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UN QUADRO MISTERIOSO DELLA BASILICA DI AQUILEIA - II PARTE

Foto di the78deck

IL NOME DELLA ROSA

Il quadro, il pittore, e la donna che visse tre volte.

 

 

Ma ora che sono molto, molto vecchio, mi rendo conto che di tutti i volti che dal passato mi tornano alla mente, più chiaro di tutti vedo quello della fanciulla, che ha visitato tante volte i miei sogni di adulto e di vegliardo. Eppure, dell’unico amore terreno della mia vita non avevo saputo, né seppi mai, il nome. – STAT ROSA PRISTINA NOMINE, NOMINA NUDA TENEMUS.” (Dal film “IL NOME DELLA ROSA” – 1986  di Jean-Jacques Annaud, tratto dall'omonimo romanzo di Umberto Eco - 1980).

 

Aquileia (UD), 31 ottobre 2010: come ogni anno, la festa popolare della notte di Halloween anticipa la celebrazione di Ognissanti del 1° novembre e la successiva Giornata dei Defunti del 2 novembre. Alle preghiere per i propri cari, si mescola l’ansia e l’eccitazione per una certezza quasi temuta: che essi vivano Altrove, che non si siano scordati di noi e che magari, pur da spettri, in queste notti possano ritornare ad agire tra i vivi, per un saluto o per saldare conti in sospeso. Sfilano in processione a lume di candela i Morti, che premiano i giusti e puniscono chi ha la coscienza sporca. Per nascondersi al loro sguardo si può giocare a fingersi uno di loro, camuffandosi sotto maschere spaventose, imparando ad affrontare col sorriso le nostre più tremende paure. Questo Carnevale macabro, quindi, mantiene ampi significati educativi, non ultimo il semplice “memento mori”, il ricordarci che tutti dovremo morire, prima o poi, e divenire polvere, ma che ancora, grazie a Dio, potremo risorgere. La promessa della Resurrezione definitiva della (nuova) Carne, perfetta e non resa mostruosa dalla “corruzione” del sepolcro, è mantenuta per i Cristiani da Gesù, che la svelerà per prima a Maria Maddalena, discepola evidentemente prediletta: il Signore, commosso dalle lacrime e dal coraggio di  Maria, che non rinunciava a cercare di recuperarne il cadavere “trafugato”, si rivela Vivente, rinuncia all’incognito, chiamandola per nome in un modo inconfondibile. Confermando, così, a noi tutti che un giorno potremo riabbracciare chi amiamo.

 

A metà di quest’estate abbiamo visto assieme come ci sia un quadro davvero molto bello, tra i beni conservati fuori dalla vista del pubblico, nella Basilica di Aquileia: sullo sfondo del Golgota, a crocifissione conclusa, prega la Madonna addolorata, col cuore trafitto “virtualmente” da uno stiletto simbolico, assistita da un angelo biondo dall’aspetto femmineo.

 

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In quel precedente articolo è stato già evidenziato come, a mio parere, il quadro sia ritagliato da una tela ben più ampia, probabilmente lesionata; inoltre, sembrerebbe che l’angelo sia stato reso tale da successive sovra dipinture: ipotizzerei, quindi, che rappresentasse in origine proprio Maria Maddalena, così vicina alla Madonna ed a Gesù nei momenti neri della morte in croce.

 

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Come promesso, l’indagine non si è fermata lì ed eccone il seguito. La bellezza del quadro non si limita alla perizia tecnica del realismo, ma è, a mio avviso, dovuta fortemente alle emozioni che questa tela trasmette attraverso i volti delle due protagoniste. Ho iniziato così una prima classificazione del dipinto secondo alcune semplificazioni. I canoni estetici dei volti mi guidavano verso il XIX – XX sec., superando le guance rubiconde e floride del Barocco del ‘600-‘700. Se l’armonia ed il realismo figurativo delle pennellate, indistinguibili, portava verso la purezza del Neoclassico, la passionalità delle espressioni mi proponeva, invece, un’identificazione col Romanticismo.

 

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Questi due stili si possono trovare congiunti raramente: ad esempio nel movimento Preraffaellita. Ho iniziato allora a setacciare quadri ed autori esponenti del movimento: tra tutti, uno mi ha colpito in particolare. Alcuni suoi quadri univano l’indistinguibilità delle pennellate, la nitidezza dell’immagine ed il realismo quasi inquietante, privato di quella imperturbabilità marmorea, serena ma fredda, tipica del neoclassico. Cosa ancora più emozionante, mi è apparso subito di poter riconoscere addirittura le fattezze delle sue modelle, nel quadro della Basilica! Questo autore enigmatico, che Edward Burne-Jones aveva rinominato per gli amici, tra  scherzo ed ammirazione, Jupiter Olympus,  era il famoso Sir Frederic Leighton (1830-1896), pittore e scultore inglese. Fin da bambino egli viaggiò molto, in Europa, Asia ed Africa, operando anche a Firenze ed apprendendo dal pittore Giovanni Costa. Ora, le opere di Leighton, qualora vengano ritrovate, viaggiano su quotazioni di 37.000 euro per uno studio a olio di cm 23x26 (“Testa di musicista di Cimabue”), raggiungendo 1.248.000 euro per una “Venere al bagno”, cm 203x91 del 1867 e sarebbe prematuro dare per certa l’identificazione del celeberrimo pittore inglese con il misterioso autore del nostro quadro: a prescindere, sarebbe bellissimo cogliere le occasioni offerte dalla prossima visita del Santo Padre Benedetto XVI (il 7 maggio 2011) per restituire questa e altre opere al culto, al contempo riportando alla Basilica i suoi dovuti ornamenti. Le corrispondenze trovate, tuttavia, mi portano a raccomandare di non sottovalutare questa possibile clamorosa identificazione. Mettendo, infatti, a confronto il quadro misterioso con numerosi dipinti di Leighton, ho osservato che quelli ritraenti una specifica modella presentavano una strabiliante somiglianza. Ho indagato allora sulla modella. Leighton era un uomo molto riservato e la sua vita privata è, ammantata dal mistero, tanto oggi quanto lo era al tempo. Per poter scoprirne di più ho dovuto “pedinare” i pittori a lui vicini e più loquaci. E’ stato in un quadro di George Frederic Watts (1817-1904) che ho riconosciuto la modella: era intitolato “Un ritratto di Dorothy Dene”, presumibilmente dei primi anni  ‘880. Ho così potuto ricostruire i rapporti biografici tra Leighton e Watts, trovando, man mano che avanzavo, numerose risposte, che, però, conducevano ad altre domande. Non era cosa insolita nei quadri di Leighton che la medesima modella figurasse più volte, magari, apparentemente, di età diverse, come nel quadro della Basilica. Era solo “mancanza di fantasia” o di modelle? Possibile. Si trattava di un messaggio? Molto più probabile. Confesso di essere, però, rimasto notevolmente sorpreso quando riuscii a trovare una biografia di Dorothy Dene (1859-1899), alias Ada Alice Pullan, ed una foto che la ritraeva con le sue tre sorelle, quasi indistinguibili, seppure non gemelle: anche le altre sorelle avevano posato, più o meno saltuariamente per Leighton! L’identificazione di Dorothy Dene daterebbe il quadro dell’Addolorata di Aquileia, tra il 1878 ed il 1899, azzarderei tra il 1886 ed il 1896.

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 - Autore: sconosciuto - Basilica di Aquileia (UD) - Confronto con quadri di Sir Frederic Leighton." /> 

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Credo che Leighton abbia disseminato rebus ed indizi nei suoi quadri che racconterebbero di una meravigliosa, ma triste, storia d’amore: l’amore per una moglie ed una figlia segrete  defunte, per una modella che le somigliava e per la di lei figlia presunta. Ma questa è un’altra storia.

Tiziano De Simone

 
 
 
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