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Maria Alberta Faggioli Saletti da spigolature.net
Post n°170 pubblicato il 01 Marzo 2009 da marialberta2004
Maria Alberta Faggioli Saletti Roberto Benigni, Il mio Dante, Einaudi, Torino 2008, € 16. Attira il lettore curioso, la vivace copertina (con una bella istantanea di Roberto Benigni) del libro che raccoglie le parole interpretate dall’attore, fin dal 1991, durante le indimenticabili recitazioni a memoria-letture-commenti dei Canti della Divina Commedia di Dante Alighieri. Il volumetto, introdotto dallo scritto di Umberto Eco su Recitare Dante e dalla Premessa di Benigni, comprende dal Primo al Decimo Canto dell’Inferno, il XXVI e il XXXIII della stessa Cantica, nonché l’ultimo Canto del Paradiso che ci fanno riassaporare non solo il suo rispetto per le leggi della lettura poetica ma anche la splendida fisicità leggera profusa durante gli affollatissimi spettacoli. Fin dalle prime pagine, seducono e adescano l’attenzione gli aneddoti su Dante, ascoltati da Roberto fin da bambino, e raccontati benissimo da …un uomo di spettacolo…che, come tale, viene dalla …narrazione, e deve quindi …essere capace di raccontare (p. 24). Roberto dà il suo personale contributo all’immortale biografia di un “grande”, del quale …non è rimasta neanche una firma, un’orma, il numero di scarpe, la taglia del vestito…. L’iniziale linguaggio trascurato non deve deludere, perché poi si segnalano le citazioni di grandi libri, poeti e scrittori prediletti, la Bibbia, Le mille e una notte, l’Eneide, Melville, Borges, Caproni, Gadda, Primo Levi e il poeta russo Osip Emil’evič Mandel ̃stam, di grandi traduttori della Divina Commedia, come lo statunitense Longfellow, e di un eminente critico quale Benedetto Croce. Riferimenti e richiami sono incorniciati dalla spiegazione sulla scoperta del verso danteco, la terzina in endecasillabi, e sulla bellezza della poesia che …sta nel fatto di renderci partecipi di sentimenti nuovi, ma anche di azioni che sono dentro di noi e che ignoriamo. Ed è il poeta a tirarle fuori. I poeti ‘inventano’ dei sentimenti. Così come Gesù ha inventato la carità e l’amore, Dante ha inventato l’astio, la rabbia, le pulsioni. Non c’erano prima: li ha catalogati lui. E’ come dire che l’elettricità e le onde radio ci sono sempre state, ma senza Marconi non sarebbero certo venute a galla (p. 28). Ancorati alla solida tradizione della critica letteraria, dominano i commenti alle storie di Paolo e Francesca (pp. 41-42), di Ulisse (p. 63-67) e del conte Ugolino della Gherardesca, Capitano del popolo accusato di tradimento nel 1288, imprigionato con i figli e i nipoti nell’antica Torre di Pisa detta, proprio per questo, della “Fame (pp. 67-70). Per rendere immortali Paolo e Francesca, Dante inventa la rappresentazione di un solo momento della loro vita, quello …in cui i due non sapevano ancora di essere innamorati e vengono trafitti dall’amore –…’Amor, ch’a nullo amato amar perdona’…. Più complessa la descrizione dantesca dell’enigmatico Ulisse, consigliere fraudolento, collocato nel fondo dell’Inferno, malgrado abbia inseguito la conoscenza. La presentazione avviene con il ricorso al flashback: …la scena mostra il protagonista mentre compie un’azione fondamentale a comprendere ciò che è avvenuto o che avverrà, così il sommo poeta lo descrive e ce lo fa sembrare vero, anche se nessuno sa com’è fatto realmente Ulisse. Nel presentare le terzine in cui Ulisse appare –‘gittò voce di fuori e disse: Quando’/…- Benigni spiega l’uso dell’enjambement, un aspetto tecnico della versificazione, rivelando nel contempo un piccolo segreto della sua professione d’attore: un verso finisce lasciando incompiuta la frase, che ricomincia al verso successivo: e questa trovata sprona ad andare avanti nella lettura, è come stare in mezzo a un’alluvione, spinti a voler sapere talmente tanto mentre si recita o si legge, che è impossibile rimanere fermi, si corre come un treno che accelera sempre di più e porta dritto alla fine di Ulisse, che poi è la fine di tutti noi. Roberto Benigni non risparmia aggettivi altisonanti per lodare Canti e versi danteschi. Straordinario il X Canto, quello dell’eretico ghibellino Farinata degli Uberti, nel quale …lo stile, la poesia, l’altezza espressiva, il senso del dolore e della grandezza sono all’apice: ‘Ed el (Virgilio) mi disse: Volgiti! Che fai?/ Vedi là Farinata che s’è dritto:/ da la cintola in sù tutto ‘l vedrai’ (p. 58). Così, quando ci conduce con il sommo poeta …a espugnare il tema portante della Divina Commedia nel XXXIII Canto del Paradiso, con la preghiera di San Bernardo alla Madonna, di far vedere Dio a Dante (‘Vergine madre, figlia del tuo figlio,/ umile e alta più che creatura’/…), dopo aver ricordato che in questo canto …c’è tutta la sociologia mariana, la teologia, i canti liturgici, le superstizioni, e …il cammino dell’umanità, Benigni c’invita perentoriamente a vedere Dante col suo corpo, coi suoi occhi, coi suoi nervi, coi suoi polsi, mentre sta lì davanti a Dio e davanti alla Madonna…e soprattutto ci esorta a non negarci …il piacere di credere a tutto quello che dice (p. 76). Sappiamo tutti che Dante ha scritto il suo poema eterno nel Trecento, ma questo viene riportato all’attenzione dello spettatore-lettore solo perché egli non si privi …del piacere di leggere questo libro, di godere di un racconto dove ci sono il canto, la musicalità, la narrazione e, naturalmente, la poesia. E la poesia, come si sa, va letta ad alta voce, perché viene dalla tradizione orale (p. 25), però, quando si tratta di poesia immortale, bisogna anche saperla recitare a memoria e commentare convenientemente. Questi il messaggio e la lezione di vita di Roberto Benigni. Incipt Quando si parla di Dante mi si rigirano subito il corpo e l’anima; è un poeta eterno che ho sempre sentito come un amico. Il mio vuole essere solo un omaggio: quello che dico non ha carattere scientifico, ma personale. Del resto, qualsiasi cosa si dica su Dante va sempre bene, perché è un contributo che diamo alla poesia, alla bellezza e alla gioia del vivere. Éxplicit (Dante) … ha affrontato un viaggio, ha sognato per noi, e il suo sogno durerà più di tutte le nostre notti e di tutti i nostri sonni. Non è sbagliato pensare che tutto quello che viviamo è un sogno. Qualcuno l’ha fatto per noi, e io gliene sarò grato finchè campo.
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Inviato da: marialberta2004
il 30/05/2013 alle 20:34
Inviato da: julien139
il 30/05/2013 alle 18:27
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il 14/04/2010 alle 12:30
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il 14/04/2010 alle 12:25
Inviato da: marialberta2004
il 17/09/2008 alle 12:23