TEMPIO DI SARASWATI

Difficile non è sapere, ma sapere far uso di ciò che si sa.

Creato da lady_elektra il 07/10/2005

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WICCA: riccorenze&strumenti

Post n°12 pubblicato il 13 Dicembre 2006 da lady_elektra
Foto di lady_elektra

I wiccan celebrano diverse ricorrenze, perlopiù rifacendosi a festività antiche celebrate nei rispettivi paesi, sono riconosciute comunque otto festività principali (sabbat). Quattro delle festività principali coincidono con solsitizi ed equinozi, le altre quattro feste corrispondono a date intermedie:
Samhain (31 ottobre): Capodanno wiccan, segna l'inizio dell'inverno, l'antica festa dei morti. La Natura si prepara al riposo in attesa della primavera. Tempo adatto all'introspezione ed al ricordo delle persone care.
Yule (solstizio d'inverno, 21 dicembre): L'inverno è al culmine (notte più lunga dell'anno), ma contemporaneamente le giornate ricominciano ad allungarsi. Il Dio rinasce dalla Dea. Si onorano gli alberi (con decorazioni) e si fanno rituali per ridare forza al Sole.
Imbolc (2 febbraio e vigilia): Festa della luce che ritorna dopo l'inverno. Tempo adatto alla purificazione ed alle iniziazioni, si preparano candele e saponi usati durante l'anno.
Ostara (equinozio di primavera, 21 marzo): Festa della fertilità. In alcune tradizioni si celebra l'incontro tra il Dio e la Dea. Tempo adatto ai rituali attivi, alla crescita ed alla ricerca di equilibrio interiore.
Beltane (1 maggio): Inizio dell'estate celtica. Alcune tradizioni celebrano l'unione carnale del Dio e della Dea. Tempo di fertilità adatto ai matrimoni.
Litha (solsizio d'estate, 21 giugno): Trionfo del sole . In alcune tradizioni associato a prove di forza (combattimenti rituali, lotta, etc.).
Lughnasadh o Lammas (1 agosto): Prima festa del raccolto. Il grano diventa pane, simboleggiando il Dio che si sacrifica (per poi rinascere).
Mabon (equinozio d'autunno, 21 settembre): Seconda festa del raccolto.

Le feste possono essere celebrate in vario modo, inoltre, alcuni wiccan possono intraprendere rituali particolari nelle notti di luna nuova o luna piena (Esbat).

La maggior parte dei wiccan possiede un Libro delle ombre (o Grimorio), ossia un diario magico nel quale vengono registrati riflessioni, idee, formule di incantesimi etc. Il libro può essere in formato cartaceo e/o elettronico ed alcuni gruppi di wiccan possono avere un libro in comune. I rituali solitamente si svolgono all'interno di un cerchio, tracciato ritualmente, dove si recitano le preghiere e si preparano gli incantesimi. Prima di entrare nel cerchio possono essere richiesti un digiuno e delle abluzioni, mentre le cerimonie all'interno del cerchio possono essere seguite da un pasto rituale. Per i rituali vengono utilizzati vari strumenti e materiali, anche qui esistono diverse interpretazioni relativamente al loro uso ed al loro significato simbolico, entra qui in gioco il concetto di corrispondenza, ossia l'analogia che collega un particolare oggetto od azione, utilizzato nel rituale, con un altro. Ad esempio, la coppa rituale può simbolizzare l'acqua (che contiene) ma anche l'utero materno (appunto per la sua capacità di contenere l'acqua, simbolo di vita) o la Dea (Madre per eccellenza) e quindi viene utilizzata per i rituali di fertilità. A dispetto della loro importanza, queste corrispondenze sono tutt'altro che rigide e variano molto da tradizione a tradizione e spesso da persona a persona. Importante per il concetto di corrispondenza è la dottrina degli elementi: alcuni wiccan si rifanno alla tradizione classica (aria, acqua, terra, fuoco), altri considerano cinque elementi (i quattro classici con l'aggiunta dello akasha (spirito). Gli elementi vengono messi in corrispondenza coi punti cardinali, i colori, le emozioni, le forze della natura, etc. Nel gioco delle corrispondenze fondamentale è anche il simbolo del Pentacolo (una stella a cinque punte con una punta rivolta verso l'alto, inscritta in un cerchio), solitamente messo in relazione coi "cinque" elementi. Il pentacolo viene anche spesso indossato come talismano o per simboleggiare l'appartenenza alla Wicca. Fra gli strumenti magici più diffusi ci sono:
Scopa: la classica scopa con manico di legno e saggina all'estremità, utilizzata per "spazzare" via le energie negative, utilizzata nel rituale dell'handfasting (vedi oltre).
Calderone: classico calderone che si restringe all'imboccatura, con supporto a treppiede. Utilizzato per preparare filtri e pozioni.
Calice: (o Coppa) come il calderone, simboleggia l'acqua e/o la Dea (il richiamo è all'utero materno), solitamente d'argento.
Bacchetta: una o più bacchette, di legno particolare (es. nocciolo), solitamente lunghe come l'avambraccio di chi le usa. Collegata all'elemento aria.
Athame: coltello a doppia lama con manico nero solitamente utilizzato ai soli fini rituali (collegato all'aria o al fuoco).
Spada: ha praticamente la stessa funzione dell'Athame, ma la sua energia è più potente. si può usare anche in caso di attacchi da parte di identità e non.
Boline: coltello con manico bianco utilizzato a fini pratici (tagliare ed incidere).
Candele: le candele utilizzate durante i riti Wicca sono scelte dipendentemente dallo scopo del rituale stesso, considerando che il colore e la loro vestizione cambia a seconda che il rito sia di avvicinamento o di allontanamento.
Incensi ed incensiere.
Campane e/o campanelli.
Aspersorio.
Cordone.
Raffigurazioni del Dio e/o della Dea.

Un aspetto particolare della ritualistica wiccan, tipicamente nella Wicca Gardneriana, è il celebrare skyclad (ossia nudi), ma come per le altre pratiche, non si tratta di una regola universale. Solitamente i wiccan celebrano i rituali indossando una tunica di cotone (a simboleggiare purezza) stretta in vita da un cordone (simbolo del legame che unisce tutte le cose) che, come si è visto, viene utilizzato anche come strumento rituale.
Riguardo al matrimonio, chiamato handfasting ("Legare le Mani"), molti wiccan osservano l'usanza celtica che prescrive un matrimonio "di prova" per un anno ed un giorno, che viene rinnovato di volta in volta. In alcune tradizioni i matrimoni vengono contratti il giorno di Lughnasadh.

La morale Wicca è incentrata attorno alla Rede (termine inglese arcaico traducibile anche come "consiglio, proverbio") che, in parte, recita: Finché non fai del male a nessuno, fa' ciò che vuoi. Molti wiccan professano anche la Legge del tre: l'idea che tutto ciò che facciamo (nel bene e nel male) ci ritornerà moltiplicato per tre. L'accento viene posto sul fatto che la morale risiede nella responsabilità individuale, non nelle strutture religiose.
La mancanza di rigidi dogmi, l'attenzione all'individualità, il rispetto delle differenze personali e la tolleranza, l'assenza di misoginia (anzi, spesso la centralità della figura femminile), il messaggio ecologico sono sicuramente gli aspetti che caratterizzano la Wicca e che la rendono attraente agli occhi dei suoi membri. È importante ricordare anche l'assenza di proselitismo nella wicca, che non si riconosce come unica via verso il divino.

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WICCA

Post n°11 pubblicato il 13 Dicembre 2006 da lady_elektra
Foto di lady_elektra

La Wicca è la più popolare delle religioni neopagane. Il suo principale fondatore Gerald Gardner venne iniziato in una congrega di streghe, secondo quanto lui stesso affermava, nel 1939, nel 1946 fu autorizzato a rivelare alcune delle loro credenze e dei loro rituali, così nel 1949 vide la luce High Magic's Aid ("Compendio di Alta Magia"), dove per la prima volta alcuni elementi del culto delle streghe venivano svelati al pubblico nella forma di un romanzo. Solo nel 1954 con il suo libro Witchcraft today ("stregoneria oggi"), Gardner, presentandosi come un antropologo, affermò l'effettiva esistenza di un culto delle streghe, appoggiato dall'archeologa ed egittologa Margaret Murray che curò l'introduzione del testo. Fece seguito The Meaning of Witchcraft ("il significato della stregoneria") del 1959 (fino al 1951 in Inghilterra era in vigore una legge che vietava la stregoneria). Da quel momento diverse tradizioni si sono evolute a partire dal lavoro di Gardner, altre si sono sviluppate in parallelo, mentre chi è rimasto fedele agli scritti di Gardner viene oggi identificato come appartente alla tradizione gardneriana.
Si crede comunemente che il termine Wicca derivi dalla radice indoeuropea wic o weik ("piegare, dar forma"), ma questa affermazione pare errata in base alle attuali conoscenze linguistiche. Sembra che la parola, Gardner usò inizialmente il termine "Wica", risalga all'inglese antico, ed appare unicamente nel Chambers Dictionary of Scots-English, dove le si il significato di "saggio". La modificazione successiva, da "Wica" a "Wicca", risulta dall'adattamento alla rispettiva antica parola anglosassone che ha il significato di "stregone" (al femminile Wicce, cioè strega). Nonostante alcuni affermino che "Wicca" tragga origine dal termine witan ("consigliere" o "saggio" in inglese antico), gli studiosi rifiutano questa etimologia in modo unanime.
Nell'inglese moderno, wicca e witchcraft ("stregoneria") sono usati in modo spesso intercambiabile, così come accade per i termini wiccan (colui che pratica la Wicca) e witch ("strega"). Questi termini in realtà indicano cose diverse e spesso i wiccan cercano di evitare questa confusione. Mentre "Wicca" indica la religione descritta in questo articolo, il termine witchcraft ("stregoneria") si riferisce invece a un insieme di pratiche occulte che coinvolgono la magia e gli incantesimi. Da questo punto di vista, la stregoneria è un insieme di tecniche che non dipendono da un contesto religioso e che possono essere apprese ed utilizzate da persone che aderiscono a fedi diverse. Quindi può accadere che alcuni wiccan, ma non tutti, pratichino la stregoneria e che qualcuno pratichi la stregoneria pur senza essere un wiccan. In italiano si richiede la stessa cautela quando si usano i termini "Wicca", "wiccan", "strega", etc.
La storia della Wicca è ancora oggi un argomento molto dibattuto. Il fondatore della Wicca, Gerald Brosseau Gardner (1884-1964), benché non da tutte le congreghe wiccan sia riconosciuto come l'unico, si presenta ad ogni modo come punto di origine e nascita di questa dottrina. Alcuni ritennero che il vero «iniziatore» di Gardner fu Aleister Crowley , uno dei moderni è più importante autori di magia rituale, legato all'ordine esoterico della Golden Dawn e successivamente all'O.T.O. L'affermazione secondo cui Crowley avrebbe scritto a pagamento per Gardner, i primi rituali della Wicca, è stata smentita dalle ricerche storiche, in particolare dal Prof. Ronald Hutton, autore di un testo fondamentale di storia della stregoneria e della Wicca, "The Triumph of the Moon". L'unica cosa che sembra risultare fuor di dubbio è che Gardner era iniziato all'O.T.O (ma era iniziato anche alla massoneria e ad altri ordini esoterici) e che da Crowley ebbe in dono una copia della Clavicola Salomonis, un grimorio rinascimentale, nella traduzione di MacGregor Mathers. Gardner sostenne sempre che la Wicca altro non era che ciò che rimaneva dei culti europei rurali della fertilità, che facevano riferimento ad una Dea Madre e ad un Dio bicorne, e che gli fosse stata insegnata all'interno di una congrega sopravvissuta ai roghi, nella regione della New Forest, guidata da una donna, "la vecchia Dorothy".
Più volte l'autore fece riferimento alla “vecchia Dorothy” come se parlasse di una strega contadina; in realtà la “vecchia Dorothy” (nome reale Dorothy Clutterbuck Fordharn) era in effetti chiamata in tale modo, ma si trattava di una dama anglicana colta e ricchissima, che non ebbe mai nulla a che fare con la stregoneria. E' molto probabile che in realtà sotto questo nome si nascondesse un'altro personaggio che conosciamo sotto il nome di Dafo, con cui Gardner era entrato in contatto attraverso il Teatro Rosacrociano. Sull’attendibilità di Gardner furono eseguite varie ricerche. Tra gli studiosi di allora vi furono: Margot Adler (Drawing Down the Moon, 1979, 1986) e Aidan A. Kelly, in realtà entrambi wiccan. Questi sostenettero che la storia di Gardner fosse totalmente fantastica. Kelly, in particolare, lavorò sui documenti personali di Gardner. Grazie a questi ultimi Aidan mostrò come elementi del “libro delle ombre” (book of shadows) e dei taccuini magici gardneriani, provenissero da opere di Aleister Crowley, della Golden Dawn, della società Teosofica e della Massoneria con derivazioni occasionali da classici della letteratura inglese e dalle opere di Leland e della Murray. L'unica aggiunta sembra fosse lo scourging, una blanda flagellazione rituale, che Kelly attribuisce più alle preferenze sessuali di Gardner che a una presunta tradizione antica. Dopo l'opera di Hutton, una ricerca minuziosa che ha analizzato tutte le numerosissime ispirazione e suggestioni che Gardner mise insieme, il giudizio sulla Wicca come esclusiva invenzione di Gardner, è stato anch'esso ridimensionato e inserito in un contesto più critico e che mostrav tutta la complessità, e anche la genialità, di un personaggio come Gardner. E' sbagliato credere che la Wicca contemporanea sia prigioniera del dìbattito sulle sue origini, soprattutto perché sono stati proprio gli wiccan i maggiori fautori di questo dibattitto che ancora oggi desta un incredibile interesse. Un esponente della Wicca gardneriana, Ed Fitch, dichiara: «Oggi naturalmente, abbiamo tutti capito che non è importante se la tua tradizione è antica di quarantamila anni o se è stata creata la settimana scorsa». Dal punto di vista dottrinale il valore del politeismo come fermento di libertà e di rifiuto delle gerarchie, si ricollega al carattere effimero della maggioranza dei gruppi wiccan.
I paesi dove la Wicca è maggiormente presente sono : gli Stati Uniti e l'Inghilterra. Negli vent'anni, superata una fase iniziale in cui il movimento si è definito soprattutto per il suo essere «contro» il cristianesimo, nei paesi anglosassoni ha preso campo una modalità più propositiva e si sono avviate perfino caute esperienze di dialogo con altre religioni, denominazioni cristiane comprese. Si calcola che nell'area anglosassone partecipino al movimento circa centocinquantamila persone, meno di un terzo delle quali hanno ricevuto una formale iniziazione in una congrega o coven. La Wicca accetta in generale il principio del Rede («se non danneggia nessuno, fai ciò che vuoi»), una «legge» che, come riporta Hutton, più che essere di origine antica, è stata creata da Gardner sulla base della «Legge di Thelema (=Volontà)» di Crowley, con l'invito a non danneggiare nessuno; mentre la «Legge del tre» (secondo cui ciò che si fa, nel bene o nel male, per tre volte tornerà indietro), è condivisa solamente da alcune tradizioni, in particolare quelle gardneriane. Non vi è una dottrina unitaria. I rituali presentano importanti variazioni da gruppo a gruppo, anche se riferimenti all'originario Libro delle ombre di Gardner pervadono quasi tutto il movimento generale.
D'altro canto, il documento del "Concilio delle streghe americane" (1974) dichiara: non ci sentiamo chiamate in causa dai dibattiti sulla storia della Magia o sulle origini e caratteristiche delle diverse tradizioni, ma semplicemente ci importa quale sia il nostro presente e il nostro futuro.
La Wicca non è una "religione del libro" (una religione rivelata quali lo sono il cristianesimo o l'ebraismo) e non possiede un'ortodossia, inoltre, non esistono chiese ufficiali che raccolgano i wiccan. Alcuni di loro formano gruppi, in inglese chiamati coven (termine che denota una congregazione sancita in modo solenne), ma molti (i "solitari") celebrano i loro riti in solitudine. Alcuni solitari, detti "ecclettici" possono partecipare in qualche comunità wiccan, anche senza far parte di una coven.
All'interno della Wicca si distinguono varie correnti:
Wicca Gardneriana: i wiccan appartenenti a questa categoria operano con forte connotazioni ritualistiche. Costituiscono un gruppo iniziatico che osserva strettamente i principi dettati da Gardner. Nelle loro pratiche vi si trova una forte influenza derivante dalla magia cerimoniale.
Wicca Alexandriana: fondata da Alex Sanders (ex seguace di Gardner) e dalla moglie negli anni '60. I gruppi che seguono questa tradizione hanno solitamente una struttura gerarchica (Sanders faceva riferimento a sé stesso come ad un "re" delle "sue" streghe) e si riuniscono periodicamente.
Sanders istituì uno stile cerimoniale simile a quello proposto da Gardner, ma con una variante operativa meno rigida e rigorosa. Con la corrente Alexandriana (unita all'opera dei coniugi Farrar) si conseguì alla pubblicazione della "Bibbia delle Streghe".
Wicca Dianica: le Dianiche sono congreghe aperte a sole donne, rappresentano l'unione della wicca al movimento femminista. I gruppi, come dice il nome, si rifanno al culto romano di Diana. Attualmente molto attive negli Stati Uniti.
Seax Wicca: fondata da Raymond Buckland, un allievo di Gardner attivo in America, nel 1963. Si distingue per il fatto che incoraggia la ricerca personale e non la stretta obbedienza a rituali preordinati.
Faery Wicca: incentrata sul mondo delle Fate e sulla mitologia norrena.

Molte altre si sono sviluppate in seguito e ora le tradizioni ufficiali arrivano ad otto più altre non ufficiali. Infine troviamo i Tradizionalisti. Con questi si identificano diverse correnti wicca. Di maggior rilievo è quella instituita da Robert Cochrane, che fonde culti antecedenti la civiltà celtica con varie connotazioni sciamaniche.
Gli wiccan adorano in particolare due divinità generiche: la Dea (che riassume in se le qualità di Vergine, Madre, Anziana) ed il Dio (di solito rappresentato con aspetto cornuto e chiamato "Bicorne"), incarnazioni del principio femminile e di quello maschile. In alcune tradizioni, come la Wicca Dianica, il Dio riveste comunque un ruolo minore, od è addirittura assente. Il Dio e la Dea sono entità immanenti ad ogni manifestazione della Natura, manifestazioni del divino, inconoscibile e trascendente. Qui si apre una prima questione dottrinale, in alcune tradizioni infatti il Dio e la Dea sono adorati sotto uno qualunque dei loro aspetti, considerati come diverse manifestazioni (così, ad esempio, la Dea può essere Iside, Diana, Aradia, etc.), in altre tradizioni invece le divinità maschili e femminili sono considerate delle divinità personali e non semplicemente degli aspetti. Quindi la Wicca oscilla tra il duoteismo, in cui le uniche divinità reali sono la Dea e il Dio, che deriva dall'assunto dell'esoterista Dion Fortune "Tutte le dee sono un unica Dea e tutti gli dei sono un unico Dio", e il politeismo, in cui questo assunto viene rifiutato, per cui le divinità sono personali e la Dea e il Dio solamente concetti astratti che necessitano di una personificazione.
Centrale nella Wicca è comunque la sacralità della Natura e la Wicca può essere definita come un percorso di crescita e sviluppo che consiste nella riscoperta della natura divina presente in noi e nella ricerca di un'armonia con tutti gli altri esseri viventi. Il concetto di "armonia" si trova spesso nelle prescrizioni rituali: ogni cerimonia va eseguita al giusto tempo, seguendo il corso delle stagioni e della luna etc.

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SABBATH

Post n°10 pubblicato il 13 Dicembre 2006 da lady_elektra
Foto di lady_elektra

I sabbath sono le otto feste maggiori della wicca, dedicate al Dio, e legate ai movimenti del sole.
Sono otto, due per gli equinozi, due per i solstizi, e quattro poste nel mezzo, e spesso indicate come i sabbat delle quattro metà, in inglese cross-quarter days o ross-quarter days. I Sabbat sono giorni di venerazione, di potere, e festività.
La parola Sabbat nasce dalla stessa radice della parola ebraica Shabbath, nell'inglese arcaico "sabat", francese arcaico "sabbat", dal latino "sabbatum", e il greco "sabbaton" (o sa'baton), che divenne l'ebraico "Shabbat", con il significato di cessare inteso come smettere di compiere determinate azioni.
La parola appare per la prima volta negli scritti di Margaret Murray, che dette origine all'osservanza delle feste religiose nella tradizione wiccan, dividendo le festività maggiori in Sabbat ed Esbat. Il termine fu usato durante la persecuzione delle streghe supponendo che fosse il giorno dedicato all'adorazione satanica ed agli incantesimi demoniaci delle streghe; questi raduni sono stati rinominati, più recentemente, con Sinagoghe di Satana. Infatti al tempo delle prime persecuzioni ebraiche si cercava di assimilare gli ebrei ad adoratori di satana, ed è in questo periodo che molti termini ebraici vennero adattati alla descrizione delle attività stregonesche.
Murray era stata, inizialmente, sviata dall'assonanza accidentale del termine Sabbat con il termine Esbat.
Pur essendo legati alle fasi solari le cerimonie, solitamente, si svolgono di notte, e ricalcano le feste stagionali tipiche di un’Europa pre-monoteismo. Queste festività raccontano la vita del Dio e della Dea, attraverso miti che possono differire da una tradizione all’altra.
In genere la prima festività è Samhain, e l’ultima è Mabon, secondo l’ordine che segue:

Le festività indicate sono calcolate in base alla posizione del sole nell'emisfero nord. Del resto si rifanno ad una tradizione pagana Europea e quindi rispecchiano lo scorrere delle stagioni dell’emisfero meridionale.
Le festività Druidistiche ed Odinistiche hanno approssimativamente gli stessi nomi.
Nel Druidismo troviamo la Festa del fuoco, che differisce dalle feste sopra elencate. Inoltre i druidi non si riuniscono per le feste lunari (Esbat), si riuniscono regolarmente per incontri di lavoro o studio.
Alle festività solari, dedicate al principio maschile del divino, si affiancano cerimonie associate alle fasi lunari, molto più frequenti nel corso dell’anno, chiamate Esbat.

Storia del Dio e della Dea
I vari Sabba ricalcano la vita del Dio e della Dea nella mitologia wicca, come già detto la storia narrata dalle festività può cambiare da tradizione a tradizione.
Ci sono comunque punti in comune in ogni tradizione.

  • L’anno inizia con Samhain , giorno in cui il Dio muore, simboleggia la fine della fertilità dei campi, arriva l’inverno e molte delle attività agricole cessano. Vengono ricordati i propri morti, nella tradizione wicca è accettata comunemente l’idea della reincarnazione, quindi la festa assume connotati allegri.

  • Yule segna la rinascita del Dio per intercessione della Dea. Si svolge nel solstizio d’inverno, il giorno più buoi di tutto l’anno, si considera che da questa data in poi la condizione dei terreni coltivabili non possa che migliorare e tutte le attività riprendono il loro ritmo. Alcuni studiosi ritengono che anche Mitra fosse nato in questo giorno, e che i cristiani abbiano tentato di sovrascrivervi il Natale non riuscendo a cancellare la festività.

  • Imbolc è una festa della Dea, che si riprende dal parto del Dio. È una festa di purificazione, in cui si celebra il ritorno alla fertilità della Dea.

  • Ostara è il solstizio di primavera, il Dio si avvia al suo massimo splendore e la Dea porta nuova vita. Che simboleggia l’allungarsi delle giornate e l’arrivo di nuove gemme sulle piante.

  • A Beltane il potere della natura è al suo apogeo, il Dio e la Dea si uniscono e portano la vita nel mondo. Molti detrattori della wicca hanno visto in questa ricorrenza una festività dedicata all’incesto. In realtà nelle credenze wicca il Dio e la Dea sono lo stesso aspetto di una unica forza divina, sono inscindibili, anche se nel corso dell’anno assumo vari aspetti, o il potere dell’uno è preponderante rispetto all’altro. In questo modo il Dio può essere bambino, il re e vecchio fino a morire, e la Dea è allo stesso modo vergine fertile, madre, amante, in un cerchio ben descritto nella Ruota dell’anno.

  • Lughnasadh è l’inizio del raccolto e l’inizio del declino del Dio.

  • Mabon è il periodo dell’ultimo raccolto ed il Dio si prepara alla morte, che avviene in Samahain.

Così il ciclo si compie e inizia nuovamente.

Datazione dei Sabbat
Il calendario attualmente riconosciuto è quello gregoriano.
Questo non è perfettamente allineato con le date dei solstizi e degli equinozi, che di anno in anno possono variare di un giorno.
In genere i sabbat wicca sono calcolate in relazione alla posizione del sole rispetto alla Terra.
Samhain, Imbolc, Beltane and Lughnasadh sono anche definite le ‘’Sabbat delle quattro metà’’. Ed indicano l’inizio delle quattro stagioni. Recentemente queste date sono tornate ad essere anche ufficialmente l’inizio delle stagioni.
Attraverso le stagioni varia anche la durata del giorno e , come è stato descritto in precedenza, è proprio la durata delle ore diurne al centro del calcolo dei giorni di Sabbat. L'estate è la stagione dei giorni lunghi. L'inverno delle notti lunghe. La primavera e l'autunno sono stagioni di transizioni tra le due.
Nella moderna definizione di estate, l'inizio avviene con il solstizio d'estate, ossia con il giorno più lungo e tutti gli altri giorni sono più brevi. In alcuni paesi questa definizione non è perfettamente allineata con il calendario gregoriano, e le stagioni partono ufficialmente con l'inizio del mese.


 
 
 

ESBAT

Post n°9 pubblicato il 13 Dicembre 2006 da lady_elektra
Foto di lady_elektra

Gli Esbat sono rituali religiosi neopagani dedicati al principio femminile della divinità.
Sono associati alle fasi lunari, per cui si festeggiano ogni 28 giorni, seguendo il ciclo lunare. Ogni tradizione festeggia un momento diverso del ciclo lunare. Molte congreghe tendono a festeggiare nella prima notte di luna piena.
Non si deve credere che i neopagani festeggino la Luna, ma la Dea, di cui la luna è un simbolo.
Il mese lunare dura un ciclo lunare, ossia 28 giorni solari. Durante i quali la luna assume quattro fasi:

Si ritiene che nelle notti di luna piena l’energia emanata dalla luna sia maggiore, ed in genere vi si svolgono i riti magici. Tuttavia esistono riti legati ad ogni diversa fase lunare.
È un momento più intimo rispetto al Sabbat , ed in genere si festeggia con la propria congrega o da soli.

L’anno solare contiene 13 mesi lunari, ossia 13 lunazioni.
Quindi ci sarà un mese solare con due lune piene, la seconda delle quali sarà la tredicesima luna. Quanti seguono un calendario wicca calcoleranno la tredicesima luna in base ai segni zodiacali: ossia la seconda luna piena quando il sole si trova nello stesso segno zodiacale della prima

Lune
Ci sono tredici lunazioni e 13 Esbat diverse, che ogni anno cadono in date diverse. Le lune del 2006 cadono nelle seguenti date:

  1. Luna del lupo 14/01/2006

  2. Luna del ghiaccio 13/02/2006

  3. Luna del seme15/03/2006

  4. Luna delle gemme13/04/2006

  5. Luna del fiore 13/05/2006

  6. Luna del miele 11/06/2006

  7. Luna del raccolto 11/07/2006

  8. Luna del grano 09/08/2006

  9. Luna della vendemmia 07/09/2006

  10. Luna delle foglie 07/10/2006

  11. Luna della neve 05/11/2006

  12. Luna fredda 05/12/2006

  13. La tredicesima luna, detta Luna Blu è la più potente e varia di anno in anno, nel 2006 la sua lunazione parte il 21 dicembre e termina nel gennaio 2007; nel 2005 c'è stata il 28 aprile.

La luna è connessa al lato emotivo della vita e le festività lunari servono a ricaricare le nostre energie ed invitano alla riflessione sul mondo che ci circonda.
Alcuni ritengono che sia strettamente legato al ciclo mestruale, che dura 28 giorni.

Luna del Lupo

È dedicata alla famiglia, e al gruppo. Ci invita a coltivare gli affetti e ricorda l’importanza del lavoro di gruppo.

Luna del ghiaccio
È un momento di guarigione, di ricarica interiore. Invita all’analisi della propria individualità per potersi migliorare in futuro. L’analisi va effettuata con grande attenzione ed onesta, poiché sarà fondamentale per prepararsi alla luna successiva.

Luna del seme
È periodo di cambiamenti e nuove opportunità, così come i semi che danno nuove piante. È una luna dedicata ai nuovi inizi e ai cambiamenti.

Luna delle gemme
In questo periodo i semi danno le prime gemme, così nella vita spirituale c’è una rinascita. È il momento di massima produttività spirituale, grazie anche all’aumento dell’energia.

Luna del fiore
Nei sabbat si festeggia l’unione tra il Dio e la Dea. Il potere della Dea aumenta, e aiuta a concretizzare qualsiasi lavoro spirituale intrapreso.

Luna del miele
È un momento ricco nella natura, e dedicato ai cambiamenti in positivo. È una luna che invita a prenderci le nostre responsabilità.

Luna del raccolto
La natura è al suo splendore, inoltre inizia il primo raccolto. Il Dio è al massimo del suo splendore, quindi questa luna è dedicata a pratiche particolari, che richiedono molta forza e molta attenzione.

Luna del grano
Ricorda il raccolto del grano, ed invita tutti i praticanti a prendere esempio da questo frutto, che oltre a fornire nutrimento si rigenera dai suoi semi. Invita a riflettere su quanto abbiamo fatto fin’ora, e da quali aspetti positivi della nostra vita possiamo seminare nuovamente per poterci migliorare ancora.

Luna della vendemmia
È l’ultimo raccolto, insieme all’uva ci sono gli ultimi frutti. È giunto il momento di rilassarsi, dedicandosi all’armonia tra corpo e spirito, tornando il più possibile a contatto con la natura.

Luna delle foglie
Anche conosciuta come ’’’luna del Sangue’’’. Originariamente era dedicata agli animali cacciati, si ricordava il loro spirito, e li si ringraziava per il nutrimento che donavano con la loro morte. Anche oggi è dedicata agli animale selvaggi, invitando alla riflessione sulle loro caratteristiche, sperando di imparare da loro per poterci migliorare.

Luna della neve
La natura si ferma, siamo nel cuore dell’inverno e anche noi possiamo fermarci e dedicarci al riposo dell’anima, e al recupero delle forze.

Luna fredda
È il momento della rinascita, del risveglio. Le nostre energie sono volte al Dio che deve risvegliarsi. Rappresenta la vita, la morte e la rinascita, ed invita alla riflessione sul ciclo della vita-

Luna Blu
La Luna Blu non cade sempre nello stesso periodo, ed è carica di potere. È adatta alla divinazione e agli incantesimi più potenti.

 

Molti non neo-pagani sono convinti che durante gli Esbat si svolgano riti magici volti a piegare la natura, o altre persone, ai desideri dell’officiante, in modo da ottenere vantaggi nella vita quotidiana. Una pratica del genere è severamente vietata dal Rede, che è comunemente accettato da tutti i neo-pagani. Le uniche modifiche apportabili durante le festività sono di tipo interiore, o nel rapporto tra noi stessi e la Dea o il Dio.

Nella storia
In La Dea delle streghe, Janet e Stewart Farrar sottolineano che per i Babilonesi la luna nuova è il momento in cui la Dea ha le mestruazioni, e in quel giorno non era di buon auspicio lavorare.
Nella cultura ebraica, la nuova luna è il primo giorno del mese, chiamato Rosh Chodesh, ed è ancora osservato da alcuni come una festività per le donne.

Il termine esbat è stato adottato solo recentemente e nasce con gli scritti di Margaret Murray. È un vecchio termine francese (la versione moderna francese è "ébat") che significa approssimativamente "festino", con una connotazione sessuale. Questo termine fu usato durante i processi per stregoneria in Europa per descrivere il presunto comportamente delle streghe impegnate nell'adorazione del diavolo. La Murray equivocò a causa della incidentale rassomiglianza con il termine sabbat.

Rito
Non c'è un modello standard di rito e quanto descritto sotto si riferisce alla celebrazione wicca del rito all'interno di una congrega o di una specifica tradizione. Una diversa tradizione o un solitario, ossia un wiccan che non fa parte di alcuno specifico gruppo, potrebbero del tutto cambiare o addirittura stravolgere il rituale. Nella celebrazione dell'Esbat la successione degli atti potrebbe essere la seguente:

  • introduzione;

  • creazione del cerchio magico ;

  • parola della Dea (si recita un breve testo);

  • danza sciamanica;

  • Gran Rito, ovvero unione del calice e della spada, e consumo dei doni della Dea (bevanda naturale:vino o succo di frutta, e frutto di stagione);

  • ringraziamento e congedo dei guardiani delle direzioni;

  • rottura del cerchio;

  • saluti.

 

Luna piena

Luna

Data nel 2007

Luna del lupo

03/01/2007

Luna del ghiaccio

02/02/2007

Luna del seme

04/03/2007

Luna delle gemme

02/04/2007

Luna del fiore

02/05/2007

Luna del miele

01/06/2007

Luna del raccolto

30/07/2007

Luna del grano

28/08/2007

Luna della vendemmia

26/09/2007

Luna delle foglie

26/10/2007

Luna della neve

24/11/2007

Luna fredda

24/12/2007

Luna Blu

30/06/2007

 

 
 
 

Luna Blu

Post n°8 pubblicato il 13 Dicembre 2006 da lady_elektra
Foto di lady_elektra

Luna blu è il nome con cui, nella pratica moderna, si chiama generalmente la seconda di due lune piene, quando esse cadano in uno stesso mese solare. L'origine del termine popolare Luna blu è controverso, perché il suo significato è cambiato nel tempo. Oggigiorno le lune sono infatti comunemente ordinate a partire dal mese di gennaio mentre in origine l'anno, in molte tradizioni pagane, incominciava invece con il solstizio invernale e da qui si iniziava a contare le lune.Anticamente la Luna blu era la terza luna piena in una stagione che ne contenesse quattro. Una stagione regolare ne ha normalmente solo tre, ed il carattere di eccezionalità conferiva a questa Luna caratteristiche di punto di riferimento per i propri traguardi, per vedere se i propri scopi fossero raggiunti, e per meditare sulle mancanze. Per questo si dice sia adatta alla divinazione e agli incantesimi più potenti. È quindi associata ad animali di potere come serpenti e gufi, mentre i colori ricorrenti sono ovviamente le tinte più scure del blu ed il viola; la pietra per eccellenza è l'ossidiana e l'albero preferito è il sambuco.

 
 
 

Yule&Natale

Post n°7 pubblicato il 12 Dicembre 2006 da lady_elektra
Foto di lady_elektra

Nella tradizione germanica precristiana, Yule era la festa del solstizio d'inverno. Nel neopaganesimo, soprattutto germanico odierno rappresenta uno degli otto giorni solari, o sabbat; viene celebrata intorno al 21 dicembre nell'emisfero settentrionale e intorno al 21 giugno in quello meridionale.
Yule è anche un termine arcaico per il
Natale (con questo significato viene riportato, per esempio, nei dizionari della lingua inglese; il termine appare ancora in alcuni canti natalizi ed è tuttora usato in alcuni dialetti scozzesi).
L'etimologia della parola "Yule" (Jól) non è chiara. È diffusa (ma probabilmente errata) l'idea che derivi dal
norreno Hjól ("ruota"), con riferimento al fatto che, nel solstizio d'inverno, la "ruota dell'anno si trova al suo estremo inferiore e inizia a risalire". I linguisti suggeriscono invece che Jól sia stata ereditata dalle lingue germaniche da un substrato linguistico pre-indoeuropea. Nei linguaggi scandinavi, il termine Jul ha entrambi i significati di Yule e di Natale, e viene talvolta usato anche per indicare altre festività di dicembre. Il termine si è diffuso anche nelle lingue finniche (e indica il Natale), sebbene tali lingue non siano di ceppo germanico.
Non si sa molto sulla festa di Yule nella tradizione norrena. È certo che la celebrazione avvenive durante il solstizio invernale in epoca
precristiana. Nonostante i siano numerosi riferimenti a Yule nelle saghe islandesi, vi si trovano solo pochi e parziali resoconti circa la natura delle celebrazioni. Si trattava comunque di un periodo di riposo e danze, che in Islanda continuò a essere celebrato per tutto il medioevo, fino all'epoca della riforma. Si sa anche che durante la festa avveniva il sacrificio di un maiale in onore del dio norreno Freyr, una tradizione che è rimasta nella cultura scandinava, in cui a Natale si consuma carne di maiale.
 Michel Rouche riporta che confraternite di artigiani del IX secolo (che in seguito divennero gilde), furono denunciate dal clero cattolico per i loro patti di reciproco sostegno, formulati in banchetti annuali che si tenevano il 26 dicembre, "giorno di festa del dio pagano Jul", in cui venivano evocati demoni e spiriti dei morti (p. 432).
L'etimologia del termine gilde sembra essere gi(u)l-day.
Quando i missionari iniziarono la
conversione dei popoli germanici, adattarono alla tradizione cristiana molti simboli e feste locali (fu lo stesso Gregorio Magno, tra gli altri, a suggerire apertamente questo approccio alle gerarchie ecclesiastiche [2]). La festa di Yule venne quindi trasformata nel Natale, mantenendo però alcune delle sue tradizioni originarie. Fra i simboli moderni del Natale che parrebbero derivare da Yule compare, fra l'altro, l'uso decorativo del vischio e dell'agrifoglio.
Attualmente, con
Beltane e Samhain, Yule è una delle principali festività neopagane. In alcune tradizioni si commemora la morte dello Holly King ("Re Agrifoglio") che simbolizza l'anno vecchio ed il sole al declino, per mano del suo successore, Oak King ("Re Quercia"), che simboleggia l'anno nuovo ed il sole che inizia la sua ascesa. In altre tradizioni si celebra la nascita del nuovo dio Sole. Il rituale tradizionale è una vigilia celebrata dal tramonto all'alba successiva (la notte più lunga dell'anno) per assicurarsi che il sole sorga nuovamente. Fra i sabbat neopagani, Yule è preceduto da Samhain e seguito da Imbolc.
Poiché, nell'emisfero meridionale, Natale cade nel periodo più caldo dell'anno, alcuni
australiani celebrano una seconda festa nel solstizio d'inverno a giugno; questa festa è nota come Yulefest.

 
 
 

Un saluto speciale

Post n°6 pubblicato il 12 Ottobre 2005 da lady_elektra
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Devo assolutamente fare un saluto speciale alla simpaticissima NixieLuna e al mio amico Lupetto.....con la speranza di trovar presto qui un msg da loro firmato!!!!

Ciao raga!!!!!!!

 
 
 

Saraswati

Post n°5 pubblicato il 11 Ottobre 2005 da lady_elektra
Foto di lady_elektra

Ecco qualche notizia in più su la Dea 'ideatrice' di questo sito...

È generalemnte raffigurata con la vina (strumento musicale), il mala (rosario), il fiore di loto.
Il suo animale sacro è il cigno, su cui vola.

Saraswati: Fiume divino, guarigione e fertilità
Sarasvati ha le sue origini nel RigVeda, il più antico dei quattro Veda, composto fra 1300 e 1000 BC nell’India del nord-ovest. In questa raccolta di inni è associata con un fiume particolare, il mitico Sarasvati, che ha da allora è scomparso ma che compare qui come il capo di tutti i fiumi. (Recentemente gli studiosi hanno accertato che effettivamente dal monte Kailas sgorgava il Sarasvati, un fiume descritto come ‘enorme’ intorno al quale si sviluppò la civiltà vedica e che dopo un'eccezionale periodo di siccità durato per 300 anni - dal 2200 al 1900 a.C.- si disseccò completamente nelle sabbie desertiche del Thar).
Il fiume è chiamato spesso Grande Dea, e non è un fiume ordinario: proviene dal cielo e fluisce giù sulla terra, benedicendo e dando fertilità. In un inno si dice che pervade i tre regni della terra, dell’atmosfera e del cielo.
È associato con la fertilità e richieste vengono fatte a Saraswati per ottenere ricchezza, cibo, immortalità e figli. Saraswati è vista dunque alle sue origini come la Grande Madre.
La religione vedica era essenzialmente la religione di una popolazione nomade in cui il centro di culto non era un tempio fisso ma l’altare del fuoco, che poteva essere costruito dove la gente si muoveva. La venerazione del fiume Sarasvati è significativa perché mostra una popolazione nomade che comincia a fermarsi. Un fiume era di massima importanza per fornire l'acqua per bere, per far crescere i raccolti e pulire e non è sorprendente che Sarasvati sia stata vista come dea della nutrizione e della fertilità.
Saraswati è inoltre fin dai tempi più antichi una dea che aiuta alla nascita, invocata per una gravidanza e una nascita sicure.

Saraswati e la guarigione
Così come era una dea del parto, era anche uno dei guaritori divine insieme con le acque, i Rudra e gli Asvini.
Le acque hanno un posto centrale nel pensiero vedico. Nella cosmologia vedica la terra è un disco che galleggia sull'oceano e anche lo spazio ha le qualità di un oceano composte di due, tre o quattro mari. L'acqua circonda il sole ed i sette fiumi vedici scorrono dal cielo. Le acque sono viste come la sostanza originale nel Brahman e un erudito, Coomaraswamy, le ha descritte come la sede dell’ambrosia, la fonte di vita universale e la madre delle madri.
Le acque allora, come Sarasvati stessa, sono nutrimento e guarigione. Sono viste come portatrici della forza vitale, forniscono il cibo e sono in grado di portare via la malattia. Questa capacità di pulire è non soltanto fisica ma anche spirituale.

Saraswati e il Soma, la bevanda sacra
Anche se Sarasvati non è identificato così precisamente come fiume nei testi successivi, continua ad essere associata con l’acqua, non soltanto con le nubi e la pioggia che può manifestare, ma anche con acqua in generale e la bevanda sacra Soma che pervade tutta la creazione.

Saraswati e la parola sacra
Anche se Sarasvati è soprattutto un dea del più grande di tutti i fiumi (e quindi di nutrimento, fertilità, pulizia, ricchezza e prosperità) è anche descritta come colei che ispira le canzoni, le poesie, il pensiero e la consapevolezza della verità.
Questo è il seme del suo ruolo successivo come dea dell’apprendimento, ell’spirazione e dell’eloquenza. Da fiume divino come è diventata una dea della cultura? Alcuni commentatori hanno suggerito che la transizione sia avvenuta a causa dei rituali sacri vedici che avevano luogo sulle rive del fiume Sarasvati - la parola sacra è una componente vitale di questi rituali. In effetti sembra che le acque siano state identificate con la parola sacra così come con la guarigione. Ciò che dà corpo e nutre la parola sacra, così come la porta alla nascita, sono le acque.
I fiumi nella religione induista rappresentano l'idea della traversata da un luogo di ignoranza ad uno di conoscenza. Il fiume è il luogo della transizione in cui il cercatore, nella sua ricerca spiritosa, è purificato dalle acque, muore al suo vecchio io e rinasce. Anche se questo linguaggio figurato non è usato espressamente in relazione a Sarasvati, è implicito nella sua associazione successiva con la saggezza e l’elevazione spirituale.
Sri Aurobindo traduce Sarasvati con " lo scorrere, il movimento fluente " (altri lo traducono semplicemente come 'il fluire '), un nome in grado di quindi descrivere non soltanto un fiume ma anche il discorso e l'ispirazione.
La radice sanscrita ha una gamma di significati che vanno dallo scorrere come un flusso, al suonare in generale, vibrare ad alta voce, comunicare o parlare, gridare con gioia, elogiare, glorificare, o adorare - dimostrando precisamente l'associazione delle idee che sono collegate a Sarasvati.
Anche nella lingua italiana, il discorso,l’eloquenza e l'ispirazione sono descritte spesso metaforicamente in termini di acqua. Possiamo essere 'fluenti 'in una lingua straniera o dare un discorso 'fluente ', a volte l'ispirazione 'fluisce ', a volte no... Si parla anche di ‘sete’ di conoscenza
Per l’epoca dei testi del 900 BC Saraswati viene identificato con Vac, la dea della parola .
Ella domina siu ogni cosa; sostiene gli dei e trasporta la divina bevanda della visione e del immortalità (il Soma). Attraverso di lei vengono effettuati i rituali che aprono il mondo degli dei. È lei che permette agli esseri umani di percepire, sentirsi, respirare - persino mangiare. In altre parole è Saraswati che li rende vivi. Dà ad esseri umani la saggezza e la comprensione del mondo visionario e poetico dei grandi saggi , i rishi . Ad un livello più mondano, è il mezzo da cui gli amici possono riconoscere la loro amicizia, così la gente simile può trovarsi e condividere la propria comprensione del mondo.

Saraswati, dea della cultura
Il pensiero umano, la memoria e l'intelligenza creativa hanno creato la cultura e così Saravati è divenuta la dea della cultura. È l'ispirazione dietro le arti, invocata spesso dai poeti, ma anche connessa con musica, la danza e la scienza. Saraswati viene descritta solitamente con una vina o un flauto e un libro sacro.

 

 
 
 

Il Bendaggio dei piedi in Cina

Post n°4 pubblicato il 10 Ottobre 2005 da lady_elektra
Foto di lady_elektra

Si è parlato spesso della rappresentazione nella letteratura occidentale del mondo orientale.Ma non tutti i temi trattati sono di facile adeguatezza alla cultura di chi scrive.
Gli autori occidentali hanno trovato semplice e naturale scrivere del modo di portare i capelli, i vestiti o del make-up delle donne cinesi, ma il bendaggio dei piedi sicuramente è un soggetto difficile da trattare.
Spesso vi sono stati modi diversi di spiegare le origini o le funzioni di questo atto.
In ogni caso, è possibile riconoscere una cronologia grossolana che distingue sei  strade dominanti che fanno da cornice al bendaggio: la moda, la solitudine, la perversione, la deformità, l'abuso sui minori e l'immobilità culturale.

Nel pubblico del lettori occidentale è diffusa l’idea di moda quale stile coltivato nel nome dell’eleganza e bellezza: agli inizi del 1500 la pratica dei piedi fasciati viene interpretata proprio come una moda. Il bendaggio viene praticato alla bambine dai tre ai cinque anni per rendere i piedi piccoli, il ‘loto d’oro’. Diviene uno standard della bellezza femminile nella corte imperiale: infatti le donne all’interno e all’esterno della corte iniziano a fasciare i propri piedi, immaginandosi belle e distinguibili per la loro eleganza.

La pratica viene osservata anche da un punto di vista strumentale: il bendaggio era stato designato per tenere le donne recluse, origine che può risalire alla pratica dell’esclusivismo sessuale maschile imperiale nei confronti della sua consorte per assicurare la sua castità e fedeltà. Da sempre la famiglia è stata l’unità più importante nell’organizzazione della società cinese e la famiglia e lo stato spesso vengono ritratti come analoghi, tanto che l’imperatore e l’imperatrice vengono classificati come padre e madre dell’intero popolo. La famiglia imperiale è un modello esemplare per tutte le famiglie aristocratiche ed in seguito per le famiglie di tutto l’impero. Dato che la vita dell’imperatore è pensata come intrinseca di significato morale e politico, tutte le informazioni riguardanti essa vengono protette tanto da limitare la libertà anche fisica delle donne. In questo modo il costume della corte di tener recluse le donne ha largo uso nella società urbana.
L’armonia familiare, che abbraccia il concetto della purezza femminile e della sua conseguente reclusione, è suprema, in modo particolare alla luce del pensiero Neo-Confuciano che glorifica le donne virtuose ed elogia la pratica del bendaggio come indice di civiltà.
All’interno delle aree e delle classi in cui viene praticato la fasciatura, una ragazza in età da marito con piedi naturali ha prospettive limitate di fare in ‘buon matrimonio’; avere una figlia con i piedi fasciati conferma invece i potenziali benefici sia per la ragazza che per la sua famiglia. Le madri sottolineano alle loro figlie il segno distintivo di una donna attraente riconducibile alla fasciatura dei loro piedi più che nel loro viso oppure nel loro corpo donato dalla natura.
Le donne fasciano i loro piedi per comunicare la volontà di una dignità accordata a quelli che rappresentano i canoni di raffinatezza e ‘senso di classe’.
In questo modo si potrebbe giustificare il bendaggio sulla base della sua capacità di conservare o mantenere i buoni valori familiari, i quali sono inseparabili da quelli sociali. Attraverso piedi disabili, limitati nella loro mobilità, se rende noto anche la dipendenza di una donna dalla sua famiglia, caratteristica importante in una società con il culto della castità femminile.
Con il trascorrere del tempo, nell’immaginario europeo lo scopo di segregazione delle donne da parte degli uomini perde di valore e sempre più spesso la pratica dei piedi fasciati viene vista come una deformità imposta. Le donne la sostengono e trasmettono da generazione in generazione nella credenza di promuovere salute e fertilità. Nella realtà però queste donne vengono rese disabili con i loro piccoli piedi deformi.
Uno dei tratti distintivi del bendaggio può anche essere la segretezza: per rendere accettabili un paio di piedi piccoli vengono coperti da calzini, scarpe e mai mostrati; di conseguenza l’aura del bendaggio deriva dall’occultamento della fisicità del piede.
P. Buckley Ebrey sostiene che  negli studiosi occidentali inizia a farsi quindi strada l’idea di una ‘gelosia orientale’ e così la pratica dei piedi fasciati viene vista come una perversione sessuale. Un idea sicuramente dettata anche dal fatto che molti di quelli che scrivevano della Cina a quel tempo erano affascinati da ciò che era vietato dalla cristianità, specialmente il concubinagio e la prostituzione legale.
Un modo per attaccare questa pratica ed allontanarla dalla sua dimensione sessuale è focalizzare l’attenzione sulle giovani ragazze e sottolineare la grande sofferenza che provavano all’inizio della fasciatura.
Per estensione, bendare i piedi viene anche visto come l’ultima espressione della cultura e dell’identità cinese per differenziarsi dai loro ‘inferiori’ vicini stranieri mentre vengono evidenziate distinzioni sociali all’interno della loro società.
Funziona come un indicatore di frontiere nazionali; nella distinzione dei cinesi Han dagli altri gruppi etnici, serve come riflessione del prestigio culturale dovuto all’etica Confuciana della civiltà e della pietà filiale.
Comunque, in alcune società contadine la pratica dei piedi fasciati non è mai stata praticata. Ed esempio nelle aree cinesi in cui si lavorava il riso, le donne avevano un ruolo fondamentale nella lavorazione dei campi e naturalmente resistettero alla pressione per il bendaggio proveniente dal nord della Cina.
Nel periodo della dinastia Qing, inizia ad emergere però un’opposizione alla pratica.
La nobiltà Qing regnante, che appartengono al gruppo etnico dei Manchu, tenta di proibire l’uso di questo costume fra i cinesi Han conquistati. Nel 1645, il primo imperatore Shunzhui emana l’editto contro il bendaggio dei piedi, ma il suo successore, l’imperatore Kangxi, revoca il bando, sottolineando che questa è una pratica troppo radicata nel costume al punto da rischiare la dissoluzione imperiale.
Formalmente illegale dal 1911, la pratica del bendaggio ha continuato nel XX secolo, fino a quando l’unione di missionari interni cinesi ed americani inizia a fare delle pressioni. Gli intellettuali cinesi si rendono conto che questa pratica li fa apparire barbari agli occhi degli stranieri , mentre i primi movimenti femministi l’attaccano perché causa di sofferenza alle donne.
Ha così inizio un vero e proprio lavoro anti-bendaggio.
Questo quasi irreale processo di cambiamento ha il suo prezzo da pagare, che consiste nella forma di una grande sofferenza individuale della donna.

Sicuramente la pratica del bendaggio è una questione difficile, poiché per molti cinesi è collegata al sesso e alla sessualità che li rende impacciati nel discuterla e considerarla seriamente. Per altri l’argomento è imbarazzante perché suggerisce un retaggio culturale. Per gli uomini il bendaggio è un disturbo perché suggerisce non solo che essi sono capaci di percepire un piede disabile come oggetto di piacere seduttivo, ma anche che sono capaci di usare la loro posizione sociale superiore per sottomettere le donne a conformarsi ad uno standard di bellezza deformato e grottesco.
Per le donne, la pratica è invece da considerare inquietante perché rivela una disponibilità a rendere invalide le proprie figlie per andare incontro ad un criterio estetico ed un comportamento sociale definito dagli uomini.
Il bendaggio dei piedi non può essere mostrato come necessario alla sopravvivenza di un gruppo. Ciò che è importante per un gruppo sociale non è solo questo, ma la sopravvivenza dei modelli di comportamento che sono considerati ‘giusti’ all’interno del contesto di una cultura.



 
 
 

La Triquetra

Post n°3 pubblicato il 08 Ottobre 2005 da lady_elektra
Foto di lady_elektra

E' un simbolo tripartito che nasce dall'intersezione di tre cerchi(più o meno!). E' conosciuto come simbolo della cristianità in quanto  identificata la Sacra Trinità(il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo).

In realtà la t. nasce prima della cristianità:proviene dalla simbologia celtica che identifica in essa la Triplice Dea:in fondo le 'triplicità' sono simboli comuni nei miti e leggende celtiche.Nella Wicca, e nelle relagioni Neopagane,la t. (o anche triqueta) rappresenta il triplice aspetto della Dea(la fanciulezza/verginità, l'età adulta/madre e la vecchiaia).La triquetra non è un '666'stilizzato!Il significato negativo/satanico è soltanto un'interpretazione evangelica moderna!

Anzi....molte religioni e culture considerano il numero 3 come sacro o divino! Anche la 'Mandorla', sombolo da cui poi si forma la triquetra, simbolo sacro Cristiano, era originariamente un simbolo pagano indicante la fertilità della donna.Il Cristianesimo l'ha poi mutato nella rappresentazione di verginità e purezza.

Esistono simboli correlati alla t. e uno di questi è proprio quello posto a fianco di questo msg.....magari, se vi và poi ne parliamo!

Ciao ciao

 
 
 

L'nizio: che impresa!!!

Post n°2 pubblicato il 08 Ottobre 2005 da lady_elektra
Foto di lady_elektra

Ciao a tutti!!!! Grazie 1000 per la vostra accoglienza, è un vero toccasana!!!!Alcuni di voi  hanno chiesto: quando si comincia???....Bella domanda!!! La verità è che sono un po' confusa....chissà....potrei iniziare dal simbolo posto accanto al  mio primo msg...che ne dite???

 
 
 

Tempio di Saraswati-blog dedicato alla cultura, come letteratura (italiana e straniera), religioni alternative, arte...

Post n°1 pubblicato il 07 Ottobre 2005 da lady_elektra
Foto di lady_elektra

salve!vi presento un po' il mio blog....Prima cosa il perchè del titolo scelto....Saraswati è la Dea indiana della Cutura e della Saggezza e poichè la cultura è l'ambito di questo blog spero possa 'illuminarci con la sua luce'!!!Di volta in volta inserirò pezzi inerenti a vari argomenti e aspetterò i vostri commenti, le vostre domande....Inoltre se avrete bisogno di aiuto , io cercherò di far ciò che posso!!!!Fatevi sentire!!!Ciao ciao e a presto!!!

 
 
 
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SALVE!

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PICCOLE PERLE DI...SARASWATI!

libro

[...]staccandoci dall'esistenza e cadendo nella vita, non ci saremmo più sentiti soli.
Fabio Volo, E' una vita che ti aspetto, p.79

 
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CHE MESE E' ?

 

LIBRO DEL MESE

Piccolo dizionario cinese-inglese per innamorati
Quante parole servono per non perdersi nel groviglio di un paese (e di un cuore) stranieri? Z. sbarca a Heathrow dalla Cina. Nulla è come aveva immaginato. Pensa: "Sto in mezzo alla stanza, sono strana. Questo è l'Occidente". Ma il viaggio è cominciato, e fuori c'è Londra da vedere, da vivere, da esplorare parola per parola. Il vecchio mondo si specchia e si deforma nei suoi occhi, nei suoi pensieri saggi e stralunati. Si incontrano al cinema, una sera. Lui è inglese e ha 20 anni più di lei. Nella sua casa e nel suo letto Z. scopre l'amore: un tormento sottile che le insegna le parole e al tempo stesso gliele toglie. È come partire un'altra volta, senza mappa e senza dizionario. Romanzo rivelazione di una delle voci più fresche e originali della narrativa contemporanea, "Piccolo dizionario cinese-inglese per innamorati" parla di noi e degli altri, dell'amore e di quanto sia difficile, e inevitabile, incontrarsi.

 

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