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IL BOTTIGLIONE DA DIECI LITRI
Piero. Simpatico trentenne occhialuto. Una persona buona, disponibile. Un uomo felice. Non aveva alcun tipo di problema. Nella vita, nella famiglia, nel lavoro. Tranne che con la sua Fiat Cinquecento. Rigorosamente vecchio modello perché "è tornata di moda". Il problema si poneva nel momento in cui i suoi centotrentotto chili gli impedivano l'uscita dall'abitacolo. Per il resto, però, la sua vita girava piuttosto bene coi soliti, inevitabili, alti e bassi.
Marcella. Simpatica trentenne sposata. Una persona dolce, ma determinata. Una donna con le palle, insomma. Non aveva alcun tipo di problema. Nella vita, nella famiglia, nel lavoro. Tranne che con suo marito. L'amore viscerale di Piero verso il cibo era difficilmente soddisfabile, se non quando di comune accordo, decideva di portarlo al ristorante Cinese dove il "Menu open" a sedici euro bevande escluse, dava accesso a un buffet con quasi sessanta pietanze differenti. Che andavano dalla cucina cinese, alla cucina internazionale. Piatti freddi, al forno, fritti. Di tutti i tipi e per tutti i gusti. E lui, nell'arco di una serata, era in grado di degustarli tutti. Dal primo all'ultimo, lasciando allargare sul suo viso, l'espressione estasiata di chi ha raggiunto l'apice del piacere.
E la stessa cosa accadeva anche a lei.
L'ultima volta, la vecchia bilancia Rowenta, le aveva gentilmente comunicato il verdetto di centoquattro e due.
Piero e Marcella erano una coppia serena. Sposati da otto anni, ma forse non ancora pronti per aggiungere il terzo posto alla loro abbondante tavola. Troppo impegnati a godersi le piccole soddisfazioni della tranquilla vita di coppia: i sabato sera con i colleghi, le scappatelle notturne dal porchettaro in piazza, le effusioni, i viaggi all'estero. Tante piccole cose.
E la loro vita era circondata da episodi davvero singolari.
Un sabato pomeriggio, Piero si stava aggirando beatamente, carrello alla mano, tra gli affollati scaffali di un ipermercato al reparto acque minerali. Di colpo, si era fermato incuriosito da qualcosa di assolutamente insolito. Un enorme contenitore di plastica la cui etichetta, tra la moltitudine di marche più o meno conosciute, prometteva dieci litri dell'acqua Fonte Rionda. E non era certamente il nome dell'acqua che lo aveva impressionato più di ogni altra cosa.
Al reparto cosmetici, intanto, persa tra una matita leggermente più scura ed una più chiara, Marcella stava vivendo una delle eterne battaglie interiori del sesso femminile. Annunciato dal rumore metallico del carrello e dallo svirgolare delle ruote, mai perfettamente allineate, Piero si materializzò di fronte a sé.
"Finalmente qualcuno a cui chiedere consiglio" pensò Marcella.
Non fece in tempo a mettere insieme le parole che avrebbero composto la sua domanda che qualcosa all'interno del carrello aggredì la sua attenzione. Un enorme bottiglione di plastica da dieci litri del tutto identico a quelli dei distributori di acqua all'interno degli uffici che occupava metà dell'intero carrello.
"Pié, e questo?" domandò Marcella.
"Caspita, ma sai quanto risparmi ?" rispose soddisfatto.
Marcella si fece accondiscendente e comprese che, in effetti, quello che aveva convinto Piero a prelevare dallo scaffale quell'enorme "coso" non era sicuramente ciò che lui aveva appena detto.
Quella sera, al tremendo ballottaggio tra le enormi pizze a domicilio di PizzaSuper e il "loro" ristorante cinese, optarono per la seconda alternativa.
Nemmeno a dirlo, il magro cameriere del ristorante con i capelli neri lunghi fin sopra la fronte, annotò sul suo taccuino due Menu Open ancor prima che Piero riuscisse ad esordire con la sua ordinazione. Sostituendo come da prassi le erre con le elle, il cameriere fece capire ai due che già sapeva cosa avrebbe dovuto scrivere sul suo bloc-notes. Piero rispose con un semplice sorriso d'intesa ed un occhiolino. Non appena venne loro dato il via libera per accedere all'enorme buffet nella sala a fianco, come due panzer affamati di guerra, Piero e Marcella si avviarono verso quello che per loro rappresentava una sorta di Eden del palato.
A fine serata, il Menu Open, aveva regalato ai loro dilatati stomaci ciò che segue:
- Involtini Primavera
- Frittura mista di pesce (bis)
- Affettati misti
- Porchetta (bis)
- Voul au vent
- Nuvole di drago (tris)
- Riso alla cantonese (cinque porzioni in due)
- Salsiccia
- Petto di pollo
- Insalata di gamberetti in salsa piccante
- Bistecca di vitello ai ferri
- Patate fritte (Poker fermato dal buon senso di Marcella)
- Ananas
- Pesche sciroppate
- Gelato fritto
Tutto opportunamente speziato e/o condito.
Una cena da re.
Piero, per il ritorno a casa, lasciò a Marcella l'onere della guida, male necessario per coprire il breve tragitto che li divideva fino a casa. Lui, intanto, jeans sbottonati, si teneva la pancia con due mani mugugnando di sentirsi "un po' gonfio".
"Deve essere colpa dell'ananas..." sentenziò.
Quella notte, spensero le abat-jour alle due e mezza circa. Il dopo cena era trascorso davanti al trentasette pollici LCD che si erano regalati per i sette anni di matrimonio, alla faccia della nota crisi. Affittarono un blu-ray da Blockbuster e, vaschetta da un chilo di Carte D'Or alla mano, si gustarono tutto il film...E il gelato.
La notte, contrariamente a quanto chiunque possa pensare, stava trascorrendo tranquilla. Piero e Marcella lasciavano agli altri l'acidità di stomaco, la pesantezza e il sudore freddo.
Blop. Blop.
Blop.
Marcella ud'dei rumori sordi. Si chiese se fosse il suo intestino che, nel pieno della digestione, stava forse chiedendo pietà per la mole di lavoro a cui era stato sottoposto. Realizzò che non era così.
Blop.
Blo-Blop.
Ancora rumori.
Terminata la fase di sonnoveglia, aprì gli occhi.
Piegata di lato, in posizione fetale, riuscì a scorgere l'ora. La radiosveglia segnava le tre e trentacinque. Sul muro di fronte a sé, un'ombra dalla forma anomala proiettata dalla luce del lampione che entrava dalla finestra alle sue spalle, si muoveva lentamente altalenando su e giù in maniera regolare.
Blop. Blop
Blop.
Blop. Blooooop.
Il suo cuore fece una capriola.
Scattò in piedi e si voltò.
Nella penombra notturna, lo trovò abbracciato all'enorme conenitore con le labbra saldamente ancorate al bocchettone mentre un' enorme bolla d'aria gli usciva dalla bocca. La canottiera bianca risaltava come una goccia di panna in un mare di Nutella.
Piero stava bevendo.
"Pié, ma che fai?" fu tutto ciò che Marcella riuscì a dire.
Come preso con le mani nel sacco, Piero si staccò dal suo enorme trofeo e col dorso del braccio si asciugò le labbra umide.
Lo sguardo esterefatto di Marcella non lasciava spazio alle parole. Fu un sorriso e una grattata di capo di Piero a romperlo e a sentenziare la fine di quell'eterno attimo.
"Un po' salate le patatine, eh?"
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Qualunque sia il motivo della tua visita, sei il benvenuto.
Rispetta le mie parole e, più di ogni altra cosa, cerca di comprenderle a fondo, di gustarle. Fanno parte di me.
E quando andrai via, per favore, fa' piano e non sbattere la porta.
C'è un magnifico silenzio qui.
Qui abita Soul.

