
EDITORIALE IL RIFORMISTA venerdì 28 luglio 2006
SISMI E DINTORNI
La zona grigia continua ad estendersi
Limitiamoci pure all’ultima (si fa per dire) puntata, almeno per come ce la hanno raccontata ieri i due più grandi quotidiani italiani. Il Corriere pubblica «l’archivio segreto del Sismi», e cioè una prima antologia delle carte rinvenute (centinaia di fascicoli, pochissimi dei quali riguardanti i compiti istituzionali del servizio) nella casa-ufficio di Pio Pompa, braccio destro di Nicola Pollari: il frutto, fa sapere il Pompa medesimo, di «cinque anni di lavoro oscuro» per il suo direttore, indagato dai magistrati milanesi come mandante, per l’Italia, del sequestro di Abu Omar. Repubblica, invece, rende noto che il direttore del Sisde Mario Mori e il capo della polizia Gianni De Gennaro la notizia del ratto dell’imam la hanno appresa dai giornali. Ma soprattutto Repubblica dà conto della videoconferenza ai dipendenti Telecom in cui Marco Tronchetti Provera ha denunciato «gli attacchi esterni portati da editori senza scrupoli e da una parte della stampa che deforma la realtà» e si impegna a fare la propria parte per «eliminare quella zona grigia che in questo paese talvolta pensa di avere il potere di distruggere qualsiasi cosa e che probabilmente ha contribuito a distruggere la vita di un uomo» (il riferimento è al suicidio di Adamo Bove, ndr). E replica, il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, che De Benedetti non c’entra un bel nulla: occupandosi assiduamente di «uno scandalo che non ha precedenti per il quadro illegale che rivela con le intercettazioni clandestine di Telecom, i legami delle “spie” aziendali con i servizi segreti e ora persino un suicidio». Il direttore Ezio Mauro e i giornalisti di Repubblica hanno solo fatto il loro mestiere, e Tronchetti Provera, se vuole fare pulizia in casa, dovrebbe essergliene grato.
Qui, è bene ripeterlo, si parla soltanto di quanto si può leggere sul Corriere e su Repubblica in una qualsiasi giornata di mezza estate. Molto altro abbiamo già letto nelle settimane scorse e molto altro, ne siamo certi, leggeremo nei prossimi giorni. Oportet ut scandala eveniant, è giusto che sia così. Ma limitarsi a ricordare i precetti di una buona informazione è, con questi chiari di luna, onestamente un po’ poco, se chi l’informazione la fa non ragiona, e non dice la sua, sul clima in cui stiamo vivendo. Che, ci spiace dover ricorrere a un aggettivo purtroppo rituale, è il clima torbido di un paese segnato da lotte sempre più aspre e più oscure, tra centri di potere indifferenti, o refrattari, a ogni forma di controllo. E’ già capitato più volte, in tutti i momenti di difficoltà delle istituzioni e di crisi della politica. Ma adesso, più che essere in crisi, la politica sembra letteralmente latitare, a fare in qualche modo da argine perché non si varchi il livello di guardia non ci sono i partiti, né quelli vecchi che sono scomparsi né quelli nuovi che non sono mai nati. La «zona grigia» è qualcosa di più vasto e complesso dell’idea che pare averne Tronchetti Provera. Di sicuro si è estesa e si estende senza incontrare troppe resistenze. Se c’è una ragione per parlare di pericolo democratico, è questa.