
«Uomini! Tutti ai vostri posti. Redleigh, fate rapporto sui danni e occupatevene immediatamente!» Il ruggito del capitano Achab ci colse tutti doloranti e intontiti per l’impatto.
«Signore», ansimò il primo ufficiale, «è stato colpito il collettore di alimentazione principale: siamo senza motori e senza gravità.»
Il ponte era piombato nella penombra, illuminato fiocamente dalle sole luci di emergenza, la gravità era passata immediatamente a zero e la nave ruzzolava, ruotando su se stessa, verso il sole, senza governo e senza energia. Galleggiavamo nell’aria, al centro del vuoto, mentre tutto intorno a noi la nave ruotava: era come stare al centro di una lavatrice e osservarne il cestello girare. Alcuni stavano aggrappati ai quadri comandi, roteando gli occhi in preda al panico, e dall’interfono un’esplosione di voci concitate e strilli pervase la sala di comando.
«Signore», continuò Redleigh, «mancano tre minuti e venti secondi all’ingresso nello stallo gravitazionale, dopodiché precipiteremo. Credo che dovremo abbandonare la nave, signore.»
«Scordatevelo, Redleigh! Ho un appuntamento con il destino al quale non posso e non voglio mancare.»
Achab galleggiava, cieco e indifeso, di fianco a noi, con il cuore che ardeva di rabbia e di energia.
«Al timone, svelti!», si sbracciò, come per richiamarci. «Portatemi al timone. Elia, buon vecchio Elia, mi serve la tua mano sulla spalla.»
Elia, il vecchio incontrato all’inizio del viaggio, colui che aveva tormentato il sonno di Small, si materializzò all’improvviso, di fianco al timone. Stava in piedi senza difficoltà nonostante la rotazione, e tendeva le braccia verso il suo capitano.
«È come padre Steve Harris? Non è reale, eppure sento i suoi pensieri», Small mi afferrò per la tuta, tirandomi vicino a sé. «Mio dio, Ismaele, sono i pensieri della nave, è una sua proiezione. Sono tutte le memorie delle precedenti avventure del capitano Achab concentrate nei circuiti logici e nei banchi di memoria del Cetus 9.»
Gli occhi di Small erano spalancati nei miei, riflettendo la giostra grottesca in cui si era trasformata la nave. «È la dolce essenza di Elia, suo fidato compagno, Nostromo di lungo corso, complice e maledetto anch’egli nell’aver intrecciato il proprio destino con il suo: siamo tutti perduti, tranne uno, Ismaele.»
Rimasi sconcertato alle sue parole, ma cercai di reagire: «Vieni, Small, aiutiamo il capitano.» Mi spinsi via da lui, e con un balzo mi portai alle spalle di Achab, e lo condussi dolcemente alla barra della nave.
Elia, con un’espressione indefinibile in volto, esclamò: «Issiamo le vele, capitano, ci sarà da ballare.»
Achab pigiò un pedale alla base del timone e uno stridio metallico vibrò attraverso tutto lo scafo. Alberi e pennoni spuntarono dal ponte di coperta, e vele fatte di ombra si srotolarono, dispiegandosi nel cosmo.
«Ecco!», ruggì il capitano. «Disvelo a tutti voi le meraviglie del Cetus 9.»
Sulla superficie delle vele si accesero alcune scintille, e le luci principali a bordo fioccarono debolmente, in corrispondenza.
Achab girò la ruota e tirò a sé la barra, come fosse una cloche. Noi sobbalzammo per i singulti che i motori gravitazionali diedero risvegliandosi.
Le vele si accesero d’improvviso, e si gonfiarono: la gravità e le luci si rafforzarono, mentre la rotazione della nave andava arrestandosi. Planammo dolcemente sul ponte di comando, incuriositi dal rumore di sartiame che si tendeva e dello schiocco delle vele gonfie, e lo scricchiolare del legname.
«È la nave che fa questi rumori», mi comunicò Small. «Sono i sogni del capitano. Sono i suoi ricordi? Quest’uomo viene da lontano ed è dannato per l’eternità!»
«Ci sta solo mettendo alla prova», esclamò il capitano, mentre la nave, ormai stabile, prendeva ad allontanarsi dalle grinfie del sole. «Ma è più vicina di quanto pensassi, la sento.»
«Signore», lo interruppe Redleigh, «non abbiamo energia sufficiente per i motori, ma… Ma ne stiamo venendo fuori. Come è possibile, signore?»
«Vele fotoniche, Redleigh», sorrise compiaciuto il capitano. «Si gonfiano del vento stellare, sfruttano la pressione di radiazione: forniscono spinta ed energia per navigare tra le stelle.»
Ci ritrovammo istintivamente di nuovo tutti raggruppati e in un angolo, sbalorditi da quella insperata e impensata risorsa.
«Allarme rosso! Tutti ai vostri posti. Navigheremo con questo vento in poppa e semineremo quella covata di piccole pesti astrali», abbaiò Achab, aggrappato al timone. «Tenetevi pronti ad entrare in azione.»
Redleigh si accomodò alla postazione radar: «Signore… Stanno arrivando!»