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“La chimera” di Sebastiano Vassalli

Post n°85 pubblicato il 01 Marzo 2006 da Mrs.Ramsay
 
Foto di Mrs.Ramsay

“Nella notte tra il 16 e il 17 gennaio 1590, giorno di Sant'Antonio abate, mani ignote deposero sul torno cioè sulla grande ruota in legno che, si trovava all'ingresso della Casa di Carità di San Michele fuori le mura, a Novara, un neonato di sesso femminile, scuro d'occhi, di pelle e di capelli: per i gusti dell'epoca, quasi un mostro”.

Atonia è stata abbandonata dai genitori e, dopo essere cresciuta in una Casa di Carità, viene adottata da una coppia di Zardino. Fin dall’inizio non è ben accolta nel paese: è una bella ragazza, sfrontata, libera, indipendente. Nel Seicento chi non si conformava alle regole della chiesa era un diverso e non veniva accettato.
L’argomento non è nuovo. Da sempre le società si sono scagliate contro un “diverso”. E a quel tempo “il diverso” erano le streghe, donne comuni che non seguivano le regole della chiesa, che non si piegavano davanti a ciò in cui non credevano e che non si curavano del mantenere le apparenze.
Antonia, proprio per la sua “diversità” dalla massa venne accusata di stregoneria.
Ciò che è peggio e che più fa pensare è che non è stata accusata dalla chiesa ma dai suoi compaesani, dai suoi vicini di casa. Persone che, sentendosi minacciate, timorose di ogni cambiamento e invidiose, denunciavano falsi episodi e portavano false testimonianze contro di lei.
Cosa si prova ad accusare un innocente?
Cosa si prova a subire una ingiustizia?
Come si può giustificare tutto questo?

Non è facile entrare nella mentalità del Seicento. Vassalli mi ci ha accompagnata abilmente.

E Antonia adesso brucia, avvolta dalle fiamme dell’ipocrisia.

Dio è "il vago riflesso d'una nostra immagine che molti [...] sentono il bisogno di proiettare là dove tutto è buio ..."

 
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