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Post N° 220
Post n°220 pubblicato il 09 Maggio 2008 da ambrogiomusica
Bisogna amare tutta la musica e capire che “c’è musica e musica” come titola Berio quel ciclo di trasmissioni per la Rai del 1972, in cui l’insegnamento importante era stato quello di vivere la musica come una totalità. Nella musica, secondo Berio, quello che conta è il viaggio, il processo formale creativo, più che la forma in sé, e lo scoprirne l’unità, svelando il valore di varie musiche che suonano insieme. Questi oggetti in una polifonia di intenti e di situazioni, formano un tutt’uno. ‘E per questo, forse, che Berio ama molto l’architettura, non solo attraverso l’amicizia con Renzo Piano. Anche l’architettura come la musica è fatta di una polifonia di situazioni di vuoti, di pieni, di spazi da riempire. Tutte le citazioni che abitano i lavori di Berio non sono oggetti di un ipotetico museo, ma sono varie forme di un caleidoscopio di intenti. Troviamo in lui questo fortissimo desiderio di abitare, di attraversare le cose della musica, e quando la attraversa non lo fa mai in modo distratto. Se passiamo in un bosco possiamo renderci conto di ogni albero, di ogni foglia caduta. Esiste in Berio una forte esigenza di sperimentare, d’essere curioso, che è un’altra delle attitudini riscontrate in lui da chi lo ha conosciuto. Ricordo la sua curiosità anche per le piccole mie cose che gli portavo a vedere, poi impreziosite dai consigli straordinariche venivano da lui, consigli non solo legati ai pezzi in sè, ma vericonsigli musicali, quasi di vita. Berio era una persona che voleva rendersi conto di tutto, ed è per questo che noi troviamo un Berio che va avanti col suo tempo. Si interessa dell’informatica musicale creando con Bruno Maderna lo Studio di Fonologia della Rai di Milano dove sono stati invitati a produrre molti compositori dando vita a sinergie con gli altri studi importanti di musica elettronica come quello di Colonia o l’Ircam di Parigi di cui Berio è stato direttore artistico per molti anni, sino alla nascita di Tempo Reale a Firenze. C’è dunque un Berio che va avanti con la tecnologia, con il suo tempo attraversandolo in maniera totale un po’ come ha fatto Stravinsky, ed un Berio che si ferma a ragionare su quello che ha raccolto. ‘E però un Berio che ha la mente rivolta anche alle voci provenienti dal suo interno. L’insegnamento che Berio mi lascia è quello di vedere le cose non solo da un lato, ma nel loro insieme sempre cangiante e vivo. Per Berio il pubblico è importante ma nello stesso tempo va educato. Non a caso Berio ha portato avanti a spada tratta, sia con i governi precedenti sia con quello attuale, l’importanza dell’educazione musicale in Italia. A Santa Cecilia, che Berio diretto negli ultimi anni sino alla sua morte, si è creato un coro di bambini e si è commissionato a giovani compositori opere per ragazzi. Lui stesso aveva realizzato una versione di Costruiamo una città di Hindemith. La musica è una disciplina, Berio ci insegna a proteggerla dall’essere confinata in un mondo di oggetti sonori. Dobbiamo renderci conto, quando scriviamo e quando pensiamo musica, che mettendo insieme dei gesti sonori lo dobbiamo fare con generosità e leggerezza. Leggrezza che non è semplicità superficiale, ma che presuppone la profondità di un conoscere, di un sperimentare e di un saper assimilare. Qualcuno parlando di Luciano Berio ha ricordato la sua curiosità intellettuale e la generosità con cui è riuscito a “fabbricare” e insieme a rendere tutti partecipi del suo lavoro inventivo Ed è forse per questo che molti hanno detto di avere incontrato e conosciuto nella sua musica un’allegria contagiosa. |


Inviato da: lienka
il 27/04/2010 alle 14:00
Inviato da: lasolitadani
il 05/11/2008 alle 15:01
Inviato da: L.u.c.e
il 19/08/2008 alle 10:18
Inviato da: principessa_fatina
il 23/06/2008 alle 17:50
Inviato da: ciao.manuciao
il 17/06/2008 alle 17:32