Creato da uomosenzaqualita il 04/11/2012

L'uomo senza qualità

Un comune caso di personalità multipla

 

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Del perché e del no

Post n°41 pubblicato il 06 Dicembre 2013 da uomosenzaqualita

 

 

 

 

La domanda è diretta e inequivocabile: " perché moltissimi uomini che circolano qui chiedono incontri reali a perfette sconosciute? E’ la ricerca di quelle emozioni che vorresti tu? Ma, se un emozione non si basa sui cinque sensi (come dici tu)perché strettamente mentale, quale altro luogo può essere così perfetto come questo? non vedi, non senti, non tocchi, non gusti, non annusi. Immagini mentalmente e ti emozioni.”

La mia risposta è stata fiacca, quasi pretestuosa. E mi è venuto in mente un incomprensibile accostamento del perché io scrivo e del perché dovrei smettere di farlo, al perché insistere nel considerare blog, chat e quant’altro delle finte relazioni.

Probabilmente Invecchiare è davvero un ottimo motivo per smettere di scrivere. E io, forse non anagraficamente ma letterariamente parlando, sono già vecchio. Ce se ne accorge quando fare le cose dello scrivere richiede sempre più tempo e concentrazione, più di quello che riesci ad avere.

E poi diventa sempre più impellente mantenere l’ordine della tua vita. La sregolatezza è molto più minacciosa, e faticosa, di una volta – non è più giustificata né giustificabile e disarmante, né un segno distintivo di creatività, ma solo il presagio della demenza senile, decisamente poco affascinante.

E anche il fisico non reagisce più come hai sempre avvertito. Prima, nelle mattine successive a notti agitate, la pesantezza di testa da eccessi passava con un sorso d’acqua gelata.

Ora non puoi più permetterti di martellare sui tasti, rapito alle tre di notte dal finale di una storia. Non puoi più sognare di essere il grande scrittore, quello con il brutto carattere e le cattive abitudini e la genialità graffiante dei vecchi film. Non che io ne abbia mai avuto la presunzione di poterlo essere, ma l’idea è sempre sopravvissuta da qualche parte nella mia testa, come un sogno nel quale un giorno avrei potuto provare ad esserlo.

Insomma: smetterei di scrivere per avere una vita più gestibile. E poi so, quand’anche ne avessi avuto il talento, che è molto raro produrre un capolavoro in età “matura”.

E uno o due libri in meno non sarebbero una gran perdita per nessuno. Di sicuro non mi mancherà quel tormento – i tentativi a vuoto necessari perché una storia sia buona – o il vero e proprio orrore che provo nell’attesa che il libro venga pubblicato, per poi dar fondo al mio coraggio e uscire di casa ed esserne responsabile nel vasto mondo (in realtà sembra che sia vasto, ma il mondo dell’editoria, della critica letteraria, del pubblico dei lettori, è così piccolo che la maggior parte della gente che vive nel tuo quartiere, perfino nel tuo condominio, in realtà non saprà mai il tuo nome).

Non una grande perdita dunque, non per me e certamente non per la letteratura. Anzi questa ne trarrà un innegabile giovamento.

Però … c’è qualcosa di meraviglioso nella scrittura. Cosa la fa sembrare irresistibile? Cosa rende trascurabile tutto ciò che non è direttamente funzionale allo scrivere, e ti rende odioso a causa di lunghe assenze dagli affetti, mancati appuntamenti, impegni di lavoro disattesi, sgarbi agli amici?

Se non è quando stai dando forma allo scritto, non quando lo consegni all’editore, non quando lo puoi toccare appena uscito dalle stampe, né quando ne leggi le critica favorevoli, o vedi che è ha successo di pubblico, o addirittura entrare in classifica (per quanto nelle basse posizione cominci subito a preoccuparti di quando ne uscirà), e nemmeno quando vince un premio, anche se l’insopprimibile tua indole narcisa ti costringe ad ammettere che vincere ad un concorso letterario è un orgasmo egotico, allora quando è?

Non sarà forse proprio l’attimo quando l’idea ti fulmina, o meglio quando ci inciampi in quell’idea, ci sbatti contro, come se da sempre stesse agitandosi nella tua mente?

In un istante lei è già viva fra le tue dita, ancora senza lineamenti precisi, ma armoniosa e brillante. Non è la storia. È lo spirito, il centro della storia, qualcosa che non è fatto di parole, ma che può sorgere alla vita, almeno a una vita pubblica, soltanto quando le parole lo avvolgeranno.

Un oggetto ancora non guastato, ancora protetto dalle interferenze. In una forma più bella di quella che avrà mai, dopo essere stato stirato e schiacciato dentro le tue frasi. Una promesso, un tesoro marino sommerso che ancora non sai se ti farà ricco, o appena emerso aprirà enormi fauci e ti divorerà.

Si potrebbe vivere solo di questo? Poter essere soddisfatti da questo incontro soltanto, dal riconoscerlo e poi lasciarlo solo, abbandonarlo al suo destino imprevedibile. Come sarebbe?

Ha quindi ragione chi ma ha posto la domanda iniziale? Ma se così è, cosa distingue tutto questo dalla rassegnazione?

 

Un uomo senza qualità

Commenti al Post:
a.bassa.voce
a.bassa.voce il 06/12/13 alle 20:46 via WEB
A te l'atmosfera natalizia di stressa.
 
 
uomosenzaqualita
uomosenzaqualita il 07/12/13 alle 09:56 via WEB
Eh ... molto più di quanto dovrebbe, lo so. E pensare che a me il NAtale piace.
 
Ignava
Ignava il 06/12/13 alle 20:51 via WEB
scrivere ti procura emozione, e finchè sarà così tu scriverai. molte domande lasciale senza risposte, vivere è un eterno punto interrogativo.
 
 
uomosenzaqualita
uomosenzaqualita il 07/12/13 alle 10:00 via WEB
Sarà ... ma ad almeno un paio di domande mi piacerebbe che che si rispondesse :-)
 
korov_ev
korov_ev il 09/12/13 alle 19:17 via WEB
Rassegnato è colui che non spera più in ciò che vorrebbe, ma per sapere se si sia o meno rassegnati, si dovrebbe sapere innanzituttocosa si vorrebbe.
Per niente facile :-)
 
Marilynlaselvaggia
Marilynlaselvaggia il 11/12/13 alle 23:38 via WEB
Rassegnazione? A che punto sono io,allora ....?..Questa mattina, all'improvviso, ho visto il tempo sfumare...10 .,20 ..anni ancora. Pochi. Non mi bastano. Ho ancora tanti progetti. Angoscia. Tu che scrivi così, quanto manca alla rassegnazione?
 
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Rassegnazione? A che punto sono io,allora ....?..Questa...
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