Giovanni Antonio Canal, più conosciuto come Canaletto (Venezia 1697-1768), fu pittore incisore e unanimamente riconosciuto come il caposcuola dei "vedutisti" veneti del Settecento. Subì l'influenza di J. Van Derheyden. Aveva però cominciato la sua attività di pittore con il padre già affermato scenografo a Venezia. Qui, dopo un soggiorno nella città di Roma, perfezionò le sue competenze lavorando nello studio di Luca Carlevaris (Udine 1667-1730). Carlevaris fu uno dei primi paesaggisti a dedicarsi con professionalità alla cura delle " vedute esatte". In particolare, le immagini degli scorci cittadini più suggestivi o dei monumenti trovavano consenso in una clientela straniera che evidentemente promuoveva la diffusione di questo genere pittorico e dello stesso Canaletto in tutta Europa. Ed il Canaletto in contatto, soprattutto, con mercanti inglesi fin dal 1725 si trasferì poi in Inghilterra dove rimase, al seguito del Console britannico Joseph Smith suo amico e appassionato d'arte, fino al 1755. Tuttavia, già dal 1730, l'artista abbandonò lo stile scenografico per una tecnica più particolareggiata dove prevaleva, sempre al di fuori dell'effetto facile e scontato, l'equilibrio delle figure e l'organizzazione spaziale di soggetti ed edifici si svolgeva in una scrupolosa e lineare sistemazione prospettica. E quindi chiarezza e limpidezza del colore, composizione sobria delle scene e cura dei dettagli definiscono il suo stile. Per la precisione dei particolari delle sue opere, considerate veri e propri documenti storici, oggi il Canaletto è oggetto di studi, confronti e riscontri urbanistici. Se il Canaletto nel suo impegno d'artista, perchè il suo fu studio e ricerca continua, realizzò una pittura il più possibile fotografica è pur vero che allo stesso modo evitò il superfluo. E sono poesia autentica la sobrietà, la leggerezza cromatica delle sue tele che gli meritarono popolarità e successo immediato anche oltre i confini del territorio italiano e gratitudine fino ai giorni nostri.