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SE MANCA LA MISSIONE
Post n°249 pubblicato il 08 Ottobre 2006 da GURU1960
La "luna di miele" del governo Prodi con gli elettori sembra finita. Numerosi, al proposito, gli indizi forniti dall'Atlante politico realizzato da Demos-Eurisko per la Repubblica, mediante un sondaggio condotto nei giorni scorsi. Il clima d'opinione, nei confronti del governo di centrosinistra, dunque, è freddo. Per alcune ragioni che, almeno in parte, il sondaggio di Demos-Eurisko permette di individuare. a. Fra i provvedimenti del governo, uno, soprattutto, ha generato frustrazione, tra i cittadini. L'indulto, che ha scontentato nove intervistati su dieci. Sollevando, quindi, un dissenso generalizzato e trasversale. Da destra a sinistra. b. Anche il rifinanziamento della missione in Afghanistan non è piaciuto agli elettori, soprattutto di centrosinistra. Tanto meno negli ultimi giorni, visto il drammatizzarsi delle vicende in quel martoriato Paese. La stessa missione in Libano, che, sul piano politico, ha costituito un indubbio successo per il governo, non ha raccolto grande entusiasmo, nella popolazione. Gli echi degli attentati, nello scenario medio-orientale, risuonano forte anche da noi. E alimentano l'insicurezza e la paura. c. Si aggiungano alcune ambiguità nell'azione di governo e le difficoltà di "comunicazione" fra Prodi e i suoi alleati; ma anche fra Prodi e l'opinione pubblica. Come nel recente caso Telecom. Di cui la grande maggioranza degli italiani, come mostra l'Atlante politico, hanno capito poco o nulla. d. Ancora: le divisioni e i partiti della maggioranza. Su ogni materia, su ogni questione. A causa della effettiva distanza di programmi e contenuti, in una coalizione così eterogenea. Ma ancor più per effetto della ricerca, espressa da ogni partito e fazione, di esibire, enfatizzare la propria specificità e differenza politica. L'insoddisfazione generata dalla finanziaria, quindi, non costituisce una svolta. Non segna l'avvio del declino della fiducia nel governo, presso l'opinione pubblica. Semmai la ripresa di un clima di delusione, che persiste da tempo. Peraltro, conviene usare attenzione e prudenza, nel consultare l'Atlante politico, perché propone altre indicazioni, che contrastano con quelle precedenti. Vediamole. a. L'opposizione di centrodestra è considerata, dai cittadini, con maggiore severità del governo. b. Quanto a Prodi: il grado di fiducia che gli viene attribuito oggi non si scosta dai livelli osservati prima delle elezioni di aprile. Che egli, pur faticosamente, ha vinto. c. Il calo elettorale del centrosinistra, rispetto ad aprile, è minimo. Impresso dai suoi elettori più tiepidi. Che oggi si "astengono" dal giudizio. Ma domani, al momento del voto, probabilmente, tornerebbero a votarlo. D'altronde, come dimenticare la lezione impartita da Berlusconi alle recenti elezioni politiche, quando rimontò lo svantaggio inducendo i suoi elettori delusi ad andare a votare? d. Le possibili alternative a questo governo non convincono gli elettori. Le ipotesi di "grande centro", di nuove maggioranze, costruite intorno a figure diverse da Prodi, sono rifiutate dagli elettori - anche di centrosinistra. I quali preferirebbero, in caso di crisi, andare a nuove elezioni. Ma quanti (anche nel centrodestra) si sentirebbero, oggi, di affrontare una nuova avventura elettorale? e. Infine la finanziaria. Che tante reazioni ha sollevato. Dall'opposizione, dalle organizzazioni di categoria (soprattutto Confindustria), dai sindaci (perlopiù di centrosinistra). Una manovra - si è detto - "ostile" soprattutto ai cosiddetti "ceti medi produttivi". L'Atlante conferma che si tratta di un provvedimento impopolare; ma non fra i più sgraditi, nell'ambito delle iniziative condotte dal nuovo governo Prodi. Poi, l'orientamento dei cittadini, nei confronti della finanziaria, nei giorni seguenti alla presentazione, più che "peggiorare, si è polarizzato. Sono aumentati, al tempo stesso, i consensi e i dissensi. Si è, per così dire, "ideologizzato". Tanto che i giudizi positivi salgono, fra gli elettori di centrosinistra, dal 43% al 63%, mentre a centrodestra calano dal 21% al 9%. f. Gli argomenti del governo, tuttavia, sembrano avere incontrato l'attenzione dell'opinione pubblica. L'idea che la manovra fiscale faccia pagare maggiormente "i ricchi" rispetto ai "ceti popolari" pare abbastanza condivisa. Mentre sono pochi a credere che la finanziaria minacci di "proletarizzare i ceti medi" (formula di Gianfranco Fini). Semmai, è diffusa la convinzione che tutti pagheranno più tasse, in futuro. Mentre resta alta la frustrazione nel Nordest. Il clima d'opinione, in questa fase, appare, quindi, confuso e infelice. Ma più che una novità, più che "un collasso" del centrosinistra, questa situazione sembra riflette la normalità degli ultimi anni. E' l'eredità lasciata dal governo Berlusconi. Prodi, peraltro, non ha neppure potuto godere del consenso che ha accompagnato il precedente governo, nella fase d'avvio. La vittoria del centrosinistra, più che dai sogni e dai progetti, è stata trainata dall'insofferenza di metà degli elettori. Che non ne potevano più di Berlusconi. Ed erano disposti a tutto, pur di mandarlo via. Il successo del centrosinistra, nello scorso aprile, peraltro, è avvenuto con un vantaggio troppo esiguo rispetto alle attese, per non raffreddare gli entusiasmi. Per non rendere difficile l'azione del nuovo governo Prodi. Il quale, entrato in carica quasi a fine maggio, ha dovuto affrontare subito le elezioni amministrative e il referendum. Utilizzate da Berlusconi come "rivincita" contro il governo "abusivo" di centrosinistra. Con esiti opposti. Visto che gli hanno fornito, invece, l'occasione per legittimarsi e rilanciarsi. Così, il governo Prodi ha cominciato a "lavorare" solo ai primi di luglio. Da quel momento è cominciata la sua "luna di miele". Peraltro brevissima. Il tempo di raccogliere i consensi suscitati dal decreto Bersani. E, soprattutto, di intercettare l'euforia e l'orgoglio conseguenti alla vittoria della nazionale di calcio ai mondiali di Germania. Una fiammata. Che si è spenta subito. Così siamo tornati alla "normalità". Immersi in quel clima di sfiducia, che si respira da anni. La "finanziaria" non l'ha, sicuramente, dissipato, né migliorato. Perché non trasmette ottimismo - e come potrebbe? Ma, soprattutto, non ha una "missione". Non comunica un obiettivo da conseguire. O un pericolo da scongiurare. Come l'uscita dall'abisso politico-finanziario, in cui stavamo precipitando, nel 1992. Oppure l'aggancio all'Europa monetaria, nel 1996. E' una finanziaria di passaggio. Di transizione. Verso dove, non si sa. (8 ottobre 2006) ILVO DIAMANTI su REPUBBLICA |
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