Quella notte, niente sogni. Fu la prima notte in cui riposai davvero, da una settimana. Fu un raggio di sole ad obbligarmi ad aprire gli occhi. Strano. Doveva essere tardi. Infatti. L'odore di pasta al ragù veniva dal piano di sotto. Nessuno russava, perfetto. Dovevano essere già andati all'attacco i lupi. Finalmente ero sola. Sentii dei passi fuori dalla porta. Era ridicolo. Senivo ogni suono distintamente, senza eccezioni, e ogni odore. Poi suonò il campanello e mi giunse la voce stridula più odiosa della terra.
- Zio Alexxxxx! - Mi alzai a sedere con gli occhi sbarrati. Non poteva essere. Non poteva essere Noemi!
- Oh! - dal suono che percepii, la rompiscatole era saltata in baccio a mio padre.
- Ciao Noemi! Ah, ciao Max. Irene, Lucy! Ci site poprio tutti! Cosa ci fate qui? - Tutta la famigliola al completo, ovvio. Che stress.
- Siamo venuti a trovarvi! Non sei contento? Sai, Seattle è qui vicino, quindi abbiamo pensato di venire a mangiare da voi!!! - esclamò Irene, mia zia IRene. La stupida sorella di mio padre.
- Ma si capisce che sono felice! Quanto sei cresciuta, Lucy! - rispose mio padre, non del tutto sincero. La piccola Lucy aveva sette anni, era l'unica sopportabile della famiglia. Lo zio Max era un uomo molto pieno di sè, mia zia era la perfetta Ochetta-Cheerleader da film americano, ma in versione cinquantenne. Neomi invece era la persona più stupida e antipatica del pianeta. Non faceva che criticare me, la mia famiglia e i miei amici qundo ci vedevamo. O magari, quando mi andava bene, mi raccontava nei particolari tutto quello che facevo coi ragazzi, il che non permettevaa interruzioni e io potevo pensare ai cavoli miei senza essere disturbata.
La bimba rise.
- Dov'è Matt? - chiese poi. LA piccola giocava sempre con mio fratello quando ci venivano a trovare. In ITalia capitava solo raramente, perchè fortunatamente eravamo lontani. Qui invece eravamo vicini a Seattle. Mia zia si era trasferita lì quando mio padre ero andato in Italia. Che persone odiose. Almeno loro due, potevano nascondersi dalle chiacchere inutili del resto della famiglia Sorman.
- Oh. Matt? Beh.. ehm.. - Mio padre era un incapace con le scuse. Così gli suggerii mentalmente. E' andato con degli amici giù a First Bitch, e non sai quando torna. Potevi aspettarti la loro visita! E' domenica, era ovvio che venissero a rompere. Lo fanno ogni santissima domenica di ogni santissima estate, da sedici anni almeno!
Sì, hai ragione. Vieni giù ad aiutarmi? Chiese.
NO!. Ribattei pronta.
- E' in spiaggia con degli amici. -
- E Yvonne dov'è? - intervenne Noemi, probabilmente archittettando qualche bruttura da dirmi. Stupida oca! Aveva di nuovo finto di non ricordare il mio nome: enorme cazzata! Mi conosceva da quando ero nata, da ormari sedici anni quindi. Chissà se si sarebbe vatata di aver già compiuto i diciassette e di avere (per il momento) due anni più di me sulle carta d'identità.
Erano in salotto, ora, le voci si erano spostate.
- Yvaine sta dormendo, valla a svegliare, Noe, chissà come sarà felice di vederti! - propose mio padre allegramente.
- Sadico! Questa me la paghi. - sussurrai, ma mio padre mi avrebbe sentito, ne ero certa. Non per niente era un vecchio licantropo, anche se fuoriuso da un bel po'.
Noemi corse su per le scale. - Hey Yvana!!! Razza di ghiro senza stile è ora di scendere da quella cosa che chiami letto! - Esclamò con un ghigno. Io ero già seduta.
- Oh, cugina. Che piacere rivederti. - dissi sarcastica. Non era necessario nemmeno fingere con lei, tanto sapeva che la odiavo e faceva di tutto perchè il sentimento peggiorasse di volta in volta.
- Mamma mia, Yvaine! - Oh, ha indovinato il nome! pensai. -Ogni volta che ti vedo hai sempre meno stile! Guarda quell'armadioo, ma è una fogna! Sai che io, l'altra settimana sono andata a New York con la scuola e... - non la sopportavo già più. Afferrai il cellulare e corsi in bagno sbattendo la porta, poi urlai, in modo che sentissero tutti anche al piano di sotto:
- Scusa Noemi, ma devo lavarmi, così non puzzerò per pranzo! - avevo citato una delle sue vecchie frecciatine. Ora ero al sicuro. Lontano dalle sue parole, dai suoi monologhi insulsi. Bene e ora: chi dei miei amici era rimasto a casa? Di sicuro dei lupi nessuno, dei Cullen neanche. Mike! MA certo! Lui viveva dai Cullen, era uno di loro, ora, ma avevano segregato anche lui in casa, come me, per evitare che Thomas potesse attaccarci. Feci il numero.
- Pronto? -
- Mike, sei la mia unica speranza: salvami! -
- E' successo qualcosa? Thomas sta attaccando lì!? - iniziò subito a preoccuparsi. Ridacchiai. - Molto peggio. -
Lui colse l'ironia nella mia voce e sospirò sollevato.
- Riesci a venirmi a salvare? Ci sono i Sorman in visita. - comunicai.
Sentii il suo sbuffare sommesso, ma scocciato. Poi però rise:
- Tua cugina, eh? Così corri ai ripari per così poco?? Ti insegue un vampiro maniaco e tu ti preoccupi di Noemi? -
- Noemi è molto più peggiormente atrocemente terribile di un vampiro maniaco che mi insegue e usa una mia amica come ostaggio! - lo informai, riuscendo appena a mantenere un tono preoccupato e combattendo contro le risate.
- Questo è certo! Hai inventato dei nuovi termini eh? Beh magari potremmo scambiare la vita di "più peggiormente atrocemente terribile" con quella di Ash! Sarebbe una liberazione per l'intero universo! Credo che anche i suoi tirerebbero un sospiro di sollievo! - esclamò divertito.
Aprii l'acqua per non farmi sentire e scoppiai a ridere come una matta. Ed ecco che il mio vecchio amico Mike ritorna! Pensai.
- Nascondo i vestiti che mi voleva rifilare Alice, me ne metto altri e arrivo! -
- Grazie, Mike. -
Riagganciai. Non sarei uscita di lì finchè non fosse arrivato Mike. Ne ero convinta, prima che l'odore delle lasagne si infiltrasse nel bagno da sotto la porta... hmmm! Solo allora mi resi conto di vere una fame cane, e che non potevo resistere.
Fame cane. Indigiai su quelle parole. Non stavo mangiando troppo negli ultimi giorni? E non sentivo troppi odori e suoni che prima non sentivo? Forse il sangue di mio padre... forse mi sto trasf... no! Non sarei diventata un cane gigante, era alquanto improbabile! E poi lo era già mio fratello, eravamo uno l'opposto dell'altra, era impossibile che mi stessi trasformando anche io!
Cacciai il pensiero, spalancai la porta e corsi a cambiarmi. Non mi ero lavata, ma l'avevo fatto la sera prima, non è che avessi avuto occasione di sporcarmi da allora. .-.
Corsi di sotto, papà aveva apparecchiato in giardino, non c'era abbastanza posto in sala da pranzo. Beh ce n'era in realtà, ma forse non voleva sentire commenti sull'arredamento, tanto erano sempre i soliti.
- Ciao zia Irene, ciao zio Max, ciao Lucy! - mi sedetti sorridente.
- Ciao Yvaine! MA come sei cresciuta! Ti sei fatta proprio carina, eh? -
Arrossi stupidamente. Mio padre era confuso dal mio ottimismo.
L'eroe per antonomasia: Michael Rocchi, sta venendo a condividere il fardello della compagnia di Noemi! Stimo pianificando di scambiare la sua vita con quella di Ash, così faremo un favore all'umanità intera! Idea di Mike, ma io l'accetterò di uon grado. Spiegai mentalmente. Aggiunsi quell'ultima frase notando l'espresisone contrariata d mio padre. Infilai un boccone in bocca per evitare di dover parlare. Irene iniziò subito a raccontare delle prodezze di Noemi, dei suoi ottimi voti, del fatto che avesse iniziato a disegnare. Quest'ultimo argomento catturò la mia attenzione.
- Noè!? Disegni?? - le chiesi, senza dover fingermi curiosa.
- Certamente. Ho nove in disegno! - esclamò orgogliosa.
Ah, immagino.Come in inglese, storia e chimica, scommetto. Pensai.
- Anche io disegno! Mi fai vedere un tuo schizzo? -
- Certo! Dopo pranzo portami dei colori DECENTI, una matita BUONA e un foglio BIANCO! A4, o al massimo F4, non diegno su altro! -
Ovviamente erano tutte stupide scusa: sperava che io non avessi ciò che chiedeva, ma era folle se credeva che io, appassionata di fumettistica, e di disegno da quando ero venuta al mondo, non avessi gli elementi base per mettere insieme un disegno degno di essere chiamato tale!
- Sìssignora! Ho tutto ciò che serve! Non vedo l'ora di vedere la tua opera d'arte! - Non vedo l'ora di vedere la tua faccia quando non saprai tracciare due righe sul foglio! Mi corressi mentalmente.
Dopo pranzo (dopo il mio terzo piatto di lasagne), Noemi fu salvata dalle mie grinfie dall'arrivo "inaspettato" di Mike. Per un paio d'ora restammo in sala con Noemi. MEntre lei ciarlava, noi comunicavamo mentalmente, studiando un modo per farla fuori senza farci baccare. Finchè lei non disse ciò che non avrebbe dovuto dire.
- Ah, Yv. Mi ero dimenticata di chiederti: come va con quel tipo, Matteo? -
Mi parallizzai e Mike spalancò gli occhi, ma non prima di averla fulminata. Matteo era il mio ragazzo PRIMA. Qualche mese prima che decidessimo di partire, avevo notato che Matteo girava con gente non proprio per bene, finchè non avevo scoperto che "giro" fosse il suo. Un circolo per niente ristretto di spacciatori di eroina. Mi ero infuriata. Non avevo mai amato nessuno prima quanto MAtteo, ma lui non ne volle sapere e mi lasciò, davanti a mezza scuola. Per quasi un mese non parlai con nessuno, mi limitavo a rispondere a monosillabi alle domande, e non rispondevo nemmeno alle interrogazioni. Metà delle ragazze che conoscevo, avevano dato ragione a MAtteo: io dovevo farmi i fatti miei, e non potevo obbligarlo a smettere di fare ciò che faceva. Se mi ero ripresa, dopo settimane, era stato grazie alla notizia della partenza, alla possibilità di farmi una nuova vita, lontana dal luogo in cui le persone che mi conoscevano davano ragione ad uno spacciatore, e quelle che non mi conoscevano, mi stavano lontano a causa di ciò che lui faceva. Mike, mi aveva aiutato a tornare me stessa, aveva smesso di chiamarmi Yv, e mi chiamava Sun, per permettermi di avere una nuova vita. Non avevo più pensato a Matteo, da quando ero a La Push.
- Sta' zitta. - ribattei secca. - Sai benissimo come stanno le cose, mio padre l'ha raccontato a tua madre, appena è successo. - lei fece ribattere, ma non glielo permisi. - Sta' zitta, ragazzina viziata. Da quando ti conosco non hai mai fatto altro che parlare di te e pensare a te stessa! Tu non sai cosa vuol dire essere disprezzata da tutti quelli che incontri, per quel che fa il tuo ragazzo o per aver cercato di farlo smettere di spacciare eroina a ragazzini delle medie! Stai zitta! Stai zitta perchè non sai cosa voglia dire rischiare la propria vita per salvare qualcuno che non sia te stessa! - detto questo pensai al branco e ai Cullen, che stavano rischiando la vita per me, per Ash e per Mike, là vicino alle montagne. Non potevo permetterlo. Loro stavano rischiando la vita per rimediare ad un mio errore. Loro che mi avevano dato una vita nuova.
- Mike, andiamo. - dissi alzandomi e andando nell'entrata dove infilai le scarpe. Noemi mi fissava scioccata. Non le avevo mai detto ciò che pensavo, e credo che nessuno le avesse mai detto di tacere.
- Do...? - provò a chiedere.
- Fare la nostra parte! - il mio sguardo deciso, lo fece capire subito.
- Alice non potrà ipedircelo perchè l' ho appena deciso, e i lupi non mi sentono se non sono io ad ascoltarli. - aggiunsi a bassa voce. Mike annuì e uscimmo fuori. Meglio non dir niente a mio padre, che era ancora di fuori a tavola.
- A piedi? - domandò Mike.
- Se ho imparato qualcosa, passando i weekend nella vecchia officina di tuo padre, è che non si va mai a piedi quando si ha a disposizione una moto. - esclamai, entrando in garage. Mio padre conservava una moto per quando mio fratello avesse compiuto l'età giusta per guidarla. Era sua quando era ragazzo. LE hiavi erano inserite.
- Mike, guida tu. Quest'affare mi terrorizza. - confessai.
Un attimo dopo la moto partì velocissima diretta verso le montagne intorno a La Push. Eravamo pronti a rischiare la vita per difendere coloro che avrebbero difeso noi a costo della loro salvezza. L'ultimo pensiero era un casino. Come tutta la mia vita del resto.