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Come far vivere più a lungo i tuoi elettrodomestici

Post n°158 pubblicato il 26 Ottobre 2007 da dindinella
Foto di dindinella

Lavatrice, lavastoviglie, microonde, frigorifero sono
alcuni dei nostri collaboratori più fedeli ed instancabili, gli unici che ci
aiutano senza lamentele per tutto il tempo che ci occorre.



Per farli vivere a lungo hanno bisogno di una corretta manutenzione.
Vediamo quali sono le operazioni che dobbiamo svolgere periodicamente per far
funzionare al meglio i nostri elettrodomestici.



Frigorifero e congelatori - brina e ghiaccio: ecco i due
principali nemici
da combattere.



Uno strato anche minimo di ghiaccio all'interno di frigoriferi e congelatori
si trasforma in isolante termico che impedisce la regolare circolazione del
freddo. Nel caso lo spessore del ghiaccio superi i 5 millimetri procedi con lo
sbrinamento: per farlo fai attenzione a non usare attrezzi appuntiti. Se vuoi
accelerare lo sbrinamento inserisci all'interno del frigorifero o del
congelatore una pentola di acqua bollente: il vapore caldo farà sciogliere il
ghiaccio più velocemente.



Tieni sempre il foro di drenaggio sgombro da residui di cibo, se
invece è il ghiaccio a creare un tappo scioglilo gettandoci sopra alcuni
granelli di sale grosso.



Per far funzionare bene frigoriferi e congelatori è importante che le
guarnizioni
siano sempre pulite e morbide: per pulirle usa dell'acqua e
alcol. Una volta che la guarnizione ha perso elasticità è il caso di
sostituirla perché il frigorifero non si chiuderà più ermeticamente,
facilitando
così il deposito di brina sulla parete di fondo. Infine la pulizia periodica
della serpentina, posta sul retro, manterrà in buona salute l'apparecchio.



Lavatrice - per farla durare più a lungo bisogna controllare
periodicamente il filtro perchè i residui di detersivo, il calcare ed eventuali
resti (fazzolettini di carta, peli, capelli) tendono ad intasarlo: puliscilo
sotto il getto dell'acqua calda senza aggiungere detersivi. Quando fai il
bucato aggiungi nella vaschetta insieme al detersivo
uno - due cucchiai
di aceto bianco, riuscirai a diminuire la quantità di calcare presente
nell'acqua.
Fai molta attenzione ai ferretti dei reggiseno o ai ganci degli
indumenti perché possono staccarsi ed entrare nel cestello dai fori
danneggiandolo oppure otturare il filtro: potrai facilmente evitare che questo
accada mettendo questi capi d'abbigliamento dentro una federa.



Lavastoviglie - ogni due/tre anni verifica lo stato del filtro
contenuto nel raccordo di alimentazione dell'acqua. Se è ostruito il passaggio
dell'acqua nella lavastoviglie risulta scarso e i piatti verranno lavati male. Controlla
periodicamente i fori di uscita dei getti d'acqua presenti lunghe le braccia
rotanti poste sotto i cestelli: liberali da incrostazioni e piccoli semi che si
possono facilmente inserire:
la tua lavastoviglie ne guadagnerà in
risultato. Una volta all'anno usa i prodotti in commercio per sgrassare e
sciogliere il calcare presente nelle tubazioni: fai un ciclo breve con questo
prodotto senza aggiungere stovig



Microonde - è un elettrodomestico di facile manutenzione. L'unica
accortezza d'uso è quella di non farlo mai funzionare vuoto in quanto le onde
trasmesse ritornano all'emettitore danneggiandolo.
Quando vuoi sgrassarlo
inserisci una bacinella di vetro nella quale avrai aggiunto del succo di
limone: fai funzionare l'apparecchio per 3/4 minuti alla potenza massima, poi
passa della carta da cucina o un panno umido per togliere insieme alla condensa
il grasso sciolto.



Fornelli - per far funzionare al meglio i fuochi dei fornelli
puliscili spesso togliendo il grasso e i residui di cibo. Per togliere lo
sporco dallo spartifiamma utilizza una paglietta oppure del succo di limone nel
quale avrai aggiunto del sale fino
: strofina con forza. Il grasso che si
accumula nei bruciatori viene sciolto immergendoli in acqua calda e aceto
bianco per qualche ora. Attenzione ai piccoli residui di cibo che si possono infiltrare
sotto le manopole: aiutati con dei bastoncini cotonati o un piccolo pennello,
quello che usi normalmente per il bricolage, per tenerle pulite.



Aspirapolvere - se la tua aspirapolvere non riesce più ad
aspirare la polvere, è ora di pulire i filtri: sfilali dal loro abitacolo,
lavali con dell'acqua tiepida e prima di riposizionarli verifica che siano ben
asciutti. Ogni 6 mesi/1 anno, o quando si vede che sono usurati, sostituiscili.
Usa solo sacchetti compatibili con il tuo modello perché se i bocchettoni non
combaciano perfettamente tra loro la polvere può circolare liberamente
all'interno danneggiando l'apparecchio
. Non svuotare e riutilizzare lo
stesso sacchetto se vuoi che l'aspirapolvere duri a lungo. Attenzione ad
aspirare i tappeti con peli troppo lunghi in quanto intasano velocemente il
filtro. Infine, prima di riporre l'elettrodomestico, pulisci le spazzole
grattandole con un pettine vecchio ed ogni tanto lavale con l'acqua e qualche
goccia di detersivo per il bucato a mano.

tratto da DONNA D



 

 
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Catalogare libri

Post n°157 pubblicato il 07 Ottobre 2007 da dindinella
Foto di dindinella


Ho trovato un sito molto interessante per catalogare libri e altro,
si chiama anobii.
Il link per entrare lo trovate tra i miei preferiti.


 
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Tanti buoni consigli per risparmiare

Post n°156 pubblicato il 05 Ottobre 2007 da dindinella
Foto di dindinella

 "Le donne sono
avvisate: dalle loro tasche escono circa 36 euro alla settimana senza motivo.
Questo è il risultato di uno studio condotto dalla "Visa" a livello
europeo.



 Si sa le
donne hanno ancora in pugno il
controllo delle spese della casa e della famiglia e solo loro sanno quanto è
difficile giostrarsi tra conti vitali (quelli di cibo, salute,vestiti, auto) e
spese emotive, cioè spinte dalle necessità dei figli o dettate dalle mode
dell'ultima ora. Sono proprio le donne però che possono con piccoli ma
importanti accorgimenti, ribaltare la situazione finanziaria di casa. Come?



 Ecco pronto
per te un vademecum per avere a disposizione un salvadanaio più ricco: potrai
utilizzarlo come risparmio, girarlo per le esigenze/emergenze familiari o accantonarlo
per qualche extra (una piccola vacanza, un paio di scarpe veramente
eccezionali, un desiderio a lungo negato a tuo figlio).



 E' il
supermercato il vero pericolo che trasforma la spesa in un attentato al tuo
portafogli. Dopo un'ora il tuo carrello è pieno e al momento di pagare sei
rimasta senza fiato? Prova ad evitare le brutte sorprese partendo munita della
fatidica "lista". Non darti scuse e non soffermarti a gironzolare tra
gli scaffali, la mano sarebbe troppo pronta a trasformare la "novità"
del momento in un nuovo acquisto.



 Un
suggerimento: non entrare mai in un supermercato a stomaco vuoto. Fai
quotidianamente colazione al bar con croissant e caffè? Prova a fare la
colazione a casa, ne guadagnerai non solo in denaro e in una settimana avrai
messo da parte anche 15 euro.



 Il giornale è una
buona abitudine, ma ormai abbinato all'acquisto del quotidiano o del
settimanale si trovano oggetti o libri di ogni genere e tipo. Ma sei sicura che
ti servano veramente? Non farti tentare, copra il giornale e basta. In un mese
puoi risparmiare dai 25 ai 35 euro.



 Il cellulare è
diventato "un pozzo" di spese senza fine. Non lasciarti prendere la
mano dai "servizi" aggiuntivi che ti vengono proposti, sono tutti a
pagamento e in poco tempo tra un notiziario ed una nuova suoneria avrai buttato
dai 2 ai 4 euro. Sul fronte
elettrodomestici i consigli sono sempre gli stessi: fai funzionare lavatrice e
lavastoviglie la sera e sempre a pieno carico. Non lasciare televisore, DVD,
impianto stereo in "stand by": a fine anno avrai importanti risparmi
sulla bolletta della elettricità. Acquista lampadine a risparmio energetico: è vero che costano un po' di
più ma durano a lungo e riducono il consumo del 70 % rispetto alle lampadine
tradizionali.



 Perché non
cominciare a bere l'acqua del rubinetto? Ormai tutte le riviste specializzate
continuano a scriverlo: l'acqua potabile è buona ed costantemente controllata
dalle Amministrazioni locali. Ogni settimana potrai risparmiare dai 15 ai 20
euro.



 Quando
prelievi il contante ti rechi sempre al tuo sportello? Ricordati che ogni volta
che prelievi da uno sportello fuori circuito, paghi la commissione. Sono pochi
ma perché regalarli alla banca?



 Ogni Natale o
compleanno tuo figlio è coperto da giochi o libri. Tu sai già quali sono di suo
gradimento, quindi tieni intatti quelli che a lui non piacciono ed utilizzali
per fare dei regali durante l'anno ai compagni di scuola dei tuoi figli per i
loro compleanni o a nipoti e amici...è un sano riciclo! 



 E' bello
andare al cinema tutti insieme, ma alla fine della serata una famiglia di
quattro persone, due adulti e due bambini, arriva a spendere anche 40-45 euro.
Potresti optare per un film a noleggio oppure aspetta la serata che prevede
delle riduzioni particolari.



 Le svendite
sono un affare? Non sempre. Quante volte ti sei trovata con capi di
abbigliamento acquistati d'impulso che hanno ancora il pendaglio o capi già
fuori misura perché tuo figlio nel frattempo è cresciuto.



 Rifletti
sempre a lungo prima di fare un acquisto, gira guarda e poi rifletti sui tuoi
veri bisogni.



 Ecco infine
una curiosità dall'Inghilterra. E' appena uscito un libro che contiene alcune
indicazioni per condurre una vita quotidiana parsimoniosa ed ecologica:



si intitola "Penny Pincher's Book Revisited http://www.amazon.co.uk/Penny-Pinchers-Book-Revisited-Living/dp/0285637975>".



 Per te alcuni consigli tratti dal libro:
usa la buccia di banana per lucidare le scarpe in pelle, per i denti è meglio
il bicarbonato di sodio del normale dentifricio, tieni i collant nel freezer
per farli durare più a lungo e come dopobarba tutto naturale usa il
miele...provare per credere!"

tratto da "Donna D"
 

 
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Tre occasioni

Post n°155 pubblicato il 01 Ottobre 2007 da dindinella
Foto di dindinella

 C’era una volta in un paesino molto
lontano un uomo molto pio che aveva la fama di essere un uomo molto spirituale
e che praticava quello che insegnava.



 Gli anni passarono molta serenamente
nella vallata ma senza nessun preavviso meteorologico un giorno si mise a
piovere così intensamente ed abbondantemente che il livello della pioggia nelle
strade iniziò a salire con una impressionante velocità.



 Non s'era mai
vista una cosa del genere ed i paesani, più passavano le ore, più entravano in
agitazione...tutti tranne il santo uomo.



 Passavano le
ore e la pioggia anziché diminuire aumentava come se dal cielo stesso
riversandosi un fiume in piena. Così, gli abitanti, considerando che stava
iniziando a fare sera, decisero di prendere quante più cose possibili dalle loro case e si trasferirono su una
collina che sovrastava il paese: lì, pensavano sarebbero stati al sicuro. Così
iniziò il trasferimento di massa e tutti... o quasi, lasciarono le case e si
stabilirono sulla collina, quasi tutti perché solo l'uomo spirituale aveva
deciso di rimanere nel paese, in quanto per lui la fede era più forte di ogni
forza naturale.
 Così l'uomo di "fede"
iniziò il suo sermone e munito di megafono si rivolgeva ai suoi compaesani
ammassati sulla collina dicendo loro che dovevano avere più fede e come lui
dovevano rientrare nella case perché tutto si sarebbe risolto se avessero
creduto in cuor loro.
 E così continuava minuto dopo
minuto, ora dopo ora... centimetro di acqua dopo centimetro che aumentava a vista
d'occhio, livello che ormai era giunto a più di due metri dal livello della
strada.
 Gli abitanti, ad ogni metro di
acqua che aumentava, esortavano il loro concittadino a lasciare la sua casa, ma
quest'ultimo, salendo di piano in piano, con maggior foga ribadiva che la forza
della fede avrebbe vinto e che…bla…bla…bla…





 L'acqua ormai
era giunta alle ginocchia dell'uomo quando

fortunatamente giunse un elicottero che andò in suo aiuto, prima

che venisse trascinato dalla corrente d'acqua ed essendo ormai quasi buio, con
serie difficoltà a poterlo trovare in altri posti.

Ma, incredibilmente, egli non volle aggrapparsi alla scaletta che gli fu
lanciata in un ultimo estremo tentativo di portarlo all'asciutto ed in salvo.
 Ad un certo punto, quello che tutti
temevano, avvenne e l'uomo

pieno di fede fu sommerso e trascinato via sia nel corpo....che nelle sue
convinzioni.
 Essendo passato a miglior vita,
l'uomo si rivolse al Cielo chiedendo spiegazioni del perché di tale ingloriosa
fine. E dal cielo giunse una voce che disse:




 "Grazie alla
tua fede la Vita ti ha risposto con tre interventi, ma

tu eri preso così tanto dai tuoi ragionamenti che non hai prestato

attenzione a ciò che ti capitava davanti ai tuoi occhi.
 Infatti la prima volta ti è stato
inviata la richiesta a trasferirti tramite la voce dei tuoi amici.
 La seconda volta ti è stata inviata
una barca con tanto di aiutanti per trasbordare; e la terza volta ti è stato
inviato un elicottero... se tu avessi avuto occhi per guardare e comprendere i
segni, ma eri troppo preso da te stesso per saperli cogliere.













 
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Entra l'autunno, ma l'estate è nei cuori

Post n°154 pubblicato il 25 Settembre 2007 da dindinella
Foto di dindinella

Quando il sole scende piano piano sull'orizzonte

i rumori smettono di cicalare; il silenzio irrompe.

La luce riempie di rosso e riscalda gli sguardi.

Lo sfondo di corpi, di sorrisi, di movimenti,

diventa nuvola.

E soffia, il vento di ottobre.

E' tempo di coprire il mare, di smontare

l'odore del prato, della sabbia, del grano.

Entra l'autunno, ma l'estate è nei cuori,

sempre, per sempre!

(Mario Luzi)

 
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Post n°153 pubblicato il 21 Settembre 2007 da dindinella
Foto di dindinella

I mesi dell'anno



Autore:
Samuil Jakovlevich Marshak



Sai quanti mesi ci
sono in un anno? Dodici.
E come si chiamano? Gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio,
giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre. Come finisce un
mese ne inizia un altro. E non è mai capitato che febbraio sia arrivato prima
che se ne andasse gennaio o che maggio superasse aprile. I mesi vanno uno
dietro all'altro senza mai incontrarsi. Ma si dice che in un paese montano
della Boemia una ragazza vide i dodici mesi tutti in una volta. E come
successe ciò? Ecco in quale modo.
In un minuscolo villaggio viveva una donna
avara e cattiva insieme con la figlia e la figliastra. Voleva bene a sua figlia
mentre la figliastra non la accontentava mai in niente: qualsiasi cosa facesse
non le andava a genio.
La figlia a giornate intere poltriva a letto mangiando pane
pepato, mentre la figliastra da mattina a sera non si sedeva nemmeno: e porta
l'acqua, e vai a raccogliere la legna nel bosco, e risciacqua la biancheria nel
ruscello, e togli l'erbaccia dall'aiuola nell'orto! La ragazza conosceva e il
gelo invernale e l'arsura estiva e il vento primaverile e la pioggia autunnale.
Ed è forse per questo che una volta le capitò di vedere tutti i mesi assieme.
Era inverno, gennaio. Si accumulava così tanta neve che bisognava spalarla
dalla porta e nel bosco, sulla montagna, gli alberi erano immersi in cumuli di
neve e non riuscivano nemmeno a scuotersi quando il vento soffiava su di loro.
La gente stava rintanata in casa e teneva accese le stufe. In un momento
simile, verso sera, la malvagia matrigna aprì un pò la porta, dette un'occhiata
alla tempesta di neve che turbinava, poi se ne tornò davanti al tepore della
stufa e disse alla figliastra: - Vai nel bosco e cogli dei bucaneve. Domani è l'onomastico
della tua sorellina. La ragazza guardò la matrigna, pensando che forse stava
scherzando. E' terribile andare ora nel bosco! E poi quali bucaneve possono
esserci in pieno inverno! Prima di marzo non se ne trovano, per quanto si possa
cercarli! Ora c'è solo da perdersi nel bosco, impantanarsi nei cumuli di neve.
Le dice la sorella: - E se ti perderai, nessuno si metterà a piangere per te!
Vai e non tornare senza fiori! Eccoti il cestino. La ragazza cominciò a
piangere, si imbacuccò in un scialle cencioso e uscì dalla porta. Il vento le
riempie gli occhi di neve e le strappa di dosso lo scialle; le gambe a malapena
riesce a tirare fuori dai cumuli di neve. Intorno tutto diventa sempre più
scuro. Il cielo è nero, non una stellina ad illuminare il cammino, ma c'è un pò
di chiarore per la neve. Ecco il bosco. Qui è buio davvero, non riesci a vedere
le tue mani. La ragazza si siede su un albero abbattuto: è indifferente dove
morire di freddo, pensa. Ma all'improvviso in lontananza tra gli alberi le sembra
di scorgere qualcosa che luccica, una fiammella, come una stella confusa
tra i rami. La ragazza allora si alza e si dirige verso questa fiammella.
Affonda nei cumuli di neve e scavalca gli alberi travolti dalla tempesta.
"Speriamo che quella fiammella non si spenga", pensa. Ma non si
spegne e arde sempre più chiaramente. Ecco un tiepido odore di fumo e
comincia ad essere udibile un crepitio di sterpi nel fuoco. La ragazza allunga
il passo e giunge ad una radura. E qui si ferma. La radura è illuminata come se
ci fosse il sole. Vi arde un grande fuoco in mezzo, che arriva quasi fino
al cielo. Alcune persone stanno attorno al fuoco, chi più vicino, chi più
lontano. Stanno seduti e conversano sommessamente. La ragazza li guarda e
pensa: chi sono? Non somigliano a cacciatori e ancora meno a taglialegna. E poi
guarda che abiti! Dorati, argentati, di velluto verde! Li conta, sono
dodici: tre vecchi, tre anziani, tre giovani e gli ultimi tre ancora ragazzi. I
giovani siedono vicinissimi al fuoco e gli anziani sono i più lontani.
All'improvviso si volta uno dei vecchi: è il più alto, ha la barba e
folte sopracciglia. Guarda da quella parte dove c'è la ragazza. Lei
si spaventa, vorrebbe fuggire ma è troppo tardi ormai. Il vecchio a
voce alta le chiede: - Da dove sei venuta e cosa cerchi? La ragazza mostra il
cestino vuoto e dice: - Devo raccogliere un canestro di bucaneve.
Il vecchio comincia a ridere: - Bucaneve a gennaio? Ma cosa ti
viene in mente! - Non mi è venuto in mente proprio niente, - risponde la ragazza,
- è la mia matrigna che mi ha mandata a cercare dei bucaneve,
ordinandomi di non tornare a casa se il canestro non è pieno. A
questo punto tutti i dodici la guardano e cominciano a parlottare tra di
loro. La ragazza cerca di capire cosa dicono, ma non riesce a
prendere nemmeno una parola, come se non fossero persone che stanno
parlando, ma piuttosto degli alberi che frusciano. Parlano, parlano, parlano, e
all'improvviso tacciono. E quel vecchio alto di nuovo si volta e chiede: - Che
cosa farai dunque se non troverai i bucaneve? Prima di marzo non se
ne vedranno in giro. - Rimarrò nel bosco, - dice la ragazza.- Aspetterò marzo.
Meglio per me morire di freddo qui, piuttosto che tornare a casa senza
bucaneve. Detto questo scoppia a piangere. Ecco che all'improvviso uno dei
dodici, il più giovane, allegro, con una pelliccetta sulla spalla, si alza e si
avvicina al vecchio: - Fratellino Gennaio, lasciami il tuo posto per un'ora! Il
vecchio liscia la sua lunga barba e dice: - Ti lascerei volentieri il mio
posto, ma marzo prima di febbraio non è mai arrivato. - Bene,- brontola un
altro vecchio, con i capelli e la barba arruffati.- Lasciaglielo il posto,
io non ho niente da ridire! La conosciamo tutti bene: e quando la troviamo
vicino al buco nel ghiaccio con i secchi, e quando nel bosco con il fastello di
legna. Lei appartiene a tutti i mesi, dobbiamo aiutarla! - Ebbene, sia come
volete, - dice Gennaio. E batte sulla terra col suo bastone di
ghiaccio e comincia a dire:



 Non scricchiolare, o gelo, nella
sperduta foresta. La corteccia non rosicchiare
 alla betulla, al pino! O cornacchie,  più non gelerete. Umane case,  vi riscalderete!



Tace il vecchio e nel
bosco si fa silenzio. Gli alberi cessano di crepitare per il gelo e
la neve comincia a cadere a fiocchi, grandi e soffici. - Ecco, ora tocca a te,
fratellino, - dice Gennaio e cede il bastone al fratello più
piccolo, Febbraio, che comincia a batterlo e scuotendo la barba fa risuonare la
sua voce:



Venti, tempeste,
uragani, soffiate finché potete! Turbini, tormente, bufere nella notte sorgete!
Nelle nubi forte echeggiate, sulla terra serpeggiate. Che la tormenta corra sul
campo come un serpente bianco!



Appena detto queste
parole, il vento umido della tormenta comincia a scuotere rumorosamente i rami.
I fiocchi di neve cominciano a girare e a precipitare a terra in
bianchi vortici. E Febbraio cede il suo bastone di ghiaccio al fratello più
piccolo e dice: - Adesso è il tuo turno, Marzo. Il fratellino
prende il bastone e comincia a colpire la terra. La ragazza guarda,
questo non è già più un bastone, ma un ramoscello coperto di gemme. Marzo
ridacchia e prende a cantare sonoramente, con la sua voce
giovanile:



Ruscelli,
disperdetevi, Pozzanghere, spargetevi, Spuntate erbe del prato, il gelo invernale
è passato! Penetra l'orso Tra frasche boschive. Cantano gli uccelli, Fiorisce
il bucaneve
.



La ragazza applaude
per lo stupore. Dove sono finiti i cumuli di neve? E dove i
ghiaccioli che fino a qualche momento fa' pendevano da ogni ramo?
Sotto i suoi piedi c'è ora una tenera terra primaverile. Intorno
tutto cade a gocce, scorre, gorgoglia. Le gemme sui rami si gonfiano e
cominciano già a spuntare le prime foglioline verdi. La ragazza
guarda senza riuscire a saziarsi di quello che vede. - Che fai li impalata? -
Le dice Marzo. - Svelta, i miei fratelli ci hanno concesso un'oretta! La
ragazza torna in sé e corre nel folto del bosco a cercare i bucaneve. E ce
n'è in gran quantità! Sotto i cespugli e sotto i sassi, sopra e sotto i monticelli,
bucaneve a perdita d'occhio: ne raccoglie un cestino intero, riempie il
grembiule e poi corre velocemente alla radura, dove ardeva il fuoco e dove
sedevano i dodici fratelli. Ma sono spariti e il fuoco e i fratelli E' chiaro
sulla radura, ma non come prima. C'è la luna che è intanto arrivata ad
illuminare il bosco. La ragazza è dispiaciuta di non poter nemmeno ringraziare
e corre a casa. E la luna le illumina il cammino. Riesce ad
arrivare a casa che quasi non sente più le gambe. Appena entrata di
nuovo alle finestre sibila la tempesta invernale e la luna si nasconde
dietro le nuvole. - Ebbene,- chiedono la matrigna e la sorella, - sei già
tornata a casa? E dove sono i bucaneve? La ragazza senza rispondere
vuota il grembiule pieno di bucaneve sulla panca e ci mette accanto
il cestino. La matrigna e la sorella esclamano: - Dove li hai presi? E la
ragazza racconta loro tutto quanto le era capitato. La matrigna e
la sorella ascoltano scuotendo la testa, non sanno se credere o non
credere, però sulla panca c'è una gran quantità di bucaneve
freschi e azzurrognoli. E così piacevolmente emanano un tale aroma
di marzo! Gli sguardi della matrigna e della figlia si incrociano,
poi chiedono: - E i mesi non ti hanno dato niente altro? - Ma io non ho
chiesto altro. - Ecco, la solita stupida!- dice la sorella.- Dopo tanto tempo
ti sei incontrata con tutti e dodici i mesi assieme e non sei
riuscita a chiedere altro che dei bucaneve! Fossi stata io al tuo posto
avrei certo saputo cosa chiedere. Ad uno mele e pere dolci, ad un altro
fragole mature, ad un terzo funghi porcini, ad un quarto cetriolini
freschi! - Figlia mia tu sì che sei furba! - Dice la matrigna. - Fragole
e pere in inverno non hanno prezzo. Potessimo venderle sai quanti soldi ci
darebbero! E questa stupida è riuscita a cavare solo dei bucaneve! Vestiti
con qualcosa di caldo, figlia, e vai alla radura. Non riusciranno ad
abbindolarti, sebbene loro siano in dodici e tu da sola! - Ma dov'è chi riesca
ad abbindolarmi! - dice la sorella. - Si veste, mette infine il fazzoletto
sulla testa. La madre le grida dietro: - Indossa i manicotti e abbottonati la
pelliccia! La figlia è già fuori e corre nel bosco. Segue le tracce lasciate
dalla sorella, si affretta. "Devo andare più veloce, - pensa,-
per raggiungere la radura!" Il bosco si fa sempre più fitto e più oscuro.
I cumuli di neve sono sempre più alti e gli alberi travolti dalla
tempesta giacciono come un muro. - Oh, - pensa la figlia della matrigna, - e
perché sono venuta nel bosco! Adesso potrei starmene nel mio letto caldo e
invece sono qui a congelarmi! E rischio anche di perdermi! E come
le viene questo pensiero, vede un fuocherello in lontananza, che sembra come
una stella confusa tra i rami. Si avvicina, cammina, cammina e arriva alla
radura. In mezzo vi arde un grande fuoco e intorno ad esso siedono
i dodici fratelli, i mesi. Siedono e conversano sommessamente. La figlia della
matrigna si avvicina al fuoco, non si inchina, non saluta, ma sceglie il
posto più caldo e comincia a scaldarsi. I fratelli tacciono. Nel bosco si fa
silenzio. All'improvviso Gennaio comincia a battere a terra col
bastone. - Chi sei? - chiede.- da dove vieni? - Da casa, - risponde la figlia
della matrigna. - Voi prima avete dato a mia sorella un intero cestino di bucaneve.
Ecco, io sono arrivata qui seguendo le sue tracce. - Tua sorella la
conosciamo, - Dice il mese Gennaio, - ma non abbiamo mai visto te.
Qual buon vento ti porta? - Sono qui per i doni. Che Giugno mi riempia il
cestino di fragole e delle più grandi! E che il mese Luglio mi dia
cetriolini freschi e funghi porcini e Agosto mele e pere dolci. E da
Settembre vorrei delle noci, e da ottobre... - Aspetta un po', -
dice Gennaio. - Non può esserci l'estate prima della primavera e la primavera
prima dell'inverno. Giugno è ancora lontano. Adesso sono io il signore del
bosco, regnerò per trentun giorni. - E come sei irascibile! - dice la figlia
della matrigna. - Ma io non sono venuta da te, solo neve e gelo ci si può
aspettare dalle tue mani! Io ho bisogno dei mesi estivi. Gennaio si
acciglia. - Cercare l'estate in inverno! - dice. Agita la sua larga
manica e si alza nel bosco una bufera di neve dalla terra fino al cielo
che porta via gli alberi e la radura dove siedono i dodici mesi.. La neve
nasconde alla vista il fuoco e lo si sente solamente crepitare e ardere. Si
spaventa la figlia della matrigna. - Basta! - grida. - Smettila! La tempesta di
neve è ora come un vortice, riempie i suoi occhi, le fa mancare il
fiato. Cade in un cumulo di neve e ci affonda. E la matrigna aspetta e aspetta
sua figlia, e guarda dalla finestra, e corre alla porta, ma niente, di lei
nessuna traccia. Indossa qualcosa di caldo e va nel bosco. Ma è mai
possibile trovare qualcuno in una simile tempesta nel fitto del
bosco! Cammina, cammina, cerca, cerca finché lei stessa non muore di freddo. E
così rimasero entrambe ad aspettare l'estate nel bosco. E la figliastra visse a
lungo, diventò grande, si sposò, ebbe dei bambini. E dicono che avesse
accanto a casa un giardino così favoloso che uno simile non si è
mai visto al mondo. Prima che in tutti gli altri in questo giardino
nascevano i fiori, maturavano le bacche, le pere, le mele. Durante
il caldo afoso qui era fresco, quando imperversava la tempesta di neve
qui c'era silenzio. - Questa donna ospita tutti e dodici i mesi insieme! -
diceva la gente. E chi lo sa! Forse era proprio così!



 Fiaba russa.



 



 

 
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Pablo Neruda

Post n°152 pubblicato il 21 Settembre 2007 da dindinella
Foto di dindinella

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non legge, chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in se stesso.

 (brano tratto dalla poesia "Ode alla vita" di P. Neruda)

 
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Festa patronale

Post n°151 pubblicato il 20 Settembre 2007 da dindinella
Foto di dindinella


Foto scattata alla festa patronale del mio paese

 
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Sono tornata

Post n°150 pubblicato il 01 Settembre 2007 da dindinella
Foto di dindinella


Le vacanze sono finite
ed io sono tornata a tutte le attività
a me care, compresa quella di aggionare il mio blog.
Ciao a tutti e ben ritrovati.

 
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Diamoci una mano

Post n°149 pubblicato il 27 Aprile 2007 da dindinella
Foto di dindinella

"Diamoci una mano per non perderci e scivolare.

Teniamoci stretti per non disperdere gli affetti, i sentimenti e gli amori.

Camminiamo lenti, ma sicuri verso il SOLE!

Guardiamoci negli occhi e parliamo: del giorno, dell'aria, del vento, della VITA!

NON ABBIAMO PAURA DI INNAMORARCI DELLE COSE SEMPLICI;
DIFENDIAMOLE!"

(Francesco d'Assisi)

 

 
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La vera bellezza

Post n°148 pubblicato il 25 Aprile 2007 da dindinella
Foto di dindinella

Per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili.

Per avere uno sguardo amorevole, cerca il lato buono delle persone.

Per avere un aspetto magro, condividi il tuo cibo con gli affamati.

Per avere capelli bellissimi, lascia che un bimbo li attraversi con le proprie dita una volta al giorno.

Ricorda, se mai avrai bisogno di una mano, le troverai alla fine di entrambe le tue braccia.

Quando diventerai anziana, scoprirai di avere due mani, una per aiutare te stessa, la seconda per aiutare gli altri.

La bellezza di una donna aumenta con il passare degli anni.

La bellezza di una donna non risiede nell'estetica ma la vera bellezza di una donna è riflessa nella propria anima.
E' la preoccupazione di donare con amore, la passione che essa mostra.

Audrey Hepburn


 
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La principessa stregata (Fiaba russa)

Post n°147 pubblicato il 18 Aprile 2007 da dindinella
Foto di dindinella

In un reame lontano di un paese lontano viveva un ricco mercante, di nome Donatone, che aveva un unico figlio maschio: Alessio.
Un giorno il mercante caricò le sue navi di merci, affidò la casa e tutti i suoi averi alla moglie e al figlio e partì per un lungo viaggio. Trascorse sul mare molti mesi; visitò terre straniere, acquistò mercanzie rare da paesi di cui si favoleggiava e vendette i suoi prodotti ricavandone un buon profitto.
Nel frattempo, nel suo paese, il figlio Alessio era oggetto delle cattiverie degli altri mercanti che invidiavano la sua ricchezza e il suo saperci fare negli affari. Si riunirono tutti insieme e scrissero una dichiarazione in cui affermavano che Alessio, figlio del mercante Donatone, era ladro e fannullone, non più degno di far parte della loro congregazione e quindi essi lo condannarono a fare il soldato; gli rasarono i capelli e lo mandarono in caserma.
Il povero giovane per dieci anni patì ogni sorta di sofferenze; a un certo punto ebbe voglia di rivedere la sua casa, chiese un congedo di sei mesi, ritornò dai suoi genitori e rimase con loro per tutto il tempo del congedo.
Arrivato il momento di partire, il padre lo portò nelle cantine della casa e lo invitò a prendere tutto l'oro che voleva e che traboccava dalle giare e dalle cassepanche che riempivano il sotterraneo. Gli comprò anche un bel cavallo e, dopo avergli dato la benedizione, lo vide andar via per raggiungere il reggimento.
Lungo la strada il giovane fu assalito da una grande tristezza, perciò quando vide un'osteria, si fermò a bere per scacciare l'angoscia.
Bevve un litro di vino ma gli parve poco, ne bevve un altro litro, si ubriacò e crollò addormentato.

Ed ecco che si presentarono degli sfaccendati frequentatori dell'osteria che lo derubarono dei soldi, tutti quanti, fino all'ultimo centesimo.

 
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Amici carissimi

Post n°146 pubblicato il 11 Aprile 2007 da dindinella
Foto di dindinella


sono appena ritornata dalle mie vacanze pasquali in Calabria e spero di rivedervi su questo blog al più presto.

La foto è un'immagine della cunfrunta: un'antica rappresentazione che avviene la domenica di Pasqua quando Maria incontra Gesù Risorto.

 
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Il bucato alla masseria

Post n°145 pubblicato il 25 Febbraio 2007 da dindinella
Foto di dindinella

Mia madre viveva
in campagna, in una di quelle masserie del Tavoliere dove il grano correva a
perdita d’occhio e qua e là numerosi cespugli interrompevano la distesa del giallo e ospitavano cicale, grilli e uccelli canterini.

 

La masseria era
grande e la gente che l’abitava numerosa.

 

Il papà, il nonno
e gli zii, dall’alba al tramonto lavoravano nei campi, le donne accudivano gli
animali e badavano alle faccende domestiche. Mia madre e gli altri ragazzini:
le sorelle, i fratelli e i cugini aiutavano come potevano durante il tempo
libero dalla scuola e, in estate si divertivano a giocare nell’aia. I
maschietti più grandi andavano a pescare e a fare il bagno nel torrente al
confine della proprietà.

 

Due attività
impegnative delle donne di casa
mettevano in fermento anche i bambini: la
produzione del pane e il bucato.

 

Erano lavori
lunghi e faticosi perciò si facevano a settimane alterne.

 

La lavorazione
del pane era piacevole soprattutto in inverno: il calore del forno a legna
riscaldava il cuore di tutti e l’odore del pane fragrante, delle focacce, dei
biscotti e della teglia di coniglio e patate si spandeva per tutta la masseria
e faceva venire l’acquolina in bocca anche agli operai più lontani.

 

Ma in primavera e
in estate festa grande, soprattutto per
i più piccoli era il bucato.

 

Richiedeva un
giorno intero e le donne di casa si mettevano al lavoro a notte fonda.

 

Sistemavano i
panni a strati in una grossa conca di
zinco che aveva un foro sul fondo per fare uscire l’acqua. Sulla pila dei panni
mettevano un telo e vi cospargevano sopra della cenere e del sapone di
Marsiglia a scaglie.

 

Nel frattempo era
pronto un grosso pentolone di acqua bollente che veniva versata nella conca.

 

L’acqua che
usciva dal foro era il ranno. Esso veniva raccolto in un secchio, ribollito e
versato di nuovo sui panni.

 

 Quando i bambini si alzavano era ora di
risciacquare lenzuola, federe, tovaglie. Le massaie mettevano i panni in grosse ceste e tutti, grandi e piccoli,
in comitiva andavano al torrente.

 

I panni puliti si
mettevano ad asciugare stesi al sole sui prati e sui cespugli e quando si
ritiravano per piegarli e metterli nelle ceste emanavano un buon profumo.

 

Le ceste del
bucato diventavano delle comode portantine per i bambini più piccoli che o
dormivano o ridevano a crepapelle per il dondolio e i sobbalzi provocati dai
ragazzi più grandi.

 

A casa il bucato
veniva conservato nei cassoni tra sacchetti profumati di lavanda.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Piscine termali... che goduria!

Post n°143 pubblicato il 14 Gennaio 2007 da dindinella
Foto di dindinella

Durante le vacanze natalizie sono stata in un hotel di Montegrotto, a pochi chilometro da Abano e da Padova.
Che goduria! Ho fatto il bagno nelle piscine termali scoperte.
L'acqua era a 38 gradi e fuori la temperatura segnava -2.

 
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La saggia MirianaPrima parte

Post n°142 pubblicato il 14 Gennaio 2007 da dindinella
Foto di dindinella

Un contadino aveva due figli: il minore era partito per la guerra lasciando la
moglie, un figlio suo ed una bambina adottata, mentre il maggiore era rimasto in casa. Sentendosi morire, il contadino decise di lasciare tutta la sua eredità al figlio più grande,
credendo che questi avrebbe dato una parte anche all’altro figlio, se fosse
ritornato sano e salvo dalla guerra.  Quando
il più giovane tornò e seppe che il padre era morto, pianse a lungo per
non averlo potuto rivedere vivo. Il fratello maggiore allora gli disse che il
padre aveva lasciato tutto a lui e si tenne l’eredità. La loro vita cambiò radicalmente: il figlio maggiore, con
tutta l’eredità, si mise a fare il commerciante e divenne ricco, mentre il più
piccolo viveva in miseria tagliando la legna nel bosco e arrangiandosi a fare
il falegname.
 I vicini
di casa si impietosivano a vedere le condizioni di vita del povero falegname
e volevano prestargli del denaro, ma
lui non accettava mai per paura che gli affari gli potessero andar male e che
non riuscisse a restituirlo. Un vicino però, con la scusa che
doveva partire per un po’ di tempo, riuscì a dargli del denaro dicendogli: “Amico,
ti affido questi miei risparmi, investili così che al mio ritorno potrai restituirmeli maggiorati di
parte del tuo guadagno” e gli diede quindici monete d’oro.
 Il
contadino accettò, ma poi ebbe paura che la moglie, sapendo del denaro, lo
prendesse e lo spendesse, così decise di nasconderlo nella
cassetta della cenere e uscì. Mentre lui era fuori
per la legna, passarono da casa sua dei rigattieri, di quelli che acquistano la
cenere barattandola con altre cose: quando tornò non vide più la cassetta
della cenere e chiese alla moglie dove l’avesse nascosta.“L’ho data ai
rigattieri” le rispose la donna e subito il marito cominciò a disperarsi e le
raccontò tutto. “Perchè non ti sei confidato con me? – continuò la moglie
– Io avrei saputo conservare per te quel denaro!”
 Il giorno dopo un altro
vicino gli si presentò e, con lo stesso stratagemma, lo costrinse ad accettare
altre venti monete d’oro: “Me li renderai con comodo” gli disse e se ne andò.
Stavolta il contadino pensò bene di nasconderli in un posto dove nessuno mai avrebbe potuto mettere le mani e
li infilò nella fodera del suo cappello, poi se ne andò nel bosco per tagliare
la legna e pensare a cosa fare con tutto quel denaro. Sfortunatamente per lui,
passò una gazza ladra che gli portò via il cappello con tutto il denaro. Il
contadino si disperò e pianse amaramente, ma che vuoi fare, si vede che era il
suo destino!

 
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Seconda parte

Post n°141 pubblicato il 14 Gennaio 2007 da dindinella

Così
continuò la sua solita vita,arrangiandosi a vendere un po’ di legna e a costruire qualche sedia per tirare avanti. I vicini che gli avevano prestato il
denaro, vedendolo sempre così misero, gli dissero: “Allora non hai voluto
investire i nostri soldi? Visto che non ti sono serviti, restituisciceli.” Il falegname raccontò loro come li avesse persi, ma quelli non gli credettero e lo
trascinarono dal giudice.
Il
giudice non sapeva come regolarsi: “Il falegname è un buon uomo – pensò – non possiede
nulla, e anche se lo metto in prigione morirà solo di fame, ma non riuscirà a restituire tutto quel denaro.” Mentre pensava sul da farsi udì
dalla finestre dei ragazzi che giocavano.

Uno
diceva:- Io sono il giudice e voi, contadini, sottoponetemi le vostre liti!-

Gli si
avvicinò un ragazzino e gli disse:
 - Eccellenza, io ho prestato dei soldi a questo contadino
ed ora lui non me li restituisce!-

- E tu,
perché non restituisci il denaro che ti è stato prestato?- chiese il
ragazzo-giudice.

- Io vorrei
restituirli, ma non possiedo nulla e
vivo in povertà, come posso fare ?- disse un altro che faceva la parte
del contadino.

Il
ragazzo-giudice pensò un attimo, poi disse:- Ecco la soluzione: daremo al
contadino una proroga di tre anni, così potrà procurarsi il denaro e pagare il
suo debito! –

Tutti i
ragazzi allora cominciarono a gridare e battere le mani: “Grazie, Eccellenza,
sia lodata la tua saggezza!”

Il
giudice, che aveva sentito tutto, si rallegrò e disse ai presenti: “Questo
brav’uomo non può pagare il suo debito, ma se gli diamo tre anni di tempo per
rimettersi, forse potrà restituirvi i vostri soldi con gli interessi!” I vicini
furono d’accordo e gli accordarono la proroga.
Il
falegname tornò a spaccare la legna, e si mise d’impegno per ripagare il suo debito! Così stava fino a tardi
nel bosco.
Una sera
riempì quasi tutto il suo carretto, ma intanto si era fatta notte ed il buio
era calato, così decise di
restare nel bosco e salì su di un albero
per dormire. Durante la notte arrivarono sotto quell’albero sette briganti.
“Botola, botola, apriti!” disse uno di loro e d’un tratto si aprì una botola
che portava ad un sotterraneo. I briganti scesero con il loro bottino e, quando
uscirono, dissero: “Botola, botola, chiuditi!” e la botola si chiuse dietro di
loro. Dopo che se ne furono andati, il falegname, che aveva visto tutto,
scese dall’albero e disse: “Botola, botola, apriti!”; la botola si aprì ed egli
scese nel sotterraneo, che era pieno di sacchi pieni d’oro e d’argento. Scaricò
la legna, prese qualche sacco e riempì il suo carretto: “Botola, botola,
chiuditi!” disse e scappò subito a casa sua.
“Moglie
mia, le nostre sofferenze sono finite – disse appena entrato- Finalmente la fortuna si è ricordata di noi!” e raccontò tutto alla moglie. Quella sera
fecero festa! Ma l’uomo si ricordò del fratello e corse da lui a
proporgli di andare insieme nel bosco a prendere dell’altro oro. E così fecero:
arrivarono nel bosco con due carri , aprirono la botola e cominciarono a
caricare sacchi pieni di monete d’oro. Dopo averne caricati tre, il falegname
pensò che potevano bastare e disse : “Fratello mio, andiamocene.” Ma il
fratello ricco volle restare ancora un po’ per caricare qualche altro sacco:
“Vai tu, - rispose- io mi fermo ancora un po’ per ultimare il carico!”
C’era
così tanto oro e gli dispiaceva andarsene soltanto con qualche sacco! Così,
mentre il falegname tornò a casa, nel bosco rimase il fratello ricco; ma arrivarono
i briganti che lo sorpresero a caricare l’oro e subito lo presero e gli
tagliarono la gola, poi lo misero di traverso sul carretto e frustarono il
cavallo, che lo riportò a casa.
Il capo
dei briganti, però, si accorse che mancavano tanti sacchi e disse ai suoi: “
Qui mancano ancora molte cose, quell’uomo le deve aver prese e portate a casa
sua; ora che lo avete ammazzato non possiamo sapere dove abitava. Chi di voi lo
ha ucciso dovrà trovare la sua abitazione e recuperare tutto!”.E così il brigante
che aveva ucciso il fratello ricco si mise in giro per tutti i paesi vicini e
capitò giusto nella povera bottega del falegname.

“Perchè
sei così triste, buon uomo ?” – chiese il brigante.
“Avevo un
fratello maggiore che viveva qui vicino con sua moglie – rispose il
poveretto – ma pochi giorni fa qualcuno lo ha ucciso e il suo cavallo lo ha
riportato a casa con la gola tagliata!”
. “Oh, che
cosa terribile! – disse il brigante – E la poverina è rimasta sola, come
potrà vivere? Mostrami dove abita, che la voglio aiutare!” Ma il falrgname rispose: “Mia cognata sta nella casa qui di fronte, ma non ha bisogno
di niente, ti ringrazio del tuo buon cuore, sarò io stesso a pensare a
lei”.
Uscendo
di casa, il brigante fece una croce col gesso sulla porta della casa del
falegname e su quella della vedova del fratello maggiore: al falegname che lo
vide mentre segnava le porte, gridò: “ Buon uomo, ripasserò di qui e verrò
ugualmente a trovarti per veder se avete bisogno di qualcosa. Segno la
tua porta per essere sicuro di ritrovarti.”. E corse subito dagli altri
briganti a raccontare tutto. Quelli decisero allora di tornare nella notte per
ammazzare tutti e riprendersi l’oro.
Nel
frattempo il falegname tornò a casa tutto contento e raccontò come avesse
incontrato una così brava persona che si era commossa tanto alle sorti sue e
del suo povero fratello, e aveva addirittura segnato la sua porta e quella
della cognata per essere sicuro di ritrovarli, una volta che fosse di nuovo
passato di là. A sentire queste parole, Miriana, la figlia adottiva, si allarmò e
disse:- Ma, papà, non è che invece quest’uomo è uno dei briganti che vuole
recuperare il suo oro? Forse ha segnato la nostra porta perchè vuole essere
sicuro di trovarci, ma per ammazzarci!-
A quelle
sagge parole, il terrore si impadronì di tutti loro ed il falegname non sapeva
che fare, ma la figlia ebbe un’idea: corse fuori e segnò col gesso tutte le
porte di quel quartiere.
Quando i
briganti arrivarono, non seppero orientarsi e se ne tornarono scornati! Il capo
dei briganti se la prese con quello che era andato a trovare il falegname e lo
fece bastonare, ma non si volle dare per vinto; così decise di mandare di nuovo
lo stesso brigante dal falegname, con un carro con sette botti: solo una di
queste era piena d’olio, ma nelle altre si nascondevano sei ladroni!
Il solito
brigante si ripresentò, lasciò il suo carro con le botti nel cortile e
chiese asilo per la notte.
Il
falegname lo ospitò, del resto non era certo che si trattasse di un
brigante...La figlia adottiva, però, andò a guardare nelle botti e si accorse
che solo una era piena d’olio, mentre le altre avevano bel altro
contenuto. Così tornò dentro e disse: “Papà, dobbiamo preparare un buon
pranzo per il nostro ospite. Vado subito in cucina a bollire l’acqua!”. Ma man
mano che l’acqua bolliva, ecco che la versava nelle botti e così uccise
tutti i briganti!
Dopo
cena, il brigante uscì dalla casa e cercò di chiamare i compagni: fischiò,
battè nelle botti, ma niente!, Nessuno rispondeva.
Stupito aprì una botte e ne
uscì un gran vapore: allora capì quello che era accaduto e se la svignò finchè
era in tempo!
Miriana svegliò i suoi e raccontò tutto: il
falegname allora disse “Mia cara ragazza, ci hai salvato la vita. Voglio
perciò che tu sia la sposa di mio
figlio!”. Detto e fatto, in breve tempo si organizzarono le nozze e si
festeggiò con un gran banchetto. Ma la ragazza, che aveva sempre timore che i
briganti potessero tornare, chiedeva sempre al falegname di vendere la casa e
comprarne un’altra da un’altra parte, per essere più sicuri di non essere
ritrovati.
Ed
infatti, di lì a poco il solito brigante decise di tornare da loro, travestito
da ufficiale. Il padrone di casa non lo riconobbe e gli offrì ospitalità. Ma la
figlia l’aveva riconosciuto, nonostante il travestimento, e così andando a
dormire, portò con sè un’ascia ben affilata.
Durante
la notte il brigante entrò nella camera da letto degli sposini e cercò di
uccidere il ragazzo con la sciabola: ma la ragazza, che non dormiva, con
l’ascia prima gli staccò la mano destra e poi la testa.
Dopo
questo episodio il falegname capì che la figlia adottiva era veramente molto
saggia e decise di darle retta: vendette la casa e si comprò una locanda, dove
visse con tutta la famiglia facendo buoni affari.
Un giorno
passarono di là quei vicini che un tempo gli avevano prestato il denaro. Lo
videro prospero e felice e gli chiesero indietro i loro soldi. Il falegname si
rallegrò:
- “Certo
che vi posso restituire i vostri soldi, anzi per ringraziarvi della vostra
bontà ve ne darò il triplo!” E tutti a dire “Bene!” “Bravo!” e decisero di
festeggiare.
“La tua
casa ha un bel giardino – dissero- andiamo a vederlo e facciamo festa!” . e
così fecero, e mentre si aggirarono nel giardino videro, coperta da delle
piante una cassetta per la cenere: “Ma quella è la cassetta che mia moglie
aveva venduto!” – disse il falegname, l’aprirono e trovarono i soldi .
Allora i vicini capirono che il contadino aveva detto loro sempre la verità:
“Ma se il tuo cappello te lo ha rubato una gazza ladra, forse ci ha fatto un
nido – dissero - proviamo a cercarlo!”Cominciarono a scrutare tutti gli
alberi del giardino, finchè non lo trovarono: lo tirarono giù e lo trovarono
pieno di soldi!
Così il
falegname ripagò il suo debito e visse ricco e felice.

Versione russa della fiaba di Alì Babà  



 

 
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Ultimo giorno dell'anno

Post n°137 pubblicato il 31 Dicembre 2006 da dindinella
Foto di dindinella

Mancano poche ore alla fine del 2006.
Auguro a tutti i miei amici del blog
un felice 2007.
Spero di poter arricchire
il mio bolg, nell'anno nuovo,
di tante fiabe, racconti e
novità.

 
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Post N° 136

Post n°136 pubblicato il 25 Dicembre 2006 da dindinella
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