« protezione degli indigenisanità in pratica »

La castrazione chimica

Ad ogni stupro una delle forze di governo agita come soluzione la castrazione chimica. Molti applaudono ma credo che ben pochi sappiano di che si tratta. (Per inciso secondo una indagine dell'Ocse, quasi il 30% delle persone tra i 16 e i 65 anni non sono in grado di ascoltare criticamente un'informazione, domandandosi se è vera o no).

Si tratta di somministrare al condannato dei farmaci che dovrebbero inibire il desiderio sessuale. Sono degli antiandrogeni che di fatto abbassano la produzione di testosterone e che sono usati nel trattamento del cancro della prostata oltre certi stadi. Però:

  1. Possono indurre malattie cardiovascolari ed osteoporosi, oltre a modificare l'aspetto corporeo con obesità, grasso alle mammelle, riduzione della pelosità; il trattamento a lungo termine, poi, potrebbe non essere reversibile;

  2. In Europa la pratica è accettata solo se il condannato è consenziente, perché per esempio può portare a sconti di pena;

  3. I giuristi sono contrari perché il condannato non deve essere sottoposto a trattamenti nocivi o che lo trasformino in un oggetto, quindi una legge siffatta troverebbe grande difficoltà ad essere approvata;

  4. Chi controllerebbe l'assunzione del farmaco? Sarebbe impossibile un controllo.

  5. I sanitari si rifiuterebbero di impostare un trattamento a lungo termine che fosse nocivo per il soggetto. Nel trattamento sanitario obbligatorio (che può durare 7 giorni) i sanitari agiscono nell'interesse del malato.

  6. Come molti hanno osservato, la libido non è correlata solo al tasso di testosterone: un uomo può avere un tasso alto e non essere portato affatto per atti di violenza ed è vero anche il contrario. La libido (normale o deviata che sia) nasce nel cervello. La libido si indirizza con l'educazione, con la mentalità. Non è che lo stupratore agisce sotto l'impulso di una libido potente, ma sotto un impulso aggressivo che gode nel soggiogare un altro essere umano.

  7. L'unica strada possibile per ridurre gli stupri è quindi, oltre a delle buone condanne con delle buone pene, combattere la mentalità maschilista nella cultura e negli individui, effettuare una vera rieducazione comprensiva di un percorso psichiatrico in questi soggetti durante la pena.

 

 
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