La cultura classica, miracolosamente sopravvissuta nei secoli, fu oggetto di particolare attenzione in età umanistica e rinascimentale. Quando gli intellettuali dei maggiori centri italiani e delle Università promossero una più intensa rivisitazione del pensiero antico. Perchè la curiosità intellettuale che contraddistingue gli studiosi, sovente, li porta a ripercorrere territori già tanto esplorati del passato. Accade che anche un solo autore o una sua opera ritenuta particolarmente significativa, divenga oggetto di studio intenso. E con l'approccio da prospettive diverse si giunge a sorprendenti e multiformi scoperte. Si tratta di preziosi ritrovamenti che sono rivelatori tanto del materiale esaminato che della personalità propria dello studioso-storico che li ha realizzati. Allo stesso modo, in età umanistica e rinascimentale, si pervenne alla acquisizione di nuove considerazioni sul mondo della letteratura classica. Per esempio, le indagini scrupolose sulla letteratura, alquanto scarna e talora appena sufficiente del Medioevo, portarono alla conclusione che invece vi fu riflessione e rielaborazione sulla cultura classica. Quindi non si verificò soltanto replica musiva dei testi o conservazione, catalogazione e sterile sussiego. La rielaborazione, quando si verificò, come per alcuni esponenti della Patristica e si pensi a certe felici intuizioni di Sant'Agostino e di San Tommaso, fu monumentale anche se legata e ristretta al momento storico e alla ideologia cattolico-cristiana. Poi Umanesimo e Rinascimento stimolarono e perfezionarono il giudizio critico sulla cultura degli antichi costruendone, non senza fatica, una visione più corretta e pertinente. In sintesi, con gli studi filologici di Lorenzo Valla, il progresso della storiografia letteraria e la grande diffusione dei testi classici replicati e fruiti in crescente quantità grazie all'avvento della Stampa si arrivò ad una corretta e vasta conoscenza dell'antichità. Gli scrittori greci e ramani dei primi secoli, compresi e studiati più profondamente, non furono imitati sterilmente ma interpretati. Il mondo antico veniva, finalmente, posto su un piano di confronto. E si concluse che da quella cultura non si potevano pretendere verità precostituite, monolitiche e assolute. Venne acquisito che l'uomo, certo non votato ad un solipsismo infelice ma alla socialità e ad una convivenza civile e libera con i suoi simili, si trova ad affrontare ripetutamente e suo malgrado problemi sempre della stessa portata. L' esistenza, ad onta della ricchezza e del progresso si scontra comunque con il dolore e con le asperità. Ed il mondo classico sembrava suggerire eccellenti e raffinate soluzioni portatrici di conforto ad un mondo che, svilito l'universalismo ed il simbolismo della Chiesa e dell'Impero doveva imparare a gestire l'autonomia ritrovata. E si consolidò la certezza che l'individuo deve essere artefice del proprio destino e che con l'uso della ragione può conoscere, comprendere e imparare a gestire la realtà che lo circonda. Può altresì realizzare un'esistenza migliore e perseguire la felicità terrena.