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Maria Alberta Faggioli Saletti da spigolature.net

Post n°167 pubblicato il 08 Gennaio 2009 da marialberta2004
 
Foto di marialberta2004

Donizone, Vita di Matilde di Canossa, a c. di Paolo Golinelli, con un saggio di Vito Fumagalli (pp. 241-251), Jaca Book, Milano 2008, € 28.

La grande Matilde, la giusta contessa (1046-1115), aveva capito che la gloria sua e della sua casata dovevano venir affidate alla scrittura, per non essere considerate transitorie e caduche. Storico ufficiale di Matilde e della sua casata, Donizone, monaco benedettino, da 25 anni a Canossa, la rocca imprendibile considerata il cuore del suo regno, ha regalato ad entrambe (a Matilde e alla casata), una sorta di continua “notizia dei posteri”, con la sua opera scritta sulla pergamena, conosciuta come Vita Mathildis, poema storiografico, in versi latini.

Lo splendido codice miniato del benedettino colto e raffinato è stato trascritto e tradotto nei secoli passati, in versi e  in prosa (dallo stesso Golinelli nel 1987), e  viene ripubblicato, in occasione della Mostra, su Matilde di Canossa, che si svolge a Reggio Emilia e a Mantova dal 31 agosto 2008 all’11 gennaio 2009.

In una teca blindata della Mostra, si può ammirare il manoscritto principale della Vita di Matilde, il Codice Latino 4922 della Biblioteca Apostolica Vaticana, impreziosito da 7 miniature a pagina piena, scritto fra il 1111 e il 1115, anno della morte di Matilde, con un’aggiunta l’anno successivo. Circa le miniature, la critica non è ancora concorde sullo scriptorium in cui è avvenuta la realizzazione.

Nella nuova edizione a stampa, Paolo Golinelli -che da più di vent’anni studia e pubblica fonti, con ricerche originali sui Canossa e su Matilde, apprezzate in Italia e all’estero- ha tenuto presenti gli studi  degli ultimi due decenni,  soprattutto quelli in  occasione del   IX centenario della morte di Enrico IV (1106-2006), nonchè del Millenario della fondazione dell’Abbazia di San Benedetto di Polirone (1007-2007). Questi studi hanno consentito nuove interpretazioni del poema di Donizone, e ridimensionamenti di molteplici luoghi comuni su una delle donne più “straordinarie”, di un periodo storico ricco del medioevo europeo (p. XXII).

Della Vita  Mathildis,  viene dunque presentata un’edizione scientifica del testo latino, tradotto in una bella “prosa ritmica” e annotato, con l’inclusione degli aggiornamenti bibliografici, corredato dalla riproduzione delle miniature.

Il poema di Donizone si compone di due libri, narrati in prima persona dalla rocca di Canossa la quale si compiace di essere stata scelta dal capostipite Atto di Canossa, bisnonno di Matilde. Il primo libro è riservato agli antenati, il secondo a Matilde. Il Prologo è tutto per Matilde: Compiuto il poema, il mio stolto e inesperto sapere pensò/ a nessuno poter dedicare se non a Matilde,/ nostra sapiente, dolce signora: il mondo/ col suo nome ha riempito, per quell’onore/ immenso che ella conserva sulle orme dei padri. Larga è ancor più la sua fama, poiché le virtù/ le sono compagne ogni tempo , ricche di doni (p. 11). Nell’Abbazia di San Benedetto di Polirone vicino a  Mantova, dove si trovava il primo sepolcro di Matilde, sono ancora visibili, nel mosaico pavimentale, le quattro virtù cardinali, prudenza, temperanza, giustizia-pietà, fortezza, alle quali si accompagnano le tre virtù teologali, fede, speranza, carità, che caratterizzarono la figura di Matilde.

L’incipit del libro secondo, quello dedicato a Matilde, contiene informazioni precise circa la sua fama e la potenza: La sua fama s’espande perenne per tutti i regni./ Portan le vele oltre i mari l’eco delle sue imprese,/e si parla di lei nei castelli dei Turchi./ Alessio, l’imperatore d’Oriente, ha spesso sue notizie/ e pallii le invia incastonati di gemme./Or l’ama, or l’odia il re degli Tedeschi,/ ma la gente alemanna, ovunque e spontaneamente, la serve;/ Sassoni, Russi, Guasconi ed anche Frisoni,/ Lotaringi, Franchi, Alverni e perfino i Britanni,/ la conoscono tanto da chiederle mille favori./ Queste genti inviano spesso al suo seguito armati,/la grande Matilde ha cavalieri di tutti costoro./…/ E’ lei a dettare le lettere: ben conosce il linguaggio dei Teutoni/ e sa anche parlare la garrula lingua dei Franchi;/ amministra i Longobardi, li governa e li fa grandi. (pp. 125, 127). 

Colpiscono, tra gli altri, i versi donizoniani che rievocano la proverbiale “umiliazione” di Canossa, durante la lotta per le investiture, avvenimenti che sono alla base della nascita dell’Europa medievale.

Dopo la scomunica dell’imperatore Enrico IV da parte del papa Gregorio VII, si sparse nel mondo la voce che il sovrano/… era stato scomunicato da papa Gregorio;/ ne rimaser sconvolti i forti e i potenti in tutto l’impero…che …decisero di non riconoscere il re,/ fino a che non recede e cerca la pace col papa. Comprendendo il sovrano che così regnar non poteva,/ domandò a Matilde, sua seconda cugina,/ di far sì che il papa da Roma venisse in Lombardia/ perché egli avrebbe impetrato il perdono… (p.129).

Corre l’anno 1077 ed è il mese di gennaio: in quell’anno Gennaio aveva portato più neve del solito, ed un freddo pungente ed intenso. Il papa è ospite di questa signora feudale, nel castello di Canossa dove arriva poi il re Enrico col seguito…,/ e giunse una folla di gente, per il solenne momento. Ma, … poiché dopo tre giorni trascorsi a parlar di pace, la pace non era raggiunta, il re, attraverso l’abate Ugo di Cluny, chiede ed ottiene un colloquio con Matilde alla quale si rivolge con parole supplichevoli e in ginocchio: «Se tu non mi aiuti in questo momento,/non potrò più combattere, perché il papa mi ha condannato;/ o valente cugina, fa’ ch’egli mi benedica, va’!»  Ella s’alzò promettendo al re d’aiutarlo ed uscì/ a salire in alto alla rocca, mentre il re rimaneva giù in basso.

Il papa ascoltò Matilde, e solo volle che il re in persona giurasse a lui fedeltà e alla Sede Romana. Il re fece quanto voleva il papa Gregorio…Il papa concesse/ che venisse al suo cospetto il sovrano,/ nudi i piedi, gelati dal freddo. L’imperatore Enrico IV ottenne l’assoluzione dalla scomunica: il papa lo benedisse, gli diede la pace/ ed infine cantò una messa per lui, gli diede la comunione/ e sull’arce [rocca] di me Canossa pranzò con lui (pp. 239-133).

L’ultima immagine del Codice Vaticano di Donizone ci presenta il ritratto indimenticabile di Matilde in trono che, con l’abate Ugo di Cluny, nella cappella di San Nicola a Canossa, incontra Enrico IV, l’imperatore scomunicato e penitente, che ne invoca il sostegno. Ormai alcuni importanti studiosi sono concordi nel sottolineare, il ruolo di mediatrice svolto da Matilde in quella circostanza, come un’affermazione della donna spesso trascurata dagli storici (p. 133).

È utile, a questo punto, desumere altresì, dai versi di Donizone e dalle annotazioni di Paolo Golinelli, alcune notizie storiche e biografiche su questa donna sì grande, vissuta sessantanove anni, tra disagi, pericoli e lutti fin dall’infanzia.

Unica figlia rimasta (i fratelli Federico e Beatrice sono morti),  di Beatrice di Lorena, di sangue regio, e di Bonifacio di Canossa, feudatario imperiale assassinato durante una battuta di caccia nel mantovano, Matilde, aveva ricevuto in eredità un vasto territorio italiano, dal Lazio settentrionale, alle colline mantovane oltre il Po, oltre ai possessi materni della Lorena. Malgrado i due matrimoni (con Goffredo il Gobbo, duca della Bassa Lorena e con il diciottenne Guelfo di Baviera, detto il Pingue), due figli morti presto, e l’adozione come figlio del conte toscano Guido Guerra, non ebbe, o forse non volle, discendenti (pp. 159, 246, 247).

Era seconda cugina dell’imperatore Enrico IV e sua vassalla, ma assunse il ruolo di difesa della Chiesa che il papa le richiedeva, benchè fosse per lei essenziale l’accordo fra papa e imperatore.

Per l’insigne medievista Vito Fumagalli, il cui saggio conclude il volume, la contessa di Canossa, schierata per il papa contro l’imperatore, aveva capito quello che Donizone non ha colto e cioè che, quando era indebolita dalla guerra, le restavano fedeli castelli e proprietà fondiarie sui monti dell’Appennino, mentre i nobili e le città (Reggio, Mantova, Ferrara) le si ribellavano, anche se, come Mantova, erano legate al vescovo, perché il corso della storia era favorevole da tempo al trionfo delle città. Forse anche per questo motivo, Matilde scelse di donare tesori di famiglia al papa e di lasciare fortezze all’imperatore, affrettando la fine del dominio dei Canossa (pp. 244-249).

Infine, è giusto domandarsi a quale lettore Donizone possa oggi interessare.

La lettura del poema dello storico di Matilde può giovare alle sceneggiature delle affollate manifestazioni popolari e folcloristiche, con rievocazioni  del suo mito, realizzate nei tanti luoghi che un tempo furono suoi domini. Quella di Donizone è infatti una poesia medievale che oggi annovera parecchi cultori, inoltre essa è celebrativa ma ricca di notazioni, quindi fonte storica primaria di straordinaria importanza. 

Incipit: Tutto quanto io posso di una donna sì grande cantare,/ lo sa la gente con me, è sempre meno di qunt’ella meriterebbe:/ e sappiate che può essere solo ammirata.

Explicit: E voi tutti, che abitate le sfere celesti,/ lei vivendo nel corpo terreno onorò,/ voi donatele in sorte la pace eterna. Amen.

 
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