno dell’acqua.Il Cesio-137, che si concentra nei muscoli. Lo Stronzio-90, che si sostituisce al calcio nelle ossa e nel midollo. Il Cobalto-60, che tende invece ad accumularsi nei visceri. Senza contare i radionuclidi del Plutonio e quegli altri che, emessi a bassissime concentrazioni di partenza, poi tendono a concentrarsi negli organismi viventi. Nel latte (I-131), nel sangue e nel pescato (Fe-59 e P-32). Con tanto di frequenti mutazioni indotte nelle cellule germinali. EFFETTI DELLE PICCOLE DOSI Se in passato la comunità scientifica ha sempre rassicurato circa i danni da radiazioni in "piccola dose" di centrali e centri di ricerca, da qualche anno sono sotto accusa anche le emissioni di "piccole dosi". Queste, frazionate nel tempo, provocano processi riparativi soggetti ad errori da parte delle cellule che hanno ricevuto la piccola dose. Così la rottura del Dna passa inosservata e viene trasmessa all’organismo come "naturale". Da qui rallentamento nella crescita, diminuzione di difese immunitarie e di resistenza alle sostanze tossiche, minor tempo di vita, insorgere di tumori anche a grande distanza cronologica dal periodo di somministrazione.

RADIAZIONI DI "SCARICO"

In ogni caso le centrali nucleari, anche a regime normale, emettono radiazioni ionizzanti che vengono espulse dal camino della centrale. Pur in presenza di appositi filtri. Il camino nucleare della centrale del Garigliano in funzione, per esempio immetteva nell’atmosfera 120.000 metri cubi di effluvi aeriformi ogni ora. Si trattava di vapori trattati da filtri posti alla base del camino. Filtri efficaci al 99,97%, secondo fonti Enel ed Enea. Mentre il restante 0,03% veniva espulso in stato di non purificazione. Per un volume globale di 36 metri cubi di sostanze radioattive aeriformi liberate nell’ambiente circostante ogni ora. Metri cubi che ovviamente diventano milioni se si moltiplicano per i 15 anni (1964-1978) in cui la Centrale è stata attiva. Il Centro di ricerca della Casaccia (una ventina di chilometri a Nord di Roma) viaggia invece a 90.000 metri cubi l’ora.

 
 
 

Soli in mezzo al mare.......

Post n°11 pubblicato il 15 Maggio 2009 da SIAMO_VIVIMARCHE

Onu, anche Ban Ki-Moon contro il governo: «Riammettere migranti respinti»

Dopo l'accusa del Consiglio europeo, arriva quella delle Nazioni Unite. E' il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon ad «appoggiare» le richieste dell'Unhcr all'Italia di riammettere i respinti che hanno i requisiti per chiedere protezione. Lo ha assicurato all'ANSA Farhan Haq, portavoce del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. L'Onu «appoggia la richiesta dell'Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr)», che ha espresso oggi «grave preoccupazione» verso l'Italia per il rinvio di migranti intercettati o soccorsi in mare, ha aggiunto. Il portavoce ha spiegato che l'Unhcr è la «voce guida dell'Onu per quanto concerne i rifugiati, e i rapporti con Roma su questo tema saranno gestiti dallo stesso commissariato, nella persona del suo alto rappresentante, Antonio Guterres».
Haq ha precisato che il Palazzo di Vetro di New York, che è in contatto quotidiano con l'agenzia dei rifugiati, «rispetta la richiesta contenuta nella lettera dell'Unhcr al governo italiano».
L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha annunciato oggi a Ginevra di aver scritto al governo italiano esprimendo «grave preoccupazione» per il rinvio in Libia di migranti intercettati o soccorsi in mare e per chiedere alle autorità italiane di «riammettere quelle persone rinviate dall'Italia ed identificate dall'Unhcr quali individui che cercano protezione internazionale». Per l'Onu il principio del non respingimento non conosce limitazione geografica.
Berlusconi però insiste nella difesa di Maroni. «Gli accordi con la Libia» per il rimpatrio degli immigrati clandestini «li ho gestiti io, li ho sottoscritti io, Maroni esegue quelli che sono gli accordi presi direttamente tra me ed il leader libico Gheddafì». Da Sharm El Sheik, dove oggi dovrà firmare alcuni accordi economici, il premier fa muro e si schiera difesa della linea leghista, ormai diventata la sua linea. E spiega che i migranti che arrivano sulle coste italiane a bordo delle carrette del mare non hanno il diritto di asilo:
«Si tratta, invece, di persone che hanno pagato organizzazioni criminali per venire in Italia». I disperati a bordo dei barconi per il premier «sono persone che hanno pagato un biglietto. Non sono persone spinte da una loro particolare situazione all'interno di questi paesi dove si è vittime di ingiustizie» ma «sono reclutati in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali».
Ieri, arrivando a Sharm, il premier aveva escluso che a bordo dei barconi vi sia qualcuno che possa godere del diritto di asilo. «Le statistiche lo confermano», aveva sottolineato. Oggi Berlusconi ha ribadito: «non credo che vi sia nessuno che avendo i requisiti per chiedere di essere accolto in Italia, possa dire di non essere stato accolto. Ci sentiamo in dovere di dare accoglienza a chi fugge da una situazione pericolosa per la sua vita e per la sua libertà», rilanciando così lo scontro a distanza con il presidente della Camera Fini che sui respingimenti aveva detto: «Non si può andare contro il diritto d'asilo».

Da L'UNITA.it del 12 maggio 2009

 
 
 

Ma sarà ancora da festeggiare??????

Post n°10 pubblicato il 01 Maggio 2009 da SIAMO_VIVIMARCHE

M A G G I O 2 0 0 9

 

Il 1 maggio dovrebbe essere la classica giornata di festa e di conquista per i lavoratori, ma  dopo ben  118 anni che si celebra questa ricorrenza si vive ancora di sfruttamento, soprattutto minorile, lavoro nero, morti sul lavoro, per mancata sicurezza e messa a norma di impianti e luoghi di lavoro, disoccupazione e sottosviluppo: E’ UNO SCANDALO!!! Soprattutto quando tutto ciò avviene nei cosiddetti  paesi occidentali retti da democrazie e che democrazie!!! Ma il fattore più preoccupante, è che si tende a mascherare tutto ciò, tranne all’evidenzia dei fatti, quando poi è troppo tardi, perché ci sono i morti di mezzo, le vittime di spietata imprenditoria e capitalismo, frutto sempre più dell’effetto “Globalizzazione”,  la più grande presa per il culo di tutti i tempi: mercato libero in libero stato… e rendere libero e tutelato l’operaio? Non è importante, questa è la nuova forma di schiavitù e sfruttamento; lavorare pur sapendo di non essere liberi ed andare in contro al rischio alla morte, pur di sostenere le proprie famiglie come un soldato qualunque si sceglie di arruolarsi e di far parte a questa guerra devastante: il lavoro e le sue morti bianche. Forse sarò l’unico o uno dei pochi, che ancora sdegnato si scandalizza; a tragedia compiuta siamo tutti bravi a commuoverci per gli operai deceduti e per la disperazione delle proprie famiglie orfane di “guerra”; ma poi mi chiedo e dove sono coloro che una volta li tutelavano, lottavano in dure battaglie per ognuno di essi, e infine ci vogliono far credere che non ci sono più gli operai, a dirlo sono i mandanti e gli esecutori  responsabili del loro assassinio perché non si può trattare di altro. Allora dico VERGOGNA!!!

 
 
 

25 APRILE.....PER NON DIMENTICARE......

Post n°9 pubblicato il 25 Aprile 2009 da SIAMO_VIVIMARCHE

 

Il 25 Aprile è una giornata di memoria storica e politica, lo festeggiamo ricordando tutti quei partigiani che combatterono non solo contro l'occupazione tedesca ma anche e soprattutto per un futuro migliore, per una società basata sui principi della libertà, dell'uguaglianza  e della fratellanza tra i popoli. Dobbiamo andare oltre la memoria storica, dobbiamo colpire il consenso sociale e politico della destra, costruendone uno alternativo, anticapitalista ed a favore dei lavoratori, in cui venga superato il concetto di partiti, fondamentalmente diversi ma poi sostanzialmente identici quando si tratta di difendere gli interessi delle imprese e massacrare socialmente i lavoratori. La destra sfrutta le contraddizioni reali (spartirsi il diritto ad essere sfruttati) tra lavoratori italiani e stranieri, alimentando la paura del cosiddetto "diverso", bombardandoci tramite i media di episodi di violenza  stupri ed occultando invece gli effetti devastanti per la nostra vita quotidiana della crisi economica generata dai capitalisti e dalle banche, con il risultato di una "guerra tra i poveri", con la xenofobia come risposta reazionaria a questo stato di contraddizioni. Dobbiamo abandonare i vecchi slogan, tornare a far sentire la nostra voce nella vita quotidiana politica e sociale, dobbiamo tornare ad essere vivi nelle scuole, nelle fabbriche ed in ogni posto di lavoro. Il nostro cmpito è quello di attrezzarci intellettualmente e materialmente alla lotta contro il capitalismo e contro tutte le sue espressioni istituzionali, politiche, sociali ed economiche. Essere antifascisti oggi è essere presenti e vivi nei luoghi di studio così come in quelli di lavoro, nei movimenti sociali e nei territori. La parola d'ordne è "fare" senza più "demandare".

 

 

 
 
 

MANIFESTAZIONE A ROMA 4 APRILE 2009

Post n°8 pubblicato il 06 Aprile 2009 da SIAMO_VIVIMARCHE

 
 
 
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