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Creato da blog69 il 09/01/2007
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Il Nuovo Ordine e L'uomo economico
DI ABBAS BAKTHIAR
Dissident Voice
PARTE 1a
Una volta la settimana guardo sulla TV americana CBS il programma 60 minuti. Questa volta, parte della trasmissione si occupava dell'ultima tendenza in voga tra alcuni teenager: picchiare i senzatetto, causandone talvolta la morte. I reporter erano riusciti a ottenere un breve filmato registrato da una telecamera di sorveglianza, che mostrava come quattro giovani picchiassero un malcapitato senzatetto per divertimento. Il giornalista intervistò poi un altro giovane (uno dei quattro) che aveva partecipato all'uccisione di un senzatetto. Quando il giornalista gli chiese per quale ragione l'avesse fatto, questi rispose "per divertimento".
Il giornalista proseguì poi richiamando l'attenzione su come un film su DVD, Bumfight, in cui due senzatetto erano stati pagati per picchiarsi tra loro, sia diventato molto popolare tra i giovani americani. La NHC (National Coalition for the Homeless - Coalizione Nazionale dei Senzatetto) afferma che il pestaggio dei senzatetto è diventata una moda perversa su tutto il territorio nazionale. In tutto il paese intere bande di adolescenti li perseguitano e li attaccano. [1] Il giornalista continuò poi, incolpando questo film e il suo regista, Ray Laticia, un ragazzo di 23 anni (che, detto per inciso, ha venduto i diritti di questa serie per 1 milione e mezzo di dollari) di essere parzialmente responsabile di questi attacchi.
Il giorno dopo cominciai a ricevere le solite chiamate dagli amici e dai colleghi: hai visto 60 minutes l'altra sera? Non era terribile? Come può succedere questo genere di cose? Beh, questi sono gli Stati Uniti. Ho avuto l'impressione che quello di cui i miei amici non si rendono conto è che ciò che succede oggi negli Stati Uniti accadrà a Londra a distanza di pochi mesi e poi si diffonderà in tutto il resto dell'Europa. E poco dopo in Norvegia, di solito in forma più mite. Il fatto è che sono gli Stati Uniti a lanciare le nuove tendenze. Se riscuotono successo le facciamo nostre, e se falliscono, beh allora le rifiutiamo. Ma talvolta il loro successo è illusorio e si paga a caro prezzo. E quando gli americani se ne rendono conto, noi siamo già saltati a bordo per trarre profitto da qualunque tecnica o regola nuova loro abbiano tirato fuori.
Gli americani, a differenza degli europei, non sono vincolati dalle tradizioni. Amano giocare d'azzardo e sono molto decisi. Vogliono provare tutto almeno una volta e condividere la loro esperienza con chiunque, specialmente poi se possono anche beneficiarne. Ma qualche volta gli capita di credere così a fondo nelle loro regole che cercano di introdurle anche agli altri, in alcuni casi pure con la forza, se necessario.
Negli ultimi 100 anni, gli Stati Uniti hanno sperimentato varie forme di capitalismo, e noi in Europa - in qualche misura - li abbiamo copiati. Abbiamo regolarmente adottato, benché sempre con maggiore moderazione, la politica economica americana, dal New Deal di Franklin D. Roosevelt al Consumismo e al Neoliberalismo. Imitandoli, accettiamo anche noi di giocare d'azzardo.
Non dovremmo scuotere le teste e pensare che questo sia unicamente un fenomeno americano. Ciò che succede lì, succederà qui, è solo questione di tempo. Basta che andiate a Londra o a Parigi per vedere tutti i senzatetto che dormono spartanamente per le strade. È solo questione di tempo prima che qualche teenager si diverta con queste persone; dopo tutto, anche noi abbiamo aderito al consumismo. Ciò che hanno fatto e che faranno questi ragazzi non fa altro che riflettere semplicemente gli estremi di quella che è una società vuota di valori, orientata egoisticamente al puro consumo e alla ricerca del piacere.
John Berger, un autore britannico, aveva osservato bene quando affermava che: "la povertà del nostro secolo non ha raffronto con quella dei secoli precedenti. Non è, come poteva esserlo in passato, il risultato di carestie naturali, ma un complesso di priorità imposte dai ricchi sul resto del mondo. Quindi, il povero moderno non è compatito.. ma rottamato come un rifiuto. L'economia consumistica del ventesimo secolo ha prodotto la prima cultura dove uno straccione è un promemoria del nulla."
L'indifferenza - diciamo pure l'ostilità - che mostriamo verso i senzatetto o verso il povero non è che una piccola parte di un problema più grande con cui si confronta oggi la nostra società. Il grande problema, per come la vedo io, è legato alla corruzione dei valori e degli ideali più fondamentali. Nelle nostre società democratiche capitaliste dove l'interesse dell'individuo viene eretto a fulcro, siamo sedotti dalla promessa della felicità che il denaro può comprare, e rincorrendo questo sogno noi seduciamo e veniamo sedotti -- girando in un cerchio di compassione e fedeltà illusorie, e di pura indifferenza.
Alcuni anni fa avevo partecipato alla cerimonia di apertura di un nuovo software lanciato da una società svedese a Stoccolma. In quel periodo, due professori svedesi di economia - Ridderståle and Nordstrom - avevano scritto un libro controverso - in Scandinavia - dal titolo Funky Business. Uno di questi due gentiluomini venne invitato a inaugurare la cerimonia, presentando un breve discorso sulle loro scoperte in merito a come la società occidentale stesse cambiando e i suoi effetti sugli affari. Non ero certamente preparato su ciò che avrei ascoltato. Nordstrom esordì nel suo discorso in questo modo: "La fedeltà è morta, la famiglia è morta... ciò che è rimasto è fare shopping e scopare".
Inizialmente fui sorpreso e indignato. Di certo si sbagliavano. Sono queste le uniche cose di cui la gente si preoccupa? Poi, gradualmente, cominciai a comprendere che sebbene non siamo ancora a questo punto, ci stiamo arrivando.
La fedeltà è morta. In un'epoca di ridimensionamento, BPR (Business Process Reengineering - Riesame dei Processi Aziendali), TBC (Time-Based Competition - Competizione sul Tempo), Six Sigma (Sei Sigma - programma sulla gestione della qualità ideato da Bob Galvin e Bill Smith della Motorola), ecc., tutti vengono assunti e licenziati a volontà. Non c'è spazio per la fedeltà. In un'epoca di "cosa hai fatto per me ultimamente" non c'è fedeltà. In un'epoca di accordi prenuziali non c'è spazio per la fedeltà. In un'epoca dove i politici vengono comprati e venduti, non c'è spazio per la fedeltà. Ora la fedeltà non si guadagna: si affitta.
In un'epoca dove il 50% dei matrimoni finiscono con un divorzio, non c'è spazio per la famiglia. In un'epoca dove i genitori devono dedicare la maggior parte del tempo al lavoro, non c'è tempo per la famiglia. In un'epoca dove educare un bambino costa centinaia di migliaia di dollari, non c'è incentivo per creare una famiglia. In un'epoca dove i vecchi vengono mandati in pensione a casa a morire, non c'è spazio per la famiglia.
L'unità di una famiglia è importante. È intorno a questa unità che ci si raccoglie e si costruiscono villaggi, paesi, città, e nazioni. È quel collante che mantiene stabili le nostre società. Le famiglie sono rette da due principi base: l'amore e la fedeltà. I costanti tradimenti da parte delle corporazioni, dei governi, degli amici e anche delle nostre consorti ha davvero distrutto la nozione di fedeltà.
Rimaniamo con l'amore, che abbiamo cominciato a trattare come merce di scambio. Agenzie che ci trovano amicizie e matrimoni, agenzie d'appuntamento, ecc. sono luoghi dove la gente si scambia curriculum vitæ ed elenca le sue proprietà, sperando di trovare qualcuno che sia disponibile a offrire più di quanto è disposto/a a prendere. Abbiamo pure delle agenzie per appuntamenti veloci; a cui spesso ci si rivolge per trovare ciò che si cerca da un'altra persona nel più breve tempo possibile.
Con un concetto di fedeltà praticamente disperso, e con un amore mercificato, non rimane altro che un grande vuoto, che i governi e le compagnie cercano di riempire con prodotti. Ecco perché Nordstrom sosteneva che non rimane altro che fare shopping e scopare.
C'è un detto molto ricorrente negli Stati Uniti: "there is no such a thing as free lunch" (lett. "non esiste una cosa come il pranzo gratis"). Se l'unità familiare si sta dissolvendo poco a poco e la nostra interazione sociale si riduce a un misero do ut des, allora davvero siamo in un dirupo scivoloso, ognuno verso il proprio inferno.
Il Sistema Economico del Do Ut Des
Il miglior esempio di questo sistema economico è meglio noto sotto il nome di economia di mercato o, meglio detto, libera economia di mercato. L'American Heritage Dictionary (Dizionario del Patrimonio Americano) definisce questo sistema come una "economia che opera attraverso lo scambio volontario in un mercato libero e non è progettata o controllata da un'autorità centrale; un'economia capitalista". Il sistema si appoggia sulle "forze di mercato" (offerta e domanda) o sulla "mano invisibile" per l'allocazione delle risorse. In altri termini, la disponibilità del prodotto e il suo prezzo sono determinate automaticamente dall'offerta e dalla domanda, senza nessuna interferenza da parte del governo o di altri enti. È importante notare che il governo non è l'unica autorità in grado di influenzare il mercato. Alcuni gruppi potrebbero giudicare alcune cose in modo biasimevole (la droga, la pornografia, ecc.). La chiesa, per esempio, potrebbe interferire con il mercato, se dichiarasse l'usura un peccato. In un mercato libero ideale sono solo le leggi dell'offerta e della domanda che determinano la disponibilità e il prezzo dei prodotti. E questa offerta e domanda è originata dagli individui. Al centro di questo sistema abbiamo dunque gli individui, e non il gruppo. In questo sistema, è l'interesse dell'individuo che è fondamentale. Tutto gira attorno all'individuo e ai suoi desideri; dunque è l'interesse per se stessi che si trova al centro, e le transazioni sociali diventano una serie di do ut des.
Uno dei primi propugnatori del sistema del libero mercato (che rinnegava l'esistente Mercantilismo [2]), Adam Smith, nel suo capolavoro intitolato The Wealth of the Nations (1776) (La Ricchezza delle Nazioni), discuteva il caso del do ut des in questo modo:
Naturalmente, un sistema che si poggia sugli interessi personali dell'individuo richiede inevitabilmente un individuo che sia libero. Ecco perché tutti i sostenitori di questo sistema, come Adam Smith, David Ricardo, John Stuart Mills e altri erano anche sostenitori della democrazia e della libertà individuale. Ma sembra, per lo meno a me, che la libertà individuale richiesta nell'economia di un mercato veramente libero non si possa ottenere in un sistema democratico. Democrazia significa che, sebbene alcuni diritti individuali siano garantiti, è l'interesse della maggioranza (cioé dei gruppi) ad essere posta al centro. Questo è il punto cruciale del problema: l'interesse individuale contro l'interesse collettivo.
Tutti i proponenti dell'economia di libero mercato, specialmente coloro che esaltano il consumismo (cioè tutte le regole che pongono l'enfasi sul consumo e, in senso astratto, sulla convinzione che la libera scelta dei consumatori dovrebbe dettare la struttura economica di una società [4]), hanno provato e continuano a provare a liberarsi di qualunque cosa che sia di impedimento allo sviluppo di questo libero mercato. Ecco perché spingono sempre verso governi più piccoli, verso maggiore individualismo e maggiore deregulation.
Dal punto di vista del puro laissez faire economico, ogni regola imposta sul mercato interferisce con l'efficienza di questo mercato, cioé riduce il profitto degli individui. Ora proviamo a considerare la funzione delle leggi e delle regolamentazioni. Le leggi, le norme e le regolamentazioni sono necessarie per mantenere l'ordine in una società democratica. Se uno cerca di sbarazzarsi di queste regolamentazioni, non rimane altro che il caos; e nel caos il profitto raggiunge il suo apice.
Osserviamo la storia per constatare come pochi individui abbiano ottenuti ingenti profitti in tempi di caos. Guardiamo come negli USA i magnati industriali rapinatori hanno accumulato una ricchezza immensa in assenza di regolamentazioni. Guardiamo agli oligarchi russi e a come sono diventati miliardari in brevissimo tempo grazie al caos e all'assenza di regolamentazioni. Guardiamo Enron. Per pochi, ha senso deregolare il mercato, avere un governo più piccolo e avere un "libero mercato". Ma per raggiungere questo scopo in una democrazia, abbiamo bisogno di persone che siano disposte a votare per una società di questo genere. C'è un solo tipo di persona intenzionata a trarre vantaggio dal caos, e si chiama Homo Economicus o Uomo Economico. Questo Uomo è un individuo che è essenzialmente amorale e si fa guidare unicamente dalla sua ricerca di autogratificazione.
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Inviato da: chiaracarboni90
il 31/05/2011 alle 11:02
Inviato da: tattoosupplies888
il 08/09/2010 alle 07:40
Inviato da: massimo.c58
il 16/06/2008 alle 02:52
Inviato da: massimo.c58
il 16/06/2008 alle 02:44
Inviato da: massimo.c58
il 16/06/2008 alle 02:34