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PREGHIERA AL SACRO CAPO DI GESÙ

Sacro Capo di Gesù

O Sacro Capo di Gesù, Tempio della Divina Sapienza, che guidate tutti i moti del Sacro Cuore, ispirate e dirigete tutti i miei pensieri, le mie parole, le mie azioni. Come voi avete promesso, siate il Rimedio contro i grandi flagelli del nostro tempo: l'orgoglio intellettuale e l'infedeltà. Per le Vostre Sofferenze, o Gesù, per la vostra Passione dal Getsemani al Calvario, per la Corona di spine che straziò la Vostra Fronte, per il Vostro Sangue Prezioso, per la Vostra Croce, per l'amore e il dolore della Vostra Madre, fate trionfare il Vostro Desiderio per la Gloria di Dio, la salvezza delle anime e la gioia del vostro Sacro Cuore. Amen.

Gesù ha riservato varie promesse per chi proclama e diffonde la devozione al Sacro Capo di Gesù, con grazie e benedizioni abbondanti... Vedere

http://www.preghiereagesuemaria.it/devozioni/devozionealsacrocapodigesù.htm

 

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VANGELO DEL GIORNO, CON COMMENTO, IN LINGUA INGLESE. 

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Eucarestia

O Gesù, che ti fai alimento spirituale per noi nel Sacramento dell'Eucarestia, nutri le nostre anime e fa' che possiamo essere sempre migliori, giorno dopo giorno, nelle vie di Dio. Amen.

 

 

 

PREGHIERA A SAN GIUSEPPE

San Giuseppe

San Giuseppe, mi consacro a te per essere per sempre tuo imitatore, tuo amabile figlio. Prendi possesso di me, fa’ del mio corpo e della mia anima ciò che faresti del tuo corpo e della tua anima, per la gloria di Gesù. Pure lui si è affidato a te così pienamente da lasciarsi portare là dove tu credevi opportuno, da stabilire te per suo padre e obbedirti come il più docile figlio. Sacro Cuore di Gesù, grazie di averci dato Giuseppe per padre e di averci donato tutto ciò che hai e tutto ciò che sei. Fa che ti restituisca amore per amore; te lo chiedo per intercessione e in nome di san Giuseppe. Amen.

 

BENEDIZIONE DI PADRE PIO

 

 
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Credere nelle Scritture

Post n°1745 pubblicato il 21 Aprile 2019 da francesconapoli_fn

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Dal Vangelo secondo Giovanni: (Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti). PAROLA DEL SIGNORE.

Commento a cura del Movimento Apostolico: (Urge convincersi, e subito, che Gesù non è un uomo come tutti gli altri uomini e neanche un Dio come tutti gli altri dèi che vengono adorati in questo mondo. Gesù è il solo dono del Padre, cioè del Creatore e Signore di tutto l'universo visibile e invisibile del cielo e della terra, delle cose e dell'uomo, per mezzo del quale l'umanità, che è nella morte, può ritornare nella vita, dal peccato può passare alla grazia, dalle tenebre dalla luce, dalla perdizione alla salvezza. Secondo questa verità, Gesù è il Differente eterno, divino, umano, il solo che può strappare l'uomo, ogni uomo, dalla morte e ricondurlo nella vita. Lui è la vita, la luce, la grazia, la verità. Lui è il solo dono di Dio. Chi vuole ritornare ad essere vita, luce, grazia, verità, giustizia, santità, amore, misericordia, speranza, perdono, pace, riconciliazione, non solo deve credere in Cristo, ma deve anche divenire con Lui un solo mistero, una cosa sola, un solo corpo. Tutto viene da Lui e per Lui. Tutto si vive in Lui e con Lui. In Lui e con Lui significa nel suo corpo che è la Chiesa. Accogliere Cristo è accogliere la Chiesa. Essere in Cristo è vivere nella Chiesa. Essere con Cristo e lavorare con gli altri discepoli di Cristo, membri del suo corpo, nella grande comunione, con spirito di grande collaborazione, mettendo ognuno a servizio dell'altro il proprio essere e la propria vita, accogliendo la vita dell'altro come assolutamente indispensabile per la verità della nostra vita. Senza fede nella Chiesa non c'è fede in Cristo Gesù. Senza fede in Cristo Gesù non c'è fede nel Padre. Per la Chiesa a Cristo, per Cristo al Padre. Dal Padre, Cristo, da Cristo, la Chiesa. Il Padre, Cristo e la Chiesa sono un solo mistero di salvezza. Se l'uomo non ritorna ad essere dal Padre, e si può tornare per la via della Chiesa, via di Cristo, via che è Cristo, mai lui sarà nella sua verità di origine. Il suo essere è dal Padre. La risurrezione è essenza della verità dell'uomo. Oggi l'uomo è nella morte. Nella separazione dell'anima dal suo corpo. In questa separazione l'uomo non è quella creatura fatta da Dio a sua immagine e somiglianza. È un essere spaccato in due. Vincendo la morte con la risurrezione, l'uomo può ritornare ad essere vero uomo. La Scrittura sempre annunzia il mistero del Salvatore dell'uomo nella sua unità di morte e di risurrezione. Gesù ama il Padre fino al dono della sua vita, facendone di essa un sacrificio e un olocausto per togliere il peccato del mondo. Il Padre glorifica il Figlio suo, donandogli nuovamente la vita in un maniera inimmaginabile a qualsiasi creatura. Lo risuscita con un corpo glorioso, spirituale, incorruttibile, immortale. Il Padre riveste Gesù con la sua stessa luce divina. Senza alcuna differenza. Come premio dona a Lui tutta l'umanità, ponendo però una condizione che sempre va rispettata. Sarà avvolto dalla luce di Cristo e dalla sua vita solo chi avrà creduto nella sua Parola e avrà accolto Lui come il solo Messia, Salvatore, Cristo, Dio, Signore, Vita della sua vita. Credere nella Scrittura è accogliere come nostro mistero tutto intero il mistero di Gesù che è di sussistenza eterna, incarnazione, mediazione universale non solo nella creazione, ma anche nella redenzione, nella salvezza, nel dono della grazia e della vita, verità e luce, via e risurrezione. Ma credere nella Scrittura è credere nel mistero di morte che avvolge l'uomo dopo il suo peccato. Il Signore a Lui ha promesso di benedirlo nella discendenza di Abramo, e Gesù è la Discendenza. Ma noi crediamo nella Scrittura? Madre di Dio, Angeli, Santi, dateci una purissima fede in Gesù secondo la Scrittura).

 
 
 

Una parabola del regno dei cieli

Post n°1744 pubblicato il 22 Marzo 2019 da francesconapoli_fn

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Dal Vangelo secondo Matteo: (In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Terminate queste parabole, Gesù partì di là). PAROLA DEL SIGNORE.

Commento a cura del Movimento Apostolico: (Le parole di Gesù sono di una luce eterna, divina, soprannaturale. Esse squarciano le tenebre di questo mondo e irradiano la terra di una finissima e perfetta verità, vivendo la quale l'uomo trova la sua pace. La falsità è sempre generatrice di ogni guerra, ogni dissidio, ogni rivoluzione violenta, ogni distruzione dell'uomo e delle cose. La verità invece è farmaco di unione, condivisione, cooperazione, collaborazione tra gli uomini. Essa è la sola capace di dare serenità al cuore e alla mente. Ciò che oggi Gesù dice del suo regno e in particolar modo della sua Chiesa sono di una saggezza unica, non sempre compresa nella storia e neanche oggi sembra che la si voglia comprendere. Ci accaniamo contro il peccato dei nostri fratelli, dimenticandoci che tutti siamo peccatori. Ci ostiniamo a mettere alla gogna certi peccati e ci dimentichiamo dei nostri peccati ancora più orrendi. Scagliamo pesanti pietre che uccidono l'anima e lo spirito degli altri, mentre ci assolviamo delle nostre gravissime nefandezze, spesse volte nascoste sotto il manto di una ipocrita religiosità. Gesù ci dice che la bellezza della sua chiesa è la sua grande capacità di camminare gli uni insieme agli altri. Peccatori e santi, buoni e cattivi, giusti e ingiusti, veri e falsi, dotti e ignoranti, acculturati e intonsi di mente, tutti insieme, tutti nella stessa rete, tutti nell'unico ovile, tutti sulla stessa barca. Certo può farci schifo il peccato di chi ci sta accanto, ma dobbiamo anche pensare che fa anche schifo il nostro peccato, più di quanto noi non pensiamo, non sospettiamo, non immaginiamo. Il nostro peccato nascosto di certo non è meno grave di quello pubblico del fratello. Questo non vuole dire in nessun modo che il peccato va giustificato, vuol dire semplicemente che il peccatore va sempre amato, sempre redento, sempre condotto sulla via della verità e della giustizia. L'uomo è il redentore dell'uomo, colui che espia in Cristo per ogni suo fratello. Se cade dal cuore questa verità, siamo una comunità di ipocriti, di falsari della vera religione, siamo un esercito di lussuriosi spirituali, che si dilettano, godono del male dei fratelli e soprattutto gioiscono nel gettare fango sugli altri. Quando questo accade, non siamo più in una comunità salvante. Siamo in un lager di distruzione dell'uomo da noi condannato anzitempo, senza dargli alcuna possibilità di potersi redimere, salvare, fare ritorno nella verità. La Chiesa è questa stupenda rete nella quale tutti hanno il diritto di abitare. In essa ognuno deve divenire redentore, salvatore, luce, faro di verità e di amore per ogni suo fratello. Certo, vi sono delle leggi da osservare, la prima fra tutte è però la legge della carità, che brama la salvezza del fratello e per questo gli annuncia tutta la verità che apre le porte della salvezza. Un impedimento a ricevere l'Eucaristia è anch'esso annuncio di verità, dono di purissima carità. È la più alta carità che si possa dare al fratello. Se il suo amore verso l'Eucaristia è vero, puro, giusto, di certo lui farà ogni cosa perché questo ostacolo venga tolto. Lasciando invece che lui si accosti alla mensa del Signore è come se noi ci importassimo poco della sua salvezza. È come se noi ignorassimo il grave stato in cui versa la sua anima. Redimere, salvare, condurre alla salvezza avviene anche annunciando al fratello la sua condizione non regolare dinanzi al Signore e alla comunità. Avviene anche attraverso un impedimento che serva di monito agli altri perché non incorrano nello stesso peccato, che ferisce mortalmente tutta la comunità. Un impedimento è il più grande atto di carità. Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, dateci la verità della Parola).

 
 
 

Il ricco egoista e il povero sofferente

Post n°1743 pubblicato il 11 Febbraio 2019 da francesconapoli_fn

Dal Vangelo di Luca: (In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”». Parola del Signore

Commento a cura di Padre Ermes Ronchi: (La parabola del ricco senza nome e del povero Lazzaro è una di quelle pagine che ci portiamo dentro come sorgente di comportamenti meno disumani. Un ricco senza nome, per cui il denaro è diventato l'identità, la seconda pelle. Il povero invece ha il nome dell'amico di Betania. Il Vangelo non usa mai dei nomi propri nelle parabole. Il povero Lazzaro è un'eccezione, una felice anomalia che lascia percepire i battiti del cuore di Gesù. Morì il povero e fu portato nel seno di Abramo, morì il ricco e fu sepolto nell'inferno. Perché il ricco è condannato? Per il lusso, gli abiti firmati, gli eccessi della gola? No. Il suo peccato è l'indifferenza verso il povero: non un gesto, una briciola, una parola. Il contrario dell'amore non è l'odio, ma l'indifferenza, per cui l'altro neppure esiste, e Lazzaro è nient'altro che un'ombra fra i cani. Il povero è portato in alto; il ricco è sepolto in basso: ai due estremi della società in questa vita, ai due estremi dopo. Tra noi e voi è posto un grande abisso, dice Abramo, perdura la grande separazione già creata in vita. Perché l'eternità inizia nel tempo, si insinua nell'istante, mostrando che l'inferno è già qui, generato e nutrito in noi dalle nostre scelte senza cuore: il povero sta sulla soglia di casa, il ricco entra ed esce e neppure lo vede, non ha gli occhi del cuore. Tre gesti sono assenti dalla sua storia: vedere, fermarsi, toccare. Tre verbi umanissimi, le prime tre azioni del Buon Samaritano. Mancano, e tra le persone si scavano abissi, si innalzano muri. Ma chi erige muri, isola solo se stesso. Ti prego, manda Lazzaro con una goccia d'acqua sul dito... mandalo ad avvisare i miei cinque fratelli... No, neanche se vedono un morto tornare si convertiranno! Non è la morte che converte, ma la vita. Chi non si è posto il problema di Dio e dei fratelli, la domanda del senso, davanti al mistero magnifico e dolente che è la vita, tra lacrime e sorrisi, non se lo porrà nemmeno davanti al mistero più piccolo e oscuro che è la morte. Hanno Mosè e i profeti, hanno il grido dei poveri, che sono la parola e la carne di Dio (ciò che avete fatto a uno di questi piccoli, è a me che l'avete fatto). Nella loro fame è Dio che ha fame, nelle loro piaghe è Dio che è piagato. Non c'è apparizione o miracolo o preghiera che conti quanto il loro grido: «Se stai pregando e un povero ha bisogno di te, corri da lui. Il Dio che lasci è meno sicuro del Dio che trovi» (San Vincenzo de Lellis). Nella parabola Dio non è mai nominato, eppure intuiamo che era presente, che era vicino al suo amico Lazzaro, pronto a contare ad una ad una tutte le briciole date al povero, pronto a ricordarle e custodirle per sempre).

 
 
 

Preghiera a Gesù Crocifisso

Post n°1742 pubblicato il 29 Dicembre 2018 da francesconapoli_fn

Gesù crocifisso

O Gesù, mi fermo pensoso ai piedi della Croce: anch'io l'ho costruita con i miei peccati! La tua bontà, che non si difende e si lascia crocifiggere, è un mistero che mi supera e mi commuove profondamente. Signore, tu sei venuto nel mondo per me, per cercarmi, per portarmi l'abbraccio del Padre. Tu sei il Volto della bontà e della misericordia: per questo vuoi salvarmi! Dentro di me ci sono le tenebre: vieni con la tua limpida luce. Dentro di me c'è tanto egoismo: vieni con la tua sconfinata carità. Dentro di me c'è rancore e malignità: vieni con la tua mitezza e la tua umiltà. Signore, il peccatore da salvare sono io: il figlio prodigo che deve tornare, sono io! Signore, concedimi il dono delle lacrime per ritrovare la libertà e la vita, la pace con Te e la gioia in Te. Amen. (Angelo Comastri, vescovo)

 
 
 

Il profeta più grande

Post n°1741 pubblicato il 22 Dicembre 2018 da francesconapoli_fn

                           Giovanni il Battista

Dal Vangelo secondo Matteo: (In quel tempo, Gesù disse alle folle: «In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!»).

Commento a cura della Casa di Preghiera San Biagio: (L'atteggiamento indispensabile per accogliere il Regno di Dio è l'apertura alla novità impensabile e incredibile di Dio, alla sua capacità di compiere quanto la mente umana non può immaginare. E' un allargare gli orizzonti, dilatare le possibilità che fino a quel momento erano misurate sulle leggi conosciute, per avere l'ardire di credere fino al paradosso, di sperare contro ogni speranza, di gettarsi a capofitto nell'amore al di là di ogni plausibilità e convenienza. Giovanni il Battista ha impersonato la capacità di lasciarsi educare dalla Legge fin nei suoi più nascosti appigli, diventando modello ed esempio di chi si metteva in cammino sulla via di Dio; Gesù porta - più di lui o meglio al contrario di lui - la salvezza al suo oggi e al suo compimento, la slega dalla nostra cattiva volontà e ci dice che quanto il nostro cuore da sempre attendeva, è finalmente arrivato! Tutto ciò che rientrava nelle nostre richieste e nei nostri desideri, ce l'abbiamo davanti, in Gesù! Non dobbiamo sperare nulla di più. La storia della salvezza, con la sua sapiente pedagogia, ci ha condotto per mano fino a comprendere l'osservanza della Legge; ora ci abbandona tra le mani di Colui che è la nostra salvezza, il compimento e la perfezione, perché possiamo alzare gli occhi e vedere in Gesù il vero volto di Dio, che inaugura in noi un nuovo ordine di cose).

 
 
 
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INFO


Un blog di: francesconapoli_fn
Data di creazione: 01/06/2010
 

Gesù

Sacro Cuore di Gesù purificaci da ogni macchia di peccato e donaci salute e salvezza.

Amen.

 

San Michele

San Michele Arcangelo, donaci la forza per tenere lontano le insidie del maligno. Ricaccia negli inferi gli spiriti malvagi e custodisci con la tua potenza i figli di Dio. Amen.

 

 

Sant'Antonio

O Sant'Antonio, che hai preferito abbandonare la dottrina per vivere nella semplicità, sul tuo esempio, aiutaci a vivere come umili cristiani pieni di sante virtù, la cui grande ricchezza sta nell'essere con Cristo, Salvatore del mondo. Amen.

 

San Pio

O San Pio da Pietrelcina, intercedi per noi presso Gesù affinché ci siano concesse le grazie materiali e spirituali necessarie per ottenere la salvezza eterna di ognuno di noi, cosicché possiamo rendere gloria a Dio come Lui vuole, con cuore, anima e mente. Amen.

 

 

 

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