Creato da alex.canu il 28/01/2012

alessandro canu

arte, racconti, idee

 

 

« I RACCONTI DEL LABBRO LE...Come si puó non amare un... »

I RACCONTI DEL LABBRO LEPORINO: L'ALBA (prima parte)

Post n°107 pubblicato il 18 Novembre 2012 da alex.canu

 

 

 

 

   Le aveva chiesto del sale o dello zucchero, su questo punto le loro versioni erano contrastanti. Lei sosteneva che lui si era avvicinato alla loro tenda, con la reale intenzione di chiedere del sale, per condire l'insalata o per l'acqua della pasta. Lui era sinceramente convinto che avessero bisogno dello zucchero. Lo proverebbe il fatto che, quando affrontò il breve vialetto in salita che li separava, era appena passata l'ora del pranzo, quindi era per il caffè che aveva necessità di chiedere dello zucchero.

   Le ragazze avevano osservato con divertita curiosità i tre ragazzi arrivati la mattina sul tardi e che subito avevano iniziato a montare quella tenda nella piazzola accanto alla loro. Si erano dati da fare per tutta la giornata con quei picchetti, ma non sapevano come piantarli perché non avevano pensato di prendere un martello e metterlo tra i bagagli. Avevano provato con qualche pietra rimediata qua e la, senza alcun risultato. Per l'ora del pranzo la tenda stava ancora giù per terra, come un sacco vuoto abbandonato a se stesso. Quei tre non avevano la più pallida idea di come si montasse una tenda. Le ragazze osservavano quei ragazzi e pensavano che tre più incapaci di quelli non potessero capitare, così decisero di andarsene al mare a fare un bagno e prendere il sole. Quando tornarono nel tardo pomeriggio, la tenda stava ancora buttata per terra, ma dei ragazzi neppure l'ombra. Osservarono gli zaini abbandonati, lasciati aperti indolentemente, senza nessuna preoccupazione che li potessero rubare. Li raccolsero e li misero vicini, insieme, come per dargli una parvenza di ordine, ma dubitarono che avrebbero mai notato la gentilezza del loro gesto. Che ti sembra di quei tre? Aveva chiesto Barbara a Stefania. Non saprei, mi sembra che non abbiano mai fatto un campeggio in vita loro, rispose la sorella con un leggero sorriso. Io comunque mi prendo quello con la barbetta, fece Stefania alle due ragazze. Barbara, al contrario, non amava particolarmente i ragazzi che si lasciavano crescere la barba, diceva che le irritavano la pelle e che avrebbe scelto quell'altro, anche se mostrava di avere qualche chilo di troppo. Non m’importa un bel niente, disse, ha dei capelli lunghi che mi piacciono. A te lasciamo quello più piccolo, dissero, rivolgendosi all'amica rimasta fino a quel momento in silenzio. Con quell'aria esistenzialista pare fatto apposta per te. Stella non protestò, a lei i ragazzi non piacevano, li trovava stupidi, troppo semplici, prevedibili e superficiali. Da quando erano arrivate, appena due giorni prima, si era invaghita subito di una ragazza con i capelli rossi. Era lì col fidanzato che si baciavano in continuazione, ma ogni tanto quella le lasciava colare uno sguardo distratto, malizioso e sghembo, che le bruciava le viscere. Non accadde niente, perché il giorno dopo partirono e chi s’é visto s’é visto. Per me te li puoi prendere tutti e tre, rispose Stella con un tono risentito, mentre iniziava ad avvolgersi un asciugamano per andare alle docce pubbliche. Allora io vado, disse, oggi spetta a Barbara mettere su l'acqua per la pasta, di barattoli di tonno ne abbiamo solo due, domani li dovremo ricomprare. Più tardi sarà meglio fare una lista della spesa.

    Quando raggiunse i bagni, vide uno dei ragazzi che avevano lasciato zaini e tenda vicino a loro. Era quello più piccolo e se ne stava seduto sul gradino di cemento. L'acqua che usciva dalle docce, spargendosi sul pavimento sporco, gli stava quasi arrivando addosso, ma sembrava non preoccuparsene. Si guardava con attenzione le unghie dei piedi e pareva che quell'osservazione lo avrebbe tenuto occupato per tutta la giornata. Ciao, gli disse Stella, guarda che l'acqua ti arriva fino ai pantaloni. Il ragazzo smise per un attimo di contemplare le sue unghie e le rivolse un cenno distratto col mento, senza dire una parola. Stella notò un piccolo taglio sul labbro superiore che la fece rabbrividire, mettendole un po’ di disagio. Non era una ferita, ma una cosa che conosceva molto bene. Dopo qualche secondo di attesa, come se le stesse concedendo un grande favore, il ragazzo si spostò di alcuni centimetri verso il cemento asciutto. Non fa niente, rispose lui inaspettatamente e la sua voce, chissà perché, le ricordò quella di un suo compagno di classe alle elementari. Un ragazzino perennemente perduto in un suo mondo parallelo che non si era mai capito bene se avesse i genitori o fosse stato dato in affidamento a dei parenti. Io mi vado a fare una doccia, disse lei senza troppa convinzione. Ah, va bene, disse lui proteggendosi gli occhi dal sole, scende solo acqua fredda pare. Non é un problema col caldo che fa, gli rispose Stella.

   Su al campeggio il frinire forte delle cicale, insieme alla polvere, entrava fin dentro i pori della pelle. Potevi tapparti le orecchie con le mani, chiuderti la bocca, ma da ogni, apertura del corpo ti entrava quel segare continuo e inarrestabile. Gli alberi, la macchia, persino i più bassi e polverosi cespugli, erano carichi di quel suono ossessivo e continuo. I sassi stessi, avresti detto, emettevano segretamente lo stesso rumore. Proprio in quel momento Stefania stava osservando un sasso, liscio e arrotondato, che i ragazzi continuavano a usare come  martello, cercando di infilare un’ostinato picchetto d'acciaio dentro la terra. Guarda che tonti, disse a sua sorella intenta a mettere su l'acqua per la pasta, non si accorgono che basterebbe spostare la tenda un poco più in la. Il terreno ha la roccia sotto e non riusciranno mai a piantare quei picchetti. Lasciali martellare, ironizzò Barbara, alla fine gli verrà fame e dovranno venire qui da noi. Piuttosto, mi sa che dovremo prendere la pentola più grande e aprire tutte e due le scatolette di tonno perché, ne sono certa, stasera avremo ospiti a cena. Tu ti prendi quello con la barbetta allora? Già, replicò Stefania, però se te lo vuoi prendere tu non ne faccio un problema, anche quello più robusto con i capelli lunghi non é male. No, va bene così, concluse Barbara, riempiendo d'acqua la pentola più grande che avevano. A Stella cosa diciamo? Niente, quello piccoletto che avanza se lo prende lei, tanto la rossa che le interessava é partita ieri col fidanzato. A lei interesserà solamente parlare e lamentarsi della vita e delle sue gambe lunghe, come fa di solito. Intanto incominciava a fare buio, protetti da quel bosco fitto di pini, la luce del sole rimaneva incollata nei rami più alti a indorarli e rendere l'atmosfera così irreale da far sentire i suoi ospiti come all'interno di una sfera magica. Le cicale continuavano a segare come disperate, ma qualche zona già ampia, fra gli alberi e i cespugli bassi della macchia mediterranea, era stata ceduta ai grilli che ne avrebbero occupato il posto con un canto più quieto e ritmato. Fu pressappoco in quel momento che tornò il ragazzo che stava seduto sui gradini delle docce. Vedendo i suoi compagni ancora intenti a picchettare con grande fatica osservò, ma se ci spostassimo di mezzo metro, non sarebbe meglio? qui é tutto sasso e i picchetti non riusciremo mai a piantarli. Le ragazze si voltarono stupite da tanto acume e osservarono il piccoletto con meraviglia. Ho cambiato idea, disse Stefania mettendosi un dito tra le labbra, il nanetto me lo prendo io e a Stella lasciamo il Che Guevara con la barbetta. Risero mentre contavano le forchette, ce n'erano solo cinque, una di loro avrebbe diviso la sua con le altre.

   Quando Stella uscì dalla doccia, ci rimase male di non ritrovare il ragazzo che stava seduto sui gradini di cemento. Si era immaginata, chissà perché, che lui l'avrebbe aspettata e s’indispettì per quel desiderio da brava ragazza. Che m’importa, disse a se stessa. I capelli erano ancora umidi, aveva chiuso shampoo e sapone nella borsa igienica e scese i tre gradini. I piedi che scivolavano dentro le infradito si sporcarono di terra e lei commentò la cosa in maniera poco elegante. Quando arrivò dalle amiche, si accorse che i tre ragazzi avevano acceso due torce elettriche e stavano finendo di montare la tenda. Lui, il piccoletto, metteva a posto gli zaini e iniziava già a srotolare i sacchi a pelo. Tutta vita stasera! commentò con le amiche, hanno già tirato fuori i sacchi a pelo. Notte di follie! ironizzò Stefania. Aspetta che sentano il profumo della nostra pasta col tonno e poi vedrai, aggiunse Barbara.

   Giomaria! gridò all’improvviso quello più grosso, chiamando l'amico con la barbetta. Lascia stare la chitarra e vieni a darci una mano per sistemare le cose dentro la tenda! Chiama Bartolomeo! replicò questi, continuando ad arpeggiare Home of the rising sun, io ho appena finito di scaricare le moto, fatti dare una mano da lui. There is a house in new Orleans, they call the rising sun... continuò a cantare ispirato Giomaria, osservando col suo sorriso da faina in direzione delle tre ragazze, nella tenda accanto. Bachis! ma che mangiamo stasera? gridò, continuando a suonare la sua chitarra, abbiamo solo scatolette, ma non abbiamo preso né il pane né l'acqua. Non lo so, replicò Bachis, qualcosa ci inventeremo, oppure troveremo "conforto" da qualche parte, disse, sottolineando con un sorriso da gattone peloso le ultime parole e indicando col mento verso la tenda vicina. Bartolomeo si offrì di andare allo spaccio del camping a comprare qualcosa, ma gli altri non erano d’accordo perchè che avevano pochi soldi e poi lì costava tutto troppo caro. Allora non se ne fa niente, disse Bachis, alzando la voce con finto tono sconsolato, guardando disperato verso la tenda delle ragazze, dalla quale iniziava già a farsi sentire un odore di soffritto di cipolle. Vorrà dire che stasera andremo a dormire a stomaco vuoto!

   Bachis, Giomaria, Bartolomeo? ma che razza di nomi hanno quei ragazzi! risero Stefania e Barbara, da dove vengono? Non hanno da mangiare, non sanno montare una tenda, che gente é? sentenziò Stella. Però, è carino quello con la barbetta, come ha detto che si chiama, Giomaria? Suona bene la chitarra e non é per nulla stonato, commentò Stefania, ho deciso, prenderò proprio lui.

   Quando Giomaria si stancò di suonare, tirò fuori come per magia un pallone di plastica rossa mezzo sgonfio, su cui era scritto Maracanà! Fece tre palleggi per saggiare le sue condizioni atletiche, dopodiché fece una piroetta calciando in direzione di Bachis. La palla Maracanà! arrivò rasoterra sui piedi dell'amico che la intercettò di esterno destro, costringendo la sfera a sollevarsi all'altezza del ginocchio. Con questo eseguì due virtuosismi acrobatici, controllando un palleggio perfetto, quindi di tacco, con bel tempismo passò il pallone a Bartolomeo, il quale non riuscì a far altro che pasticciare un colpo di testa che Giomaria faticò a intercettare. Bachis entrò a gamba tesa da cartellino giallo, ma con una rapidità straordinaria riuscì a recuperare il pallone Maracanà! che volò in fallo laterale nel campo avversario, quello delle tre ragazze, come dire, la cena era assicurata. É vostro questo bel pallone? cinguettò Stefi, tenendo il Maracanà! sgonfio tra le mani. Si scusate, cantò Giò, sono desolato, giocavamo in attesa della cena, ma quell'idiota di Bach non ha saputo gestire un mio assist perfetto e l'ha calciato per errore da voi. E`un Maracanà autentico, come lo stadio di Rio de Janeiro dove il 19 novembre 1969 Ed-son Pelè ha segnato il goal numero mille, spero non vi abbia disturbato. As-so-lu-ta-men-te no, flautò dolce Barbi. Mmh, che buon profumino che si sente uscire dalla vostra tenda, gorgogliò Gió, sugo di tonno? azzardó da esperto. Proprio così, ammise con voce di violino Stefi. Noi non abbiamo potuto fare la spesa, siamo stati costretti a lavorare tutto il giorno a montare la tenda, disse Bach avvicinandosi. Già abbiamo visto, disse Barbi, un lavorone concettuale, duro e complesso. Una tenda vecchio-modello, con troppi tiranti, pesantissima. Perfettamente a suo agio in caso di temporali o allagamenti, ma terribilmente complicata da montare. Ce l’ha prestata uno zio dell’amico del fratello della madre di Bart che lavora nella protezione civile, nel settore Grandi Eventi Calamitosi, ammise Gió. Ah beh, certo da un momento all'altro potrebbe scatenarsi l'inferno, sibilò Stella che osservava seduta sulla sua sdraietta la scena prevedibile e basic che si stava preparando. Allora grazie per il pallone e scusate ancora, disse con voce da circostanza Bachis, accennando a prendere congedo. Giomaria lo guardò interrogativo, ma seguì l’amico che si era appena voltato per andare via. Avevano fatto appena pochi passi quando Barbara disse, possiamo mettere un po' d’acqua in più e aggiungere la pasta anche per voi, se vi accontentate, non sarà molta, ma per stasera questo è quello che possiamo offrirvi. Grazie, replicò prontamente Giomaria, accettiamo volentieri, a patto che domani sarete voi nostre ospiti. Come no! Disse a bassa voce Stella. D'accordo risposero in coro le sorelle. I due amici volarono bassi verso la loro tenda ad annunciare a quel morto di sonno di Bartolomeo che l'operazione era andata come ci si aspettava. Stasera la cena é assicurata, disse Bachis, dobbiamo portare qualcosa, quella confezione da sei birre andrà benissimo.

   Verso le nove i tre amici si presentarono col miglior sorriso che avevano a disposizione nella tenda delle ragazze. Bachis teneva in mano le sei lattine di birra, Giomaria aveva portato la chitarra e Bartolomeo stringeva una lampada camping-gaz nuova di zecca. Ciao, io sono Barbara, disse Barbara, lei é mia sorella Stefania e l'altra é Stella, ciao, dissero le tre ragazze. Voi come vi chiamate? Chiese Stefania fingendo di non conoscere i loro nomi. Il mio nome è Bachis, ma gli amici mi chiamano Bach, come il grande musicista austriaco. Già, disse Stella, peccato che non era austriaco ma tedesco. Ah si? si sorprese Bachis, pensavo fosse proprio austriaco, e invece no, dici che era tedesco? Proprio così, replicò Stella con un tono acido che non prometteva niente di buono. Io sono Giomaria, gli amici mi chiamano Giò, é più corto e si ricorda facilmente. Sei tu che suonavi prima Home of the rising sun? Chiese Stefania, cercando di attirare l'attenzione di Gió su se stessa. Certo, disse Giomaria felice di quel cross in area, bellissima canzone, vero? un enver greem che non passa mai di moda. Un "enver greem"? osservò Stella sbalordita. Ehm, dopo ce la suonerai ancora? gli venne in aiuto Barbara, assestando una leggera gomitata alla sua sgraziata amica. Ma certo! disse con entusiasmo Gió non accorgendosi di niente, come no. E l’altro come si chiama? chiese Stella, indicando il terzo amico, fino a quel momento rimasto in silenzio e provando per lui un’istintiva simpatia. Lui, disse Bachis, si chiama Bartol... Roberto, mi chiamo Roberto, disse Bartolomeo, interrompendo bruscamente Bachis. Roberto? Esclamò Giomaria. Roberto? Esclamarono le ragazze. Roberto? Chiese Bachis sbalordito. Già, Roberto, disse convinto Giomaria venendogli in aiuto, lui é... Roberto! Stella provò un misto di pena, solidarietà e dispetto, per quel ragazzo e lo osservò con occhi attenti per tutta la serata. Era la prima volta che guardava con tanta attenzione un ragazzo e provava, suo malgrado, il desiderio di prendergli la mano. Lo immaginava fragile, insicuro, infelice per quel nome orrendo che doveva trascinarsi come un calvario per tutta la vita e per quel taglio sul labbro che doveva ogni volta giustificare e nascondere. Bartolomeo non è poi così male, pensò, perché se ne deve vergognare? ma accettò di chiamarlo come voleva lui e Roberto fu per tutti.

   Le ragazze venivano da una città del nord e non era la prima volta che visitavano questa bella terra. Ah che mare! sospirò Barbara, non ne ho mai visto un altro uguale. Siamo state qui da bambine con i nostri genitori, ma adesso é tutta un'altra cosa. Di quel viaggio non ricordiamo quasi niente, aggiunse Stefania. E voi di dove siete? chiesero le ragazze. Noi invece siamo di queste parti, rispose Roberto in tono risentito, non ci siamo mai mossi di qui, non sappiamo com'é dall'altra parte del mare. L'altra parte del mare non é un granché, gli venne in sostegno Stella, la gente é ignorante e stupida come dappertutto, lavorano dalla mattina alla sera e non si ricordano più di essere vivi. Il colore dominante della loro esistenza é il grigio e tutto scolorisce nell'indifferenza. Roberto la osservò in silenzio nell'imbarazzo generale che questo sobbalzo di umore nero di Stella aveva provocato e alla fine le sorrise, meravigliando le ragazze per la dolcezza di quel gesto inaspettato. Il labbro superiore di Roberto si tese e anche le altre due ragazze notarono quella virgola strana che rendeva inquietante il suo sorriso. Giomaria approfittò di quel momento per  prendere la sua chitarra e attaccò a sorpresa No woman, no cry. Tutti conoscevano quella canzone e si commossero quando le note passavano dal suono ampio e rotondo del sol maggiore, al re interlocutorio e poi dal mi minore, profondo e grave, al Do maggiore, solenne e saggio.

   No woman, no cry, cantarono tutti insieme e poi discussero a lungo se si dovesse tradurre il testo con: "No, donna, non piangere", o come sosteneva Bachis, con : "No donna, no lacrime", ma forse era stata la birra che avevano bevuto a renderli all’improvviso puntigliosamente filologi, perché anche le ragazze avevano dato fondo ad una loro piccola scorta. Alle due di notte si salutarono, dandosi appuntamento per il giorno dopo a colazione, oppure in spiaggia. É già il giorno dopo, avvertì Stella. No woman, no cry, le replicarono tutti in coro ridendo. Roberto riaccese la sua camping-gaz e si avviò verso la tenda della protezione civile, tornando ad essere Bartolomeo, come sempre, almeno fino all'indomani mattina. Grazie per averci rimesso a posto gli zaini oggi, disse con un sorriso appena accennato. Di niente, risposero le ragazze stupite. Dolce, si lasciò scappare Stella.

 

 
 
 
Vai alla Home Page del blog

AREA PERSONALE

 

TAG

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Luglio 2021 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31  
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

FACEBOOK

 
 

ULTIME VISITE AL BLOG

yosto0esistsoweitluigi.pistininzispinelli51grillomarilenacarlacristiniNicolaFinocchiaro27diletta.castellitcicartodiscountchilliwillivertigostyle2009debora.pietropaoloesternolucefrank19670caterina.dirienzo
 

CHI PUŅ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore puņ pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom