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... DA "LA REPUBBLICA" di ieri ...

Post n°70 pubblicato il 16 Novembre 2005 da sabapop
Foto di sabapop

Celebrazioni volute da Putin per gli 80 anni della Plisetskaja, la stella del Bolshoi preferita da Stalin e corteggiata dai servizi
Al Cremlino il canto del cigno di Maija
la ballerina che non si inchinò al Kgb
Sospettata dal regime di essere una spia, criticò il comunismo. Fu amata da grandi come Picasso e Chagall, Beria e Breznev
 
MOSCA - Ha fatto innamorare prima Stalin e poi Kennedy, stregando infine sia Putin che Bush. Ha danzato soavemente durante le purghe comuniste e nel pieno della guerra fredda, ideando storiche coreografie dopo la caduta del Muro di Berlino. L'Urss, temendola e odiandola, l'aveva eletta a propria falsa icona. L'Occidente, venerandola e disprezzandola, tentò invano di farne un simbolo del dissenso sovietico. Maija Plisetskaja non è stata invece ciò che il mondo diviso le suggeriva di essere. La più grande ballerina di tutti i tempi, riscoperta dopo la perestrojka di Gorbaciov, si ribellò alle bugie e decise di non essere un'eroina. Guardando la storia sospesa sulle punte, non si è schierata con i carnefici della sua famiglia, che la osannavano, né con gli adulatori stranieri decisi ad usarla quale arma diplomatica. "Ho scelto di ballare e basta - dice oggi - pagando la paura con una vita da finta famosa, annegata nell'indifferenza".

L'ultima diva del balletto mondiale, amata da Picasso e Chagall, ma pure da Beria e Breznev, domenica festeggerà gli 80 anni. Al Cremlino, per onorarla, non solo le maggiori star internazionali di danza, musica e moda. La donna che fece dire a Bejart "se l'avessi conosciuta prima la storia del balletto sarebbe stata un'altra", ormai scesa dal palcoscenico torna ad essere un'involontaria protagonista della propaganda.
Dietro le celebrazioni, la volontà di Putin: riproporre l'innarrivabile interprete del "Lago dei cigni" quale prova vivente della continuità possibile tra vecchia Unione sovietica e nuova Russia. La più misteriosa delle étoile, che il Kgb sospettava essere una spia degli inglesi, ancora una volta invece si defila: "Il comunismo - dice - è stato un'assurdità, una catastrofe davanti alla quale la società era costretta a piegarsi per sopravvivere".


Unica gloria nazionale a cavallo di due secoli, è stata ritratta assieme a Putin per i manifesti elettorali. Come all'epoca di Kruscev, lei strizza però l'occhio all'Europa e respinge le retromarce innestate dal Cremlino. Fino a ricordare, nell'autobiografia, "la vita rubata dalle dittature". Il padre, oppositore del regime, viene fatto fucilare da Stalin. La madre finisce in un gulag. Eppure lei, "obiettivo sensibile" in quanto figlia di "nemici del popolo", a 17 anni è già la stella del Bolscioi. "Il Kgb - racconta - mi fece sapere che se non mi fossi adeguata mi avrebbe spezzato le gambe. Ero giovane, ignara del mondo: ho scelto di danzare".

Una vita leggendaria. Il politburo del Pcus, assieme ad armi, scacchi e sport, trasforma il balletto nel simbolo della potenza sovietica. La vuole, fragile e bella come un cristallo, ad ogni ricevimento. Le concede però il visto per la prima tournée all'estero solo nel 1959, quasi a fine carriera. "Cinque dollari al giorno - ricorda Maija Plisetskaja - per sopravvivere divoravo cibo per gatti e spazzolavo i buffet degli hotel". Negli Usa riceve in camerino un bouquet di rose da Rudolph Nureyev, esule da anni dopo che il regime gli ricopriva il palco con pezzi di vetro. "Il giorno dopo - rivela oggi - un agente del Kgb mi si presentò annusando un mazzo di rose. Mi chiese cosa avrei fatto se Nureyev mi avesse inviato dei fiori. E' il mio rimpianto: non ho accettato la sua proposta di ballare una volta insieme". Per questo si definisce "una vittima silenziosa perché non coraggiosa", sebbene le foto esposte in questi giorni al Maneggio di Mosca rivelino solo successi: tra cui gli amori dichiarati da Cardin, Dalì, Chanel, Majakovskij e Greta Garbo.

Maija Plisetskaja ha esordito al Bolscioi nel 1943, mentre Hitler assediava Leningrado. Avrebbe potuto avere tutto. Ha rinunciato. Così alla fine ha vinto lei: "Dzerzhinskij - sorride - voleva vietarmi la trasgressiva Carmen. Risposi che sarebbe morta con me. Oggi posso dire che io morirò, ma la Carmen no".
In foto: Maija Plisetskaja.

 
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