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PD - PRODI "E' un po' più di un sogno, adesso".
Post n°248 pubblicato il 08 Ottobre 2006 da GURU1960
ROMA - "E' un po' più di un sogno, adesso". Lasciando il Palazzo del Capitano del popolo, a Orvieto, dopo la due giorni dell'Unione per lanciare il Partito Democratico, Romano Prodi tira un sospiro di sollievo. E' convinto che la strada sia ancora lunga, ma che ormai la marcia sia iniziata e difficilmente potrà fermarsi. Un partito di sintesi. Ma la fiducia del premier sembra basarsi anche sulle prime impressioni raccolte nell'affollata assise umbra. "Molto bene, ci sono state grandi convergenze sia di volontà che di sentimenti", sottolinea, sostenendo che "sono state trovate grandi linee in comune sulle quali dobbiamo costruire". Il premier insiste quindi sulla natura del nuovo partito che non deve prevedere alcuna "abiura, ma deve essere la sintesi delle nostre storie e culture". "Deve essere aperto - aggiunge Prodi - e lasciare spazio a una forte spinta dal basso, dobbiamo investire sulla originalità della nostra esperienza. Un partito vero, unitario e non una federazione di partiti. Riformatore che non vuol dire moderato. Un partito autonomo e autorevole rispetto ai potentati e alle lobby". Congressi entro primavera. "Ieri ed oggi - ricostruisce Prodi - sono state due giornate molto intense, in cui la volontà di procedere verso il Partito Democratico mi è sembrata ben condivisa da tutti. Naturalmente questo non vuol dire che il processo sia già compiuto. Ma il passo in avanti è condiviso da tutti"."Auspico - aggiunge il presidente del Consiglio - che Ds e Dl possano svolgere entro primavera prossima in modo parallelo i loro congressi". L'adesione dei cittadini. Ma il processo che porterà al nuovo schieramento dovrà poi avvenire anche fuori dai partiti. "Confido - spiega Prodi - in una adesione larga e condivisa al manifesto del Partito Democratico di cittadini e cittadine. Chiedo che l'elezione dell'assemblea costituente del nuovo partito sia su basi ampiamente condivise e rappresentative. Il partito democratico non esisterà se non cambieremo mentalità tutti assieme, passando dalla cultura dell'autosufficienza a quella dell'integrazione. E' tempo di costruire un partito che abbia l'ambizione di fare la storia e non solo organizzare convegni che parlino di storia". (7 ottobre 2006) LA REPUBBLICA 2 |
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