
Il fiume
C’era una volta un fiume. Si insinuava serpeggiando tra i fianchi di due verdi colline, che si specchiavano nelle sue acque. Acque di color smeraldo, talvolta tranquille, talvolta agitate da una corrente impetuosa, che però spesso si fermavano quasi stagnanti in piccoli anfratti o si allargavano nelle anse che il percorso tortuoso formava.
In una di queste, d’estate, si creava una piccola spiaggetta, che aveva di fronte il ripido fianco della collina; gruppi di ragazzi e famiglie intere si recavano lì per trascorrere la giornata, cercando un po’di riparo alla calura bagnandosi nel fiume. Ciottoli e ghiaia facevano da cornice al piccolo laghetto e con fantasia diventavano la sabbia più fine per coloro che vi si distendevano a prendere il sole.
L’acqua era fredda, ma il caldo la faceva diventare piacevole, almeno per chi osava tuffarsi e scaldarsi con qualche bracciata. I più preferivano gonfiare un materassino e fingere di navigare verso un orizzonte lontano.
Quell’estate c’erano volti nuovi nella spiaggetta: signori intenti a leggere il giornale, seduti poco comodamente su seggioline di plastica, e signore che dietro agli occhiali da sole controllavano i bambini attratti dall’acqua. C’era poi un gruppo di ragazzini, dodici anni o poco di più, che chiassosi gonfiavano un piccolo canotto arancione e si accingevano all’impresa. Non ne conteneva più di due alla volta e così per primi salirono i proprietari e si allontanarono un po’ dalla riva. La corrente non era forte e i ragazzi riuscivano agevolmente a direzionare il mezzo; si portarono verso il centro del fiume, e poi sempre più verso la collina.
Di fronte alla spiaggetta, nascosta dalla vegetazione, si apriva una piccola grotta. Non ci si arrivava a piedi, ma solo dal fiume. Scostando le fronde ed entrando dentro l’anfratto si poteva osservare uno spettacolo fantastico: la vegetazione sull’acqua e gli scarsi raggi di luce che vi penetravano, coloravano l’atmosfera regalandole dei riflessi particolari che la facevano sembrare una grotta incantata.
Ma in realtà di fiabesco aveva ben poco quel luogo, perché dietro un’apparente tranquillità si celava una pericolosa insidia: l’acqua del fiume in un determinato punto diventava un gorgo, un mulinello che risucchiava veloce.
La curiosità era tanta e anche la voglia di far vedere agli amici che non avevano paura. I due ragazzi diressero il canotto verso la grotta e s’infilarono sotto i rami che nascondevano l’entrata.
Qualcuno dalla spiaggetta provò a gridare "Dove andate? State attenti…è pericoloso!" ma ormai erano già dentro. Intorno a loro c’era silenzio ormai, i due si guardarono reciprocamente senza dir nulla, sorridenti e compiaciuti di aver compiuto l’impresa ed essere arrivati lì per primi.
Erano nel covo dei pirati, nel nascondiglio degli agenti segreti…
Ad un tratto però un brusco movimento fece ondeggiare il canotto e l’imbarcazione incominciò a ruotare, sempre più velocemente…
"Rema , rema!!" fu l’ultimo grido che si sentì prima che uno dei due ragazzi perdesse l’equilibrio e scivolasse in acqua.
Buio, freddo, paura.
Si sentiva risucchiare dal fondo, e più si agitava e cercava di nuotare, più veniva trascinato sotto.
L’amico, che nel frattempo remando con forza era riuscito ad allontanare il canotto dal mulinello, gridava a squarciagola; le sue urla avevano attirato l’attenzione della spiaggia ed alcuni uomini si erano tuffati per andare a recuperare i ragazzi.
"Nuota, nuota!" gridavano.
Ma lui non sentiva ormai; era sott’acqua, non reagiva e si lasciava trascinare dalla corrente, ormai immerso in quel buio, avvolto da quel freddo, paralizzato da quella paura.
Un adulto raggiunse il canotto col secondo ragazzo e lo portò a riva, mentre gli altri continuavano a cercare sott’acqua.
L’amico rimase immobile a guardare, aspettando che ritornasse il suo compagno, perché stavano solo giocando. Era soltanto un gioco.
Inviato da: Bobby_Melanzana
il 22/03/2025 alle 09:28
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il 22/03/2025 alle 09:14
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