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Post N° 110

Post n°110 pubblicato il 24 Giugno 2006 da Papermoon68

Esaminando

Ieri sera al telegiornale hanno trasmesso il solito servizio sugli esami di Stato: il termine delle prove scritte, le statistiche, i commenti dei ragazzi… tutto come da copione. Credo che a molti adulti in questi giorni torni in mente la propria "notte prima degli esami".
Quando ho fatto io l’esame di Stato si chiamava ancora con l’altisonante nome di Maturità. Preferivo quel termine, perché innanzitutto ti riempiva la bocca "MATURITA’" e poi dava proprio l’impressione che fosse un passaggio obbligato per crescere, per diventare grandi ed entrare a pieno diritto nel mondo degli adulti, insomma tra quelli che fanno colazione al bar e non prendono il caffellatte coi biscotti a casa, quelli che guidano la macchina e non il motorino, quelli che se sbagliano qualcosa è perché le circostanze non erano favorevoli…forse.
Ogni generazione sostiene che la sua Maturità "sì che era una cosa seria", sottintendendo che tutte le altre forme successive d’esame sono state solo delle banalità. Questo era quanto mi incominciò a ripetere mia madre a ottobre del mio V° anno di liceo, subdolamente insinuando che quindi avrei dovuto superare benissimo e senza drammi quella "bagatella" che mi aspettava a giugno.
Ma la Maturità dei miei tempi era una cosa seria.
Innanzitutto c’era una Commissione completamente esterna, ad esclusione di un membro interno scelto dal Consiglio di classe, poi si veniva interrogati in due materie di cui la prima era scelta del Candidato e la seconda dai professori in un ventaglio di altre tre.
Praticamente il Membro interno doveva essere un po’ l’avvocato difensore dell’alunno, colui o colei che con le unghie e con i denti avrebbe tirato fuori quel povero cristo da quell’inferno, insomma noi in Liguria diciamo un professore con la faccia di "tolla" che fosse in grado di mentire, spergiurare, barare, arrampicarsi sugli specchi per i suoi alunni.
Nel caso della mia classe non fu esattamente così. Ricordo che il membro interno assegnatoci fu una simpatica professoressa di storia e filosofia, modello Mary Poppins, che a tratti soffriva di amnesie sui nostri nomi e qualche volta diciamo confondeva anche i nostri voti, ma giusto per movimentare la monotonia della vita scolastica.
Sorridente e spensierata, non si preoccupò di darci una dritta né per il tema d’italiano né per il compito di matematica… ma che cosa volete che ne sappia una filosofa di algebra e trigonometria. Comunque pensammo subito che ci sarebbe stata utile se il Ministero tra le quattro materie scelte per l’orale avesse inserito storia o filosofia: uscirono quell’anno scienze e fisica!
Il mio liceo era un’istituzione, una scuola seria, insomma una di quelle dove i professori cominciano a terrorizzarti da settembre del terzo anno per l’esame di maturità, quindi non si poteva certo arrivare tranquilli a quell’appuntamento e se niente niente uno riusciva a mantenere un certo equilibrio psicofisico fino a maggio, gli ultimi giorni lì dentro avrebbero fatto venire un herpes da stress persino a Giobbe.
Nell’ultimo mese ricordo che le notizie più convulse si accavallavano: sui professori esterni che avrebbero dovuto venire a giudicarci, sulle materie che avrebbero richiesto in orale ad ognuno di noi, sulle prove scritte ministeriali. Si organizzavano mega-ripassi pomeridiani, serali e talvolta notturni, individuali o di gruppo; si cercavano alleanze per eventuali scopiazzature ed informazioni; si setacciavano le librerie in cerca di bignami e sunti ed infine si progettavano astuti nascondigli per bigliettini e affini.
La guerra era cominciata. Ricordo che tutto sommato il giorno prima degli esami fui fino a mezzogiorno abbastanza calma e serena; mentre nel pomeriggio stavo accuratamente leggendomi quei due-trecento temi fatti su quei tre-quattrocento argomenti che avrebbero potuto uscire, sentii mia madre che mi chiamava perché alla porta c’era un mio compagno di classe. Pensai che il tipo fosse venuto per stringere una delle suddette alleanze o magari per qualche informazione dell’ultimo minuto, invece notai subito che non aveva intenzione di parlar di scuola e che stava tergiversando sul motivo della sua visita.
Cercando di stringere la conversazione, scoprii che il tizio era venuto praticamente per dichiararsi alla sottoscritta, con tanto di regalino affettuoso, ma sul momento la cosa mi sembrò talmente assurda e inconcepibile, che la cosa più gentile che gli riuscii a dire prima di spingerlo fuori dalla porta fu: "Ma lo sai che domani c’è l’esame di Maturità?!"
Ora, premesso che oggi a distanza di quasi vent’anni mi dispiace ancora per quel poveraccio, mi chiedo come si può essere così idioti da dichiararsi ad una ragazza proprio il giorno prima dell’esame! Statisticamente quante possibilità di successo poteva avere un simile tentativo?! Nessuna!
Ero brava nei temi d’italiano e svolsi un lavoro decente alla Maturità, forse caddi nella banalità e nella retorica ma tutto sommato era quello che volevano. D’altronde l’esame era ed è un terno al lotto, nessuno può sapere che passa per la mente di coloro che scelgono i titoli delle prove.
Se potessi esprimere un desiderio ( be’ se ne avessi un bel po’ da esprimere diciamo…) vorrei per una volta vedere la faccia di uno di quelli che scelgono le prove dell’esame di Stato… solo uno! Io non so come ve li immaginate voi, alcuni dicono che sono professoroni topi da biblioteca (…per questo riescono a proporre titoli così astrusi), altri invece pensano a psico-socio-pedagogisti esperti dei traumi e delle ansie giovanili (…per questo riescono a proporre titoli così ansiogeni), io ho una mia teoria invece: secondo me chi progetta la prima prova di italiano, dai tempi dei tempi, è una mente geniale e scientifica che adotta un metodo infallibile per la scelta dell’argomento, una sorta di sudoku dell’esame, che chiamerei "Metodo fiori-frutta-qualità-panorama di città".
Lo riconoscete? Chi non ci ha giocato da bambini! Si tracciano tre, quattro o più colonnine poi si estrae la letterina e….in un minuto bisogna scrivere la prima parola che ti viene in mente che inizi con quella lettera.
Stessa cosa fa il team dei Cervelloni del Ministero: nella prima colonnina mettono gli autori della letteratura, nella seconda l’argomento storico, nella terza quello scientifico e così via…
Tutti pronti? Letteraaaaa….F !…Fenoglio, Fascismo, Fecondazione assistita….fatto!
D’altronde nella vita bisogna avere metodo!
La seconda prova che mi toccò fu matematica. Non ero Einstein, ma me la cavicchiavo benino di solito, tuttavia quando vidi il testo pensai che avrei avuto dei seri problemi… e li ebbi. Dagli sguardi allucinati dei miei compagni capii che non era il caso di mettere in atto la politica delle alleanze ma era meglio combattere da soli la propria battaglia e così feci.
Fui fatta prigioniera di un sei politico ma sopravvissi…. mica bisogna vincerle tutte le battaglie per vincere una guerra , no?!
L’orale si avvicinava e, nonostante cercassi di contenere l’ansia, ad ogni angolo di strada, ad ogni bancone di negozio incontravo persone "gentili" disposte a darmi consigli.
Credo di aver imparato tutto in quei giorni sulle tisane rilassanti e sui cibi iperenergetici!
Ma il mio principale problema non era né l’ansia né lo studio…l’ansia c’era da praticamente sempre, essendo io una timida ed ansiosa di natura, lo studio anche quello c’era perché ero un’alunna abbastanza affidabile e diligente… il vero problema che attanagliava me e tante altre mie amiche era come vestirsi il giorno degli orali!
Anche su questo argomento i professori ci avevano fatto il lavaggio del cervello sin da ottobre: "Vestitevi bene, ordinatamente, non siate vistosi ma non siate nemmeno sciatti, proponetevi con eleganza ma senza eccedere, siate classici e sobri ma giovanili, ecc." Come si poteva non farsi prendere dall’ansia?!
Dopo varie consultazioni tra mamme, nonne, zie, cugine più grandi, medici di famiglia, ecc. optai per il seguente look: camicetta rosa con fantasia di stelline azzurre, modello hollywood pigiama party, gonnellona blu a mezzo polpaccio, modello Suore della neve, e scarpe rigorosamente basse, modello bibliotecaria cozza.
Mi vergogno ancora oggi di come mi sono presentata agli orali della mia Maturità e spesso mi chiedo se quel 52/60 che mi hanno dato sia stato per la mia accurata preparazione, la mia diligenza, il mio costante impegno in cinque anni di scuola oppure se perché qualcuno dei Commissari guardandomi così conciata ha pensato a voce alta: "…E diamoglielo in fondo non avrà molto altro nella vita!"

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Commenti al Post:
bluwarrior
bluwarrior il 25/06/06 alle 11:19 via WEB
Lunga vita a chi come te vive della libertà del proprio pensiero. Ciao
(Rispondi)
bluwarrior
bluwarrior il 25/06/06 alle 12:50 via WEB
grazie della visita e del tuo apprezzamento. alla prossima e una splendida giornata
(Rispondi)
Ganim
Ganim il 28/06/06 alle 19:41 via WEB
...non ce la faccio a leggerti, sono troppo stanco e sono ancora al lavoro, ma un saluto te lo lascio comunque. ciao
(Rispondi)
romhaus
romhaus il 27/07/08 alle 04:16 via WEB
Chissà, forse se a quell'"idiota" non lo mandavi via oggi saresti una persona felice...
(Rispondi)
 
Papermoon68
Papermoon68 il 27/07/08 alle 14:38 via WEB
Forse ... ;-)
(Rispondi)
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