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Verso le primarie presidenziali

Nell’Interesse Pubblico
Stare con l'asino fino a quando gli elefanti sono peggio!

Ralph Nader
19 Marzo 2015

Quando la Conservative Political Action Conference (CPAC) ha la sua annuale convention roboante nella zona di Washington, DC, i mass media tradizionali espandono la loro copertura in modo crescente partendo dalle settimane precedenti fino al raduno per l’analisi delle conseguenze. Perché?
Perché un CPAC impegnativo convoca tutti i contendenti repubblicani per la nomination presidenziale e guai ad essere dei potenziali candidati che si difendono.

Qual è la contromossa dei democratici?

La convention più vicina è quella piccola di Robert Borosage (quest’anno si chiama Populism2015) che è ignorata facilmente dagli editorialisti storici democratici alla Casa Bianca e dal candidato favorito attuale Hillary Clinton.
Borosage ha anche rinunciato ad invitare il presidente Obama a scendere in Connecticut Avenue e parlare ai fedeli al Washington Hilton o in altre sedi.

Accendete C-SPAN e la “Strada verso la Casa Bianca” è piena di discorsi fatti ad eventi e incontri nei quali i contendenti repubblicani alla presidenza esprimono le loro ambizioni.
Dove è la copertura di C-SPAN delle controparti democratiche?
Beh, Hillary non ha ancora annunciato e solo Martin O’Malley (ex governatore del Maryland), Jim Webb (ex senatore della Virginia) e il senatore Bernie Sanders (VT) agitano le acque, ma nessuno di questi “candidati in attesa” ha fatto l’annuncio.
Nessuna sfida per ora.
I repubblicani dominano la “Strada verso la Casa Bianca” di C-SPAN e lo faranno fino alla fine delle primarie del prossimo anno con le loro invettive distorcenti e ripetitive.

Legati ai militaristi e ai corporativi del partito, i democratici come i Clinton, Robert Rubin e Lawrence Summers, i liberali e quelli della sinistra raramente sfuggono a questi legami i quali significano che spesso le loro richieste di cambiamento progressivo sono mediocri.
I Candidati democratici sanno che i progressisti pensano di non avere altra scelta oltre al sostenere il candidato democratico.
Allo stesso tempo, la destra radicale del CPAC convoca i candidati repubblicani e rilascia loro un ultimatum: date attenzione al programma di destra e basta.
Il senatore John McCain escluse questa opzione nella campagna presidenziale del 2008.

Guardate la sfida all’interno del Partito Repubblicano, includete il senatore della Florida Marco Rubio che non ha problemi a criticare il dinastico Jeb Bush.
Confrontate ciò con l’assenza di uno sfidante democratico per la dinastica Hillary Clinton. La sua marcia verso l’incoronazione lascia alla stampa poco da commentare: la sua inevitabilità, la ricchezza della Fondazione Clinton e la sua abilità nella raccolta di fondi.
(La recente mail scottante auto-inflitta è un’eccezione.)
Infatti, un editoriale ha detto che l’unico avversario di Hillary potrebbero essere i media stessi come surrogati per il partito moribondo.

Bill Curry, un democratico per tutta la vita, l’ha osservato negli editoriali che scrive come ideologicamente attivo e sfidando i repubblicani confrontandoli ai democratici.
Non è come se i democratici non potessero avere la loro primaria robusta con programmi concorrenti per ricevere il sostegno americano maggioritario.
Tali esercizi non sono attualmente sul tavolo.
L’idea stessa di una primaria presidenziale così competitiva è vista come pericolosa per le prospettive di una Hillary predestinata.

Proprio come nel 2004, il movimento contro la guerra in Iraq sospese le sue manifestazioni dure contro quel “sociocidio” militare perché John Kerry disse che avrebbe gestito le nostre avventure militari meglio e con più soldati.
La Sinistra Democratica di certo non volle mettere in imbarazzo Kerry (“Io non sono un democratico redistribuzionista”) perché era la speranza dei democratici per sconfiggere Bush.
Il fatto che la guerra in Iraq fosse impopolare, anche senza che il Partito Democratico sottolineasse ogni opposizione ad essa, sfuggì ai dirigenti timidi, terrorizzati e opportunisti.
Il prudente Kerry perse.

I sindacati organizzati sono alle corde, con contrazione degli iscritti, leadership banali (con poche eccezioni come RoseAnn DeMoro del National Nurses United che è in rapida crescita) e incapaci di fermare le cosiddette spinte al diritto al lavoro fatte da politici anti sindacali come il governatore Scott Walker del Wisconsin.

Quindi l’AFL-CIO e i suoi sindacati membri dovrebbero seguire l’esempio del Partito Democratico moribondo?
Certo che no, se si guarda alla rabbia del loro sito web e alle email.
Certo che sì, se si guardano i bilanci organizzativi anemici, le strade strette e la mancanza di volontà di sfidare la Casa Bianca o il Partito Democratico a testa alta.

Raramente i sindacati tengono manifestazioni di massa e dimostrazioni mirate (sempre con l’eccezione degli infermieri che combattono le catene ospedaliere o premono per una tassa sulla vendita di azioni e derivati a Wall Street).
Le burocrazie sindacali non comunicano con la propria truppa perché offrono poco per connettersi a loro e spesso evitano di rispondere a chi gli fa delle richieste.

I giornali del sindacato (una volta vivaci) e le riviste o il programma radio del sindacato a livello nazionale “Voice of Labor” o sono scomparsi o gusci di ciò che potrebbero essere.


I sindacati si sono spostati nella realtà virtuale; spesso, la loro idea di mobilitarsi a favore o contro una legge è quella di inviare email!!

C'è un segno più indicativo dell’auto compiacimento dell’AFL-CIO del fatto che ha così poche persone a premere sull’OSHA per farlo lavorare sulla perdita evitabile di circa sessantamila lavoratori all’anno dovuta a infortuni e malattie sul posto di lavoro?

Per gli intellettuali liberali e per i loro esperti e finanziatori, la “mentalità del meno peggio” non si limita ad andare in giro per il periodo elettorale a causa di un loro atteggiamento scelto per servire la tirannia dei due partiti; è nel loro DNA fin dall’inizio.
Finché saranno genericamente supini, l’approccio del meno peggio distrugge il potere contrattuale e rende peggiore il partito democratico ad ogni ciclo per monetizzare l’influenza delle corporazioni a 24/7.

Così, arriveremo noiosamente al 2016 a meno che i progressisti non si fermino da soli demoralizzati dalla rassegnazione politica e comincino ad applicare il detto del grande abolizionista Frederick Douglass: “Il potere non concede nulla senza una domanda; esso non l’ha mai fatto e non lo farà mai”.

Iniziamo quindi con una controparte progressiva al CPAC da unire questo autunno per convocare i candidati presidenziali, senatoriali e del Congresso sul palco.
I Democratici possono fare almeno questo per risvegliare se stessi e il loro partito dal torpore?

L’ex ministro del Lavoro Robert Reich scrisse un editoriale per il Washington Post (nel 2001) dal titolo “Il Partito Democratico è morto”.
Cos'è ora?
E 'solo una massa in cancrena che può essere resuscitato solo dalla paura di quanto peggio sia il partito repubblicano per il popolo, per il paese e per il mondo?

Tradotto da F. Allegri il 13 agosto 2015.

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