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Venticinque dischi per il 2011 (4)

Post n°185 pubblicato il 17 Gennaio 2012 da syd_curtis
 

 

 

 

18.

Fleet Foxes
Helplessness Blues

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disco passatista, quindi, piacione, a un passo -a tratti- dallo stucchevole, assai derivativo, calco di quanto già visto nel recentissimo passato. [...]
Difficile trovare un gruppo più divertente e coinvolgente di questi Foxes. Helplessness Blues, il blues della vulnerabilità (cinque stelle al titolo), gira nel mio ipod, nello stereo di casa, nell'autoradio, ovunque, praticamente da maggio scorso. Non me ne sono ancora stancato. Il quadriposto iniziale, Montezuma-Bedouin Dress (il violino arabeggiante!)-Sim Sala Bim-Battery Kinzie, mi mette invariabilmente di buonumore. E quel che segue poi, la virata verso l'acustico psichedelico d'antan, mi pare un passo prevedibile e lecito, un ammicco al prog.rock (il flauto traverso di plains / bitter dance, la lunga suite ipnotica di the shrine / an argument, col suo finger picking convulso, il ralentì apres il tamburo marziale, il gong che sembra dover apparire da un momento all'altro, dio mio, il pareo di roger waters giace nelle rovine di pompei!, e una incomprensibile scheggia free jazz nel finale) che completa il mosaico e dà vita alla creatura.
Il resto qui.


Il video

 

19.

The Black Keys
El Camino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Black Keys ci hanno preso gusto. Abbandonata la monomania del Blues grezzo, scarno e sporco dei primi album, che se pure aveva portato a prove eccellenti (si veda Rubber Factory, per esempio) cominciava a mostrare la corda, si sono gettati su contaminazioni funk e soul e accentuato la vena hard-rock, sempre presente sullo sfondo e ora nettamente in primo piano. All'eccitantissimo (e fortunatissimo: si parla di circa 800.000 copie vendute, che in tempi come questi sono un vero miracolo) Brothers, del 2010, fanno seguire questo El Camino, che immagino si collocherà nella scia di vendite del precedente e di fatto sancisce la loro definitiva collocazione all'interno del music business. E' un album piacione e scacione, pieno di riffs massimalisti e granitici, di tastierone che più vintage di così non si può, con almeno tre pezzi (Sister, Gold on the ceiling e il singolo Lonely Boy) in grado di far muovere il culo pure ai morti; un album che pare quasi una raccolta di singoli di successo, tanta è la capacità di Auerbach e Carney di scrivere canzoni di presa immediatissima. Un lavoro (produzione di Danger Mouse, come già in passato) in definitiva molto divertente, un filo scontato rispetto a Brothers, e che ha, come nel caso dei Foxes, la testa voltata verso il passato, parla tanto ai fans degli Zeppelin (Little Black Submarines pare la loro Stairway to Heaven) quanto a quelli dei White Stripes.

Il video

 
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