Caius Plinius Caecilius Secundus, passato alle cronache come Plinio il Giovane, nacque a Como nel 61 d.C. Fu educato da suo zio Plinio il Vecchio, quel grande e coraggioso comandante della flotta del Tirreno con base a Miseno e che durante l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. perse la vita portando aiuto alle popolazioni delle città di Pompei, Ercolano e Stabia. Il Giovane da suo zio, chiamato il Vecchio per distinzione, apprese l'amore per la letteratura e lavorò all'epistolario di dieci libri. Compose anche dodici panegirici per altrettanti imperatori. Il testo dedicato all'imperatore Traiano è particolare e su di esso studiarono le generazioni successive e Tacito e Svetonio lo hanno emulato ed utilizzato per l'elaborazione delle loro teorie storiografiche. E Duemila anni dopo si rivela sorprendentemente attuale, utile e indicativo che le esigenze di pace e unitarietà dei popoli in fondo sono sempre uguali e che a questo tipo di perpetuazione delle informazioni storiche assolve con scrupolo la storiografia. Lo scritto, che Plinio il Giovane pubblicò nel 100 d.C. dopo essere stato eletto console, è insieme una " Gratiarum actio" e uno " Speculum regium" ossia un " ringraziamento" ed un " Manuale del perfetto imperatore". Nelle sue pagine, con perizia di uomo politico e di letterato, viene descritta la situazione politica contemporanea. Segue un encomio sincero al principe e "... loda di Traiano il rispetto da lui mostrato verso il Senato, la libertà che egli ha concesso a tutti di esprimere le proprie idee, di criticare le colpe degli imperatori ....la libertà di pensiero e di parola.... Plinio ha ben compreso il programma di Traiano che è quello di avere consenso dell'aristocrazia senatoria a cui garantisce i suoi privilegi e l'appoggio dell'ordine equestre a cui apre le carriere amministrative entro un piano di potenziamento dell' apparato burocratico. Il Panegyricus plaude a questo processo di coesione sociale intorno al principato e si diffonde in auguri, esortazioni e consigli perchè questa concordia non venga meno. E' l'intellettuale che si presenta come precettore del principe, forte della sua cultura, senza mettere però in discussione il ruolo di guida della società che spetta al principe".