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RECENSIONE: COLDPLAY - VIVA LA VIDA

Post n°78 pubblicato il 21 Giugno 2008 da Heart.and.Soul
Foto di Heart.and.Soul

Una grossa sorpresa. Una grossa novità nel panorama musicale internazionale. A tre anni dall'uscita del pur amatissimo X&Y, i Coldplay estraggono dal cilindro il loro nuovo lavoro. Viva la vida è frutto di un lavoro gigantesco da parte di quella che è la band britannica che ha forse più seguito in assoluto. Un genere particolare non troppo rock, ma assolutamente lungi dalla possibilità di essere definito Pop.
L'album è ricco di sonorità nuove che, secondo chi segue la band dagli albori, necessita di alcuni riascolti per essere apprezzato appieno. Tante volte, tante volte nasconde in realtà l'autoconvincersi che quello che si sta ascoltando sia in effetti un buon lavoro quando in realtà non lo è.
In realtà, con un buon orecchio, può bastare il primo colpo d'orecchio per definirlo subito un grande album. Un disco di sperimentazioni e grandi certezze. La voce di Martin, su tutte, che risulta ancora più matura e armoniosa rispetto ai precedenti lavori che pur ne avevano esaltato il timbro e le vocalità ottime.
E' un disco suonato. Ci sono molti strumenti e molti minuti di musica pura senza parti vocali. Basti pensare che sono presenti nell'intero album 2 pezzi strumentali (sugli 11 totali), gli altri 2 sono alla portata di tutti ormai da un mese e sono: il primo singolo "Violet hill" e la title track "Viva la vida".
Note musicali di rilievo sono l'uso incessante di chitarre acustiche ed elettriche opportunamente effettate che rendono ogni pezzo speciale. Percussioni davvero notevoli con Tamburi e timpani usati con perizia. Tutto sommato un disco che facilmente può essere ascoltato in viaggio. E' in grado di accompagnare una traversata on the road e, visto il periodo, perché non approfittarne...

N.B. I richiami e le somiglianze citate nelle descrizione sono puramente fini a sé stessi. Non hanno intenti polemici o, peggio ancora, non sollevano sospetti di plagi.

LIFE IN TECHNICOLOR:
Apre il disco questo strumentale che suona più come la colonna sonora. Energica e imperiosa con suoni mascherati da filtri che rendono il tutto lontano e ovattato. Cori che a tre quarti del pezzo salgono rendendolo ancora più avvincente.

CEMETERIES OF LONDON:
Notevole anche la track numero 2, la cui intro rimanda benissimo al titolo con atmosfere opache. Basta un vocalizzo di Martin per spianare la strada alle chitarre acustiche e dirottare il tutto verso un energico rock.

LOST!:
Uno dei pezzi che risulta d'impatto già dal primo ascolto. Battiti di mani presi dal genere gospel che accompagnano il pezzo dall'inizio alla fine. Organi sparati a palla ed una melodia invitante.

42:
E' la prima vera ballata dell'album. Dolce come un pezzo di Elton John e accompagnato dalla voce dolce e quasi lagnosa (in senso buono) di Chris Martin per un minuto e mezzo, fino a diventare energica come un pezzo dei Black Rebel Motorcycle Club. Curiosa nei cambi che fornisce. A 2'40'' circa diventa questa canzone si trasforma ancora assumendo le vesti di una canzone quasi estiva per finire esattamente come è iniziata con la dolcezza che l'aveva inaugurata.

LOVERS IN JAPAN/REIGN OF LOVE::
Dimenticate scontate melodie asiatiche.
Pianoforte, arpeggi di chitarra e batteria che abbandona il classico 4/4. Un altra canzone invitante, solare, fresca e romantica. Può una canzone essere fresca, solare, romantica e non banale? Sì. Eccola.

YES:
Anche "Yes" si profila verso una definizione di "2 in 1" che accantonerebbe l'iniziale delusione di traversi su un album 10 pezzi più un rifacimento in chiave acustica.
Yes è bella, non collocabile come stile o genere, come buona parte di questo album del tutto. La prima parte con imponenti slide di chitarra acustica e la voce di Martin che si fa calda e quasi sensuale. Quasi etnico questo pezzo. Seconda parte di beat e ritmi "tosti".

VIVA LA VIDA:
Title track da brividi. Ritmo incalzante dall'inizio con violini, cassa armonica e orchestra che fanno da sottofondo al racconto di Martin che, nel testo, è collocabile in un'epoca rivoluzionaria di fine 700'' come peraltro suggerisce  la copertina dell'album stesso. Un arrangiamento complesso. Una delle più belle canzoni della band. I violini richiamano (soltanto per somiglianza di stile) il meno fortunato pezzo della meteora francese Alizée nel suo "J'en ai marre".

VIOLET HILL:
Veniamo ora al gioiellino dell'intera raccolta. Il primo singolo. Atmosfere quasi invernali che raccontano di questo "Lonely and dark December" e che richiama continuamente a eventi atmosferici tipici come "snow" e "fog" (neve e nebbia).
I cambi in questo pezzo sono impressionanti. La carica trasmessa dagli 8 colpi di piatti consecutivi, l'assolo e gli attacchi di chitarra elettrica. Il breve finale che trasforma una bomba energica

STRAWBERRY SWING:
Atmosfere a metà tra gli Ballata dolce, che richiama atmosfere da relax. Ideale dopo una giornata pesante. Ideale anche in viaggio con il / la proprio/a partner verso mete di assoluto riposo.

DEATH AND ALL HIS FRIENDS:
Si chiude la tracklist di pezzi inediti con questa autentica perla. Un semi-strumentale. Perdonate i neologismi, ma questo album è davvero innovativo. Anche se i ritmi e i richiami sono puramente anni ’80. Anche qui i cambi sono notevoli, sono molti fino a giungere ad un finale lento, melodico, decisamente strumentale. Meraviglioso…

LOST! (Acoustic version)
Nulla da invidiare alla sorellina in arrangiamento più “pompato”. Qui Martin torna al buon vecchio sistema piano+voce già meravigliosamente sperimentato in passato. In questo caso ci avviciniamo molto alla fantastica “The scientist”. Si potrà avere la possibilità di ascoltare “Lost!” in una chiave un po’ più malinconica in base al proprio stato d’animo. Mica male. Specie per quello che si candida a diventare uno dei quattro singoli candidati alla pubblicazione.

Miglior pezzo: VIOLET HILL

 
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