Creato da bluewillow il 31/03/2006

L'angolo di Jane

Tutto su Jane Austen e sui libri che mi piacciono!

L'ANGOLO DI JANE

Benvenuti nel mio blog!

Questo spazio è dedicato a recensioni di libri e film, ai miei racconti,  a riflessioni personali di varia natura e soprattutto a Jane Austen, una delle mie scrittrici preferite.

Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo, disprezza il mondo
e si consuma nella propria luce.
Sono il mare che di notte si infuria,
il mare che si lamenta, pesante di vittime
che ad antichi peccati, nuovi ne accumula.
Sono bandito dal vostro mondo
cresciuto nell'orgoglio e dall'orgoglio tradito,
sono il re senza terra.
Sono la passione muta
in casa senza camino, in guerra senza spada
e ammalato sono della propria forza.

(Hermann Hesse)

 


 

 

JANE AUSTEN -RITRATTO

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Qualcuno lassł - racconto - Blue Willow

Post n°937 pubblicato il 12 Dicembre 2012 da bluewillow
 

Il primo ricordo della mia nuova vita è una luce dritta negli occhi, le mie mani come schermo per riparli e le voci di un branco di sbirri che parlano tutti assieme.

“Allora, hai capito i termini della questione, ragazza?”.

Non ho idea del perché sono seduta al tavolo di quella che è evidentemente una stanza degli interrogatori. O meglio, ne avrei parecchie, ma l'unica immagine che mi viene in mente è quella dello schermo del computer, l'attimo dopo aver distrutto il server di un gruppo di fanatici del cyber-controllo e aver lasciato la mia firma: “OlympicRevenge”. Avrei voluto aggiungere un messaggio più lungo, ma per qualche motivo so di non averlo fatto.

Nonostante la confusione, sono tranquilla: sapevo che prima o poi sarebbe potuto accadere, fa parte del gioco. Possono dire quello che vogliono, negherò tutto. Però vorrei tanto essere più lucida, forse mi hanno drogata. Spero di riuscire a tenere il becco chiuso, preferirei morire che mettere nei guai qualcun altro.

“Troppo tardi, temo” dice lo stesso uomo che mi ha parlato poco fa.

Ho un brivido, ho parlato ad alta voce, forse ho già spifferato tutto e non lo ricordo nemmeno.

“Te lo ripeto, hai capito?”.

Non mi resta che rispondere con l'unica cosa sincera che dirò per il resto di questa farsa: “No” rispondo.

“Vacci piano, Giò. Non lo vedi? E' ancora sotto shock” dice una sollecita voce femminile, che viene da qualche parte, laggiù, nel cono d'ombra che non riesco a mettere a fuoco.

Sbirro buono, sbirro cattivo: perfino io che non guardo mai polizieschi in tv conosco questi trucchetti. Se pensano basti questo!

“Va bene, vista la tua particolare situazione, ricominciamo da capo”.

“Sei tu Ada Eva Pigreco?”.

A sentirlo faccio un balzo. Dannazione, forse è normale che lo sappiano, ma lo detesto. Una lunga visione di tutte le volte che qualcuno mi ha presa in giro per il mio buffo nome mi attraversa il campo visivo, reale come un film proiettato sul grande schermo. Mi hanno dato roba proprio forte, non c'è dubbio.

“Allora, prendo il tuo silenzio per un sì?”

Deglutisco. Devo rispondere? Non dovrei avere un avvocato? Sto per farlo presente, quando il tizio continua.

“Metti a verbale che la ragazza ha fatto un cenno della testa di assenso”.

Non è vero. Andiamo bene. Una farsa proprio come immaginavo.

“Dunque Ada Eva, stiamo per farti una proposta che potresti trovare interessante. Da qualche tempo abbiamo parecchie emergenze come la tua: ragazzi che tentano cyber-attacchi contro la censura, proteste virtuali che sfociano nella repressione del web, continui tentativi di insabbiamento.
Te lo dirò chiaro e tondo: troppo lavoro e troppo specialistico. Noi facciamo del nostro meglio, è ovvio, ma ci serve qualcuno che capisca il sistema da dentro, che ci faccia capire come è meglio agire. Tu potresti fare al caso nostro”.

Un brivido di sdegno mi attraversa e sto quasi per sputargli in faccia a questo Giò, ma chi crede di essere, ma chi crede che io sia? Sono incensurata, non possono farmi quasi nulla. Non ho certo bisogno delle loro caramelle.

“Calma” aggiunge vedendo che sto per cantargliele, “Stai a sentire. Vedi quello?” Indica un tipaccio dalla pelle scura, una cicatrice su una guancia, tutto vestito di pelle nera. Sarebbe quasi invisibile per me, se non fosse entrato proprio ora nel cono di luce. “E' Mercury Disma. Finora si è occupato lui del settore che ti riguarda: tratta soprattutto di ladri, qualche volta di moribondi” questa frase mi suona proprio strana, ma penso voglia intimidirmi “ però da qualche tempo a questa parte, soprattutto da quando hanno chiuso quel Mega-qualche-cosa non ce la fa più. Ci arrivano troppe richieste e lui non è specializzato. Tecnicamente non possiamo considerare il furto di informazioni come gli altri tipi di furto”.

Mercury Disma sputa a terra “Puà! Non chiamarli ladri per favore, un po' di rispetto per la categoria. Se uno ti ruba qualcosa a te non rimane nulla. Questi qui non conoscono le basi della professione...” credo stia per attaccare con un bel predicozzo, ma la voce femminile interviene di nuovo “Basta Disma, non è il momento”

“Tu la fai facile Athe, ma non tocca a te sorbirti le loro lagne”.

“Dunque, Ada Eva. Per aiutarti a capire ti elencherò i motivi per cui vorremmo tu lavorassi per noi. In primo luogo il tuo nome: ti chiami Ada come la prima programmatrice della storia, Ada Lovelace, cosa che ci accattiverà le simpatie di un certo tipo di pubblico e in più ti chiami anche Eva, come la più grande hacker della storia”.

Un momento, che c'entra il mio nome? Vogliono darmi un ruolo pubblico? Questi sono più matti di quanto pensassi. Se c'è una cosa che non cattura le simpatie, di certo è il mio nome.

Ma alla fine, so che dovrei mordermi la lingua, non resisto e gli chiedo: “Eva? Non ne ho mai sentito parlare.”

“Bhe, credo di sì invece, anche se a questo stadio non ne hai ancora percezione. Eva ha messo in atto il più riuscito cyber-attacco della storia. Ha infranto il sistema Eden, custodito dall'azienda della mela, così blindato da essere soprannominato Paradiso Digitale, e ha aperto la strada al flusso di informazioni dell'auto-coscienza.”.

Ok, un bel respiro. “Ma che cavolo dici? Non ne ho mai sentito parlare. Quando sarebbe accaduto?”

Giò guarda l'orologio e poi dice “Rispetto al momento della tua dipartita dovrebbe accadere fra tremila anni, sette mesi, diciotto giorni, quattro ore e trentadue minuti, secondo più, secondo meno”.

Mi sta minacciando? E' un nuovo tipo di tortura, sparare idiozie a raffica?
“Vedi, per te ora è difficile comprenderlo. Sei ancora attaccata alla tua realtà mortale, ma presto scoprirai che la storia umana è solo un lungo racconto a flashback, ed è tanto più veritiero quanto più il flusso delle informazioni può scorrere liberamente.”

Adesso, non so perché, leggo per la rima volta la targhetta sulla scrivania, davanti a quest'uomo. Non è una stanza degli interrogatori, è il suo ufficio. C'è scritto “Giove Massimo”.

Non posso fare a meno di ridere a crepapelle “E tu chi saresti?” faccio alla donna, lì vicino. “Pollon?”.

“No, io sono Athena, dea della saggezza e della conoscenza, per dirla in un modo che potresti comprendere. Voglio farti un dono, la verità”.

Avvicina una mano alla mia testa e un flusso di immagini irrompe nella mia mente, comincio a ricordare.

Ero seduta al computer, avevo appena terminato la mia azione di disturbo, quando la porta si è spalancata e uomini in divisa sono entrati nella stanza. Mi hanno messo faccia terra. Mi sono ribellata e mi hanno colpito con una pistola che rilasciava scariche elettriche, per bloccarmi. Pessima idea. Soffro di cuore da sempre. Il mio ultimo pensiero per il mondo: “Porca miseria...”.

“Io sarei morta?” nonostante mi sembri ancora un'idea assurda, non posso fare a meno di trovarla più convincente ora. Però la cosa non quadra.

“E voi chi sareste? L'ufficio accoglienza del paradiso? O dell'inferno?”.

“Noi siamo qui in rappresentanza del Pantheon delle divinità umane. Siamo interconfessionali e multi-etnici, accogliamo tutte le richieste provenienti da varie parti del mondo per svariati problemi. Ognuno di noi ha da sempre un compito specifico. In migliaia di anni di storia umana, solo raramente abbiamo dovuto aggiungere qualche elemento. Grosso modo la gente fa sempre le stesse cose: si ama, si odia, si ammazza, fa la guerra, prega per il raccolto, etc. Ma ora, per tutti i fulmini, sembra che nessuno abbia niente di meglio da fare che bloccare le informazioni vitali. Ci serve un nuovo elemento: gli dei della giustizia e della verità sono oberati di lavoro. Ogni giorno migliaia di attivisti digitali con spirito religioso pregano qualcuno o qualcosa che li aiuti, gli dia forza o li cacci fuori dai guai. Io, ragazza, di elettricità modestamente me ne intendo, ma questi computer sono proprio roba da giovani! Disma si rifiuta di occuparsi di voi, perché, come hai sentito, per lui non siete ladri. Quindi, ecco la nostra offerta: vuoi diventare una di noi e occupartene tu?”

“Hey, un momento, perché io? E poi chi si occupa degli hacker atei?”

“ Di quelli di occupa Immanuel, dio della ragion pura. Come ti ho già detto hai un bel nome e di questi tempi avere un nome è tutto. Inoltre sei morta da martire della libertà e questo in alcuni credi sembra essere un plus-valore: per costoro sarai santa Ada Eva martire e verrai rappresentata con cuore in cui si infilza un fulmine. Per i non cristiani del nord-europa sarai AdaHeve l'elettrica, per gli indù Aaadaeeva, dea del flusso digitale di coscienza. Non ti preoccupare, stiamo già registrando tutti i domini e i marchi nelle varie lingue per conto tuo. Sai, le spese sono tante e il dio dei motori di ricerca ha detto che con qualche banner potremmo recuperarle.

Se hai ancora qualche dubbio, guarda questo filmato”

Giò mi fece vedere tutte le richieste d'aiuto giunte negli ultimi cinque secondi: per guardarle in tempo continuo occorrevano dieci ore: hacker braccati, attivisti perseguitati, gente rinchiusa nelle ambasciate.

Cari lettori, cosa mi restava da fare? Ho accettato l'incarico.

Quando cade l'ultimo firewall, quando il muro del silenzio viene infranto, quando una porta amica si apre per trarti in salvo da chi ti rincorre, quando finalmente trovi quella dannata ultima riga di codice che non ti fa compilare il programma: ecco, quella sono io.

Ada Eva, AdaHeve l'elettrica, Aaadaeeva.

Chiamatemi pure se avete bisogno: risponderò.

                                                              FINE

Su questo racconto vale il seguente copyright: Tutti i diritti riservati.

Tutti i personaggi di questo racconto sono immaginari e ogni rassomiglianza a persone reali, realmente esistite o esistenti, è puramente casuale.



 

 
 
 
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