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REX SEDET IN VERTICE: CAVEAT RUINAM.

Post n°63 pubblicato il 02 Dicembre 2012 da the78deck
 

REX SEDET IN VERTICE: CAVEAT RUINAM.

Aquileia ringrazia nel giorno di Cristo Re.

 


Aquileia, 25 novembre 2012: celebrando la ricorrenza di Cristo Re dei Re, la Comunità di Aquileia ha anche ringraziato, come ogni anno,  per i frutti della Terra e del lavoro dell’Uomo, per la tecnologia e per gli strumenti che ci assistono nelle nostre attività.

La tradizionale Preghiera dell’Agricoltore, letta da Francesca Meneghel, ha innalzato le speranze non solo delle famiglie contadine, ma, infine, di ognuno di noi, eredi del mandato dato da Dio ad Adamo di custode del Giardino dell’Eden. Una presa di coscienza sempre maggiore di quanto l’Uomo e la Terra siano legati come Madre e Figlio e come Dio affidò l’Eden ad Adamo, così Gesù affidò sua madre Maria a S. Giovanni dalla croce, mentre sulla sua testa troneggiava la ragione della condanna: Gesù di Nazareth, Re dei Giudei.

Essere re è oggi più che mai un dovere ed un sacrificio, non un privilegio od un pretesto di sopraffazione.

 

 

Riecheggia in mente il monito dei “Carmina Burana”, poemi medioevali rimusicati da  Carl Orff nel 1935-6:

[…] In Fortune solio sederam elatus, prosperitatis vario flore coronatus; quicquid enim florui felix et beatus, nunc a summo corrui gloria privatus. Fortune rota  volvitur: descendo minoratus; alter in altum tollitur; nimis exaltatus. Rex sedet in vertice - caveat ruinam! - nam sub axe legimus Hecubam reginam.” (trad.: […] In alto io sedevo sul trono della Fortuna, cinto dai variopinti fiori del successo; ma se un tempo fiorivo prospero e felice, ora son caduto dalla cima privo di ogni gloria. Si volge la ruota di Fortuna: sempre più giù discendo; un altro sale in alto; esaltato oltre ogni misura.  Sopra tutti un re siede sul trono – “stia attento a non cadere!” – infatti sotto il mozzo della ruota leggiamo “Regina Ecuba [moglie di Priamo]”.” )

Il successo è effimero: il sacrificio è sempre la chiave di ogni buon risultato.

 

Benedicendo, quindi, i mezzi agricoli in parata lungo via Popone, il parroco, Mons. Michele Centomo, ha benedetto anche coloro che tali apparecchi creano e usano, affinché se ne servano sempre per il miglioramento del futuro di ognuno.

 

A seguire, il concerto della Banda S. Paolino ed il generoso rinfresco offerto dalle famiglie degli agricoltori han permesso di trascorrere del tempo assieme in allegria.

 

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Al rintocco delle campane di mezzodì tutti i colombi che si erano poggiati sul tetto della facciata della basilica si son levati in volo: solo un uccello è rimasto, seduto come in trono al centro del rosone, quieto: l’unica colomba bianca. Un segno, per chi vuole, molto suggestivo.

                  

Tiziano De Simone

 
 
 

I TALENTI DEI PATRIARCHI

I TALENTI DEI PATRIARCHI

In mostra ad Aquileia le monete dei Patriarchi.

 


Aquileia, 5 maggio – 23 giugno 2012: presso la sala Mostre Ex-Stalla Pasqualis, potrete ammirare “ I Patriarchi di Aquileia attraverso il percorso monetale sino al 1420:  Benedetto XIV e la revoca del Patriarcato.”, a cura del Circolo Numismatico Patavino, Comune di Aquileia, Fondazione Aquileia e con la collaborazione del Gruppo Archeologico Aquileiese.

 

 

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Forse ricorderete che in un precedente studio di qualche anno fa, nel 2009, mi ero trovato ad indagare su una misteriosa ringhiera di balcone in ferro, con uno stemma criptico, che faceva bella vista di sé su un palazzo storico dell’Aquileia ottocentesca: si trattava dell’Ex l’Hotel Restaurant ZUR POST, che da decenni ospita un supermercato ormai storico. Successivamente alla pubblicazione del mio articolo, stemma e ringhiera sono stati rimossi ed affidati, presumibilmente, a degli esperti restauratori. Nella mia ricerca, avanzavo l’ipotesi che l’insegna contenesse dei simboli e dei messaggi comprensibili dall’elite massonica dell’epoca. Che fosse, in pratica, un’insegna “Massoni, in questo Hotel troverete Vostri Confratelli: siete benvenuti!”

 

Vi sono altri due particolari  che avrebbero potuto attirare l’attenzione dei Massoni. La prima è che, anticamente, quello stesso porto dove sorge il Zur Post, ed oggi anche il Municipio, era guardato da una catena, stesa tra due colonne, ad impedire la risalita di imbarcazioni non autorizzate. La seconda è una moneta, un denaro d’argento, del Patriarca Pellegrino II (XII sec.): esso riprende l’iconografia delle monete  austriache di Friesach, rassomiglia agli pfennig dell’arcivescovo Konrad di Salisburgo, pur raffinandola (dove sembrerebbe ravvisabile il Golgota con la triplice crocifissione). Anche  il “denaro di Latisana” è riferito a tale filone. Se quello che  è riconoscibile in molte di tali monete è il frontone di un tempio, nella moneta aquileiese, oggi rarissima e rappresentata a simbolo della Comunità di Aquileia anche sui cartelli turistici, si vede qualcosa di più: qualcosa che sembra comprendere due colonne, o pilastri,  sormontate da astri luminosi, mentre al centro, tra di esse, una forma piramidale (Tempio di Gerusalemme? Tenda del Signore?  Arca dell’Alleanza?) è sormontata da un terzo globo e dalla croce cristiana.

 

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Pur se tale raffigurazione viene di solito interpretata come due torri, può ricordare le suddette colonne del porto. Tale immagine, inoltre, è molto affine ai simbolismi massonici del XIX sec. e potrebbe, così, aver attirato l’interesse di prestigiosi esponenti delle arti, delle scienze e dell’alta società del tempo.

 

 

 

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Ebbene, in questa interessantissima mostra numismatica, non solo potrete ammirare dal vero esemplari recanti tali effigi, ma anche altre con modifiche più particolareggiate che ai 2 globi sostituiscono 2 aquile.

 

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Orario della mostra: dal mercoledì alla domenica, dalle ore 10.00 alle 17.00.

Inoltre, sabato 16 giugno 2012, ore 10.30 presso la Sala Consiliare del Comune di Aquileia, si terrà un incontro studio sulla monetazione dei patriarchi.

Siete tutti invitati.

   

Tiziano De Simone

 

(Pubblicato su Voce Isontina, 16 giugno 2012)

 

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"... Little Child, dry your crying eyes ...What have we become? Just look what we have done. All that we destroyed YOU MUST BUILD AGAIN! No more presidents, and all the wars will end. One United World, under God. When the children cry, let them know we tryed, 'couse when the children sing, then the New World begins... "

WHEN THE CHILDREN CRY - By LIONS

 
 
 

AQUILEIA: IL MISTERO E’ SERVITO

AQUILEIA: IL MISTERO E’ SERVITO

Specialità dal passato dell’ex albergo ristorante “Alla Posta”.

 

 

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Aquileia, 15 settembre 1885: “Sua Altezza Reale, la Principessa Stefania ha visitato ieri, a bordo dello yacht “FANTASIE”, Aquileia, per l’occasione tutta imbandierata. E’ stata ricevuta  dal Luogotenente, dal Capitano Franz Coronini, dal Capitano del Distretto Bintsegan e dal Sindaco Stabile. La Principessa ha visitato la basilica e il museo ed è poi ritornata molto soddisfatta con il panfilo a Miramare. Stamattina ha fatto una passeggiata fino alla stazione ferroviaria. Per domani è prevista una visita a Grado. (TRIESTER ZEITUNG, 15/9/1885).

 

Sembra iniziare così la storia documentata di un edificio misterioso, ripreso in una fotografia dell’evento, dove appare del tutto simile ad oggi. Sappiamo, da una mappa del 24 agosto 1760, che nel luogo dove sarebbe sorto non vi erano edifici, ma solo un campo coltivato.

 

 

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Agli inizi del XX sec. Aquileia assunse un’importanza turistica per i contatti marittimi con la vicina isola di Grado, rinomata destinazione balneare e curativa, e per il Museo Archeologico istituito nel 1882. Aquileia brulicava di speranze e potenzialità di sviluppo quanto di visitatori: prova di ciò è il numero considerevole di alberghi ed esercizi che vantava. Il migliore tra essi era senza dubbio il “Zur Post” (“Alla Posta”, nome questo molto comune); fulgido esempio di imprenditoria femminile sotto la gestione della Signora Luigia Bonvicini (1886-1953),  così veniva descritto: “Caffè – Restaurant viennese rimesso a nuovo, situato nella Piazza del Porto, con veranda e splendido giardino. Cucina italiana e tedesca, vini delle proprie cantine e di quelle del Barone Ritter de Zahony in Monastero. Latte e burro di propria produzione. Birra Goss e Pilsen, stanze spaziose. Posta e telegrafo in casa. Autogarage.” (GUIDA SCHEMATICA EDIZIONE 1914).

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Se consideriamo che al tempo, nel circondario, vi erano in tutto 14 telefoni, tale ritratto identifica il “ZUR POST” come un hotel di lusso, proiettato nel futuro. Il servizio telematico offerto agli ospiti era, probabilmente, anche molto di più di una odierna rete internet wireless.  

 

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Oggi l’HOTEL RESTAURANT ZUR POST è chiuso e da decenni il pianterreno ospita un supermercato ormai storico. Tuttavia la facciata, attualmente in restauro, è conforme al suo passato glorioso. Particolarmente interessante è il balcone, con un’elegante ringhiera in ferro battuto, artisticamente decorato, che riporta un’insegna con simboli misteriosi. Per anni mi sono interrogato sul loro significato, finché decisi di approfondire.

Questa l’insegna: una corona d’alloro, sormontata da un’elegante coccarda a tre asole, fermata da borchia, con due nastri ricadenti, avvolge un grande “4” in cifra, dal gambo ulteriormente crociato; a sinistra in basso una piccola freccia ascendente verso  ore 11; a destra, come due lettere OC ruotate di 90° a sinistra ed una grande V.

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Inizialmente ero orientato verso  un’interpretazione fondamentalmente zodiacale ed astrologica della composizione: OC rovesciato è il segno del TORO, V poteva rappresentare il pianeta Venere, od essere un 5 in numero romano. Il 4 simboleggia il pianeta Giove.

Ma indagando ed approfondendo mi imbattei in quello che René Guénon definì nel suo ”Etudes Traditionnelles”, (1948)  e  riprese ne “Les Symboles fondamentaux de la Science Sacrée” (Gallimard, 1962), "QUATRE DE CHIFFRE" (ossia il “quattro in cifra”). Esso era un simbolo, od una combinazione di simboli ad esso associati, molto usata dalle corporazioni di tipografi, scalpellini, tagliapietre, incisori e pittori di vetro e vetrate del XV sec. In particolare, dunque, di maestranze artigiane ed edili impegnate nella costruzione delle cattedrali. Era anche usato per marchiare i pezzi prodotti e poter quindi attribuire il compenso ad ogni mastro.

Ma quale poteva essere il significato di un simbolo corporativo di costruttori su un rinomato albergo affacciato sul porto?

Forse la risposta può trovarsi in un’ipotesi ardita quanto logica, l’ipotesi MASSONICA. Come ben sappiamo,  i massoni si rifacevano, allegoricamente, alle corporazioni dei costruttori delle cattedrali. Essi si chiamavano, in effetti, “mastri muratori” , ma il loro scopo era edificare l’animo umano, non un semplice tempio. Forse l’insegna voleva richiamare esplicitamente l’attenzione degli affiliati alla Massoneria che fossero approdati, dal mare, risalendo il fiume Natissa, ad Aquileia. Ricordando che uno dei principi fondamentali della Massoneria è il mutuo soccorso tra gli affiliati, è logico pensare che un esercente, qualora massone, volesse invitare i confratelli a soggiornare nel proprio albergo. Sempre che, ovviamente, l’insegna non fosse addirittura precedente l’apertura dell’hotel.

 

Vi sono altri due particolari  che avrebbero potuto attirare l’attenzione dei Massoni. La prima è che, anticamente, quello stesso porto era guardato da una catena, stesa tra due colonne, ad impedire la risalita di imbarcazioni non autorizzate. La seconda è una moneta, un denaro d’argento, del Patriarca Pellegrino II (XII sec.): esso riprende l’iconografia delle monete  austriache di Friesach, rassomiglia agli pfennig dell’arcivescovo Konrad di Salisburgo, pur raffinandola (dove sembrerebbe ravvisabile il Golgota con la triplice crocifissione). Anche  il “denaro di Latisana” è riferito a tale filone. Se quello che  è riconoscibile in molte di tali monete è il frontone di un tempio, nella moneta aquileiese, oggi rarissima e rappresentata a simbolo della Comunità di Aquileia anche sui cartelli turistici, si vede qualcosa di più: qualcosa che sembra comprendere due colonne, o pilastri,  sormontate da astri luminosi, mentre al centro, tra di esse, una forma piramidale è sormontata da un terzo globo e dalla croce cristiana. Pur se tale raffigurazione viene di solito interpretata come due torri, può ricordare le suddette colonne del porto. Tale immagine, inoltre, è molto affine ai simbolismi massonici del XIX sec. e potrebbe, così, aver attirato l’interesse di prestigiosi esponenti delle arti, delle scienze e dell’alta società del tempo.

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Certo, tutto ciò è plausibile: tuttavia, la verità sull’origine dell’insegna misteriosa è forse nascosta per sempre tra i pensieri del suo committente.

 

                  

Tiziano De Simone

(Pubblicato su Voce Isontina - 31 ottobre 2009 )

 

 

 
 
 

59° GIORNATA DEL MALATO DI LEBBRA

Post n°60 pubblicato il 29 Gennaio 2012 da the78deck
 

59° GIORNATA DEL MALATO DI LEBBRA

Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue.

 


 

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Domenica, 29 gennaio 2012: Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra.

 

E’ la 59° ricorrenza della giornata voluta da Raoul Follereau per promuovere i diritti dei malati di lebbra "Perché il malato di lebbra cessi di essere lebbroso, bisogna guarire quelli che stanno bene. Bisogna guarire quelle persone terribilmente fortunate che siamo noi da un'altra lebbra, singolarmente più contagiosa e più sordida e più miserabile: la paura. La paura e l'indifferenza che troppo spesso essa porta con sé."

 

Per saperne di più e contribuire ad un Mondo migliore, visitate l’AIFO – Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau  - www.aifo.it .

 

http://www.aifo.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1

 

La Guarigione del lebbroso è uno dei miracoli compiuti da Gesù in Galilea: il resoconto è riportato nel Vangelo secondo Matteo 8, 1-4, nel Vangelo secondo Marco 1, 40-45 e nel Vangelo secondo Luca 5, 12-16).

 

 Luca:” Un giorno Gesù si trovava in una città e un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò ai piedi pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi sanarmi». Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii risanato!». E subito la lebbra scomparve da lui. Gli ingiunse di non dirlo a nessuno: «Va', mostrati al sacerdote e fa' l'offerta per la tua purificazione, come ha ordinato Mosè, perché serva di testimonianza per essi». La sua fama si diffondeva ancor più; folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro infermità. Ma Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare.

 

 

 

 

 Tiziano De Simone

 
 
 

GIORNO DELLLA MEMORIA

Post n°59 pubblicato il 29 Gennaio 2012 da the78deck
 

GIORNO DELLLA MEMORIA

Per imparare dagli errori passati.

 


 

 


Il 27 gennaio del 1945 i cancelli del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz furono abbattuti. Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, decretato con la Legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento  Italiano per ricordare le vittime delle immonde persecuzioni subite da coloro che vennero discriminati sulla base del loro credo religioso, idee, appartenenza politica, condizioni di salute, razza, genetica. Ricordiamoci che “il sonno della ragione genera mostri” (Francisco Goya) e che chi non ricorda il passato (ed i suoi errori) è destinato a riviverlo. Chi ama dividere il mondo in inferiori e superiori, in servi e padroni, dovrebbe chiedersi se è certo di potersi trovare dalla parte “comoda” del fucile, in caso di rovesciamento dei diritti civili di ogni uomo. In fin dei conti, prima a poi, “gli altri” siamo noi.

 

 

 

DESCRIZIONE

In un’atmosfera surreale, una dama elegante pasteggia al tavolo, apparentemente, di un ristorante. La donna veste un abito da sera, gioielli ed, in particolare, due spille con la svastica nazista. Sembra compiaciuta del suo pasto. Ciò che a prima vista può sfuggire, all’osservatore quanto a lei stessa, è che il pasto che degusta con distacco è costituito da parti umane. Le sue. L’occhio sinistro, mancante dall’orbita vuota, nascosta dai capelli, fluttua ora come un’oliva in un Bloody Mary. Il vino che degusta è il suo sangue, come l’etichetta, che echeggia la scena stessa, suggerisce. Avambraccio e mano sinistra vengono infilzate dalla forchetta mentre, il piede sinistro compare come successiva portata, completo di scarpa, dietro ai fiori. A terra, il piede destro nasconde l’amputazione mentre col sangue traccia una linea di demarcazione, tanto netta, quanto inverosimile. Lentamente, il sangue cola dal tavolo sul pavimento e da lì scorre verso un inquietante liberatorio scarico idraulico. L’immagine è dominata dai colori giallo rosso e nero, nazionali tedeschi, che nel tentativo di conferire un’atmosfera illusoriamente calorosa, invece opprimono e creano ansia, annullando lo scenario dietro una cortina gassosa. Tavolo e sedia sono sinuosamente contorti: il primo sorretto da due servitori serpentiformi mentre lo schienale della seconda si contorce in un aspetto quasi mollemente biologico o come fiotti di liquido schizzati. In alto a sinistra due globi, rappresentano la Terra e la Luna: sono essi stessi divisi a metà, in parte illuminati ed in parte oscuri; soprattutto, però, sono costituiti da sangue umano (dell’autore) fotografato, al pari delle altre macchie e bevande, così come pure vere fotografie sono il braccio ed il piede “mozzati”.

 

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DATI

TITOLO: “ L’illusoria Alterità ”

ANNO: ottobre 2009

TECNICA: mista - disegno a penna + fotografia + computer grafica.

 

INTERPRETAZIONE

“L’illusoria Alterità” vuole trasmettere l’orrore del “cannibalismo” perpetuato dall’uomo sull’uomo, cittadino contro cittadino, tedesco contro tedesco, italiano contro italiano. Si ingannavano coloro che pensavano di stare sfogando il loro odio contro “estranei”, contro “oggetti” da usare a proprio piacimento: stavano menomando anche loro stessi, il loro popolo. Così oggi. Con quest’opera, si vuol sfuggire al tranello della demonizzazione dei “mostri”, contro i quali tutto è permesso, perché nel farlo, diverremmo ancora ed ancora mostri a nostra volta. Come nella tradizione horror uno zombie od un vampiro può rendere a sua volta mostri le persone sane azzannandole, così l’odio e l’illusione del sentirci estranei al “nemico” si trasmette da carnefice a vittima.

In quest’opera si è voluto evidenziare tale errore, per tentare di spezzare la catena dell’odio, perché in realtà, come cantava Umberto Tozzi, “GLI ALTRI SIAMO NOI”.

 

 

 

 

 

 Tiziano De Simone

 

 
 
 
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