sanità in pratica

Post n°587 pubblicato il 16 Giugno 2019 da diogene51
 

 

La mia lunga assenza si deve in gran parte al fatto che sono stato un poco in ospedale per un intervento non grave anche se con decorso impegnativo. Ma qui vorrei parlare della mia percezione della Sanità. Fortunatamente i miei tre ricoveri precedenti risalgono a quasi cinquant'anni fa. Così posso fare un paragone.

Si sa che tutta la struttura amministrativa della sanità è gravemente deficitaria, soprattutto perché, io credo, all'aumento delle patologie trattabili, all'invecchiamento della popolazione, all'accresciuta considerazione per la propria salute, non solo non si è accompagnato un aumento di risorse, ma una loro riduzione, con personale medico e paramedico molto al di sotto di ciò che si richiederebbe. Il medico di reparto fa, di giorno, un orario di undici ore. Una lista d'attesa operatoria può durare ben più di un anno, anche se, come ho avuto modo di constatare, la lista non è manipolabile, salvo che non insorgano urgenze per cui un paziente può "scorrere" in avanti.

A questa insufficienza fa però riscontro quello che io ho trovato essere la grande gentilezza e disponibilità degli operatori, sia medici che infermieri, il rispetto della privacy, l'informazione puntuale, l'essere chiamati per cognome. A me fa un po' rabbia quando ti chiamano per nome, come se fossi un loro conoscente. Forse ad alcuni piace. Un volta il paziente non poteva nemmeno sbirciare nella cartella clinica. Sono stati fatti investimenti nelle strutture così che l'ambiente ora è piacevole. Ricordo che in un padiglione una volta eravamo in 25 in una camerata, quasi un lazzaretto...

Ho avuto una complicazione dopo l'operazione, non ricordo molto dei primi due giorni, ma ricordo che il medico era sempre lì, a me pareva giorno e notte. Sarà che il reparto dove ero è un'eccellenza nella sua specie o che in Toscana è diverso da altre regioni, non so. L'unica cosa piuttosto scadente era il vitto, ma qui si ritorna nell'ambito dell'organizzazione.

 

 

 

 
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La castrazione chimica

Ad ogni stupro una delle forze di governo agita come soluzione la castrazione chimica. Molti applaudono ma credo che ben pochi sappiano di che si tratta. (Per inciso secondo una indagine dell'Ocse, quasi il 30% delle persone tra i 16 e i 65 anni non sono in grado di ascoltare criticamente un'informazione, domandandosi se è vera o no).

Si tratta di somministrare al condannato dei farmaci che dovrebbero inibire il desiderio sessuale. Sono degli antiandrogeni che di fatto abbassano la produzione di testosterone e che sono usati nel trattamento del cancro della prostata oltre certi stadi. Però:

  1. Possono indurre malattie cardiovascolari ed osteoporosi, oltre a modificare l'aspetto corporeo con obesità, grasso alle mammelle, riduzione della pelosità; il trattamento a lungo termine, poi, potrebbe non essere reversibile;

  2. In Europa la pratica è accettata solo se il condannato è consenziente, perché per esempio può portare a sconti di pena;

  3. I giuristi sono contrari perché il condannato non deve essere sottoposto a trattamenti nocivi o che lo trasformino in un oggetto, quindi una legge siffatta troverebbe grande difficoltà ad essere approvata;

  4. Chi controllerebbe l'assunzione del farmaco? Sarebbe impossibile un controllo.

  5. I sanitari si rifiuterebbero di impostare un trattamento a lungo termine che fosse nocivo per il soggetto. Nel trattamento sanitario obbligatorio (che può durare 7 giorni) i sanitari agiscono nell'interesse del malato.

  6. Come molti hanno osservato, la libido non è correlata solo al tasso di testosterone: un uomo può avere un tasso alto e non essere portato affatto per atti di violenza ed è vero anche il contrario. La libido (normale o deviata che sia) nasce nel cervello. La libido si indirizza con l'educazione, con la mentalità. Non è che lo stupratore agisce sotto l'impulso di una libido potente, ma sotto un impulso aggressivo che gode nel soggiogare un altro essere umano.

  7. L'unica strada possibile per ridurre gli stupri è quindi, oltre a delle buone condanne con delle buone pene, combattere la mentalità maschilista nella cultura e negli individui, effettuare una vera rieducazione comprensiva di un percorso psichiatrico in questi soggetti durante la pena.

 

 
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protezione degli indigeni

Post n°585 pubblicato il 08 Maggio 2019 da diogene51
 

 

E' abbastanza noto che gli indigeni abitanti originari dell'America centrale e poi di quella settentrionale meridionale furono distrutti non solo e non tanto dalla conquista e dalle ucisioni che l'accompagnarono, dalla riduzione in schiavitù, ecc. quanto dalle malattie portate dai colonizzatori. Fossero essi conquistadores o missionari, essi importarono nel continente americano malattie comuni in Europa ma sconosciute in quelle terre, che produssero grandi stragi.

E' meno noto che ancora esistono popolazioni che non sono state toccate dal mondo moderno e che sopravvivono all'interno dell'area amazzonica (in Colombia) fedeli alle loro tradizioni, che vivono di caccia, di raccolta, di pesca e di una piccola agricoltura di sussistenza. Da qualche tempo gli antropologi ma anche le autorità governative si sforzano di mantenere aree libere da insediamenti di bianchi attorno alle zone dove vivono queste tribù e di evitare che imprenditori malintenzionati, attratti dalle risorse del legno e minerarie di quelle zone possano spodestare gli indigeni, scacciarli dalle loro terre o entrare in contatto con loro trasmettendo malattie. Non è facile ottenere ciò, ma anche le popolazioni semi-isolate, che hanno qualche contatto col mondo esterno, stanno collaborando per preservare l'isolamento dei loro vicini, che vogliono continuare a vivere a modo loro. Essi sanno che esiste un altro mondo, quello cosiddetto civilizzato, ma non ci vogliono entrare, ed è un loro diritto.

 

 
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Antisemitismo

Post n°584 pubblicato il 29 Aprile 2019 da diogene51
 


L'antisemitismo ha origini molto antiche e data dai primi secoli del Cristianesimo. I Romani, che pure avversavano i cristiani, tolleravano gli ebrei, che gestivano la loro fede in modo privato. Via via che il Cristianesimo si organizzava, gli Ebrei cominciarono ad essere considerati gli uccisori di Gesù e quindi ad essere odiati, almeno in linea teorica. Sul piano pratico dal Medioevo, attorno al 1000, cominciarono i pogrom ovvero le uccisioni di massa che continuarono fino al '900, contando centinaia di migliaia di vittime, anche prima dello sterminio dei nazisti.

Ora sta rinascendo, anche nelle giovani generazioni. Non so se questo è dovuto al riemergere di vecchie paure ed ossessioni (la ricchezza degli Ebrei, per esempio), oppure l'oppressione dei palestinesi da parte dello stato Ebraico, che è condiviso anche da persone tendenzialmente non ostili oltre che da molti degli stessi ebrei, sia risiedenti in Israele che tra noi. Nella realtà ci sono tante stragi ed oppressioni in varie parti del mondo contro le quali nessuno ha mai protestato e che talvolta nessuno conosce. E' di questi giorni una protesta contro la vendita di armi italiane all'Arabia Saudita che le usa per uccidere gli Yemeniti. Mentre articoli del NewYork Times hanno portato alla ribalta il caso dei musulmani Uiguri, più d un milione di persone rinchiuse in "campi di rieducazione" e maltrattati in Cina. Per non parlare del milione di Tutsi uccisi in Ruanda nel 1994.

Che ne pensate?

 

 
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I Rom

Post n°583 pubblicato il 11 Aprile 2019 da diogene51
 



I Rom sono venuti alla ribalta un po' di tempo fa quando il Ministro dell'Interno ha proposto di farne un censimento con lo scopo di espellerne una parte, mentre ancora intende demolire i campi nei quali una parte di loro vive. I Rom vivono in parecchi paesi, anche in numero superiore a quanti sono in Italia. Circa la metà dei 180.000 rom che vivono in Italia sono cittadini italiani, l'altra metà sono esuli da altri paesi, soprattutto quelli dell'ex jugoslavia, arrivati qui spinti dai numerosi conflitti che hanno insanguinato quelle zone. Solo 30.000 vivono nei campi.

In origine sono una popolazione di origine indiana (parlavano una variante del sanscrito), possiamo dire quindi che sono più ariani di coloro che ne hanno pianificato lo sterminio nella Germania nazista. Sono stati perseguitati anche dal fascismo e, prima di questi regimi, un po' dappertutto. Sono stati avversati perché, tradizionalmente, lavoravano i metalli e quindi erano sospettati di pratiche di magia. Nei secoli passati, finché la lavorazione dei metalli e delle loro leghe non è stata affrontata con fini industriali, l'avere a che fare col fuoco e con le trasformazioni che esso può produrre, veniva vista come una forma di alchimia, quindi condannabile.

In certe aree (per esempio nell'impero ottomano) erano liberi e stanziali, esercitavano mestieri artigianali e pagavano le tasse. In altre, come nella Valacchia e nella Moldavia (oggi Romania) fino all'800 erano schiavi di feudatari e monasteri e lavoravano la terra. In queste due aree, dove ne vivono quasi due milioni, sono stanziali e vivono in case. Secondo l'Interpol i reati da loro commessi sono pari a zero. Sono stati malvisti anche per il nomadismo. Con la rivoluzione industriale, che richiedeva manodopera salariata, sembravano una contraddizione vivente. Nonostante le persecuzioni molti si legarono alle aree in cui vivevano assumendone la religione, e disperdendosi in piccoli gruppi. I Rom hanno sempre amato la musica e molti grandi compositori (pensiamo a Chaikowski, a Brahms) hanno inserito i loro motivi tradizionali in molte composizioni.

Si dice che siano sporchi. Certo nei campi senza acqua calda è difficile lavarsi in 200, magari con un solo rubinetto. I realtà essi hanno paura dell'impurità, come gli indiani e gli ebrei. Hanno 14 contenitori diversi in cui lavare i vari tipi di cose.

Ora, il censimento non ci sarà perché la Costituzione non permette di dividere le persone in base all'etnia, alla religione, ecc. Lo smantellamento dei campi, invece, se fosse accompagnato da una seria politica di integrazione, potrebbe essere positivo. Ma è assai probabile che non sarà così: rimarranno per le strade e servirà a chi grida all'insicurezza...

 

 
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