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UN QUADRO MISTERIOSO DELLA BASILICA DI AQUILEIA

Post n°3 pubblicato il 03 Dicembre 2010 da the78deck
 
Foto di the78deck

MARIA, L’ANGELO E LA DONNA CHE VISSE TRE VOLTE

Un quadro misterioso apre la porta a nuovi interrogativi.

 


Aquileia (UD), 22, 26 e 29 luglio 2010: Don Ennio Andreos  celebra nel raccoglimento della Chiesetta di S. Antonio le tre messe dedicate a S. Maria Maddalena, discepola prediletta del Salvatore, SS. Gioacchino ed Anna, genitori di S. Maria e nonni di Gesù, e di S. Marta di Betania, amica di Gesù. In particolare, Marta era sorella di quella Maria ancor oggi da molti identificata con Maddalena stessa, per la benevolenza che Gesù, amico del fratello Lazzaro, aveva per lei. In 7 giorni la Chiesa celebra la memoria di santi della cerchia più intima di Gesù, quella dei parenti e degli amici più stretti. Non si può dimenticare che fu proprio a S. Maria di Magdala che Gesù si svelò risorto prima ancora di volere o potere incontrare gli altri apostoli: a Maddalena la Chiesa associa la lettura del Cantico dei Cantici, 3, 1-4, nel quale una sposa innamorata cerca il suo uomo, disperatamente, in città.  Probabilmente per tale mistico ruolo, la statua della discepola privilegiata, venne rubata dal gruppo del compianto della Basilica. Quando indagai, un anno fa, su tali manufatti, e ne proposi una ricollocazione nel S. Sepolcro in cattedrale, ebbi modo di notare un quadro molto bello, conservato nel “tesoro” di arredi religiosi di Aquileia. Quest’anno, per gentile concessione della So.Co.Ba, ho avuto modo di riesaminarlo e fotografarlo.

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Il quadro è di una bellezza sconcertante, nel suo realismo: rappresenta la Madonna addolorata, dal cuore trafitto da una spada,

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con accanto un angelo biondo

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che tiene nelle mani 2 chiodi della crocifissione

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e la corona di spine;

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sullo sfondo, in alto a sinistra, le tre croci sul Golgota.

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La tela appare inferiormente strappata e la scena è bruscamente interrotta: senza dubbio doveva essere parte di un’opera più grande, probabilmente molto importante. Il realismo è tale da mostrare i riflessi della luce sulle unghie dei personaggi. Una tale maestria ci permette di notare altre due cose: la prima è che l’Angelo e la Madonna appaiono fedeli ritratti della stessa modella dagli occhi chiari. La seconda è che, con forte probabilità, il quadro è stato “ritoccato” modificando la scena: infatti il mantello della Madonna scende innaturalmente, con una linea retta e troppo vicina ai capelli dell’angelo, per poter non stonare con una composizione così realistica. Appare evidente che esso sia stato aggiunto per coprire qualcosa: ma cosa? Presumo possa trattarsi di un’aureola sull’Angelo, forse anche di un diadema o coroncina. Osserviamo meglio e ancora un errore, di proporzioni nelle ali questa volta, induce al sospetto: sono troppo piccole, attaccate troppo in alto e quasi evanescenti sullo sfondo che traspare superiormente attraverso di esse. Se dunque l’angelo non era tale, chi poteva essere? La scena, osservata nel suo insieme, appare quella di una madre con una giovinetta, con una figlia: facendo ricerche si individua che tale soggetto richiama molto fedelmente il tema di S. Anna con Maria Vergine giovinetta.

Ancora, però, il contesto non calza: intuiamo, perciò, che tale riferimento stilistico voleva sottolineare un legame affettivo, quasi parentale, tra la Madonna e la giovane. Nei quadri dedicati alla crocifissione c’è sempre e solo una seconda protagonista, oltre alla mamma di Gesù ed è la prima testimone di Gesù risorto, S. Maria Maddalena, la discepola prediletta. Si può dunque pensare che, attraverso gli abiti delle due protagoniste, il pittore abbia voluto riunire le “due Marie” più care a Gesù ed invitarci a non perderci in rivalità inappropriate, osannando  il ruolo nell’ora tremenda della croce dell’una a discapito dell’altra o viceversa.  

 

Questo quadro è veramente incantevole e sarebbe fantastico poterlo riammettere, dopo un meritato restauro, alla devozione dei fedeli ed all’ammirazione dei turisti.

 

La sua bellezza è tale che mi ha spinto a volerne sapere di più, magari ad individuarne l’autore (sul retro non vi sono scritte apparenti) e questo mistero mi ha portato ad indagare altri misteri, come vedrete nel seguito.

               

Tiziano De Simone

 
 
 
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