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Prodi: una missione lunga e pericolosa

Post n°229 pubblicato il 31 Agosto 2006 da GURU1960
 

ROMA. «Pur portando le armi, andate in terra libanese solo per portare la pace. Quella che vi accingete a compiere è una missione delicata, di enorme portata storica». Con queste parole Romano Prodi saluta sulla Garibaldi i soldati italiani in partenza per il Libano. «Sarà una missione lunga, pericolosa, costosa e difficile. Senza dubbio tra le più delicate e impegnative dalla fine della Seconda Guerra mondiale. E tuttavia doverosa», gli fa eco, accanto a lui, il ministro della Difesa Parisi, che però nega che risultino «rischi specifici». Tornato a Palazzo Chigi poi, Prodi fa sapere di aver telefonato al presidente siriano Bashar El Assad (che conosce bene, avendolo incontrato più volte da presidente della Commisione Ue) e di aver avuto con lui «un dialogo rasserenante sulla possibilità di successo della missione». Nel giorno della partenza del contingente italiano e davanti ai rischi che il governo non ha mai negato, il presidente del Consiglio fa insomma capire di aver avuto, insieme uno scambio di vedute politico, una sorta di copertura da parte di un politico che, in quanto sponsor di Hezbollah, è parte attiva della complessa partita che ci si accinge a giocare in Medio Oriente. «Credo che questo tranquillizzi i soldati, le famiglie e tutto il popolo italiano», aggiunge infatti Prodi. E alla sinistra radical-pacifista che va polemicamente alzando il tiro, fa sapere che un ritiro dall’Afghanistan per pareggiare il conto col Libano è «fuori discussione»: «Non ci sono le condizioni per diminuire i soldati».

E’ una giornata intensa, quella di Prodi. Cominciata al largo di Brindisi a bordo della portaerei insieme al ministro Parisi, al capo di Stato Maggiore della Difesa, ai presidenti delle commissioni Difesa di Camera e Senato, al direttore del Sismi Pollari, quasi a mostrare nei fatti ai soldati quella «profonda coesione del Paese» intorno alla missione, che il premier sottolinea. «L’Italia vi segue con affettuosa attenzione e vi è veramente vicina», dice Prodi. Quindi il premier si sofferma sul nostro Paese: «Finalmente è tornato ad avere un ruolo importante nella diplomazia, in un contesto che sancisce il ritorno alla ribalta dell’Europa come soggetto politico forte». E spiega che l’Italia, l’Europa e la comunità internazionale non potevano tollerare un nuovo focolaio di crisi in una zona cruciale come il Mediterraneo: ecco perché il governo «ha sentito il dovere di agire, in primo luogo con la diplomazia». Ora i militari avranno «l’importante e difficile ruolo di garantire sul campo le regole stabilite dalla politica». Avranno «compiti precisi, che discendono da scrupolose, robuste e inequivocabili regole di ingaggio», aggiunge il premier, «certo» che i militari «sapranno agire con equilibrio ed equidistanza» e «faranno onore all’Italia e al Tricolore che sventolerà insieme alla bandiera dell’Onu».

Da parte sua Parisi spiega ai soldati che «obiettivo della missione è l’affermazione della sovranità dello Stato libanese e il pieno controllo del territorio da parte delle sue forze armate». E però, aggiunge, «non bisogna confondere il fine generale della missione con le distinte operazioni»: sono i libanesi i primi «ad essere in condizione di valutare le modalità di svolgimento delle operazioni a proposito del disarmo delle milizie». Aggiunge: «Nel 2007, con l’assunzione del comando da parte italiana, il nostro impegno è destinato ad aumentare».

Le parole del ministro della Difesa sembrano rispondere a coloro che, nel centrodestra, continuano a insistere sulle questioni del disarmo delle milizie di Hezbollah e del passaggio di armi dall’Iran via Siria, come se si trattasse di una questione di «regole di ingaggio» (lo ha fatto ieri l’An Alfredo Mantovano, invocando «chiarezza», mentre l’azzurro Fabrizio Cicchitto parla di «nodi» della risoluzione da chiarire in Parlamento) e non di problemi politici. Come lo sono le questioni dei soldati prigionieri e del blocco aeronavale del Libano da parte di Israele. Se Prodi e Assad si siano spinti a discutere nel merito tali problemi, non è dato sapere. Si sa tuttavia che il premier italiano - mentre è in corso la delicata missione di Kofi Annan in Medio Oriente - ha spiegato ad Assad le ragioni che hanno indotto l’Italia a partecipare alla missione Unifil e ha evidenziato l’importanza di «gesti concreti» per far «ripartire il dialogo» in Medio Oriente.
LA STAMPA 30/8/2006  > Articolo di Maria Grazia Bruzzone

 
 
 
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