post n.71

Post n°71 pubblicato il 07 Agosto 2014 da romhaus
 
Foto di romhaus


Impariamo a riflettere prima di agire


Un ragazzo regala alla sua fidanzata una bambola, lei si innervosisce e butta la bambola in strada.

Il fidanzato le dice ma perché hai buttato la bambola?
Lei risponde, perché non mi piace il tuo regalo così lui va in strada e prende la bambola, quando all'improvviso una macchina lo investe e lui muore.
Il giorno dei suoi funerali, in lacrime, la fidanzata prende la bambola e la stringe forte a se, mentre stringe la bambola...
questa dice: "Mi vuoi sposare?" La ragazza impaurita fa cadere la bambola. Cadendo, dalla tasca escono due fedi.

La morale di questa storia :
Ama ciò che hai, prima che la vita ti insegni ad amare ciò che hai perso...

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 

post n.70

Post n°70 pubblicato il 20 Marzo 2014 da romhaus
 
Foto di romhaus


22 GIORNI

Sono nato 22 giorni fa. Faceva ancora freddo e mi sono rifugiato nella lana calda di mamma.
Ho capito subito, appena nato, che fosse lei dal modo in cui mi ha leccato sulla testa, da come mi ha chiamato e, soprattutto, da come mi ha guardato.
I primi giorni li ho passati nel tepore del suo respiro. Era bello chiudere gli occhi e sapere che lei era lì.

Sono nato 22 giorni fa e, tutto attorno a me, altri agnellini. Dall’alto avremmo potuto essere scambiati per nuvolette. Correvamo per i prati, rendendo soffice l’erba che nasceva, rendendo soffice il richiamo di mamma, impigliato fra le fronde degli alberi ed il mio cuore.

Qualche giorno fa ho chiesto a mamma se fossi figlio unico. Lei ha sospirato e non ha risposto. È diventata all’improvviso triste e se ne è andata via.
Quella sera mi si è avvicinata una vecchia pecora, con il vello tutto stopposo, ma con gli occhi saggi.
Mi ha detto che ogni pecora non ha mai un solo figlio. Mi ha detto che ogni pecora è madre ogni anno e che ogni anno… ma poi non ha voluto continuare, gli occhi le si sono inumiditi, ha dato la colpa al freddo della sera e se ne è andata anche lei.

22 giorni.

Abito in un prato con la mamma, tante altre mamme pecore e tanti altri agnellini. Lo spazio non è enorme, a volte mi chiedo cosa ci sia al di là dello steccato, ma sono troppo impegnato a correre, giocare, mangiare, dormire, sognare per pensare ad altro.

Sono diventato amico di tanti animaletti. Talpe, ricci, galline, un tasso, qualche uccellino. Sono questi ultimi, però, che, ogni volta che parlo del futuro, di come mi cresceranno le corna in testa, di quanto sarà folto il mio vello da grande si lanciano strane occhiate e sospirano. Se chiedo il perché di ciò volano via.

22 giorni.

Mi sembra ieri quando ho aperto gli occhi per la prima volta ed ho assaggiato il latte della mamma.
La mamma ha lo sguardo pensieroso. Mi guarda come se dovesse non vedermi più.
Quando fa così vado da lei e le appoggio il muso sulla pancia. La sento respirare. La mia mamma è una culla. Mi addormento e faccio bei sogni.

22 giorni.

Qualche giorno fa sono scomparsi degli agnellini. È tutto talmente strano. Il giorno prima giocavano con me, il giorno dopo non c’erano più. sono andato a cercarli, ma il prato non è così grande e le sbarre troppo alte perché siano saltati dall’altra parte.
Perché non sono venuti a salutarmi? Siamo amici.
Le loro mamme piangono in un angolo della stalla. Hanno il muso tutto sporco di fieno e non vogliono mangiare. Incrocio lo sguardo di mamma. Mi sta guardando. Ha gli occhi stanchi. Vorrei chiederle qualcosa di questa situazione, del perché quelle mamme piangano, ma lei se ne va via.

22 giorni.

Altri agnellini sono scomparsi. C’è agitazione fra di noi. Tutti bisbigliano, nessuno bela a voce alta. Noi agnellini stiamo in gruppo e cerchiamo di capirci qualcosa, ma nessun adulto sembra volerci dare delle spiegazioni.

22 giorni.

Ho ancora gli occhi impastati di sogni quando gli esseri strani a due zampe entrano nella stalla e mi svegliano. Non lo fanno molto delicatamente, mi rovesciano a testa in giù e mi tirano su per le zampe. Mi fanno male, cerco di farglielo capire belando, ma quello che mi ha preso mi scuote, dice delle cose in un linguaggio strano, sembra arrabbiato. Cerco mamma con lo sguardo, la trovo, lei è sveglia e sta belando forte. Mi dice che mi vuole bene. Mi dice che sarò sempre il suo bambino. Mi dice che non mi dimenticherà. Mamma piange. Mi portano via. Il mondo a testa in giù è anche divertente da vedere, ma non voglio che mamma sia triste. Le mani che mi tengono le zampe stringono, fanno male. Vedo che stanno portando via anche altri due agnellini.
Dove ci portano?
Siamo fuori. Siamo fuori dal prato. Abbiamo superato le sbarre. Forse questo significa diventare grandi. Avere il vello folto. Ma la mamma mi manca.
Volto la testa verso il prato dove sono nato, voglio vederla, forse è lei con il muso infilato fra le sbarre che mi chiama, che mi chiama, poi entriamo in una stanza e qui ci sbattono a terra. Che posto strano. Ci sono dei ganci che pendono dal soffitto e ci sono delle macchie scure sui muri. Mi avvicino, ne annuso una, è un odore pungente che mi ricorda il sangue, ma non può essere sangue, sono macchie troppo grandi, poi quello strano essere che chiamano uomo afferra uno dei miei amici agnellini per le zampe, lo lega al gancio, fa lo stesso anche con l’altro, poi è il mio turno. Mi divincolo, ho paura, voglio la mamma, ma quelle braccia sono troppo forti e lo vedo, l’uomo, lo vedo mentre belo e piango a testa in giù, lo vedo che prende un oggetto da un tavolino, si avvicina a me, mi prende per la testa, me la solleva e l’ultimissima cosa che ricordo, prima che tutto diventi scuro, è che quando sono nato ed ho cercato di mettermi in piedi sulle zampe il muso di mamma era lì, a sostenermi, ed io ho pensato che ci sarebbe stato tutta la vita.

P.S.: 22 sono in media i giorni che vivono gli agnelli destinati ad essere ammazzati per Pasqua

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 

post n.69

Post n°69 pubblicato il 19 Luglio 2013 da romhaus
 
Foto di romhaus


Quanto mi fanno incazzare queste cose!!!


Buongiorno,mi chiamo Gabriele Francesco. Sono nato a Novara l’11 aprile 2013 e oggi avrei un mese, se fossi ancora vivo. Invece sono morto lo stesso giorno in cui sono nato. Adesso tutti starete pensando che mamma e papà non si sono comportati bene: in effetti mi hanno lasciato solo, sotto un cavalcavia, con indosso pochi stracci e senza un biberon nei paraggi. Ma io non mi permetto di giudicarli. Certo è che noi neonati siamo indifesi: ci buttano dai ponti, ci fanno esplodere sotto le bombe, ci vendono per pochi soldi. Siamo carne da telegiornale. Prima di chiudere gli occhi, mi sono raggomitolato tra i rifiuti per cercare conforto e ho pensato: ma è davvero così brutto questo mondo che sto già per lasciare? Poi mi sono sentito sollevare e sulla nuvola da cui vi scrivo ho visto che la bellezza c’è ancora. C’è bellezza nel camionista che mi ha trovato e nell’ispettore che mi ha messo questo nome meraviglioso: è importante avere un nome, significa che sei esistito davvero. C’è bellezza nei poliziotti che per il mio funerale hanno fatto una colletta a cui si sono uniti tutti, dai pompieri alle guardie forestali. E c’è, la bellezza, nella ditta di pompe funebri che ha detto «per il funerale non vogliamo un euro», così i soldi sono andati ai volontari che in ospedale aiutano i bimbi malati. Dove sono nato io, metteranno addirittura una targa. Allora non sono nato invano. Mi chiamo Gabriele Francesco, e ci sono ancora. 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 

post n.68

Post n°68 pubblicato il 13 Gennaio 2012 da romhaus
 

 

Semplicemente stupenda...

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 

post n.67

Post n°67 pubblicato il 19 Giugno 2010 da romhaus
Foto di romhaus

CINZIA E IL SUO VELENO

Ho due sorelle più piccole e quand’eravamo bambini e poi ragazzini, per un lungo periodo, i nostri compagni di giochi sono stati due nostri cugini coetanei. Lo zio è fratello di mamma e spesso ci siamo ritrovati ad uscire tutti insieme.
Ricordo le camminate vicino al fiume e le scampagnate su qualche collina circostante o semplicemente i pomeriggi (ed in estate anche le serate) ai giardinetti. E naturalmente la messa insieme la domenica e le feste comandate.
E mentre con mio cugino appena possibile si tiravano due calci al pallone o si andava alla ricerca di cuscinetti usati da mettere come ruote al carretto fai-da-te con cui lasciarsi andare giù da qualche discesa per provare l’ebbrezza della velocità, le mie sorelle con mia cugina erano dedite a giocare con le bambole, a pettinarle, vestirle e a farle cucinare.
I rapporti tra noi cugini erano idilliaci ma lo stesso non si poteva dire tra i nostri genitori. I miei zii erano tirchi da paura tanto che, ad esempio, avevano più volte rimproverato papà perché ci comprava il gelato in loro presenza, in quanto, così facendo, li costringeva a fare altrettanto… oppure avevano voluto stabilire che per Natale e i compleanni e persino le Comunioni, ognuno facesse i regali solo ai propri figli. E poi, peggio, erano criticoni e vanitosi su tutto: loro vestivano alla moda, loro avevano cose che noi non avevamo, i loro figli crescevano meglio e noi avremmo dovuto essere visitati costantemente dal pediatra per farci curare qualcosa che non sapevamo di avere… secondo il loro modo di vedere meno male che ci degnavano della loro compagnia altrimenti non ci avrebbe considerato nessuno.
All’inizio papà e mamma non ci fecero molto caso perché queste uscite disgraziate non erano frequenti. Col passare del tempo però cominciarono a diventare un tormentone e, cerca di essere educato una volta facendo finta di non sentire o rispondendo a tono, dieci volte, cento, mille, arrivò il giorno che papà sbottò mandando a spigolare a malo modo i miei zii e chiudendo di fatto ogni rapporto con loro.
Questa cosa ebbe ripercussioni soprattutto su noi cugini che non potemmo più frequentarci com’era avvenuto finora. Alle mie sorelle la cosa le toccò relativamente poco perché comunque, essendo in due, avevano nell’altra la compagna di giochi. Io mi sono sempre adeguato alle situazioni e poi avevo altri amici tra i compagni di scuola, per cui mi dispiacque ma non ne feci un dramma.
Passarono gli anni e l’unico contatto ravvicinato con i miei zii fu un giorno che andammo a far visita ad una zia, facendo un’improvvisata come si usava una volta, dove li trovammo senza però i figli. Col pretesto che loro erano lì già da un po’ nel giro di pochi minuti si alzarono e se ne andarono… salutando ovviamente solo la padrona di casa.
Un giorno arrivò una notizia tremenda: a Cinzia mia cugina che in quel momento avrà avuto intorno ai 12-13 anni, avevano trovato un nodulo al seno e l’avevano ricoverata in ospedale perché stava malissimo. E invece di migliorare sembrava peggiorare e il suo corpo non reagire a nessuna cura tanto che stava avvicinandosi sempre più ad uno stato vegetativo!
Lasciando da parte ogni remora andammo in ospedale a farle visita. Quando arrivammo nella stanza che ci avevano detto, la zia ci vide subito e ci venne incontro con un fazzoletto in mano e con la testa bassa, indicandoci il letto della figlia.
Cinzia era in piedi davanti al letto, pressoché immobile, col viso quasi paralizzato da un’unica espressione con la bocca spalancata dalla quale le scendeva una bava che mia zia col fazzoletto si premurava ad asciugare. Con le mie sorelle ci avvicinammo a Cinzia ed iniziammo col chiederle come stava, cosa si sentiva ed a farle mille carezze guardandola con una pena infinita e con la morte nel cuore. Ad un tratto Cinzia iniziò a parlare rivolgendosi a sua madre e nello stesso tempo a noi: “Mamma, i miei cugini mi vogliono bene… sono qui, hanno saputo che sto male e sono venuti a trovarmi… perché mi hai detto che ce l’avevano con noi e che ci odiavano?” Mia zia provò ad interromperla rivolgendosi a lei e a noi: “Cinzia, cosa dici? Non datele retta… sta male, non sa quello che dice…” Ma Cinzia sapeva benissimo quello che stava dicendo ed ormai era un fiume in piena: “Mamma, mi hai sempre parlato male di loro e della loro famiglia dicendo che noi eravamo meglio in tante cose… non so se era vero questo ma anche se lo fosse stato perché mi hai allontanata da loro e dal loro affetto? Mamma, io dopo che mi hai detto quelle cose sono rimasta da sola e non ho più avuto un’amica con cui giocare…”
In quel momento ho sentito tanta disperazione nelle sue parole ed anche di volere un gran bene a mia cugina più di quanto gliene potessi aver voluto finora… e poi, standing ovation, era diventata il mio idolo: continuava a ripetere quelle frasi all’infinito con mia zia che, rossa di vergogna, non provava nemmeno più ad interromperla!
Salutammo Cinzia promettendole che saremmo andati a trovarla ancora e che appena guarita tra di noi tutto sarebbe tornato come prima.
Purtroppo le notizie che ci arrivarono riguardo Cinzia, già dal giorno successivo, erano che non riusciva nemmeno più ad alzarsi dal letto e che il male si stava diffondendo velocemente: avrebbe potuto non farcela e comunque, nella migliore delle ipotesi, sarebbe rimasta così… Avremmo voluto andare a farle visita di nuovo ma altri parenti che l’avevano vista ci consigliarono di soprassedere “Tenetevi il ricordo di come l’avete vista l’ultima volta…”
Poi arrivò quella che secondo i medici avrebbe potuto essere l’ultima notte… e fu una lunga notte… E quella notte qualcosa in effetti accadde: il male all’improvviso iniziò a regredire fino a sparire completamente! Anzi, pare che dalle radiografie non ve ne fosse più traccia, come se non ci fosse mai stato…
Mio cugino poco tempo fa, ripensando a quel periodo, mi disse che quella notte lui la passò interamente a pregare ed è sicuro che quelle preghiere per sua sorella possano essere servite. Io ho un’altra idea… ma non gliel’ho detta.
Oggi Cinzia è moglie e madre, ci vediamo poco ma nel mio cuore è di gran lunga la mia cugina preferita.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 

post n.66

Post n°66 pubblicato il 06 Dicembre 2009 da romhaus
 
Foto di romhaus

STESSA SPIAGGIA, STESSO MARE

 
A metà degli anni ’80 andare al mare significava ritrovarsi con gli amici sulla spiaggia dei bagni comunali di Vesima, quella in cui nel bel mezzo ci sta un enorme scoglio che di fatto divide la spiaggia in due. Era il tempo in cui il sole passava in secondo piano perché con gli amici si andava al mare anche quando il cielo minacciava pioggia: qualcuno si sarebbe trovato di sicuro per creare un cerchio sulla riva per palleggiare col mitico Supertele contando quanti passaggi si sarebbero fatti senza farlo cadere per terra. E la cosa divertente era inventarsi tuffi impossibili per salvare palle che sembravano ormai destinate a terra che ci consentivano di farci belli agli occhi delle ragazze che ci piacevano e del pubblico occasionale, probabilmente più preoccupato che la palla non gli arrivasse addosso. Non di rado invitavamo le persone che rischiavamo di colpire ad unirsi a noi e spesso erano più quelli sulla riva a palleggiare nel cerchio che non le persone rimaste sugli asciugamani a prendere il sole. In realtà con i miei amici eravamo di una razza negata, di quelli che scoprivano di avere avuto un’occasione quando ormai questa era andata perduta, nonostante spesso, ritornando sugli asciugamani, ci si univa a gruppi di ragazze che fino a poco prima avevano palleggiato nell’enorme cerchio che eravamo riusciti a creare sulla riva. Accadde una volta che, insieme ad alcune ragazze con le quali avevamo già rotto il ghiaccio alcuni giorni prima, si unisse a noi un tipo magro, dalle sembianze mefistofeliche che tutti vedevamo per la prima volta. Nonostante l’aspetto inquietante però, Nicola si rivelò subito particolarmente simpatico e non ci mise molto a portarci via una delle ragazze… Per un certo periodo ci trovammo ad uscire con le ragazze rimaste anche la sera e non di rado anche la nuova coppia si aggregò a noi. Una sera dal viso mefistofelico di Nicola vidi scendere una lacrima e la cosa mi meravigliò molto vista la sua abituale allegria. Gli chiesi che cosa avesse e lui mi rispose che ogni tanto gli passava per la mente un episodio della sua vita accaduto pochi anni prima che gli faceva ancora male. Gli toccai con delicatezza il braccio dicendogli che se potevamo fare qualcosa l’avremmo fatto volentieri. Non c’era nulla da fare e lui quasi a volersi liberare di un peso iniziò a raccontare. Nicola era un pompiere ed una volta, prima di venire ad abitare a Genova, la squadra con cui aveva lavorato era stata chiamata ad intervenire per recuperare un bambino che era caduto in un pozzo. Tutti ricordavamo di Alfredino Rampi e gli chiedemmo se si fosse trattato di lui. Ci rispose che purtroppo casi come quello di Vermicino non sono isolati e che quello di cui ci stava per raccontare aveva fatto notizia solo a livello locale. Nel caso di Alfredino furono commessi degli errori e la sua squadra pensò come soluzione immediata, piuttosto che calare una tavoletta che poteva incastrarsi, quella di calare a testa in giù un pompiere particolarmente magro che avrebbe dovuto cercare di recuperare il bambino imbracandolo. Non ci volle molto a capire che Nicola fosse stato il prescelto per questa operazione di salvataggio... “Quando si sta al contrario dopo un po’ il sangue comincia ad andare alla testa e la testa sembra scoppiare soprattutto quando l’aria inizia a scarseggiare e sopravviene il caldo. Ed il caldo porta il sudore, tanto sudore. Ed il sudore cola sul viso, nel naso, sulla bocca e soprattutto sugli occhi. Ed in quel poco spazio è impossibile cercare di asciugarsi, tanto più che il sudore continua a colare e gli occhi bruciano, fanno male e si chiudono. E ad un certo punto non si capisce più nulla, la lucidità sembra venire meno, la testa gira che sembra di impazzire e di dover svenire da un momento all’altro… Ma non avevo tempo di svenire perché c’era un bambino la cui salvezza dipendeva da me e cercavo di pensare a qualunque cosa per sentirmi impegnato. Ed andavo sempre più giù in quel pozzo che mi sembrava interminabile che man mano che scendevo pareva stringersi perché sentivo il corpo strofinarsi alle pareti… Ad un tratto, che non ci speravo più, con le mani ho toccato qualcosa ed ho capito di essere arrivato. Il bambino sembrava respirare ancora ed il cuore battere. In quel poco spazio ho provato ad imbracarlo ma non riuscivo a muovermi e dopo un paio di tentativi falliti ho capito che c’era solo un modo per tirarlo su: quello di mettergli le mani sotto le ascelle e di tenerlo con la forza che mi era rimasta… cercando di farlo con tutta la delicatezza possibile per non creargli danni maggiori di quelli che poteva essersi procurato cadendo. Ho fatto un grosso respiro ed ho pregato il signore affinché mi desse ancora la forza per non svenire mentre risalivo. Ho dato il segnale ed ho iniziato il percorso al contrario. E man mano che salivo sentivo i gomiti strofinare contro le pareti del pozzo perché per reggere il bambino da sotto le ascelle avevo bisogno di tenere le braccia più larghe… e dopo un po’ ho iniziato a sentire dolore. E intanto continuavo a sudare, la testa mi faceva sempre più male e le forze cominciavano a mancarmi ed ho temuto che il bambino potesse scivolarmi via da un momento all’altro. Ma più salivo, più sentivo di potercela fare. I secondi sembravano interminabili ma sapevo che facendo ancora uno sforzo quella mia fatica per quel corpicino che sorreggevo poteva significare la vita… E finalmente sono arrivato in cima, qualcuno mi ha tolto il bambino dalle mani per soccorrerlo, altri si sono occupati di me che mi ero buttato in terra, dandomi dell’ossigeno per farmi riprendere. Speravo che quel bambino ce l’avesse fatta e di potermi rimettere in piedi presto per poterlo andare a verificare di persona… Un improvviso urlo disperato mi ha fatto capire che, purtroppo, le cose non erano andate come speravo e che tutto quello che avevo fatto si era rivelato inutile ed ho iniziato a piangere… Ma la cosa che mi ha fatto più male è stata vedere una donna che si è avvicinata a me con aria minacciosa e che ha iniziato a colpirmi con dei pugni mentre mi diceva: <<Mio figlio è morto, assassino, me l'hai ucciso tu!!!>>"

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 

post n.65

Post n°65 pubblicato il 16 Ottobre 2009 da romhaus
Foto di romhaus

 
Parigi, 31 dicembre 1999…

 
Non so se sia esistito un anno zero ma se il primo anno d.c. è stato l’anno 1 nel terzo millennio ci si è entrati nel 2001 e non nel 2000, altrimenti il primo millennio sarebbe durato 999 anni e non 1000. Ho sempre pensato che, la propaganda che venne fatta per considerare il 2000 come il primo anno del terzo millennio, fu solo a fini commerciali per anticipare di un anno i maggiori incassi che sarebbero potuti derivare dai festeggiamenti dell’evento.
 
Quel 31 dicembre 1999, con due coppie di amici e con colei che oggi è mia moglie, eravamo a Parigi e scegliemmo di aspettare il 2000 in piena Avenue des Champs Elysées, vicino a dei carri che avrebbero sfilato per la festa. Poco prima di mezzanotte ci siamo sistemati in un punto che potesse consentirci una migliore visione. Quello che lei non si aspettava è che rispetto al punto in cui stavano i nostri amici io le chiedessi in continuazione di allontanarsi un pochino. Pochi secondi prima di mezzanotte, in pieno countdown, prendendole le mani e guardandola negli occhi, le ho detto all’incirca queste parole: “… tra poco qui ci sarà una grande festa e vorrei che questa fosse anche la nostra festa… per sempre… mi vuoi sposare?” Non so quanti SI siano stati detti allo scoccare della mezzanotte di quello che secondo me erroneamente è stato considerato l’attimo in cui si entrava nel terzo millennio, ma uno sicuramente fu quello di mia moglie…

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 

post n.64

Post n°64 pubblicato il 07 Settembre 2009 da romhaus
 
Foto di romhaus

per chi va ad Ollomont (AO)...

Questo è il testo della mail che ho inviato al residence in cui abbiamo pernottato con la mia famiglia durante le ferie estive e per conoscenza ad istituzioni ed enti per il turismo locali e della Valle d'Aosta: 


Egr. Sig. Renato Dannaz,
titolare dell'Hotel Residence Mont Gelé di Ollomont,
sarebbe il caso che dicesse a sua moglie che non dovrebbe parlare male dei suoi ospiti con terze persone, ad alta voce ed all'interno della stessa struttura, visto che l'hotel è piccolo e quello che si dice nella sala all'ingresso, anche a non volerlo, si sente chiaramente dalla tromba delle scale.
Io credo che né lei né sua moglie entrate spesso nei monolocali che affittate considerando che nella stanza che avevate destinato a me ed alla mia famiglia appena arrivati ci stava la luce dell'ingresso fulminata così come quella del frigorifero (la cui lampadina ci è stata fornita solo la terza sera).
Forse dovrebbe spiegare a sua moglie che il fatto che i primi due giorni abbiamo buttato a terra gli asciugamani, usati una sola volta, per chiederne il cambio (che la ragazza delle pulizie ha raccolto bagnati e riappeso pensando di farceli riutilizzare e per i quali siamo stati minacciati di un supplemento di prezzo) non era certo per snobbismo ma semplicemente per il fatto che la doccia con la tenda vecchia maniera, con diversi anelli rotti e col rubinetto che gettava e perdeva acqua da tutte le parti, pur con tutta la buona volontà, non consentiva di evitare un mezzo allagamento del bagno ogni volta che la si usava.
Ed infatti, una volta che su mia richiesta siamo stati forniti di uno strofinaccio per asciugare in terra, gli asciugamani sono tornati ad essere utilizzati per quello che è il loro normale uso.
Quello che non mi è chiaro è perché pur avendo voi previsto il cambio della biancheria ogni 4 giorni (così mi è stato risposto per iscritto quando lo chiesi all'atto della prenotazione) gli asciugamani, dopo il cambio forzato dei primi due giorni, non ce li avete più cambiati nei restanti 7 giorni, così come le lenzuola e le federe del letto (riconoscibili da un buco e da alcune macchie marroni) che, insieme alla tovaglia del tavolo, sono rimaste le stesse in tutti i 9 giorni di permanenza.
Eppure sua moglie mi ha parlato di un residence a 3 stelle con un servizio di 4 stelle anche quando le ho fatto notare (oltre a quanto già detto) che la porta finestra del balcone del monolocale non si chiudeva se non utilizzando un elastico da cancelleria messo lì da chissà chi (che comunque non ne consentiva la chiusura completa e che la sera che ha tirato forte vento si è rotto facendo sbattere con violenza la porta finestra al muro).
Se sono qui a scrivere e non ho fatto una piazzata la sera che avrei dovuto è solo perché io sono una persona educata e con la testa che pensa prima di parlare: scegliere ad esempio di impuntarmi a pagare una cifra minore rispetto a quella da voi richiesta non mi avrebbe certo cambiato la vita ed avrebbe finito solo per darmi un prezzo che non ho.
Invece delle scuse per la scarsa qualità del servizio avuto e soprattutto per le cattive parole immotivate usate da sua moglie con terze persone per descrivere i "mostri" che avevate in casa, sarebbe cosa più gradita se faceste un'opera di bene facendo ad esempio un versamento all'ospedale pediatrico Gaslini di Genova (o ad una struttura analoga della vostra regione) dimostrando a me e a tutti quelli che hanno letto per conoscenza (e magari anche alle terze persone con le dovute spiegazioni) di averlo fatto.
Saluti.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 

post n.63

Post n°63 pubblicato il 28 Maggio 2009 da romhaus
 
Foto di romhaus

Arrivano i mobili più belli d'Italia
Grande inaugurazione sabato 30 maggio

AIAZZONE
Liguria sei pronta?



Diversi anni fa decisi di ristrutturare un appartamento che avevo comprato alcuni anni prima in previsione di un matrimonio che poi non ci fu e che per questo non venne mai arredato… Presi un foglio di carta millimetrata, disegnai la casa per com’era e, siccome i suoi appena 52 mq erano concentrati per un terzo nella sola camera da letto, invece di seguire il consiglio di altri che mi suggerivano di buttare giù una parete per allargare il piccolo salottino in ingresso e farne una sala, rinunciando così a quella che poteva essere una cameretta, la ridisegnai completamente restringendo la camera da letto e lasciando in piedi proprio solo quella parete. Ed il risultato fu che, sfruttando bene tutti gli spazi, ne venne fuori un piccolo capolavoro! così mi dissero tutti… Appena però iniziati i lavori che, come ovvio, sono partiti con la distruzione totale di pareti, pavimenti e soffitto ho pensato che sarebbe stato il caso di arredarla adattando, se necessario, le misure a quelli che sarebbero stati i mobili. E per i mobili, considerando che comunque avevo deciso di non andarci ad abitare ma di prestarla a mia sorella che aveva appena litigato con l’amica con cui divideva l’affitto di una casa - potenza della pubblicità - scelsi di andare fino a Biella, da Aiazzone, per risparmiare… Ora, in televisione, quando vedi la pubblicità, di qualunque mobilificio si tratti, ci stanno soprattutto uomini brizzolati contornati da arredAttrici sullo “gnocco” andante… Io immaginavo che nella realtà non fosse così e che tra le arredatrici ci fossero soprattutto signore d’età piene di trucco… Per andare da Aiazzone il consiglio televisivo era di chiamare per prendere appuntamento con un’arredatrice in loco per essere aiutati nella scelta dei mobili. Una sera chiamai e chi mi rispose, tra le varie cose, mi chiese per le stanze che volevo arredare (cucina, salottino, cameretta e camera da letto - senza il letto perché mia sorella si sarebbe portata il suo che era un matrimoniale che ne veniva ancora da una sua precedente convivenza) quanto pensavo di spendere “così, per farmi un’idea delle cose da proporle…” Le dissi una cifra relativamente alta nonostante la pubblicità parlasse di arredamento completo degli stessi vani, esclusa cameretta ma col letto matrimoniale, a meno… Il sabato successivo andai a Biella… col treno… la patente ancora non l’avevo… che per arrivarci ne cambiai almeno 3 e non ricordo se addirittura 4… Quando arrivai mi dissero che l’arredatrice che mi era stata assegnata non era ancora arrivata ed io l’aspettai curiosando qua e là all’interno del mobilificio per farmi una prima idea da solo… Ad un tratto l’altoparlante disse il mio nome e mi invitava ad avvicinarmi alla reception… ma, mentre lo facevo, vidi una tipa che si dirigeva verso di me, a passo veloce, che con ampi gesti delle braccia mi diceva di non muovermi da lì che stava arrivando lei… Vidi subito che era più grande di me (scoprirò dopo di 3 anni) ed a prima vista mi parve una finta che recitava una parte per dare un’immagine positiva del mobilificio… Quando mi sorrise capii subito che doveva essere una gran fumatrice considerando l’enorme segno di nicotina che aveva sui quattro denti davanti (i due sopra ed i due sotto centrali)… Mi portò in quello che era il suo ufficio e le mostrai la piantina della casa come sarebbe diventata, dicendole che nel caso ero ancora in tempo a cambiare qualche misura. Le spiegai anche che non avrei arredato quella casa per me – almeno per il momento – e, quando mi chiese perché con me non era venuta anche mia sorella che era comunque la diretta interessata nell’immediato, le dovetti spiegare che per lei non era possibile rinunciare una volta alla discoteca a costo che io mi incazzassi e mandassi tutto a ramengo. Osservò che non è da tutti fare quello che stavo facendo io in quel momento e da lì iniziò lei a fare quella parte femminile che mancava al mio fianco (sorella o fidanzata che fosse). Ricordo che iniziammo dalla camera da letto (senza il letto) e che fece di tutto perché io potessi acquistare quella che le avevo detto piacermi… il guaio era che l’armadio nelle nuove misure della casa ci sarebbe entrato da 5 e non da 6 ante (4 mi sembravano pochine) e che nei mobili in stile classico, come la stanza che avevo scelto, li facevano solo da 4 o da 6… al contrario di quelle in stile moderno. Telefonò al mondo intero per chiedere se era possibile fare un’eccezione ma, quando la risposta sembrò essere sì, fui messo di fronte al compromesso che però il disegno dell’armadio avrebbe dovuto avere gioco forza un’irregolarità… non mentiva, me lo dimostrò coi fatti… ed io preferii scegliere dei mobili diversi… Lei volle essere sicura che quelli che sceglievo in alternativa mi piacevano davvero tanto che me ne elogiò pregi e difetti di tutti… Naturalmente ci mettemmo poco a darci del tu con lei che via via, stanza per stanza, mi consigliava cosa a suo parere era bene o male: sulla cucina, ad esempio, mi consigliò di nuovo lo stile moderno perché mi avrebbe evitato di perdere del tempo ogni volta a pulire tutti gli anfratti e i fronzoli tipici di una cucina in stile classico… e se cercò di sconsigliarmi la cucina verde acqua che avevo scelto fu solo perché era la più cara che avevano e poi non sarei stato nel badget… me ne mostrò altre, anche molto belle, ma rimasi della mia idea: stile moderno sì, ma quella che mi piaceva… anche se avrei sforato… Mi innamorai di lei quando mi aiutò a scegliere il divano: me ne consigliò uno che fu poi quello che comprai… mi disse di sedermici per sentire se lo trovavo comodo: io non avevo mai avuto un divano e mi sedetti come per non sciuparlo… ci rimasi quando vidi lei quasi buttarcisi con la schiena con un movimento comunque aggraziato e molto femminile… “perché poi è così che viene usato questo divano…” In quel gesto colsi tutta la sua dimensione umana e di donna e la vidi bellissima. In effetti, a parte quel segno sui denti che le rovinava un po’ il sorriso, era una gran bella donna… Saltammo il pranzo e andammo avanti fin nel tardo pomeriggio a fare e a disfare arredi sulla carta con idee sempre nuove… a tratti mi sembrava che quella casa la stessimo arredando insieme come se lei dovesse venirci ad abitare con me… le piaceva il suo lavoro di arredatrice, era evidente… ad un certo punto, che non avevamo ancora finito, le dissi che entro poco avrei dovuto andar via, perché altrimenti avrei perso l’ultimo treno e che sarei ritornato il sabato successivo… avevo il libretto degli orari al seguito e ricontrollai che fosse così… Lei era di Torino e, anche se quella sera aveva un appuntamento con un’amica a metà strada tra Biella e Torino (era tornata single dopo una storia finita da poco), mi disse che se volevo mi avrebbe dato lei un passaggio fino a Porta Nuova dove c’erano sicuramente treni per Genova anche molto più tardi… e fu così che andammo avanti ben oltre l’orario di chiusura… Quando finalmente finimmo fece il conto (che andava oltre il mio budget e con la cameretta che era rimasta vuota… “tanto adesso non serve ed è meglio aspettare di vedere se va arredata come studio o come stanza per un figlio…”) e mi disse che sarebbe andata a piangere per me dai suoi capi per farmi fare un buono sconto… Rientrai quasi nel budget, ma con l’acquisto di mobili che ritengo validi e che sono quelli che ho tutt’oggi nella casa in cui abito dopo un successivo trasloco, (cucina componibile esclusa, ohimé, perché andava modificata ed integrata… e che nel frattempo era andata fuori produzione)… Mentre stavamo andando in auto verso Torino ad un tratto lei si fermò in un autogrill dicendomi che aveva bisogno di far pipì… io l’aspettai in macchina e poco dopo la vidi tornare con due panini stra-farciti… “Questo è per te…” mi disse porgendomene uno “ho pensato che come me oggi non hai mangiato nulla ed avrai sicuramente fame… non conosco i tuoi gusti e spero che la farcitura che ho scelto per te sia di tuo gradimento…” E me lo disse con una dolcezza tale ed un sorriso così genuino che ci rimasi… quel panino sarebbe stato gustosissimo anche vuoto… se già in quella giornata passata insieme mi stavo piano piano cuocendo di quella donna, quello fu veramente il colpo di grazia… avrei voluto dirle mille cose, ma non ne fui capace… solo che se una volta fosse capitata a Genova (mi aveva detto che tante volte non erano i clienti a venire su, ma lei ad andare da loro con cataloghi e misure) di farmelo sapere che l’avrei invitata a mangiare fuori. Lei accettò la cosa, mi sembrò, con entusiasmo. Ci salutammo davanti alla stazione di Porta Nuova sapendo che avremmo dovuto comunque sentirci ancora per qualche dettaglio rimasto in sospeso sui mobili, per notizie sulla consegna e per tutte le problematiche di arredamento che mi sarebbero passate per la testa da lì all’eternità. La salutai stringendole la mano ma sono sicuro che se le avessi dato un bacio lo avrebbe accettato… Quello che accadde dopo fu che di tanto in tanto oltre che per i mobili la chiamai per parlare un po’… e ci capitò talvolta di stare al telefono anche mezz’ora e più… A Genova però non aveva più avuto occasione di venire anche perché ci fu un periodo che fu costretta a stare a riposo perché una ventina di giorni dopo aveva avuto un incidente con la macchina ed aveva dovuto mettere il collare… Poco prima di Pasqua la chiamai per farle gli auguri (si dice così) e mi chiese cosa avevo in programma per quei 3 giorni… non mi ricordo cosa (ma sicuramente nulla di importante) e le girai la domanda… mi rispose che ne avrebbe approfittato per stare un po’ con sua madre che, per via del lavoro fuori, vedeva poco… Ora, sua madre stava a Torino come lei, stare da sua madre non voleva dire 24 ore al giorno, lei era ancora single, io anche, tra di noi c’era un bel dialogo, mi piaceva, forse le piacevo anch’io, io fondamentalmente non avevo un cavolo da fare, uno normale cosa fa? Come minimo quell’invito al ristorante prova a proporlo a Torino per uno dei 3 giorni!!! Ed io? Le ho fatto gli auguri ed ho messo giù… ma non perché mi fosse mancato il coraggio ma perché… in quel momento non ci ho proprio pensato!!! Il coraggio, invece, mi è mancato a richiamarla qualche ora dopo quando ho realizzato l’occasione che avevo buttato via: un conto sarebbe stato dirlo in un discorso, un altro con una telefonata specifica con premeditazione… mi sembrò troppo impegnativo e rinunciai… per sempre… visto che di lì a poco nella mia vita ci furono altre novità. L’ultima volta che la sentii non ero più libero e glielo dissi: quando mi avevano montato la cucina si erano dimenticati quel bastone per appendere i mestoli e, stranamente, quel bastone l’aveva ritirato lei... mi disse perché contava di darmelo di persona… ma quell’incontro non avvenne mai più…

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 

post n.62

Post n°62 pubblicato il 10 Aprile 2009 da romhaus
 
Foto di romhaus

La sportiva dell'anno

 

Non l'ho scritto io, ma lo sento molto mio...


Tutto trema. Per soli 30 secondi la terra trema. Per giorni ti hanno detto che quelle scosse che hai sentito non ti dovevano preoccupare. Che non sarebbe successo niente! Bugie. Una ragazza di vent'anni è stata trovata sotto le macerie con la felpa, pronta a fuggire. Aveva detto ad un'amica: "alle prime scosse corro!" Non ce l'ha fatta e con lei centinaia di altri esseri umani. Con la felpa. Come se ti potesse far correre come il vento. Uomini, donne, bambini. La casa dello studente de L'Aquila si è portata dietro molti giovani che non hanno potuto coronare il loro sogno. Laurearsi e vivere. Una ferita aperta ancora una volta. Friuli, Irpinia, Umbria... quelli che io mi ricordo. E non sono matusalemme, non ho mille anni. Adesso Abruzzo ma nulla è cambiato. Ti dicono che la stessa scossa in California o in Giappone non avrebbe mietuto tante vittime. Cazzo. Fa riflettere. Ma allora da noi la vita umana non vale nulla. Adesso sono tutti lì. Destra e sinistra a dire che i soccorsi sono all'altezza della situazione. Andatelo a dire alla ragazza di vent'anni. Prima le hanno detto di non preoccuparsi che non sarebbe successo nulla e lei si è difesa da lor signori con la sua fantastica felpa. Non è servita ma per me lei è la sportiva dell'anno...

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
« Precedenti
Successivi »
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Tag

 

Ultime visite al Blog

occhi_digattafolliaPoeticachiuso_la_domenicaalfa_omega_2009ataporomhaussoltanto_unsognomagica.bloommainagioia5forestales1958gessicacdcavillo_di_troiaEstelle_ksquitti3lady.degli.anni.50
 
 

Archivio messaggi

 
 << Luglio 2019 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31        
 
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 

Contatta l'autore

Nickname: romhaus
Se copi, violi le regole della Community Sesso: M
Età: 115
Prov: EE