Mi svegliai alle cinque, il lunedì mattina, sudata fradicia. Di nuovo un incubo. Sta volta speravo fosse reale, in realtà. Era sempre il solito bastardo, che col suo stupido potere infilava nei miei sogni ciò che lui voleva. Questa volta mi aveva mostrato che Ash stava bene. Aveva una farita in testa dove aveva battuto quando l'aveva scaraventata contro il muro. Non era stata curata, ora stava seduta contro una parete rocciosa, sebbene fuori piovesse a dirotto, lei era all'asciutto. Lui era lì accanto ad Ash che stava prosciugando un puma sotto i suoi occhi. Probabilmente l'aveva obbligata a guardare. Mi misi a sedere. Quil dormiva sul divano, davanti alla finestra. Era lui a dovermi badare per quella prima notte. PRovai a sfruttare la dote che avevo scoperto di avere quel pomeriggio. Mi concentrai sul brusio che avevo in mente. Riconobbi i pensieri di Seth, Jacob e Collin.
Hey, sei sveglia? Pensò Seth.
Di già? Ridacchiò Collin.
Chissà se sentivano le mie risposte.
Certo che ti sentiamo, se no come facevamo a sapere che eri sveglia? Questo era JAcob.
Seth, ho fatto un altro sogno. Avete visto anche questo? Formulai, sarcastica.
Ovvio. Rispose JAcob.
Parlavo con Seth! Obbiettai.
Tecnicamente non stavi parlando! Mi corresse Jacob. Ringhiai. Mi aveva stufato. Quil al mio ringhio era balzato in piedi, all'erta. Ops! Pensai.
- Che succede?? - mi chiese. - Ci attaccano? -
- No, ma figurati. Al massimo ero io che stavo per attaccare.. -
Ah proprio! Ribattè Jacob, nella mia testa.
VUOI PIANTARLA?!?! TACI SANTO CIELO, NON NE POSSO GIA' PIU' DI QUESTO CAVOLO DI TELEFONO SENZA FILI!
- Cioè? - domandò ributtandosi a sedere.
- Odio che la mia testa sia un libro aperto per tutti voi. Prima era questione di Edward e in modo limitato di Seth, ma ora TUTTI! - spiegai.
- La parte del tutti che ti infastidisce è Jake, vero? - ridacchiò.
- Perspicace.. - mormorai.
- Siete tutti svegli? - chiamò mio padre dal piano di sotto.
- Sìì. - cantilenai.
- Allora venite a fare colazione, tra un'ora arriverò Leah a dare il cambio a Quil! -
Sbuffai, alzandomi. Non potevo nemmeno restare con chi volevo?? Non che LEah non andasse bene, ma con Quil era tutto più semplice, e divertente. LEah era più seria. Nella mia testa i lupi risero. Ma che palle! Non potevano farsi i fatti loro questi cani?!
- Che scocciatura, sta soria. - brontolai.
- No! E' una figata! Sai che sognato il tuo sogno? Credo sia perchè qualcuno del branco era trasformato, e avendolo sentito loro in qualche modo l'ho visto anche io. -
- Fantastico! Quindi da ora ogni cosa che sognerò la saprete tutti! - mi morsi il labbro per non imprecare. Quil rise.
- Quando lo saprà Jake andrà su di giri! -
- Yuppi... - brontolai di nuovo. Eravamo già in cucina. Papà aveva preparato una specie di torta. E aveva fatto l'impasto per la piadina. Mi brillarono gli occhi e indicandolo dissi:
- Papà. papà! La tiri?? -
- Cos'è impasto per la pizza? - si informò Quil.
- Per la piadiiinaaa!! - caticchiai allegra. Era un figata assurda, cuocerla e farcirla. Anche tirarla, ma dopo mi facevano male le braccia tutto il giorno, quindi lasciavo il compito a mio padre. Quil aveva una faccia abbastanza confusa, mio padre iniziò a "stiracchiare" l'impasto col mattarello.
- E sarebbe? -
- Una specie di pizza, ma non va condita, diciamo che è una sottospecie si schiaccitina, ma morbida. Una specialità della zona della nostra zona. Dopo te la faccio assaggiare, non ci vorrà molto per cuocerla. Madonna, che fame che c'ho! - realizzai solo allora. Io e Quil finimmo la torta, lui tre quarti, io uno, il che era già esagerato per i miei standard.
- Ma Matt dov'è? -
- E' da Sam. Lui non vuole lasciare EMily da sola, e ho mandato il ragazzino come portavoce. - rispose mio padre.
- Ah sì? E per cosa? - chiesi interessata.
- Oh beh, ho bisogno di un lavoro, lo sai. E da quel che ha detto ieri Sam, anche lui. Così ho guardato nel giornale prima e ho trovato un annuncio di vendita di un'officina. Da quel che so io, qui in giro c'è solo un meccanico, ed è anche molto caro, non è così, Quil? - chiese conferma papà.
- No, beh tecnicamente sì, ma io, Embry e Jake, ci ripariamo le auto da soli. Jake sa persino costruirne una da solo, la Golf che guida l'ha montata tutta lui. - esclamò Quil orgoglioso. - Sì, ma anche Sam è bravo, è lui che ha insegnato a noi, all'inizio, le cose base. -
Ok basta il mio cervello rifiutava di conoscere le azioni base per costruire o riparare un auto. Lo interruppi mentre dimostrava a mio padre di saper com'è fatto un non so cosa.
- Si, ok! E quindi, non ho capito qual'è il punto? -
- Io e Sam potremo comprare quell' officina e offrire a questa zona una seconda opzione riguardo alla meccanica! Da quel che sento anche un'ottima opzione! Hey, ragazzino, chiedi agi altri due se vogliono lavorare con noi. - propose mio padre.
Fantastico! Vedendo com'era inziata, quella che stava per arrivare doveva essere una giornata da "Idee Geniali!"
- Yv, magari tu ci prepari l'insegna, eh? - fece mio padre, raggiante.
- Certo, magari! Yuppi.. - borbottai. Quil rise, ormai ripetevo quella frase dal giorno prima.
- Sì, lo so, lo so. Sono monotona. - ridacchiai.
Alle sei e mezza Quil mi salutò, e quasi simultaneamente entrò Leah.
- Vatti a far la doccia, Cocktail! Ti voglio qui per le sette e un quarto, perchè andiamo a scuola a piedi! - ordinò lei sorridente. Cocktail? Ah sì, mi aveva definito così Alice il giorno prima.
- Sissignora! Oh, Leah! Qual'è la versione ufficiale, della storia di Ash, intendo? -
- E' stata rapita. Per il resto non sappiamo niente, perciò è la spiegazione più semplice da dare. Anche la polizia la sta cercando. Tu, Seth e Meredith dovrete sopportar tanti sguardi, in questi giorni. - rispose.
- Oh beh! Quelli li sopporto da una settimana. io, non sarà un gran problema. - sospirai salendo le scale.
A scuola le cose furono peggiori del necessario. Le occhiate che aveva previsto Leah, non erano solo eloquenti, ma accusatorie. La settimana passò tra una mattinata piena di labbra morse per evitare di urlare in mezzo ad un corridoio, di buone notizie, come il fatto che Sam, JAcob, Quil ed Embry avevano accettato di lavorare con mio padre, il primo come socio, gli altri tre come lavoretto, part-time.
Ogni giorno io ed EMbry eravamo più preoccupati per Ash, anche se nei sogni, non la vedevo ridotta male. Thomas sapeva quando avrebbero attaccato i lupi, e avrebbe saputo se i Cullen avessero collaborato. Quel mostro riusciva a saper tutto. E ci mosttrava chiaramente ciò che sapeva. Influenzava i miei sogni notte dopo notte, facendoci vedere che raccontava ad Ash cosa stavamo facendo. Come faceva non lo sapevamo, ma aveva sempre ragione.
Inoltre era una delle ultime settimane di scuola per la scuola di LA Push, ed era pieno di compiti in classe ed interrogazioni.
Ogni volta che uno dei licantropi entrava in casa mia, avevo qualcosa da fare, qualcosa che mi obbligasse ad andare su e giù per le scale, dentro e fuori casa in continuazione, ma la mansione preferita e la spesa: una figata girare per Forks o per La Push con un licantropo alle calcagna che ti tiene i sacchetti con la spesa.
Gli unici con cui mi comportavo bene erano LEah e ovviamente Seth. Adoravo la loro compagnia, se fossero stati gli unici licantropi a dovermi fare da baby-sitter, avrei evitato tutti i miei giochetti. Quando Paul o JAred entravano e mi vedevano pronta per fare qualcosa sbuffavano a prescindere, da qualunque cosa stessi per proporre, con il mio miglior sorriso colpevole sulle labbra e gli occhi che brilavano. JAcob sembrava aver capito tutto, purtroppo. Sorrideva divertito per tutto il tempo, sembrava fare tutto con piacere, e quando non c'era nessuno in giro si dimostrava anche abbastanza simpatico, mio malgrado. E poi, diciamola tutta, sarebbe stato anche bello, se non fosse stato JAcob Black.
Quel sabato sera, andai a letto sollevata, sapevo che la mattina dopo Ash sarebbe tornata a casa, sapevo che i ragazzi non avrebbero fallito, avevo imparato a fidarmi di loro.
Ooohh! Finalmente dimostri un po' di fiducia! Scherzò Embry, che era di guardia quella notte.
Sì, è inutile essere pessimisti! Domani finirà tutto questo incubo. A proposito. Chissà cos'ha in serbo per noi il nostro "Regista Dei Sogni". Risposi.
Ok, Yv, sei stanca, è ora di dormire. Oggi chi è rimasto con te per la notte? Domandò Paul.
Il mio incubo peggiore. Ribattei guardando JAcob che si stiracchiava sul divano.
Auguri! O dovrei dire in bocca al lupo? Ridacchiò Leah.
Se posso risponderti "Crepi" va bene anche la seconda! Risi a mia volta.
Notte! Pensai e non li ascltai più.
- Che c'è di divertente? - domandò JAcob.
- Niente. -
- Niente? - alzò un sopracciglio. Mi tirai le coperte sulla testa per nascondere la mia espressione divertita.
- Buona notte, Fido! - esclamai.
- Fido!? - sbottò ridendo. - Guarda che ti schiaccio!! - mi minacciò.
- Se ci provi ti faccio volare via io! - ribattè mio padre, che stava passando in corridoio per andare in camera sua. Ovviamente, e ringraziando il cielo, ci obbligava a tenere le porte delle camere spalancate, da quando i licantropi restavano anche la notte.
Con la testa nascosta sotto il cuscino ridevo come una matta.
- Sissignore! - si mise sull'attenti lui.
- Altro che lupo, sei un coniglio! - esclamai ridendo sempre di più.
- Hey, Milk Shake! Non mi provocare, troppo! Adesso non ti tocco, perchè c'è tuo padre, ma prima o poi.. - iniziò.
- ..prima non so, ma poi ti terrò d'occhio al lavoro, e non le farai niente, te lo garantisco! - urlò mio padre dal di là. Io ridevo a più non posso.
- Ho trovato! Adesso ti faccio il solletico, nanetta! - esclamò JAcob avvicinandosi al letto. Senza che nemmeno mi toccasse avevo iniziato a ridere ancora di più. - Così scoppi, Milk Shake! - mi avvisò JAcob.
- Cavati, cavati, cavati! - urlai alzandomi di botto e correndo al bagno senza smettere di ridere. Se avessi tardato un attimo di più l'avrei fatta sul pavimento. Era molto che non ridevo così tanto.
- Ti sei liberata, ragazzina? - chiese Jacob, che sdraiato sul divano sorrideva soddisfatto, quando tornai dal bagno.
- PEr tua fortuna sì, se no avrei rischiato di affogarti! - ripresi a ridere, mentre mi rimettevo a letto.
- Certo, certo. Buona notte, Sun. -
- Da quando mi chiami così? - era una settimana che mi chiamava Milk SHake, Nanetta o Yv, ma mai Sun.
- Da ora. - rispose semplicemente.
- E perchè? - chiesi, realmente curiosa.
- Perchè ora ho capito perchè ti chiamano così: perchè ora mi hai mostrato quanto sei solare. Senza contare che sei molto carina quando ridi così serenamente. -
Arrossii grazie all'ultima frase. Mi tirai di nuovo la cocperta sulla testa per nascondermi. Era ora di finire la conversazione, stava prendendo una piega strana.
- Ehm, ok. Buona notte. - chiusi il discorso, evidentemente imbarazzata.
- 'notte. - rispose in un sussurro incredibilmente dolce.