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Maria Alberta Faggioli Saletti da spigolature.it
Post n°164 pubblicato il 24 Dicembre 2008 da marialberta2004
Rainer Maria Rilke, Lettere di Natale alla madre 1900-1925, a c. di Hella Sieber-Rilke, Passigli Editori, Firenze (1996) 2006, traduzione di Francesca Ricci, € 10. Titolo originale: Weihnachtsbriefe an die Mutter, Insel Verlag 1995. Alla “Cara mamma” Phia, il grande Rilke (Praga 1875-1926 sanatorio di Montreux, in Svizzera) ha scritto regolarmente -per venticinque anni, fino ad un anno prima della sua morte- pensieri profondi, lirici, che il suo stile potente e preciso rendeva articolati, affettuosi, esemplari dell’amore filiale. La traduzione ben fatta aiuta il lettore. La santa sera e l’ora delle sei, l’ora della nascita di Cristo, uniscono di anno in anno madre e figlio nella preghiera e nel ricordo, così rievoca Hella Rilke nella Postfazione di questo libriccino conosciuto da pochi e bellissimo. Insieme, risuona l’espressione del bene che René vuole e che augura alla mamma, dopo che ha lasciato, con un po’ di commozione, lei che l’ha salutato con altrettanta commozione, perchè sia felice. Quanti giorni insieme, quante gioie, quanto amore, quante pene. E’ sicuro che i suoi pensieri, che la raggiungono, resteranno con lei, se lei li cercherà e li userà all’inizio della sua preghiera di Natale (p. 30). Entrambi infatti hanno la possibilità di preparare la vecchia e cara festa, in solitudine, con tanta pace e solennità (p. 60). Nel 1914, in un tempo impregnato di paure per la guerra, la prima guerra mondiale, Rilke formula, di seguito a riflessioni angosciate, un improbabile auspicio: Sta davvero tornando la santa festa, non turbata da questi tempi difficili, cupi e crudeli; è davanti a tutte le porte, e dietro molte di queste porte ci sono bambini che attendono il suo arrivo. Nell’imminenza di questa sera nell’aria invernale si è sempre avvertito un alito di pace; oh, se anche quest’anno si avvertisse quest’alito indicibile ed esso convincesse, saturasse, sopraffacesse gli uomini convulsi e agitati che hanno messo mano alla morte e si cagionano sventure a vicenda (p. 72). Dopo la guerra, nel 1918, quando finalmente si può celebrare la pace, le sue parole esprimono non minore apprensione: Ci saranno sicuramente anni difficili, le prove dei popoli non sono terminate, si potrebbe anzi assicurare che cominciano davvero soltanto adesso; fino a oggi dovevano soltanto obbedire a un ordine ma ora si trovano, ogni singolo si trova davanti a domande cui deve rispondere, deve rispondere… (p. 88). Stupendi gli accenni alla poesia, ai paesaggi, all’arte che rivelano la raffinata sensibilità artistica dello scrittore: Il libriccino con le riproduzioni delle opere del beato Angelico da Fiesole, tanto piccole ma capaci di riprodurre in parte la magia, il nimbo di queste figure inginocchiate, mi è piaciuto tanto; vi riconoscerai con gioia opere note, e il desiderio di trovare qualcosa che non sia né ignoto né incombente ne sarà forse appagato (p.56). Anche il suo sentimento religioso è aperto: Qui ci sono moschee, templi di un’altra fede, ma dello stesso Dio, lo si sente dal fervore con cui la vita dei musulmani è scandita dalla religione, scrive da Tunisi, nel 1920 (p.48). Sembra di oggi il penetrante e appassionato augurio del 1920: Quel che Ti auguro, cara mamma, è che in questa santa sera la memoria di tutta l’emergenza e, anzi, la consapevolezza dei problemi incombenti e dell’insicurezza dilagante possano essere del tutto sollevate e in certo qual modo dissolte in quell’intimissima sapienza della grazia per la quale nessun tempo è troppo pregno di fatalità e nessuna angoscia è tanto serrata che essa non sappia al tempo suo -che non è il nostro!- entrare e penetrare con la sua mite vittoria quanto sembrava insuperabile (pp. 95-96).
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Inviato da: marialberta2004
il 30/05/2013 alle 20:34
Inviato da: julien139
il 30/05/2013 alle 18:27
Inviato da: aga08
il 14/04/2010 alle 12:30
Inviato da: aga08
il 14/04/2010 alle 12:25
Inviato da: marialberta2004
il 17/09/2008 alle 12:23